Rinascita

Meetingtitolo

Esulo un po’ dallo stile del blog per fare una segnalazione che riguarda la mia regione. Esattamente un anno fa ci svegliavamo spaventati e scossi da un terremoto che, come ci avevano insegnato a scuola, mai pensavamo potesse colpire con tanta forza la nostra terra. E invece… le nostre vite ne sono state cambiate, in misura ovviamente molto diversa a seconda che si stia stati direttamente colpiti (perdendo la casa, le proprie cose o addirittura i propri cari) o che ci si sia trovati ad affrontare la paura prima e l’emergenza poi, portando aiuto e solidarietà nelle zone più ferite.

Tra le iniziative che, a un anno dal terremoto, sono state messe in campo ne voglio segnalare una che ho potuto seguire da vicino fin dall’origine, conoscendo bene chi la organizza: il Meeting della Rinascita, una manifestazione che raccoglie gli sport non olimpici (tantissimi e divertenti da conoscere e sperimentare) i quali scenderanno in campo con tornei, gare e dimostrazioni aperte a tutti, dal 24 maggio al 2 giugno nei comuni colpiti dal terremoto. Alla cerimonia di apertura, a Crevalcore, sarà presente la ministra dello sport Josefa Idem. Proprio un paio di giorni fa ho visto le foto degli ultimi sopralluoghi nel campetto di basket di Crevalcore; mi sono emozionata, guardandole, perché poco meno di un anno fa – nei giorni della massima emergenza – mi ero seduta esattamente ai bordi di quello stesso campetto dopo un intero pomeriggio passato in tendopoli coi ragazzini terremotati. Tutto, attorno, era rovina e distruzione; il paese un’unica “zona rossa”, inaccessibile. La psicologa dell’infanzia che sedeva con noi ci illustrava i sintomi del trauma più ricorrenti nei bambini che vivevano in quella tendopoli. Noi eravamo lì con noi stesse, i nostri albi illustrati, i nostri libri che speravamo curativi (e in parte le storie curano davvero) e la nostra buona volontà. Nel campetto alcuni ragazzini delle nazionalità più diverse giocavano insieme. Ricordo lo stato d’animo turbato con cui li osservavo, facendomi tante domande sul futuro. Ora mi emoziona pensare che in quello stesso campetto, che allora sembrava una minuscola oasi in un deserto di paura, si farà festa, perché la festa si può fare: in quest’anno non si è stati con le mani in mano e la ricostruzione si è avviata bene fin da subito. C’è ancora tanto da fare e da ricostruire ma anche la fiducia di poter tornare meglio di prima. E anche nove giorni di sport, condivisione a aggregazione aiutano a riportare vita, fiducia, gioia e normalità. Se siete o passate da quelle parti, fateci un salto.

Qui il link alla pagina facebook della manifestazione:

https://www.facebook.com/MeetingDellaRinascita

Questo il sito ufficiale, col programma delle giornate: http://www.nolympicsports.net


Sono Google, risolvo problemi.

Alle ore 12,30 di un tranquillo lunedì di maggio, un’anima angosciata affidava all’oracolo Google il suo grido d’aiuto:

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Google rispondeva prontamente, non solo dispensando utili consigli pratici ma anche offrendo paterno conforto all’avvilita donzella, rinsaldandone così la precaria – nel campo delle faccende domestiche – autostima:

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Ispirata dalla mia disavventura, ho inventato una parola:

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Così carina, così sequestrabile

Ieri pomeriggio camminavo tranquilla per strada, in centro, quando un uomo, col tono affabile da complimento, mi ha apostrofata così: “Stai attenta, ché così carina rischi di essere sequestrata”. Credo di averlo guardato con aria terrorizzata, poiché la mia mente aveva completamente trascurato il “carina” per concentrarsi sul “sequestrata” e – stordita dalla dissonanza cognitiva per cui capivo che mi era stato fatto (nelle intenzioni) un complimento ma che suonava malissimo – lo fissavo chiedendomi: che cavolo ha detto ‘sto qui? Mi ha augurato di venire sequestrata (e orrendamente torturata, poiché è evidente che si riferiva a questo orrore qui)? Mi sta minacciando di sequestrarmi?
Leggendo il terrore nel mio sguardo, l’uomo si è sentito in dovere di precisare: “Era solo per dire che sei bella”.
Per non fare la parte dell’altezzosa o quella della femminista rompiscatole e pedante che non sono, l’ho ringraziato ma, ridendo, a mo’ di battuta gli ho detto: “Be’, la prossima volta è meglio se si ferma alla prima parte del complimento, però, perché la seconda fa paura. Se proprio vuole fare un complimento a una sconosciuta.” Lui si è messo a ridere, mi ha dato ragione e io sono scappata ho proseguito il mio cammino.

Ma quel “complimento” mi è rimasto sul gozzo.

Mi sembra emergere da quello stesso clima violento, sessista e pervasivo al quale appartengono anche le accuse vomitevoli rivolte alla Boldrini (e attorno alle quali è emersa una polemica assurda – tra i cosiddetti difensori della libertà di parola e i suoi presunti censori; come se fosse questo il punto! – che evita accuratamente di entrare nel merito di quegli insulti); gli insulti e le battute a sfondo sessuale che capita costantemente di sentire tra adolescenti in giro, di leggere su internet o per es. alla radio; al quale appartengono le varie uscite razziste e omofobe che leggiamo quotidianamente sui giornali, a volte provenienti anche da uomini politici (vedi certi leghisti contro il ministro Kyenge); fino ad arrivare a ciò che sta dietro a veri e propri reati come gli assassinii di donne (fidanzate, mogli, amanti).

Cosa c’è nella mente di un uomo normalissimo che ascolta al tg un tremendo fatto di cronaca e lo utilizza per fare un complimento con – ne sono sicura – le migliori intenzioni?
In realtà a me sembra (magari però mi sbaglio perché ragiono da donna?) che è quasi come se mi avesse detto: sei bella e allora meriteresti di essere sequestrata (e incatenata e violentata, come le ragazze del fatto di cronaca). Per di più in quello scambio ho avuto come l’impressione che, nelle vesti e coi toni di un gentile dottor Jeckyll, in realtà un perverso Mr. Hide mi stesse comunicando le sue odiose fantasie. Mi è anche tornata in mente una battuta che la mia migliore amica pronunciava sempre quando, da adolescenti, uscivamo tra ragazze e magari qualcuna di noi, salutando le altre e dovendo tornare a casa da sola col buio, esprimeva qualche timore:
“Ma figurati… [brutta come sei] non corri nessun rischio, se incontri un violentatore è lui che scappa”. L’idea è un po’ la stessa al contrario, se ci pensate bene. Infatti, purtroppo, le prime a usare battute sessiste e denigratorie verso le donne sono, spesso, le donne stesse. A dimostrazione che è una questione di cultura in cui siamo immersi, non di genere sessuale di appartenenza. Francamente, non so come se ne esce. L’educazione, la scuola, le iniziative di vario tipo, certo; ma a volte ho l’impressione che siano gocce in mezzo a un mare di melma. E sappiate che sono in genere una tipa molto “sportiva”, abituata a battutacce di tutti i tipi, anche a causa dell’ambiente (un po’ maschilista) che frequento, e di cui rido allegramente; non sono una femminista e tantomeno una “paranoica”… Ma mi sembra che si stia un po’ passando il segno, su tante cose (penso anche al razzismo e all’omofobia dilaganti e in modo spavaldo). Se perfino una “tranquilla” come me comincia a preoccuparsi…


And I’m a Rose!

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A sepal, petal and a thorn
Upon a common summer’s morn -
A flask of Dew – A Bee or two -
A Breeze – a caper in the trees -
And I’m a Rose!

Un sepalo, un petalo e una spina
in un comune mattino d’estate,
un fiasco di rugiada, un’ape o due,
una brezza,
un frullo in mezzo agli alberi -
e io sono una rosa!

Emily Dickinson

Oggi è la giornata mondiale della poesia.


Laura

L’emozione di ascoltare alte, nobili e vere parole restituire onore e dignità a un luogo che ultimamente non ha ospitato persone degnissime. Il richiamo al Mare Mediterraneo tomba di morti e ponte verso altre culture e religioni con cui convivere mi è particolarmente caro, come anche l’incitamento a “ingaggiare una battaglia contro la povertà, non contro i poveri”. Ma condivido davvero tutto ciò che ha detto. Che stia davvero cominciando a soffiare un’aria nuova?

Qui il video integrale del discorso di Laura Boldrini, Presidente della Camera dei deputati.


Francesco

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Dopo la fumata bianca, vista in diretta, ho silenziato la tv lasciandola accesa, pronta a riattivare il volume solo quando avessi visto aprirsi i tendaggi della loggia dalla quale sarebbe apparso il cardinale protodiacono che avrebbe annunciato il nome del nuovo papa. Niente chiacchiere giornalistiche per quel momento importante; volevo concentrarmi. Quell’ora di attesa tra la fumata e lo svelamento del papa è stata in realtà affollata di: scambi su facebook coi vari amici, con argomento: papa; sms che mi arrivavano sul cellulare, con argomento: papa; telefonate di altri amici e di mia mamma, con argomento: papa. Ma tra uno scambio e l’altro, nel silenzio del mio soggiorno mi concentravo e cercavo di immaginare cosa potesse stare vivendo in quegli stessi momenti quel papa di cui ancora non conoscevo né il volto né il nome; quale tumulto di sentimenti stava attraversando mentre si vestiva e si preparava a presentarsi al mondo? In realtà poi quando è apparso sembrava molto più calmo di me, che avevo da circa un’ora il cuore a mille; per fortuna non corro il rischio di diventare papa perché mi verrebbe un infarto fulminante solo all’idea di dovermi affacciare da quel balcone, figuriamoci tutto il resto. Sì, diciamo che mi sono sentita molto in sintonia col protodiacono Tauran, visibilmente emozionato nel fare il grande annuncio: ho temuto per la sua salute. Ma poi, dopo  quell’ora di sospensione e di stress, con mio padre su un treno, lontano da tv e internet, che chiedeva aggiornamenti; mia madre che in questi giorni, avendo vissuto connessa col comignolo papale 24 ore su 24, doveva sfogare l’emozione e mi telefonava ogni cinque minuti; amici credenti emozionati quanto me, amici atei che si davano da fare per lanciare sfottò e provocazioni varie ma anch’essi emozionati; insomma in mezzo a tutte ‘ste palpitazioni, con la curiosità che mi divorava, alla fine il tendaggio si è mosso, ho riattivato il volume, è apparso Tauran mezzo infartuato, ha cominciato a dare l’annuncio, è arrivato al nome del papa e io… non l’ho capito. Eeeh? Cosa? Ber… chi? Sarà che non era tra i pronostici, sarà che sono ignorante in tema di cardinali (anche se, per questo conclave, ne ho adottato uno), sarà che Tauran non aveva proprio il tono di voce fermissimo, ma boh. Poi, però, ho capito “Franciscum”. Il nome nel quale speravo. Sognavo un papa che scegliesse come nome Francesco.

Infine è arrivato lui, e ha detto “Buonasera”; ha fatto una battuta; poi ha fatto la cosa più semplice e bella: ha detto “Preghiamo” e ha invitato a recitare tre preghiere, quelle in cui anche chi non frequenta più una chiesa dai tempi della Cresima si ritrova subito, e infatti so di persone che si sono ritrovate a pregare così, assieme al papa, dopo chissà quanto tempo; potere della tv e dell’emozione del momento storico vissuto in diretta.

Così mi ispira fiducia questo papa, col suo sorriso, la sua semplicità e quel dolce nome. Speriamo che riesca a fare un buon lavoro, con questa Chiesa da raddrizzare e questo mondo con cui riuscire a dialogare.

Buon lavoro, papa Francesco.

E ora, il papa lo abbiamo. Ci manca giusto il governo…


Tragici neologismi

Al telegiornale, la conduttrice riferisce l’ennesimo caso di una donna uccisa da un uomo a lei familiare. Mio padre è ai fornelli. Mia madre, entrando in cucina e sentendo il finale di notizia, chiede:
– È stata uccisa un’altra donna? –
– Sì, c’è stato un nuovo femminicidio –, risponde mio padre.
È quando ascolti un dialogo come questo che capisci che un neologismo imposto dai media è ormai entrato a far parte del lessico comune.

Femminicidio. Una parola orrenda, innanzitutto per ciò che significa ma anche perché – personalmente – la trovo un obbrobrio linguistico. Spero ardentemente che cada presto in disuso, per entrambi i suddetti motivi.


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