Alice!

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Felicità, anzi: troppa felicità! Il Premio Nobel per la Letteratura 2013 è stato assegnato ad Alice Munro! Finalmente posso esultare per un Premio Nobel per la Letteratura: stavolta non solo conosco bene l’autore premiato ma è anche una dei miei preferiti! E sono anche molto contenta perché questa fantastica autrice ha scritto soprattutto racconti. Io amo molto la forma racconto, un genere che ha vita un po’ difficile, e quindi sono doppiamente felice.

Quale suo libro consiglierei a chi non la conosce? A me è piaciuto moltissimo La vista da Castle Rock, perché amo le storie familiari percorse attraverso il susseguirsi delle generazioni nel loro intreccio con la Storia e la ricerca delle origini. Oppure, se volete qualcosa di più “contemporaneo” potete provare con Troppa felicità o Nemico, amico, amante…  La cosa migliore è fiondarsi in biblioteca (o in libreria), sfogliare i suoi libri e sceglierne uno!

Dato che ora sono troppo emozionata per produrre qualcosa di più intelligente di questo post festoso, vi linko qui alcuni post che mi piacquero molto quando li lessi tempo fa (del resto l’autore di quei post è uno scrittore che apprezzo molto: Paolo Cognetti):

questo su Alice Munro, questo su La vista da Castle Rock. Qui un’intervista ad Alice sul suo rapporto con la scrittura.

E infine qui un estratto da un bel saggio di Jonathan Franzen (contenuto in una raccolta che ho letto proprio in questa estate e che consiglio: Più lontano ancora)

Buona lettura…


Andiamo in centro?

Avevo promesso che il mio blogghino avrebbe ricominciato a dispiegare le sue ali argentee in autunno e l’autunno è arrivato; anzi, più che autunno, sembra arrivato direttamente l’inverno. Così, eccomi qui. E non mi interessa di dover scrivere ogni volta chissà quale post elaborato, dato che non ho più il tempo di una volta; scriverò quello che mi viene, ma sempre seguendo la mia regola e cioè che, essendo questo un posto pubblico, quel che scrivo qui, anche quando nasce da spunti autobiografici, deve poter avere almeno un minimo di significato e di interesse per chi legge; per tutto il resto c’è il mio diario personale. E pazienza se non avrò il tempo di limare tutto e scrivere narrazioni mirabolanti; in fondo lo scopo (devo orgogliosamente dire perseguito con successo, nel mio piccolo, in questi anni) del blog è sempre stato quello di donare a chi legge di volta in volta – e, nel migliore dei casi, tutto insieme – un sorriso, un momento sereno, uno spunto di riflessione, una storia in cui immedesimarsi o trovare conforto (dalle statistiche del blog vedo che i miei post più “tragici” – vicissitudini ospedaliere e sentimentali in testa – sono sempre i più gettonati), tutto qui; per i capolavori c’è… Masterpiece! :-P

 Fine della premessa.

Voglio cominciare questa nuova stagione con un ricordo tra i più dolci e cari che ho; mi è capitato di rievocarlo un paio di sere fa, durante una specie di cena di lavoro in cui si parlava di letture obbligatorie, imposte ai bambini da insegnanti o genitori; quelle che ti fanno passare la voglia di leggere. E il mio pensiero va al mio meraviglioso padre, a lui che ogni tanto, fin da quando ero molto piccola, prima ancora che sapessi leggere bene da sola, mi diceva: “Andiamo in centro?”. Andare in centro era allora praticamente il Paradiso; significava che io e lui da soli uscivamo mano nella mano e andavamo a prendere un meraviglioso autobus; durante il viaggio – in realtà breve ma che a me sembrava sempre lunghissimo ed emozionante – ci saremmo seduti o collocati accanto al finestrino e avremmo chiacchierato di tante cose nostre mentre il paesaggio noto del quartiere lasciava spazio a quello meno noto che conduceva verso il centro. Ma, soprattutto, andare in centro significava scendere sotto le due torri e tuffarci in libreria, spesso in più di una libreria. Qui, come per la verità sempre e ovunque quando c’era/c’è di mezzo mio padre, venivo educata a diventare una persona libera, col diritto-dovere di sviluppare gusti personali assumendomene le conseguenze: venivo lasciata libera di girovagare da sola tra gli scaffali del settore bambini per scegliere un libro da acquistare, mentre mio padre andava da tutt’altra parte, in genere nel reparto filosofia e teologia, a scegliere i suoi libri. Ecco. Anche se ormai sono passati parecchi anni, ricordo perfettamente com’era liberatoria e inebriante quella sensazione di potenza che provavo: ero una bambina piccola ed ero lasciata completamente sola a sfogliare libri, leggerne la quarta di copertina, perdermi tra tutti quei colori e con la responsabilità di dover scegliere tra tutti un libro che mi sarei portata a casa. Insomma, ci si fidava di me! A volte mi divertivo a esplorare la libreria col rischio di perdermi tra stanze e scaffali. Di altri bambini soli così piccoli non ce n’erano quasi mai; tutti avevano il loro bravo adulto a controllarli.
Quando mio padre tornava, coi suoi libri sotto braccio, mi chiedeva quale libro avessi scelto. A volte avevo scelto, senza saperlo, un libro di valore; altre volte avevo scelto qualche stupidaggine; papà non giudicava. Mi chiedeva se ero sicura, magari lo sfogliava con me, mi invitava a confrontarlo con qualche altro libro; ma quando mi decidevo, la mia scelta veniva rispettata. Lui in più sceglieva per me anche un libro di testa sua, di solito un classico per l’infanzia che ancora non conoscevo; in questo modo, indirizzava comunque le mie letture proponendomi, dall’alto della sua esperienza, libri importanti che io da sola non potevo conoscere.

La soddisfazione di uscire dalla libreria con i nostri sacchetti, ardenti dal desiderio che arrivasse la sera per tuffarci subito nella lettura, era grande. Ma prima di tornare a casa c’era un’altra tappa irrinunciabile: andavamo in un bel bar, ci sedevamo a un tavolino come due gran signori e ordinavamo due calde cioccolate in tazza con panna. Fuori, come ora mentre scrivo, calava la sera, il freddo si faceva sentire. Noi due, i volti allegri illuminati dalla luce elettrica del bar, gustavamo la nostra cioccolata; usciti da lì, se era la stagione, compravamo un sacchetto di caldarroste in uno di quei baracchini per strada, poi tornavamo a casa. Papà, libri, libertà, evasione e cioccolata calda: con associazioni di tal fatta è abbastanza ovvio che la lettura per me abbia sempre rappresentato un momento caldo ed emotivamente ricco, oltre che intellettualmente stimolante. Senza contare il fatto che mio padre, da quando ero neonata fino più o meno ai miei dieci anni (ma, grazie a mia sorella più piccola che stava in camera con me, ho approfittato delle sue letture serali anche ben oltre quell’età), ha passato ogni benedetta sera seduto sul mio letto a raccontarmi fiabe prima e a leggermi – a puntate – romanzi poi… ma questa è un’altra storia.


P.S.: rileggendo questo post, mi è tornato in mente quest’altro episodio raccontato qui. È davvero bello notare come i libri abbiano accompagnato tappe importanti della mia conquista dell’autonomia personale… persino quella degli spostamenti (trasloco compreso)!


Coming soon

estate

E pensare che detesto i blog lasciati in stato di abbandono. Troppo presa nel godermi l’estate, non ho salutato i miei lettori (sembra incredibile ma ho uno “zoccolo duro” che resiste e che ringrazio) né ho segnalato che il mio Ali d’argento tornerà attivo in settembre, probabilmente con qualche cambiamento. Nel frattempo godiamoci quel che resta dell’estate!


Rinascita

Meetingtitolo

Esulo un po’ dallo stile del blog per fare una segnalazione che riguarda la mia regione. Esattamente un anno fa ci svegliavamo spaventati e scossi da un terremoto che, come ci avevano insegnato a scuola, mai pensavamo potesse colpire con tanta forza la nostra terra. E invece… le nostre vite ne sono state cambiate, in misura ovviamente molto diversa a seconda che si stia stati direttamente colpiti (perdendo la casa, le proprie cose o addirittura i propri cari) o che ci si sia trovati ad affrontare la paura prima e l’emergenza poi, portando aiuto e solidarietà nelle zone più ferite.

Tra le iniziative che, a un anno dal terremoto, sono state messe in campo ne voglio segnalare una che ho potuto seguire da vicino fin dall’origine, conoscendo bene chi la organizza: il Meeting della Rinascita, una manifestazione che raccoglie gli sport non olimpici (tantissimi e divertenti da conoscere e sperimentare) i quali scenderanno in campo con tornei, gare e dimostrazioni aperte a tutti, dal 24 maggio al 2 giugno nei comuni colpiti dal terremoto. Alla cerimonia di apertura, a Crevalcore, sarà presente la ministra dello sport Josefa Idem. Proprio un paio di giorni fa ho visto le foto degli ultimi sopralluoghi nel campetto di basket di Crevalcore; mi sono emozionata, guardandole, perché poco meno di un anno fa – nei giorni della massima emergenza – mi ero seduta esattamente ai bordi di quello stesso campetto dopo un intero pomeriggio passato in tendopoli coi ragazzini terremotati. Tutto, attorno, era rovina e distruzione; il paese un’unica “zona rossa”, inaccessibile. La psicologa dell’infanzia che sedeva con noi ci illustrava i sintomi del trauma più ricorrenti nei bambini che vivevano in quella tendopoli. Noi eravamo lì con noi stesse, i nostri albi illustrati, i nostri libri che speravamo curativi (e in parte le storie curano davvero) e la nostra buona volontà. Nel campetto alcuni ragazzini delle nazionalità più diverse giocavano insieme. Ricordo lo stato d’animo turbato con cui li osservavo, facendomi tante domande sul futuro. Ora mi emoziona pensare che in quello stesso campetto, che allora sembrava una minuscola oasi in un deserto di paura, si farà festa, perché la festa si può fare: in quest’anno non si è stati con le mani in mano e la ricostruzione si è avviata bene fin da subito. C’è ancora tanto da fare e da ricostruire ma anche la fiducia di poter tornare meglio di prima. E anche nove giorni di sport, condivisione e aggregazione aiutano a riportare vita, fiducia, gioia e normalità. Se siete o passate da quelle parti, fateci un salto.

Qui il link alla pagina facebook della manifestazione:

https://www.facebook.com/MeetingDellaRinascita

Questo il sito ufficiale, col programma delle giornate: http://www.nolympicsports.net


Sono Google, risolvo problemi.

Alle ore 12,30 di un tranquillo lunedì di maggio, un’anima angosciata affidava all’oracolo Google il suo grido d’aiuto:

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Google rispondeva prontamente, non solo dispensando utili consigli pratici ma anche offrendo paterno conforto all’avvilita donzella, rinsaldandone così la precaria – nel campo delle faccende domestiche – autostima:

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Ispirata dalla mia disavventura, ho inventato una parola:

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Così carina, così sequestrabile

Ieri pomeriggio camminavo tranquilla per strada, in centro, quando un uomo, col tono affabile da complimento, mi ha apostrofata così: “Stai attenta, ché così carina rischi di essere sequestrata”. Credo di averlo guardato con aria terrorizzata, poiché la mia mente aveva completamente trascurato il “carina” per concentrarsi sul “sequestrata” e – stordita dalla dissonanza cognitiva per cui capivo che mi era stato fatto (nelle intenzioni) un complimento ma che suonava malissimo – lo fissavo chiedendomi: che cavolo ha detto ‘sto qui? Mi ha augurato di venire sequestrata (e orrendamente torturata, poiché è evidente che si riferiva a questo orrore qui)? Mi sta minacciando di sequestrarmi?
Leggendo il terrore nel mio sguardo, l’uomo si è sentito in dovere di precisare: “Era solo per dire che sei bella”.
Per non fare la parte dell’altezzosa o quella della femminista rompiscatole e pedante che non sono, l’ho ringraziato ma, ridendo, a mo’ di battuta gli ho detto: “Be’, la prossima volta è meglio se si ferma alla prima parte del complimento, però, perché la seconda fa paura. Se proprio vuole fare un complimento a una sconosciuta.” Lui si è messo a ridere, mi ha dato ragione e io sono scappata ho proseguito il mio cammino.

Ma quel “complimento” mi è rimasto sul gozzo.

Mi sembra emergere da quello stesso clima violento, sessista e pervasivo al quale appartengono anche le accuse vomitevoli rivolte alla Boldrini (e attorno alle quali è emersa una polemica assurda – tra i cosiddetti difensori della libertà di parola e i suoi presunti censori; come se fosse questo il punto! – che evita accuratamente di entrare nel merito di quegli insulti); gli insulti e le battute a sfondo sessuale che capita costantemente di sentire tra adolescenti in giro, di leggere su internet o per es. alla radio; al quale appartengono le varie uscite razziste e omofobe che leggiamo quotidianamente sui giornali, a volte provenienti anche da uomini politici (vedi certi leghisti contro il ministro Kyenge); fino ad arrivare a ciò che sta dietro a veri e propri reati come gli assassinii di donne (fidanzate, mogli, amanti).

Cosa c’è nella mente di un uomo normalissimo che ascolta al tg un tremendo fatto di cronaca e lo utilizza per fare un complimento con – ne sono sicura – le migliori intenzioni?
In realtà a me sembra (magari però mi sbaglio perché ragiono da donna?) che è quasi come se mi avesse detto: sei bella e allora meriteresti di essere sequestrata (e incatenata e violentata, come le ragazze del fatto di cronaca). Per di più in quello scambio ho avuto come l’impressione che, nelle vesti e coi toni di un gentile dottor Jeckyll, in realtà un perverso Mr. Hide mi stesse comunicando le sue odiose fantasie. Mi è anche tornata in mente una battuta che la mia migliore amica pronunciava sempre quando, da adolescenti, uscivamo tra ragazze e magari qualcuna di noi, salutando le altre e dovendo tornare a casa da sola col buio, esprimeva qualche timore:
“Ma figurati… [brutta come sei] non corri nessun rischio, se incontri un violentatore è lui che scappa”. L’idea è un po’ la stessa al contrario, se ci pensate bene. Infatti, purtroppo, le prime a usare battute sessiste e denigratorie verso le donne sono, spesso, le donne stesse. A dimostrazione che è una questione di cultura in cui siamo immersi, non di genere sessuale di appartenenza. Francamente, non so come se ne esce. L’educazione, la scuola, le iniziative di vario tipo, certo; ma a volte ho l’impressione che siano gocce in mezzo a un mare di melma. E sappiate che sono in genere una tipa molto “sportiva”, abituata a battutacce di tutti i tipi, anche a causa dell’ambiente (un po’ maschilista) che frequento, e di cui rido allegramente; non sono una femminista e tantomeno una “paranoica”… Ma mi sembra che si stia un po’ passando il segno, su tante cose (penso anche al razzismo e all’omofobia dilaganti e in modo spavaldo). Se perfino una “tranquilla” come me comincia a preoccuparsi…


And I’m a Rose!

fiori_2

A sepal, petal and a thorn
Upon a common summer’s morn -
A flask of Dew – A Bee or two -
A Breeze – a caper in the trees -
And I’m a Rose!

Un sepalo, un petalo e una spina
in un comune mattino d’estate,
un fiasco di rugiada, un’ape o due,
una brezza,
un frullo in mezzo agli alberi -
e io sono una rosa!

Emily Dickinson

Oggi è la giornata mondiale della poesia.


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