I conti non tornano

Hourglass
Sì, lo so, non è il tempo a non tornare ma io che non sono una campionessa di organizzazione… Mi consolo con questo orologio Art Déco che ben rappresenta la mia lotta contro le Ore.

Leggo che con lo slogan Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire, “coniato in Australia nel 1855 e condiviso da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento” i lavoratori cominciarono a lottare per vedere riconosciuti i loro diritti, e mi piace ricordare tale motto oggi, primo maggio. Tuttavia, in cuor mio, mi sono sempre domandata e tuttora mi chiedo dove siano in realtà queste otto ore per lo svago (per tacere delle OTTO ore di sonno). Le otto ore che dovrebbero essere dedicate allo svago sono divorate da tutte le incombenze legate al vivere (cura di sé, della casa e della famiglia) ‒ alcune delle quali parecchio noiose ‒, agli spostamenti casa-lavoro e ritorno e agli imprevisti quotidiani che si aggiungono alle suddette incombenze.
Certo, ci spiegano le Maestrine del Saper Vivere, tutte queste cose se fatte con amore e intenzione riempiono di significato e sostanza la nostra vita; ma resta il fatto che per godermi un buon romanzo, scrivere, dedicarmi insomma alle mie passioni o concedermi quel po’ di vita sociale finisco spesso e volentieri per togliere ore al sonno, e allora le ore guadagnate allo svago vengono rubate a quelle del sonno. Insomma: i conti non tornano.

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17 commenti on “I conti non tornano”

  1. libra63clan ha detto:

    Mi fai venire in mente la vecchia canzone popolare “Se otto ore vi sembran poche”, dove le otto ore sono quelle di lavoro. Hai ragione, le incombenze quotidiane ci portano via parecchio, troppo tempo e ne resta sempre poco per il gioco, il divertimento, le passioni, le relazioni, insomma per la possibile felicità. Quanto a quelle che hai chiamato con espressione efficace Le maestrine del saper vivere, ne conosco parecchie, secondo me sono un esempio classico di autoinganno (in parole povere: se la raccontano…).

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    • Ilaria ha detto:

      Ih ih, ho quest’impressione anch’io, sulle maestrine 😉
      Riguardo al resto, un tempo si confidava nella pensione per riappropriarsi del tempo, oggi… mi sa che per la felicità è meglio se impariamo ad attrezzarci prima! 😛

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  2. recensioni53 ha detto:

    Effettivamente non si muore più per le 16 ore giornaliere ma la qualità della vita non è molto alta.La fatica delle incombenze e del vivere stesso è tanta e per la donna in particolare l’allevamento dei figli in questo contesto di minore solidarietà , di carenza di reti sociali e di presenza di tanti stimoli negativi o distruttivi ,è una sfida ed un impegno che mette a dura prova forze e tenuta psicologica. L’altro giorno ho sentito una signora che diceva di sentirsi stremata, ancora tanto tanto stanca dopo la lotta ingaggiata per superare tutti i problemi legati all’adolescenza dei figli…….

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    • Ilaria ha detto:

      Eh sì, il carico familiare per chi ha figli (soprattutto se donna) è bello pesante… altro che svago. In realtà una cosa da non sottovalutare è che questa mancanza di tempo libero o “tempo sereno” dei genitori ricade sui figli. Leggevo tempo fa sul giornale alcune statistiche secondo le quali il tempo medio che genitori che lavorano a tempo pieno riescono a dedicare in esclusiva ai figli, in un giorno feriale, è pari a 5/10 minuti al giorno. “Eh, anche 10 minuti vanno bene, purché sia tempo di qualità!”, rassicurava subito in un provvido trafiletto l’Esperto. Ma quale bambino in cuor suo si può accontentare di 10 soli minuti col suo papà o la sua mamma?

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  3. josephpastore ha detto:

    Leggendo le prime righe dell’articolo arrivavo alle stesse considerazioni che esponi più avanti. Vorrei aggiungere che nel tempo della “produttività” le 8 ore, pur rimandendo tali, si prolungano all’infinito consumando anche le energie da spendere nelle altre 16. In nome di questa parola magica si assegnano ad un lavoratore compiti gravosi, pericolosi, che dovrebbero esser svolti da due o tre. Chi non ce la fa è un reietto ed I risultati sono l’aumento degli infortuni sul lavoro, dell’ipertensione e del consumo di psicofarmaci.
    Così, in questo giorno che per scarsa rispondenza alla realtà e ipocrisia è secondo solo alla festa delle donne ed in questo periodo di urne che tutto questo richiamano, vorrei sbandierare con vigore e gusto due vecchi slogan: “lavorare meno, lavorare tutti” e “lavorare con lentezza”.

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    • Dolcezzedimamma ha detto:

      Io vorrei tanto un’ora al giorno di svago, ma quello serio, senza telefonate ansiogene, compiti da fare e da correggere, problemi di adolescenti inquieti, spesa, cucina,lavo e stiro, parcheggio da cercare e conti da saldare…e invece pure nel sonno (che quindi non è tale) programmo, progetto, organizzo e pianifico…altrimenti non arrivo. Tempo x quello che mi piace poco e rubato…e pure col senso di colpa

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    • Ilaria ha detto:

      @ Joseph: be’, saremo un po’ retro ma concordo anch’io con questi slogan che citi, non sono solo slogan, sono delle verità… se ognuno lavorasse meno, lavorerebbe meglio e ci sarebbe lavoro anche per altri. E per lavorare bene occorre avere anche il tempo per concentrarsi e applicarsi… senza fretta.

      @ Dolcezze: già, non dico otto ore, ma a volte è proprio difficile anche trovare una semplice ora, soprattutto se si hanno figli!

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  4. melchisedec ha detto:

    Un secolo e più è trascorso da allora, ma ciò non è consolante e questo lasso di tempo in parte giustifica il vortice, resta che la nostra vita con i bisogni moderni, alcuni artefatti, non ci dà respiro. Uffffaaaa! 😣
    Che graziose le immagini dei tuoi ultimi post!

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  5. M.T. ha detto:

    Già, i tempi non tornano. Alle otto ore di lavoro (otto si fa per dire: vedere quanto scrive Josephpastore e cosa si spinge a fare per la produttività e il guadagno) va aggiunta un’ora tra andare e tornare (se va fatta bene). Poi ci sono le varie incombenze: spese, lavori di casa, sperando che non saltino fuori problemi vari e di non aver a che fare con la burocrazia. Alle volte si arriva così sfatti che non si ha nemmeno la testa per rilassarsi e godersi il poco tempo a disposizione. Alla faccia delle maestrine del saper vivere (e mi verrebbe da dire una certa cosa…)

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    • Ilaria ha detto:

      Guarda, ieri sera stavo scrivendo un post… mi sono addormentata con la testa appoggiata sul tavolo (cosa che da bambina alla scuola dell’infanzia non mi capitava mai, se lo sapesse la mia suora di allora, che non riusciva mai a farmi dormire così nel pomeriggio!!!). Questo per dire che dopo nove ore di lavoro, spostamenti, spesa, commissioni che ho dovuto fare per mio padre che non stava bene (quindi poi andare a casa sua ecc.), delle otto ore di svago non ne ho goduta neanche quella mezza che mi serviva per scrivere un post!!! 😉 Mi rifarò nel weekend!

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      • M.T. ha detto:

        Anche a me è capitato di addormentarmi con la testa sul tavolo mentre scrivevo la sera, dopo una giornata pesante, cercando di buttar giù qualche riga prima di andare a dormire. “Un attimo che riposo gli occhi” e poi mi ritrovavo ad appisolarmi per un’ora e al risveglio capire che era meglio andare a dormire.

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  6. ornella ha detto:

    Le visioni ottimistiche di fine secolo! Secondo quegli analisti (notare l’assonanza), nei decenni a venire avremmo dovuto godere di porzioni enormi di “tempo libero”. Da qui una serie infinite di proposte per riempirlo, quel tempo : educazione permanente, volontariato, sport….
    Non sono riusciti a prevedere i centri commerciali, il lavoro domenicale, la disponibilità h24, la moda ossessiva delle riunioni di lavoro, la disoccupazione giovanile. Forse hanno visto giusto nel campo dell’aspettativa di vita, ma come quella cara fanciulla del mito greco non hanno tenuto conto che si può vivere fino a cento anni, ma gli ultimi dieci (se sei fortunato) te li fai al 90% in dipendenza da badanti di vario genere.
    Per quello ora diffido di qualsiasi previsione, pure quella meteo….😊😊😊

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    • Ilaria ha detto:

      Sì, in effetti… ^_^ Mi vengono in mente quelle previsioni per cui oggi avremmo vissuto pieni di tempo libero mentre le macchine e i robot avrebbero lavorato al posto nostro. La tecnologia c’è e ci aiuta in molto, ma ha anche creato tutta una nuova serie di bisogni e dipendenze per cui… noi lavoriamo per lei!!!

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