Dolcezza
Pubblicato: 17 febbraio 2012 Filed under: curiosità | Tags: coccole 10 Commenti »Di solito non faccio video-post ma sono incappata in questo brevissimo video (grazie a questo blog) e nel vederlo ho provato un’emozione fortissima osservando le espressioni della civetta, sembrano così umane ma non sono umane, dunque certe sensazioni (e forse emozioni) sono davvero universali? Mi sono così immedesimata che mi sentivo quasi lei. Mi sono ritrovata a pensare alla breve vita di questa singola civetta e al fatto che in questa vita ha provato un tale piacere. E ho pensato alle nostre vite, al valore che hanno certi momenti di intensa felicità o piacere, in cui semplicemente chiudiamo gli occhi e tutto il mondo è dentro di noi. E sappiate che io non sono un’animalista pronta a sciogliersi di fronte al primo animale che vede (anzi, tutt’altro… non dico che sono proprio Crudelia Demon ma insomma…), quindi se ha smosso il cuore a me, è tutto dire! Eccolo:
Modi di sprecare il tempo
Pubblicato: 15 febbraio 2012 Filed under: desperate housewife, tempus fugit | Tags: spreco 9 Commenti »Ieri, verso metà mattina, ero immersa in un testo sul Cinquecento quando ho sentito un vociare dalle scale. A volte i miei vicini scambiano quattro chiacchiere incrociandosi tra un pianerottolo e l’altro. Tuttavia quello non mi sembrava proprio il tono da “quattro chiacchiere”. Passato del tempo, arrivata l’ora di preparare il pranzo scaldarmi una scaloppina avanzata, le voci erano ancora lì; decisamente non era una amabile conversazione, ma mi son ben guardata dal prestare orecchio, non volevo saperne nulla. Ho acceso invece lo stereo e fatto partire i Rolling Stones. Nei giorni scorsi avevo messo su questa raccolta di hits degli Stones riesumata tra i miei cd e il risultato è che da circa quattro giorni ascolto solo loro e li ballo pure; una bella botta d’energia in questo assedio bianco. Ritornata alla mia scrivania, il litigio sulle scale, sospeso durante l’ora del pranzo, era già ripreso. Mentre poi mi preparavo per uscire, ho iniziato a temere che per quando fossi stata pronta quelli non avrebbero ancora finito; insomma si faceva sempre più probabile la prospettiva di dovere affrontare il nugolo di vicini litiganti e venire interpellata. Inutilmente ho temporeggiato sulla soglia del mio appartamento, sperando in una “pausa merenda” durante la quale poter sfrecciare giù dalle scale indisturbata. Macché merenda, quelli continuavano e io non potevo più aspettare, avevo una riunione importante e dovevo raggiungere il dipartimento in bici nella città ancora in molti punti ghiacciata. Così, scese le scale, sono arrivata al fatidico primo piano, dove i litiganti erano raccolti. Divisi su due fronti, al mio apparire, hanno voltato tutti il viso verso me (aiuto!). Io ho cercato di cavarmela con un Buonasera, ci vediamo!, ma è stato inutile. La Vicina Rognosa del secondo piano – quella che, ho scoperto poi, ha provocato tutta la discussione – mi si è parata di fronte chiedendomi, col tono del tipo “qualunque cosa tu risponda potrà essere rivolta contro di te”:
«Hai visto o non hai visto l’uomo delle pulizie venire a pulire le scale negli ultimi martedì?»
Oddio, cosa rispondo adesso? Dove vorrà andare a parare, questa?, mi sono chiesta in quei tragici secondi cercando disperatamente con lo sguardo la Signora Gentile del primo piano e il Vicino Tuttofare Buono per capire loro da che parte stessero. [Il Vicino Tuttofare Buono è stato da me identificato così fin dal primo momento in cui ho messo piede nel mio condominio; ho questa spontanea attitudine, tutte le volte che mi inserisco in un nuovo gruppo, a individuare subito la persona di riferimento nei casi di difficoltà. E il Vicino Tuttofare Buono è la salda roccia cui riparare in caso per es. di allagamento casa, ragni grossi o imprevisti casalinghi vari. Ho già avuto modo di testarlo nel corso di questo anno e mezzo, restandone enormemente soddisfatta. Ovviamente anch’io cerco di essere una Brava Vicina, nell’ambito delle mie competenze, sia chiaro!]. Alla fine mi sono pronunciata; un po’ mentendo:
«Il signore delle pulizie? Be’, è venuto tutti i martedì. Forse forse – ma potrei sbagliare – può darsi che non sia venuto martedì scorso, ma era il martedì della neve, nessuno è andato al lavoro…».
La Rognosa, che ovviamente sostiene che il tale signore ogni tanto faccia il furbo e salti dei martedì, si è messa a sbraitare sul “difendere i fannulloni pagati coi nostri soldi” e via dicendo. Secondo lei bisognerebbe denunciarlo subito all’amministratrice di condominio affinché venga licenziato. Sembrava di essere alle elementari, quando il perfettino di turno minacciava ogni secondo di “dirlo alla maestra”.
Il Salomone (o il Centrista) che c’è in me ha affermato che non è giusto che paghiamo un fannullone ma che magari, visto che non siamo sicuri di queste presunte assenze ingiustificate, prima di chiamare in causa l’amministratrice sarebbe meglio parlare direttamente con lui, chiedergli se ha fatto delle assenze o no e, se sì, perché (può avere avuto dei motivi diversi dalla pigrizia, nel caso), facendogli così capire che è osservato e vedere come si comporta. Mi sembra una cosa normale, no? Ma ciò non ha placato il litigio; io però ho salutato e mentre pedalavo verso il dipartimento pensavo all’assurdità di perdere tutto un pomeriggio per un litigio del genere. Per me il tempo è prezioso; a volte mi capita di ripromettermi di fare un giro per il web di “un quarto d’ora” e dopo poco mi accorgo che invece è già passata un’ora; e mi sento in colpa, perché di certo in quell’ora potevo fare qualcosa di più costruttivo. Ebbene, confronto allo sprecare quasi un’intera giornata a dare aria alla bocca sulle scale, mi sono sentita un po’ meno in colpa per i miei sprechi. Almeno io, tempo per litigare, non ne perdo mai!
Le magagne dell’uomo maturo ;-)
Pubblicato: 11 febbraio 2012 Filed under: cinema, desperate housewife, mia mamma, riflessioni, umorismo | Tags: alec baldwin, è complicato, donne tuttofare 13 Commenti »Oggi ho voglia di scrivere un post ma non ho mezza voglia di stare a ragionare e a strutturare il testo, quindi attenzione – allarme rosso! – perché mi sto accingendo a scrivere un post a ruota libera, che di solito, quando ne leggo nei blog altrui, trovo un genere di post potenzialmente noiosissimo; quindi se vi annoiate smettete pure di leggere e io non ve ne vorrò, anche perché insomma, alla fine questo è il mio blog e non posso stare sempre a preoccuparmi di non annoiare gli altri, giusto?
Oggi voglio scrivere così, senza limiti di battute e per me stessa, perché questo posto, questo blog, era nato prima di tutto per contenere i miei pensieri; il renderli pubblici è solo perché boh, non si sa mai che possano tornare utili a qualcuno.
Bene. Cominciamo. Il fatto è che negli ultimi due giorni e mezzo sono stata aggredita da un leggero raffreddore e mal di gola e io, pur essendo – ve lo assicuro! – incontestabilmente femmina, quando mi ammalo sono come la maggior parte dei maschi: una vera palla! Non sono come quelle donne che, seppur malate, continuano a vivere le loro giornate come carri armati tenendo dietro a tutto e tutti e senza neanche un lamento; no, io sono come quegli uomini che se appena hanno una gola un po’ arrossata o due linee di febbre vanno in stato comatoso, si lagnano a oltranza e non sono in grado di muovere un dito. Che poi, in realtà, io non sono una donna-carro armato praticamente mai! Io non sono la tipica donna di cui si favella tanto al giorno d’oggi, la donna multitasking, quella che riesce a trasformare ogni giornata da 24 ore in una giornata da 50 ore, quella che fa dieci cose alla volta e poi se ne vanta sui blog o coi colleghi e va in depressione se si accorge che qualcuna è più multitasking di lei; no, io a queste donne di oggi in competizione per chi è più fessa efficiente dico: «Ok, prego, fate pure!». In realtà, se voglio o se sono costretta, riesco anch’io a trasformarmi in questi mezzi robot, come credo possa fare, peraltro, qualunque pirla, maschio o femmina che sia, all’occorrenza: per esempio, in situazioni di emergenza lavorativa mi trasformo – se ce n’è bisogno – in Super Ilaria, non mangio, non dormo e faccio tremila cose alla volta, come periodicamente succede, e ok. Poi però torno in modalità ordinaria e mi raccolgo nella mia modesta condizione. E appunto in tale modesta condizione versavo in questi giorni, mentre accoccolata sul divano mi dolevo dei miei mali di stagione. E devo dire che in questo intontimento da raffreddore, mi venivano a flash, come accade nel dormiveglia, delle bellissime idee per dei post, solo che, stando così male, mi costava troppa fatica scriverli, questi post; ma le idee me le sono tutte appuntate nel mio quadernino degli appunti e nei prossimi giorni saranno tradotte in altrettanti post. Leggi il seguito di questo post »
StacaNEVista
Pubblicato: 1 febbraio 2012 Filed under: genialate, sogni, uomini al lavoro 20 Commenti »Ieri sera, dopo avere guardato l’ennesimo film, ho spento la tv e mi sono goduta quel silenzio particolare che solo la neve sa creare. Ho spento tutte le luci in casa per godere quel tipico rischiaramento provocato dal riflesso della neve. Mi ricorda un po’ la fosforescenza ottenuta da quegli adesivi a forma di luna e stellina o da quegli appositi pupazzetti che un po’ tutti quanti da bambini abbiamo avuto. Il papà o la mamma ci raccontavano la fiaba, ci davano la buonanotte, spegnevano la luce e noi restavamo nel buio, rischiarato appunto solo dal nostro oggettino fosforescente che ci rassicurava da un angolo della stanza o attaccato alla parete. Con la neve è un po’ così. Luce, silenzio, poesia. Ma nella moderna metropoli del terzo millennio queste parole hanno ancora un senso, si chiede il Saggio? La risposta sta nella pala che dall’una e mezzo di notte alle due e un quarto ha spezzato questo incanto e tormentato le mie orecchie. Sapete quel “delicato” sfregamento di una pala contro strati di ghiaccio e infine contro il cemento? Ecco, disturbata da questo simpatico suono, mi sono accostata alla finestra e da dietro il vetro ho potuto osservare un mio dirimpettaio che, tutto incappucciato e incurante della neve che continuava a scendere, con la pala cercava di liberare dalla neve il cortile del suo condominio, non perché avesse una qualche impellenza di uscire dal garage (collocato appunto dentro il cortile) in quel momento, ma sicuramente per “mettersi avanti” e avere campo libero per andare al lavoro in tempo l’indomani mattina. Ora. Bastava guardare il cielo e la neve che copiosa si ostinava a cadere per capire che era un’operazione del tutto inutile; e infatti stamattina, nonostante tutto quel lavoro, sul cemento del cortile ci sono di nuovo venti centimetri di neve.
Quindi, amico mio, potevi dormire. Potevi stare in casa a guardare la tv o a leggere, se avevi l’insonnia. O a scrivere una lettera d’amore alla tua bella. Ma passare un’ora al gelo impedendo alla sottoscritta – e immagino anche ad altri – di dormire, non è stata la migliore idea della tua vita. Ok, può capitare. Ma spero che la prossima notte resterai a letto. Perché sta ancora nevicando e nevicherà ancora. Tu e la tua pala dovete rassegnarvi. C’è un tempo per spalare (il giorno) e uno per dormire o fare altre cose silenziose (la notte).
Detto ciò… poi mi sono addormentata, e ho avuto un bellissimo sogno. Tornavo a casa ma improvvisamente la strada era cambiata e mi trovavo sul crinale di una montagna (tipo le Dolomiti, mica un semplice Appennino, eh?); a un tratto scivolavo e rotolavo verso lo strapiombo, lo spiaccicamento finale, il Nulla eterno. Ma – come da copione – proprio all’estremo riuscivo ad afferrare l’ultimo fragile spunzone di roccia prima dell’abisso e restavo un po’ lì appesa come un salame finché, con tutte le mie forze, sono riuscita a tirarmi su e mettermi in sicurezza. Solo che ero lì, sola, su un crinale altissimo, e inizialmente restavo paralizzata pensando che era troppo pericoloso muovermi; la sola idea di riscivolare e ritrovarmi a penzoloni sul vuoto – o, peggio, nel vuoto e infine spiaccicata al suolo o trafitta da una roccia – mi atterriva. D’altra parte, non potevo restare lì; e poi si sa: quando si cade da cavallo bisogna subito risalire (sì, la mia me nel sogno ha pensato un detto popolare). Mi sono rialzata e mi sono ritrovata ad arrampicarmi su sentieri scoscesi o direttamente su parete; a percorrere ponticelli pericolanti sospesi nel vuoto e formati da assi mezze marce e distanziate tra loro (e guardavo sotto!); a salire sempre più su vedendo solo il Cielo sopra, davanti e intorno a me. Delle sensazioni bellissime, adrenalina pura. E c’era sempre una figura – una mia amica ma non ricordo chi fosse – che non era proprio lì con me ma mi guardava da lontano. Vegliava su di me, mi accompagnava. Decisamente una notte movimentata, ma di quelle che – pala a parte – ti danno la carica. Buona giornata e buone spalate!
Macchinina bianca
Pubblicato: 28 gennaio 2012 Filed under: paura, umorismo | Tags: pericolo scampato 4 Commenti »Cara macchinina bianca, sempre un po’ sporchina, vecchietta ma ligia al tuo dovere; e dal carattere allegro e positivo, poiché affrontavi chilometri e chilometri di autostrada più volte a settimana – e mi piace pensare che quelli che preferivi erano quelli verso Bologna, verso me –, ieri ci siamo viste per l’ultima volta e io non lo sapevo. Per l’ultima volta sono salita su di te salutando il tuo proprietario e partendo verso casa dei nostri amici, col nostro mah jong e la felicità di una ennesima bella serata davanti. E quando a fine serata mi hai lasciata davanti a casa, io ho indugiato un po’ per scrutare nel buio tra i sedili, nel posto-che-inghiotte-tutto, per controllare che non ci fosse scivolato niente, nessuna pedina o dado. E poi ho salutato il tuo proprietario, gli ho detto come al solito Chiamami quando arrivi a casa, resto sveglia!, ma pensando che quella preoccupazione si sarebbe rivelata come sempre inutile. E invece… non ti vedrò più. Giaci accartocciata presso un demolitore e tra un po’ più non sarai. Però sei stata grande. Fino all’ultimo hai fatto il tuo dovere, hai protetto quanto di più prezioso ho al mondo… il mio Migliore Amico; sacrificandoti tu, piccola utilitaria umile ma fiera, davanti al macchinone sportivo dai fanali a scomparsa che rapace ti ha aggredita. Ti ricorderò sempre quando, sotto casa, fissavo con impazienza ed eccitazione l’imbocco della strada aspettando il momento in cui ti avrei vista svoltare dalla via Emilia e avanzare verso me! Peccato solo che non ti ho scattato mai neanche una fotografia; credevo di avere tempo.
Giornalismo “scaramantico”
Pubblicato: 15 gennaio 2012 Filed under: attualità, genialate, orrore, tv | Tags: scaramanzia, tg 11 Commenti »Ogni giorno ho sempre più motivi per disprezzare la maggior parte di quella che viene spacciata come “informazione giornalistica”; la giudico spesso inattendibile, sensazionalistica, ideologica e approssimativa, cioè ben poco affidabile. E poi arriva la goccia che fa esplodere (altro che traboccare) il vaso. E dato che possiedo un blog, la voglio proprio segnalare qui. Ieri sera, durante l’edizione del tg 2 delle 20,30, nel bel mezzo dell’inspiegabile tragedia che è accaduta nel nostro mare, è andato in onda questo schifo (se qualcuno ha una definizione migliore la proponga pure) che trovate a questo link (sì, mi sono pure presa la briga di cercarlo); quella che trovo peggiore è la conclusione:
Mi chiedo: che cos’è questo “servizio”? È un’informazione? È qualcosa di utile? Di sensato? Di logico? Di rispettoso della situazione?
Allora, in un paese del cavolo – quello in cui viviamo – in cui la gente si indebita e va in rovina perché crede nelle maghe (Wanna Marchi docet); in cui l’oroscopo campeggia ovunque; in cui se ti scappa un “Auguri” rivolto in perfetta buona fede a qualcuno che deve affrontare una prova rischi di venire sbranata perché devi pronunciare quella cosa assurda che è “In bocca al lupo”; in cui non puoi mai proferire qualcosa di ottimistico perché se no allo scaramantico di turno (cioè il 90% delle persone che ti circondano) viene una crisi isterica e quindi non puoi dire – per es. in previsione di un evento che stai organizzando – cose tipo: “Vedrai che ci sarà il sole!” o “Non vedo l’ora di festeggiare il nostro successo”, guai!, ma devi sempre intristirti e al massimo sospirare un “Mah… speriamo” andando contro la tua natura che ti porterebbe invece a urlare continuamente ai quattro venti che andrà tutto OK e che la vita è meravigliosa; insomma in un paese popolato da gente piena di fissazioni strane e antiscientifiche vai a proporre nel bel mezzo di una tragedia un servizio che vuole essere “curioso” (e allora è fuori luogo) e che molti invece scambiano per “informazione”, dato il contenitore nel quale viene proposto (è all’interno di un telegiornale, non di Voyager)? A questo punto voglio essere assunta al telegiornale, tanto peggio di questo Gabriele Lo Bello e Irene Greco (autori del “servizio”) non posso fare.
Andiamo pure avanti così, che è proprio un piacere pagare il canone.
P.S.: io torno al mio Gene… e a breve posterò le mie “recensioni ilariesche” sui vari film visti, alcuni veramente strepitosi!
Io, Gene e la nefasta Nuvola Grigia
Pubblicato: 8 gennaio 2012 Filed under: cinema, orrore, paura, tv, uomini al lavoro | Tags: film, gene hackman 9 Commenti »I love You, Gene
(il testo della canzone dedicata al mitico Gene lo trovate qui)
E dire che miriadi di sociologi e massmediologi ci avvertono da anni: la tv fa male. Ma noi continuiamo ad accenderla. Poi non lamentiamoci se ci vengono i traumi. Al limite sfoghiamoci con un post! Ebbene sì: stanotte ho passato una notte d’inferno per colpa di una tal Roberta Petrelluzzi, di cui fino a ieri sera non conoscevo neanche l’esistenza.
Ma procediamo con ordine: il 2 gennaio mi sono innamorata di Gene Hackman. Non è che prima non lo conoscessi, ovvio; ma non mi era mai scattata la scintilla. Per me, era un attore come tanti (sciocca e cieca che non ero altro; come ho potuto?!). Ma il 2 gennaio, appunto, ho preso in biblioteca uno dei pochi film di Woody Allen (che è il mio Mito Assoluto in campo cinematografico e non) che ancora non avevo visto: “Un’altra donna”; e in questo film ci sono un paio di scene d’amore – due semplici baci sulla bocca, niente di hard – anche abbastanza rapide, con Gene Hackman e Gena Rowlands.
E così, mentre Gene baciava Gena – la quale, probabilmente già sotto l’influsso di Santa Cunegonda, osava resistergli perché doveva sposare un altro tipo, cosa di cui si sarebbe poi largamente pentita e allora, ma troppo tardi!, avrebbe rimpianto aspramente il buon Gene –, sì insomma, mentre Gene baciava Gena che gli resisteva, sono caduta innamorata io. Perdutamente.
Pertanto, da brava monomaniaca seriale quale sono, il passo successivo è stato fiondarmi – in preda ai languori ma anche a quella rigorosa e scientifica determinazione che comunque mi pertiene – su internet e, attraverso il sempre-sia-lodato catalogo Opac, individuare tutti i vhs/dvd con Gene Hackman presenti in tutte le biblioteche di Bologna e provincia. Dopodiché, montata in sella al mio fedele destriero e del tutto incurante delle incombenze cui avrei dovuto dedicarmi (del tipo leggere tre o quattro libri e impostare una ricerca importante cui devo lavorare), ho setacciato tutte le suddette biblioteche procurandomi buona parte del bottino ambìto che tuttora troneggia disposto in totemica pila sul tavolo del mio salotto. Ed è così partito il “ciclo Gene Hackman”: ogni sera un film. Ogni sera, dal 3 gennaio, dopo avere assolto durante il giorno ai miei doveri e dopo avere cenato, io mi spalmo comodamente sul mio divano, inserisco un dvd, spengo le luci in sala e mi godo due ore di Gene Hackman, passando imperturbabile da capolavori del cinema a filmetti di pura cassetta come se niente fosse; l’importante è che ci sia Gene.
Ieri sera era la volta de Il braccio violento della legge, bel film, soprattutto se vi piacciono gli inseguimenti-con-sparatorie-nella-Città-Violenta lunghi anche una ventina di minuti (a me piacciono parecchio, soprattutto se c’è un senso dietro) e i poliziotti tipo ispettore Callahan (qui in una variante ancor più sul tipo del dannatamente perduto), quelli che sembrano gli unici dotati di pistola & senso della giustizia – pur vissuto in modo ossessivo-compulsivo – nel bel mezzo di una melma anomica immane e senza confini costituita da tutti-gli-altri, dotati solo di pistola. Bel film, dicevo, ma adattamento italiano schifoso; due esempi tra tutti: invece di dire “Tu sei del Bronx” dicono “di Bronx” – più volte –, come se “Bronx” fosse un paese e non una circoscrizione di New York (nel 1971 qui nella provincia Italia non si sapeva cosa fosse il Bronx?). E il personaggio di Gene, che in lingua originale viene soprannominato nel film “Popeye”, nella versione italiana è chiamato “papà”. Cioè vi rendete conto? Da “Popeye” a “papà”! Ma che senso ha? Di solito, quando mi accorgo di tali scempi, metto il dvd in lingua originale con i sottotitoli italiani se solo in originale non riesco a seguire bene; ma questa era una videocassetta, quindi mi son tenuta l’adattamento pessimo.
Ma io non volevo scrivere un post su Gene Hackman. Io volevo dire che ieri sera quando il film è finito e stavo aspettando che la videocassetta si riavvolgesse, nel frattempo era rimasta la tv accesa, che era casualmente impostata su rai tre. E io – che quando finisco di vedere un film mi sento sempre un po’ stranita, un po’ in una dimensione a metà tra quella del film in cui ero calata e quella della dura realtà in cui vivo e a cui lentamente mi tocca tornare – me ne stavo lì sul divano ad aspettare la fine di questo riavvolgimento del vhs e non mi accorgevo bene delle immagini che nel frattempo mi passavano davanti sullo schermo; stavo ripensando infatti a quel tipo che nel film aveva ucciso un sacco di gente a caso e del tutto inutilmente perché poi Gene lo aveva raggiunto e giustiziato; e mi dolevo per queste morti inutili (tra cui una giovane mamma con passeggino) benché fossero solo comparse in un film; finché in questa nube filmica in cui restavo immersa hanno cominciato a trapelare le voci della realtà, nella fattispecie quella di una signora di una certa età e dai capelli a forma di nuvola grigia che vedresti bene a giocare a burraco con le amiche sorseggiando un tè e da cui mai ti aspetteresti invece di udire cose tipo: “Cadaveri dei genitori messi in due sacchi della spazzatura” né ti aspetteresti di vederti lampeggiare davanti agli occhi così, a tradimento, le fotografie di questi due sacchi con dentro due persone – due genitori – e subito dopo il primo piano del figlio ventenne sospettato di averli uccisi e inquadrato mentre è sotto processo. E la cosa sconvolgente è che, come in una sorta di reality giudiziario (della serie Il Grande Processo), veniva trasmesso il processo a questo ragazzo in una regolare aula di tribunale, solo che ogni volta che l’imputato o i vari testimoni, interrogati, pronunciavano la parola “sacchi della spazzatura”, il regista staccava e ti mandava in onda a mo’ di flash quei due sacchi della spazzatura con dentro due genitori, posizionati sul pavimento verde di una camera da letto ordinatissima. Ho cambiato subito canale a caso e i miei occhi sono stati aggrediti dagli sbrilluccichii di Milly Carlucci circondata da presunte Stelle ballerine. Ma Milly con la sua vocina ciarliera e squillante non è riuscita a tranquillizzarmi né l’orchestra che suonava la samba. Continuavo a vedere nel mio cervello quei due sacchi, alternati agli occhiali da vista del ragazzo presunto assassino, e al suo sguardo.
Andare a letto è stato un dramma… mi sono tornate tutte le paure che avevo da piccola e anche più avanti quando mi trovavo da sola in casa; ed era un’ora troppo tarda per chiamare qualcuno al telefono. Da un momento all’altro mi aspettavo di trovarmi davanti i fantasmi invendicati di quei due genitori, arrabbiati con me perché li avevo oltraggiati guardandoli in tv. In pratica ho tenuto accese tutte le luci e la radio mentre mi lavavo i denti e mi preparavo e poi, al momento di infilarmi nel letto, ho spento le luci e fatto una corsa sbattendo contro ogni spigolo come non mi succedeva più da tanto tempo. Lo sapevo che era irrazionale – non sono completamente folle – ma a me di notte la razionalità cade un po’. Di giorno sono coraggiosissima!
Ma dai, cretina! – mi dicevo – È da almeno tre sere che non fai altro che vedere morti ammazzati in tutte le salse; solo stasera ne hai visti a decine; ieri sera hai assistito a torture e alla distruzione di intere baracche di neri ammazzati nel Mississippi e la sera prima hai assistito ad altri brutali omicidi nel Pentagono e hai dormito sonni tranquillissimi, sereni e innamorati. Ora perché hai visto due sacchi della spazzatura con dentro due cadaveri devi farti venire tutto ‘sto patema che neanche a cinque anni d’età…?
Eh sì, sì. Tutti quei morti ammazzati nei film sono finzione; mentre quei due sacchi sono realtà. Inoltre la mancanza di rispetto con la quale quei due poveri genitori sono stati sbattuti (con fotografia di quando erano vivi – oltre che di quando erano morti –, nome, cognome, indirizzo e biografie) alla mercè di tutti in seconda serata per me è violenza pura, totale, incomprensibile (non capisco davvero che senso e utilità possa avere quella morbosa trasmissione, si chiama “Un giorno in pretura”). Ho anche pensato che ho passato l’adolescenza e non solo quella a guardare e leggere film e fumetti horror ma gli unici incubi che ho avuto e che ho sono quelli procuratimi dai telegiornali (dopo l’11 settembre ho sognato incendi per un mese, per non parlare di teste decapitate o degli incubi dopo le stragi compiute da psicopatici tipo Casseri).
E poi c’è chi condanna i film violenti. Ma datemi Gene Hackman e la Città Violenta tutta la vita, piuttosto!
[E d’ora in poi quando guardo un film, tv sempre impostata su Boing o rai Yo Yo, così non corro pericoli di traumi una volta spento il videoregistratore/lettore dvd!]
Santa Cunegonda aiutami tu ;-)
Pubblicato: 4 gennaio 2012 Filed under: genialate, impegno, umorismo 6 Commenti »E così per questo nuovo anno avrò una compagna di viaggio molto speciale, nientepopodimeno che una santa, dal nome originale e dalla storia che infonde speranza: mi riferisco a santa Cunegonda!
No, non sono completamente impazzita, è solo che sono un’affezionata lettrice del blog di Lucyette, che ha un modo così divertente e accattivante di raccontare – tra le tante cose di cui parla sul suo blog – le vite dei santi che perfino io, che non sono mai stata granché interessata alle biografie di costoro, ho cominciato ad appassionarmi. Perciò quando un paio di sere fa Lucyette ha parlato su facebook della singolare iniziativa di una chiesa di Pavia a proposito di santi estratti a sorte si è trovata praticamente costretta dai suoi cari amici di facebook (me compresa) a realizzare anche sul suo blog un’iniziativa analoga. Rimando al post di Lucyette per la ricostruzione della vicenda e per il senso di tale iniziativa. In quel post troverete il link per estrarre anche voi il santo o la santa che vi accompagnerà in quest’anno e che potrete prendere come modello e punto di riferimento…
A me, dicevo, è capitata santa Cunegonda. Che ha una storia bellissima (se siete curiosi la trovate qui), una storia d’amore come in fondo tutte noi (o, dati i tempi, la maggior parte di noi; o comunque: un buon numero di noi) sogniamo. E così, impegnandomi a essere dolce, simpatica e virtuosa come santa Cunegonda e a invocarla costantemente (Eh, cara Cunegonda, d’altra parte ascoltarci è il tuo mestiere, questo ti tocca!), prendo questo sorteggio come buon auspicio: magari quest’anno troverò finalmente marito! Eh eh…
Se anche voi avete bisogno della compagnia di un santo (o una santa) che vi sopporti vi sostenga, cliccate dunque qui, seguite le istruzioni e… buona e santa fortuna!
A New Year’s Eve Carol
Pubblicato: 2 gennaio 2012 Filed under: felicità 9 Commenti »Dalla mia localizzazione, l’anno 2012 è cominciato in un tripudio di fuochi d’artificio, petardi e musica araba a palla (quest’ultima non si è ben capito da dove provenisse e soprattutto perché, dato che mi risulta che il calendario arabo segua una datazione diversa dalla nostra). Roba che poi, dopo mezzora e più di questo fracasso, se uno per caso avesse voluto andare a dormire – tanto per iniziare l’anno nuovo da riposato e non da zombie – non avrebbe comunque potuto farlo. Svegli a oltranza, festeggianti per costrizione, ma va bene così, e allora via con un’altra partita a Trivial Pursuit (acculturiamoci!) mentre là fuori la città non pensa a dormire e chi ci pensa è perché sta male.
E come ogni Capodanno, allo scoccare della mezzanotte parte quel pizzico di nostalgia; nel mio personale New Year’s Eve Carol, mi vengono a trovare tutti (più o meno) i Fantasmi dei Capodanni Passati e così mi rivedo bambina annoiata durante gli interminabili veglioni a Piacenza pieni di parenti e amici di parenti ora per la maggior parte – purtroppo – passati ad altra vita o quelli più piacevoli sempre a Piacenza ma con solo la mia famigliola più nonna e prozia, e mio padre che voleva giocare sempre a tombola senza riscuotere grandi consensi; mi rivedo adolescente fanaticamente festaiola, con quei Capodanni vissuti permanentemente in micro-minigonna e scarpe strette, in giro per la città da una festa all’altra, ovviamente congelata e coi piedi rattrappiti e non particolarmente divertita (ma non l’avrei mai ammesso, neanche sotto tortura!); un paio di Capodanni malata a casa, a mangiare arachidi e pistacchi coi miei genitori davanti alla tv (e vabbe’) e pure i Capodanni in solitudine, ché nel mio periodo esistenzialista mi sentivo ganza a stare da sola tappata in casa a spararmi un cineforum tutto per me (tipo “maratona Woody Allen”) mentre “tutti gli altri”, accecati dal velo di Maya, festeggiavano il nulla (ma quanto si può essere insopportabilmente snob a 20 anni?).
[Uhm… cominciano a essere un po’ tanti questi Capodanni.]
E poi la notte passa e arriva il giorno, quel giorno silenzioso e sospeso che non sembra un tempo vero, che vivi piano perché hai quasi paura di disturbare.
Ma dal 2, si comincia a fare sul serio. 2 gennaio 2012: ci siamo!!! Pronti, partenza, VIA! Stessa giostra, altro giro! E il mio ricomincia da una bella capatina in biblioteca e poi in libreria (questa non è una novità però!).
E voi? Cominciato bene l’anno?
Alla faccia dello Spread!
Pubblicato: 31 dicembre 2011 Filed under: felicità 4 Commenti »Lo confesso: mi sento un po’ sfasata (tanto per cambiare!) rispetto al trend generale. Nel senso che sì, ok, questo 2011 è stato l’anno della crisi, del rischio di default, recessione, della manovrona (o “suppostona” per dirla à la Littizzetto) e io la crisi la patisco tutta, non sono certo a posto. Ma non m’importa perché per me questo 2011 che se ne sta andando è stato un anno semplicemente meraviglioso, sconvolgentemente emozionante in ogni suo singolo giorno, pieno di novità, avventure che mai avrei immaginato di vivere, nuovi orizzonti. È stato l’anno in cui ho trovato la mia strada nella vita, in cui non mi sono più sentita costantemente fuori posto, in cui ho seminato e contemporaneamente raccolto, in cui finalmente ho potuto esternare tutto il mio amore e ne ho ricevuto e ne ricevo così tanto che, be’, il mio cuore canta tutto il giorno! E la cosa bella è che con queste premesse non vedo l’ora di buttarmi a capofitto nel 2012! Non può che essere anch’esso un anno da godere giorno per giorno, qualunque cosa succeda, perché in questo 2011 non mi sono successe solo cose belle ma il fatto è che quando non ci si sente soli tutto si affronta meglio. E – come dice “il mio amato Prof.” (il prof. col quale collaboro e del cui gruppo sono entrata a fare parte) – “l’ansia viene quando ci si sente soli ad affrontare le cose, ma tu non sei sola”. E, cari amici, per questo 2012 auguro lo stesso a tutti voi… di non sentirvi soli. E di avere un anno ricco di avventure ed emozioni come spero sia ancora anche per me!
AUGURI!!!!
P.S.: comunque sto cominciando a dare ragione a Giacobbo e ai “suoi” Maya. Insomma, qualcosa di strano c’è: non solo questo 2011 è stato il primo anno in cui sono riuscita a rispettare i buoni propositi fatti a Capodanno – cosa che non sono MAI riuscita a fare in tutti i trenta e passa anni precedenti – ma addirittura mi sono goduta e mi sto godendo appieno ogni giorno di queste feste natalizie, cosa per me quasi incredibile poiché io nei periodi di vacanza mi deprimo sempre (chi mi segue da tempo sa che io amo “i lunedì”) e quindi… boh, come minimo si sarà spostato l’asse terrestre, qualche rivoluzione in corso c’è!


