La tortora disperata

Le tortore sono quegli uccelli dal verso lugubre e intermittente: quel fastidioso uh-uh che non può dirsi certo allegro. Io ci sono abituata perché sia nella casa di Piacenza sia in quella di Riccione (cioè le case legate a mia nonna e prozia, cui ormai il verso della tortora è nella mia mente inequivocabilmente collegato) vengo svegliata al mattino da questo monotono lamento (tale è dal mio punto di vista umano). Quest’anno, però, la tortora che mi ha tenuto compagnia a Riccione (e non solo al mattino ma anche al pomeriggio) aveva un che di disperato nella voce, una sfumatura angosciata, come se il verso le si strozzasse in gola. E io, fedele alla mia interpretazione poetica della vita, ho stabilito che quella disperazione era dovuta al fatto che anche lei sentiva la mancanza delle legittime abitanti della casa, cioè mia nonna e mia zia. E fu così che – cosa inaspettata – mi sentii solidale con una tortora.

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11 commenti on “La tortora disperata”

  1. melchisedec ha detto:

    Che bella, Flalia, la tua ricostruzione poetica del fatto. Mi sento parte di questa visione, sebbene non conosca la tortora in questione, ma il suo verso mi è familiare. 🙂

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  2. Masso57 ha detto:

    Non so se tu creda o meno nella reincarnazione, ma i segni ci sono sempre, bisogna saperli cogliere. Chissà.

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  3. flalia ha detto:

    Ciao caro Mel, grazie 🙂

    Masso: non credo nella reincarnazione (non penso neanche che mi piacerebbe molto, se ci fosse), tu sì?

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  4. Higurashi ha detto:

    Forse un caso, forse no.

    Ma è molto tenero riuscire a dare un’interpretazione del genere, e mi accodo al tuo pensiero.

    Un saluto.

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  5. Masso57 ha detto:

    Si, certo che ci credo: altrimenti non te lo avrei certo chiesto. E nelle teorie che la supportano, c’è appunto quella che racconta come ci si possa reincarnare in qualunque creatura vivente, quindi anche in animali.

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  6. commediorafo ha detto:

    Da un po’ di tempo a questa parte pure sul balcone di casa mia (più precisamente sulla struttura che sorregge la tenda da sole) nidifica una tortora. Oramai è una di casa.
    Massimo

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  7. paintedword ha detto:

    Sono abituata anch’io al verso di tortore, colombi (che non sono da meno in quanto a monotonia), oltre che di vari uccelli che cominciano a cinguettare proprio quand’io vorrei dormire. Preferisco di gran lunga il silenzio discreto dei pipistrelli che abitano sotto le tegole di casa mia.

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  8. flalia ha detto:

    Higurashi: ciao! Sono sempre felice quando “appari” 🙂

    Masso: be’, pensavo potesse essere anche solo una tua curiosità. Chi lo sa, non escludo niente, caro Masso e, reincarnazione o meno, cerco di avere rispetto per ogni essere vivente. Su questo siamo certamente d’accordo 🙂

    Massimo: un’altra cosa che ci accomuna, allora! Ti ringrazio anche qui per il tuo splendido post di ieri 🙂

    Paintedword: ciao, benvenuta 🙂
    Ti dirò che anch’io trovo simpatici i pipistrelli (fino a qualche anno fa avevo anche un poster a loro dedicato, sulla parete della mia camera!)

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  9. caterinapin ha detto:

    Interpretazione davvero molto poetica Ilaria!
    A casa di mia mamma ho “fatto amicizia” con una tortora, anzi, per dirla meglio, la tortora è amica di mia mamma che l’ha abituata a farle avere un po’ di cibo sul balcone dove ogni giorno si apposta in attesa della pappa…
    Si fida talmente di mamma che si lascia avvicinare e, a volte, persino Fare una carezza sulla testolina. Ogni volta resto di stucco! Nei giorni di maggior debolezza di mamma, che è gravemente malata, sembra capire e il suo lamento è prolungato ma sommesso…
    Ti abbraccio
    Cate

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  10. Jedredd ha detto:

    Una casa parla, parla delle persone che transitano, o che sono transitate, in quelle stanze. Ogni mobile, arredo vario, di casa, un lampadario, il tappeto, cuscino, ecc, persino una tortora sul balcone, parla delle abitudini di chi vi abita, o abitato.
    La nostalgia che provi per tua nonna e tua zia, ti rende più sensibile e percettiva, non c’è niente di strano che tutto lì, ti parli di loro. Un abbraccio

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  11. flalia ha detto:

    Cara Cate, la malattia delle persone care è tremenda, per loro e per chi le ama. A volte, anche piccoli episodi come quello che ho raccontato io, e ancor più come quello che hai raccontato tu, sono, pur così piccoli, di aiuto. E’ questa l’interpretazione poetica della vita: decidere di subire la realtà solo fin dove è inevitabile subirla (e cercare, a volte molto a fatica, di farsene una ragione); e però trovare un senso a tante piccole cose che potrebbero sfuggirci e grazie alle quali possiamo invece costruire (“poesia” viene da un verbo greco che significa “fare”) una realtà nella quale non siamo solo spettatori passivi.
    Un abbraccio a te e tua mamma, e stasera mi sintonizzo su radio 3!

    Jedredd: è verissimo, gli oggetti e gli ambienti ci parlano delle persone. Grazie, Jedredd. Ciao!

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