Dopo il temporale [Aere perennius]

Dopo il temporale che ha imperversato per buona parte della giornata su tutta la zona (si sentiva il fragore del mare fino a casa mia), ora il cielo si presenta terso e l’aria limpida. La luce obliqua del sole che è rimasto nascosto tutto il giorno e che ora, appena affacciatosi, si appresta già a tramontare, crea un strano senso di sospensione nell’aria.
All’improvviso e tutti insieme – cadevano ancora le ultime gocce nell’aria già chiara – i villeggianti si sono riversati per strada (come piccoli animali pronti a uscire rapidi dai loro rifugi per riprendere la vita di sempre dopo una breve e già dimenticata pausa forzata) e il paese è tornato a brulicare come al solito di persone vocianti. Anch’io monto in bici e pedalo verso il porto: recarmici è tradizione, per me, dopo un temporale.

Pedalando, respiro l’aria rinfrescata dalla pioggia; profuma di pini e di mare.

Arrivata all’ingresso del porto devo rallentare: davanti a me vedo una persona correre con un cane al guinzaglio, dandomi le spalle.
Perplessa mi chiedo: è un vecchio o un bambino? Ha la gobba e cammina storto come un vecchio, ma corre verso il mare con l’entusiasmo di un bambino. È anche vestito come un bambino: calzoncini corti rossi, una maglietta gialla con una larga striscia rossa al centro, scarpe da tennis e calzettoni bianchi fino al ginocchio. Non lo vedo in faccia ma sono sicura che sorride. Però ha la testa canuta e spelacchiata: è un vecchio.
Corre verso il molo (verso la mia stessa meta dunque) occupando esattamente il centro del viottolo; perciò non ho spazio per superarlo né voglio mettergli fretta. Gli sto dietro tranquilla, pedalo lentamente, osservo le sue gambe storte, il passo non sicurissimo (ogni volta che appoggia un piede a terra la caviglia sembra doversi incrinare) e tuttavia energico, la gobba prominente e, immagino, faticosa da portare.

Arrivati sul molo, entrambi ci spingiamo proprio fin sulla punta. Immobili, affiancati, guardiamo il mare e soprattutto il cielo; davanti a noi la luce si esibisce in una serie di effetti ottici che creano un’atmosfera irreale: un semicerchio di nubi bianche, compatte, trasfigurate dalla luce rossa del sole che tramonta alle loro spalle, sembra appoggiarsi proprio sull’orizzonte, come una soffice e luminosa corona. Il resto del cielo è limpidissimo e sereno, trafitto dai raggi del sole a loro volta filtrati dalle nuvole. Sembra di essere dentro un quadro di Magritte.

Il vecchio sorride come un bambino, immaginavo giusto. Anche lo sguardo è esattamente quello sorpreso e felice di un bambino non ancora abituato a certi spettacoli. Si appoggia a un muretto (al contatto col quale, per un attimo, intravedo una smorfia di dolore) e resta lì a contemplare l’orizzonte. La cagnolina, accucciata ai suoi piedi, ogni tanto reclama l’attenzione del padrone e lui, con infinita tenerezza, la fa giocare (chinandosi a fatica), le dice qualche parolina affettuosa. Quando vede che osservo la scena sorridendo, mi sorride anche lui; gli faccio i complimenti per la sua cagnolina e lui orgoglioso me la presenta per bene:
– Si chiama Sissi! -.
Dopo poco, mi saluta, volta le spalle al mare e torna sui suoi passi.

(Non riesco ad accettare che questo vecchio – molto vecchio – prima o poi debba morire)

Mi auguro che a casa trovi una moglie o una figlia affettuosa ad aspettarlo e intanto, anche se non so niente di lui – mi hanno solo colpito quello sguardo e quell’andatura infantili e gioiosi – sento che devo assolutamente scriverne. In questi momenti, mi piacerebbe saper scrivere: mi piacerebbe saper inventare una bella storia in cui collocare quel vecchio, per esempio, regalandogli la possibilità di un’eterna avventura; e non riesco a credere che le persone possano attraversare la mia vita – per pochi secondi o per decine di anni – senza rimanere incastrate in qualcosa – un foglio, uno schermo – che le possa ricordare oltre me e oltre loro stessi.
Anche quando leggo, concepisco sempre i romanzi come monumenti a persone (reali o meno, ma qualcosa di reale immagino ci sia sempre, e senz’altro di vero) che hanno meritato di sfuggire al tempo e di sovra-starlo. Anche se magari erano semplici passanti.

[Tutto questo fa parte della mia inutile lotta contro la morte]

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14 commenti on “Dopo il temporale [Aere perennius]”

  1. melchisedec ha detto:

    Ci sono incontri capaci di suscitare un rimescolamento positivo dentro di noi. Tracce che ci segnano anche per un’intera giornata o per un periodo. Un quadro dolcissimo tracciato da te!

    Ma quanto mi piace il riferimento a Orazio! 🙂 Buon Ferragosto

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  2. undercoverman ha detto:

    Il tristo Mietitore, pur non occupandosi di mietitura, sa che il suo raccolto sarà ricco.
    Hai ragione, lottare sarebbe inutile, invitarlo a cena, magari, potrebbe essere interessante.

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  3. IlGuizzo ha detto:

    non ti spiego perché, ma sappi che questo post mi ha profondamente colpito…

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  4. flalia ha detto:

    Grazie, Mel, e auguri a te.
    Non dubitavo che avresti apprezzato il riferimento a Orazio 🙂

    Undercoverman: ciao, benvenuto 🙂
    Mmh, preferirei tenere le distanze…
    So che non dovrei temerla così tanto (anche perché sono credente) eppure è così, perché amo troppo questa benedetta vita terrena 🙂

    Grazie, Guizzo: mi complimento anche con te per “Signorina Julie”, mi è piaciuto molto 🙂

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  5. lauraetlory ha detto:

    Eccoci qui, gli irriducibili del blog, presenti anche oggi. E per fortuna, perché questo post (tutti i tuoi post?) meritava di essere letto e meditato. Commentare è difficile, però ancora una volta non sono d’accordo. Dici: se sapessi scrivere… Hai scritto, sai scrivere e colpire nel segno. Quel vecchino gobbo e dolorante eppure pieno di entusiasmo è entrato di diritto nel cuore e nella mente di tutti coloro che passano di qui.
    Laura

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  6. flalia ha detto:

    Grazie, Laura, detto da te che sai cosa vuol dire scrivere, l’elogio mi fa particolarmente piacere. A me piace scrivere post sulle persone che amo o che semplicemente secondo me “meritano” di essere raccontate, e vorrei riuscire a farlo bene!
    E’ vero, c’è il deserto, sia in città sia sui blog, ma la voglia di scrivere, se va in vacanza (qualche volta ci va, almeno nel mio caso), ci va quando pare a lei… 😉
    Ciao 🙂

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  7. caterinapin ha detto:

    Abbiamo, seppur con episodi diversissimi fra loro, parlato di anziani entrambe nell’ultimo post…
    Anch’io mi sento stringere il cuore quando guardo questi esseri umani così infragiliti dagli anni trascorsi, da avere la pelle trasparente e le spalle incurvate dal peso del tempo che ci sta sopra.
    Mia nonna diceva che i vecchi sono la “fotografia della morte” e forse aveva ragione…
    Ti abbraccio forte
    Cate 😉

    Grazie per i complimenti! Nei prossimi testi recito anch’io.
    Le prossime date su Radio3 sono:

    – Antigone di Sofocle il 22 agosto alle ore 22:00 (io recito il monologo di Euridice che è minuscolo però il testo nonostante sia tosto è bellissimo!!!)

    – Spettri di Ibsen il 31 agosto alle 21:00 (qui recito nella parte di Regina!)

    – La duplice incostanza di Marivaux il 7 settembre alle 21:30 (recito la parte di Lisetta)

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  8. flalia ha detto:

    Cate: è vero! Sarà che in giro, in questi giorni, vediam quasi solo loro! Che impressione quell’immagine usata da tua nonna… Però in genere gli anziani (quando non stanno troppo male) sono anche molto energici e vitali (ehm, spesso più di tanti giovani…).

    Grazie per gli appuntamenti radiofonici: L’Antigone di Sofocle la adoro fin dai tempi del liceo! Sono curiosa! Le altre due non le conosco e sarà un motivo in più per ascoltarle. Grazie 🙂

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  9. Masso57 ha detto:

    Solo una considerazione: l’hai scritto benissimo, ci hai presi sul sellino della tua bici e ci hai resi spettatori della vostra reciproca dolcezza, tua nel parlare di lui e lui nell’aprire a te il suo sorriso stanco ma vivo.

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  10. commediorafo ha detto:

    Non credo che questa lotta contro la morte sia inutile. Io stamperei il post, ripiegherei il foglio e lo nasconderei da qualche parte, in modo che un giorno qualcuno lo possa trovare. Regalerai a quell’uomo l’immortalità…
    Massimo

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  11. ZiaPetunia ha detto:

    La bicicletta, il mare dopo la pioggia… ah, avrei voglia anche io di gustarmi quelle atmosfere malinconiche ma tranquille…

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  12. calimero00 ha detto:

    Splendide riflessioni:-) hai saputo cogliere tutta la bellezza di un incontro:-)
    Un abbraccio
    marco

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  13. ByronCorner ha detto:

    Prima di tutto complimenti per la prosa. Poi complimenti per la vista, e infine complimenti per il ragionamento. Questo sì che è un post come si deve. Profondo, leggero, sospeso come l’aria che hai descritto. Complimenti tre volte. L’ho letto molto volentieri.

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  14. flalia ha detto:

    Masso: grazie! 🙂

    Massimo: in effetti quelle situazioni tipo messaggi in bottiglia mi hanno sempre affascinata, e il tuo riferimento al foglio di carta mi risveglia un mio piccolo chiodo fisso: bisogna continuare a scrivere (anche) su carta, perché è la carta che attraversa i millenni, non le pagine web! (questa è un’altra delle mie piccole battaglie, spero non inutile!)

    Zia Petunia: ti auguro di poterlo fare…

    Calimero: grazie 🙂 Un abbraccio a t

    Byron: be’, allora grazie tre volte 😉

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