I finali sbagliati

Le luci nel cinema si accesero, i piccoli spettatori cominciarono a vociare allegri infilando giubbotti e cappottini con l’aiuto dei genitori, accartocciando sacchetti vuoti di pop corn.
Un pianto fragoroso e disperato echeggiò per la sala.
Due genitori imbarazzati cercavano di far tacere la bambina da cui proveniva quel pianto, invano.
Il pianto proseguì, senza affievolirsi, anche lungo la strada verso il parcheggio, anche in macchina, finché la piccola non cadde spossata sul sedile, persa in un sonno consolatore.

Quella bambina ero io, il film era la versione restaurata di “Biancaneve e i sette nani” di Walt Disney, il motivo del pianto a dirotto era il terribile finale (ancora oggi lo trovo straziante): la vista di Biancaneve che, in sella al cavallo bianco del principe, reggendosi a lui, salutava felice i sette nani per andare a vivere col principe nel suo castello mi aveva spezzato il cuore.
Insomma, dopo tutto ciò che quei buoni nani, un po’ burberi ma simpatici, avevano fatto per lei, quell’ingrata se ne andava col primo che capitava (va be’, le aveva salvato la vita, ma involontariamente; se lei fosse stata brutta, per es., non l’avrebbe baciata; i nani, invece, l’avrebbero vegliata comunque); in più era sciocca: secondo me era molto più avventuroso ed entusiasmante vivere in una casetta in mezzo alla foresta anziché in un castello pieno di regole e servitù.   

Invano, arrivati a casa, i miei genitori cercarono di farmi ragionare e di convertirmi al loro punto di vista (che coincideva con quello disneyano): io restai sempre – e resto tuttora – della mia idea. Da quel momento non ho mai smesso di cercare finali alternativi, di cui vi propongo solo alcuni esempi:

Biancaneve accetta di sposare il principe solo se lui verrà a vivere nel bosco con lei e i nani.
Proprio quando sull’altare sta per pronunciare il fatale , il principe muore.
Si sposano ma poco dopo scoppia una terribile guerra a cui il principe deve partecipare, perciò Biancaneve nell’attesa (che sarà lunghissima perché la guerra è interminabile) torna a vivere nel bosco con i sette nani.
Il principe, se anche torna, torna smemorato e non si ricorda neanche più di avere una moglie, la quale può quindi continuare a vivere con i nani.
Biancaneve sposa il principe e vive con lui nel castello ma fa tanti di quei capricci che alla fine lui la ripudia e lei torna nel bosco, dove ci sono ben sette persone che la amano.
E così via (in ogni caso, mi sembra chiaro che, nella mia mente, Biancaneve non è separabile dai nani).

Problemi analoghi li ho avuti con i finali di parecchi film e romanzi. Attenzione: non mi interessa il lieto fine, ma solo una fine coerente con le mie personali aspettative (delle quali l’autore, poverino, non è certo responsabile).
Per dire: uno dei miei racconti preferiti è La metamorfosi di Kafka; ebbene, lo conosco a memoria eppure sono convinta che finisca con il padre che calpesta barbaramente il figlio-scarafaggio fino a ucciderlo (cosa che ovviamente non avviene: per fortuna, perché oggettivamente in questo caso la conclusione di Kafka è incomparabilmente superiore al mio scenario pulp; eppure nel mio inconscio io sono convinta che il finale sia questo e devo sforzarmi ogni volta per ricordare quello vero).

E “Vacanze romane”? Non sono mai riuscita ad accettare che il giorno dopo la loro giornata di sana follia, la principessa finga di non riconoscere il giornalista [e che giornalista! ;-)] e lui accetti… Inutilmente, in quel caso (avevo 12 anni la prima volta che lo vidi), mio padre citò tutte le leggi dell’estetica cinematografica e letteraria per rabbonirmi e convincermi che un finale diverso sarebbe stato scontato, favolistico e sentimentale… lo accusai di essere senza cuore (pur convenendo dentro me che aveva ragione, s’intende)!

Insomma, ho dei problemi con la fine delle cose, inventate o reali che siano.

E se, per le opere di fantasia, ci si può immaginare un finale diverso, nella vita reale questo non si può fare (o lo si può fare fino a un certo punto). Questa è una delle constatazioni preferite usate da mia madre per scagliarsi contro la lettura, la visione di film o il semplice atto di fantasticare. Non potrò mai essere d’accordo con lei: è vero, nessuna fantasia può essere barattata con la realtà, ma se non avessimo l’immaginazione non esisterebbe neanche la realtà come la conosciamo, sarebbe una cosa così povera e triste che l’unica cosa positiva sarebbe la sua fine (e forse per una volta concorderei con un finale)!

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19 commenti on “I finali sbagliati”

  1. acromaniaco ha detto:

    Ciao!
    Ti invito a leggere il mio nuovo blog/proggetto

    http://vsl.splinder.com

    dammi il tuo sincero parere e se ti piace ripassa, altrimente passa cmq.

    Un inchino GAD

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  2. Higurashi ha detto:

    So perfettamente cosa significhi arrivare alla fine di un’opera e constatare che il finale è una totale delusione.

    Sebbene sia irrispettoso in un certo senso verso il padre/madre dell’opera (ma questo è un discorso complicato da fare e che ti risparmio per non ammorbarti troppo :-D),mi capita molto spesso di fantasticare su “strade alternative” e lo faccio un pò come esercio per tenere in allenamento l’immaginazione, senza la quale non saprei come vivere.
    Ovviamente sono totalmente contraria a quanto afferma tua madre: sia perchè l’immaginazione ha dato la “carica” all’intelletto di numerosi uomini a cui dobbiamo molto, sia perchè è l’unico luogo ove effettivamente è possibile rinchiudersi a volte per evitare il crudele cinismo della vita reale.

    Un saluto

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  3. melchisedec ha detto:

    Che cosa può provocare la lettura e in genere la fruizione di un’opera d’arte! Molto interessante oltre che spassoso il tuo racconto.
    L’arte in genere offre prospettive inedite, soprattutto per chè può lasciare spazio alla nostra sensibilità. Ti dirò che m’hanno fatto sempre simpatia i nani e che anche a me sarebbe piaciuto che Biancaneve e il principe vivessero coi nani.
    Però, e ti deluderò, io sono innamorato della regina-strega. Per me è l’icona della strega per eccellenza.
    🙂

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  4. PaoloFerrucci ha detto:

    Sono d’accordo con te, Ilaria: Biancaneve non avrebbe dovuto lasciare i nani. Sai, anch’io ho problemi con la fine delle cose, inventate e reali. E il semplice atto di fantasticare è necessario e vitale, secondo me: spesso è ciò che ci salva.
    Io continuo a immaginare finali diversi per tutte le cose della mia vita, presente e passata. E’ un esercizio inutile, lo so, ma non riesco a farne a meno, a illudermi anche solo per un momento che le cose sarebbero potute andare diversamente.
    Ciao! :)*

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  5. lauraetlory ha detto:

    Per questa volta scriviamo per te:
    eccoti la vera fine della favola dei Grimm ribattezzata per l’occasione “Una sposa per sette fratelli”
    …Biancaneve giace nella sua bara di cristallo. Noi sappiamo che il pezzetto di mela avvelenata le è rimasto in gola e l’ha uccisa. Ma è ancora lì. I nani, sconsolati, si danno il cambio a vegliarla nel bosco, tenendo lontani curiosi e malintenzionati. Ma quella che non riescono a tenere lontana è la loro goffaggine. E’ Cucciolo, il più giovane, che in un impeto di zelo, decide di lucidare a specchio la bara di cristallo. Ovvio che, maldestro com’è, la faccia cadere dal piedistallo rompendola in mille pezzi iridati. Mentre il nanetto è lì che si strugge sul disastro, un colpo di tosse richiama la sua attenzione. E’ Biancaneve che torna alla vita dopo essersi liberata da quel fastidioso boccone. Felicissimo Cucciolo le salta al collo e la bacia sulla bocca: boom! Magia delle magie, Cucciolo si trasforma in un bellissimo giovane. A quel punto, impazzito di gioia, corre a chiamare tutti i suoi fratelli e Biancaneve, visto il risultato, li bacia tutti, uno ad uno ottenendo sette baldi giovanotti che la guardano adoranti. Da quel momento vissero felici e molto contenti in una gioiosa promiscuità.”
    Laura e Lory
    p.s. che te ne pare?

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  6. flalia ha detto:

    Higurashi: sono proprio d’accordo con te. E’ vera anche la questione del “rispetto” verso l’autore. Tuttavia, è anche vero che in fondo una volta che l’opera è resa pubblica è anche un po’ di chi la legge/guarda… Ciao 🙂

    Mel: ma no che non mi deludi… anch’io, soprattutto crescendo, ho parecchio rivalutato la strega! 🙂

    Paolo: anch’io rileggo la mia vita escogitando versioni alternative… anche se il rischio è quello di cadere in un rimpianto sterile, da cui non sempre sono esente… Ciao! 🙂

    Laura e Lory: ma che onore! Una storia scritta appositamente per me, e decisamente alternativa! 😉 Devo dire che questo finale mi piace decisamente molto 🙂

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  7. Jedredd ha detto:

    Che bel sorriso mi hanno strappato Laura e Lory, col loro finale.:-)
    Nella fiaba di Biancaneve, la figura più interessante è quella del cacciatore, l’unica persona della storia, ad aver avuto il coraggio di disobbedire alla malvagia regina, ingannandola con un fine stratagemma.
    Sarei pieno di finali da voler cambiare.:-(

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  8. flalia ha detto:

    Hai ragione, Jedredd, è un esempio di libertà e bontà. 🙂

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  9. Masso57 ha detto:

    Che storia! (e che contributi, nei commenti: chapeau!).
    Mi hai fatto pensare al sottovalutatissimo “occhio del bambino” ed al dramma che scaturì quando credevo di fare cosa gradita proponendo a mia figlia più grande la vhs di Bambi (notte insonne e di pianto, compensata peraltro dalla sua crescita animalista) e gli incubi notturni del fratello quando videro “Dumbo”, con lacrimoni che sprizzavano ovunque….
    Quella dei finali era la magia del cinema, che solo la recente moda dei “sequel” sta massacrando: per dire, un “Casablanca” con lieto fine avrebbe mantenuto il suo mito ed alone romantico? Certo che il pensiero di finali differenti consente voli di fantasia spesso più appaganti della vicenda stessa: e qui ho letto una grande sensibilità anche narrativa che rende post e commenti memorabili.
    Grazie per questa gemma.

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  10. Jedredd ha detto:

    Buone ferie, buon ferragosto, Ilaria.
    A lunedì:-)

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  11. flalia ha detto:

    Masso: è verissimo, Masso, i bambini spesso trovano spaventose cose che a noi non sembrano tali (o non così tanto), è difficile prevedere le loro reazioni… anche se per certi “traumi” (tipo Bambi!) ci siamo passati tutti (chi, negli ultimi 50 anni, non è cresciuto con i film Disney?).
    Neanch’io amo i “seguiti” dei film e di solito evito di andarli a vedere…
    Grazie per l’apprezzamento del post (e dei suoi super-commentatori, tra cui anche tu) e buon Ferragosto 🙂

    Ciao Jedredd, goditi il meritato riposo, spero proprio che tu riesca a ricaricarti. Sorridi, eh? 🙂
    A lunedì!

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  12. caterinapin ha detto:

    Purtroppo la favola di Biancaneve è una tipica metafora di ciò che dobbiamo sopportare quotidianamente, l’abbandono da parte di persone alle quale abbiamo dato tutto (molto più di quanto meritavano). Regalato amore, amicizia, tempo e prestato soccorso in ogni situazione.
    Queste ad un certo punto prendono e se ne vanno con la “prima persona che passa” a volte persino senza nemmeno salutarci col fazzoletto sventolante dal cavallo in lontananza…
    Un abbraccio
    Cate

    Hai sentito Signorina Julie ieri sera?

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  13. flalia ha detto:

    Ciao Cate, sì, l’ho ascoltata (il giorno dopo, registrata): l’opera la conoscevo già, e il tuo adattamento mi è piaciuto molto. Ero un po’ scettica perché non ho mai ascoltato il teatro per radio e mi sembrava un accostamento davvero strano (nel teatro la componente visiva – penso anche solo alla gestualità – è così importante), invece è stato comunque molto piacevole. Complimenti e aggiornaci sul tuo blog per i prossimi appuntamenti 🙂

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  14. commediorafo ha detto:

    Era l’estate del 1992. Lessi l’ultima frase del libro che mi aveva tenuto compagnia per un tempo abbastanza lungo, data la sua mole. ” -Sono tornato- disse.”
    Riposi il tomo sul tavolino ottogonale del salotto della casa di montagna e cominciai a pensare. Di una cosa sola ero certo; per quanto quel libro potesse avere un bel finale, ma che dico bello? Per quanto quel libro potesse avere un finale splendido, fantastico o meraviglioso, era comunque un brutto finale. Perchè la fine di quel libro mi separava dai fantastici personaggi che quell’incredibile avventura mi aveva fatto conoscere.
    Massimo

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  15. ByronCorner ha detto:

    Sognatrice fino all’ultimo. Sono d’accordo. Il problema è quando quel sogno diventa realtà. Cosa lo fa diventare reale se non il fatto che nel momento in cui ci si sveglia dal sogno è come se si morisse? Tema interessante. L’ho trattato anch’io ultimamente, e ho preso “A Silvia” di Leopardi come esempio, dandogli un’interpretazione che penso potrebbe piacerti. Un saluto. 🙂 ciao

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  16. flalia ha detto:

    Massimo: stessa cosa capitata a me, e non solo col Signore degli Anelli, e tra l’altro ho notato che questo attaccamento ai personaggi e alla vicenda avviene più facilmente con romanzi voluminosi anziché con quelli brevi, forse proprio perché dopo tante pagine lette ci si affeziona per forza… Ciao 🙂

    Byron: che bello ritrovarti qui. Ciao 🙂 Sì, l’avevo letto quel tuo post, e infatti m’era piaciuto molto.

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  17. cappelliavolute ha detto:

    Oh, a me Il signore degli Anelli è piaciuto tutto, e tanto, ad eccezione proprio del finale…

    Comunque sono convinta che il bello della letteratura (come anche dei film!) è proprio che si possono aggiustare le cose che non vanno, modificare a proprio piacimento il finale se non ci gusta… un piccolo contentino dato che la realtà, invece, ci tocca prenderla così com’è, o possiamo modificarla solo in parte… quanti libri ho amato fino all’ultima pagina e poi ho maledetto l’autore per aver tradito così, in extremis, nelle ultime 10 righe, le aspettative del lettore, la coerenza interna, il buon senso anche… vogliamo parlare del Pigmalione?! Cosa centrava quel maledetto Freddy?! E il seguito di Pochaontas? In che modo il bel principe viene tramutato in un borioso sbruffone e cornificato?! Ahimè, per fortuna allora che c’è la fantasia per rimediare! =)

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  18. flalia ha detto:

    CaV: bentornata!!!! Che bello rivederti :-)))) E naturalmente son d’accordo con te… almeno i prodotti della fantasia possiamo “modificarli” un po’ come ci pare 🙂
    Stranamente del Signore degli Anelli non cambierei niente… sarà che è così monumentale e sazia tanto l’immaginazione che non avevo neanche più l’energia mentale per criticare qualcosa… 😉

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  19. cappelliavolute ha detto:

    =D In effetti… tra l’altro nel Signore degli Anelli ho trovato alcuni dei personaggi meglio costruiti della letteratura, non solo tra gli eroi, ma anche tra quelli deboli e malvagi. Solo il finale mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.

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