Caro diario

Oggi vi propongo uno dei miei quesiti: voi tenete un diario? Intendo non un diario-blog, ma proprio un diario (un quaderno, un’agenda o simili) su cui scrivete con la penna. L’avete mai tenuto? E, se no, perché? Secondo voi il blog sostituisce/può sostituire un diario?

Vi dico intanto cosa ne penso io:
ho iniziato a tenere un diario da quando ho imparato a scrivere decentemente (seconda elementare, più o meno); non mi sono mai imposta di scrivere tutti i giorni, e infatti in alcuni periodi (adolescenza in primo luogo) scrivevo non solo tutti i giorni ma anche più volte nello stesso giorno; in altri periodi invece poteva anche passare un mese o due tra una “puntata” e l’altra.
Non ho mai smesso del tutto, però, né mai (credo) smetterò.
Intanto, è quasi una questione di igiene mentale: appuntare su un quaderno qualcosa su di me mi aiuta a ragionare e a capirmi meglio, “oggettivandomi” su una pagina.

[Sull’oggettivarmi: forse ragiono come gli uomini primitivi, per i quali la parola era pericolosa, era vista come separazione da sé, taglio e ferita, con un valore magico (io istintivamente l’ho sempre vissuta così e infatti ci sono stati periodi, da piccola, in cui ho smesso addirittura di parlare. Capirete come sia contraddittorio il fatto che io viva praticamente di parole – per via del mio lavoro, oltre che dello studio – e che, come se non bastasse, scriva pure regolarmente su un blog)].

Poi, soprattutto, serve per non perdermi di vista. Attraverso i miei diari (che sono dei semplici quaderni e sono ormai una quantità davvero temibile, se per esempio li disponessi uno sull’altro a formare una torre) io ripercorro quasi tutta la mia vita (o il modo in cui l’ho vissuta). Non racconto fatti (a meno che non sia accaduto qualcosa di eclatante e straordinario) ma anche solo rileggere le mie riflessioni mi aiuta. Quando, attorno ai vent’anni, ho passato un periodo tremendo di crisi totale, rileggere l’Ilaria adolescente che qualche anno prima aveva riversato entusiasmi, progetti e paure sul diario che ora, depressa, tenevo tra le mani, mi aiutava a restare salda, a resistere, a non perdermi appunto.

[Questa cosa continua a commuovermi: dal passato la mia voce ritorna e mi aiuta. La frattura iniziale si ricompone. Una nuova magia che si sovrappone a quella, pericolosa, di prima].

Ci sono molti motivi che spingono a tenere un diario, e molti modi diversi di scriverlo: chi scrive due righe, chi pagine e pagine per volta; chi racconta minuziosamente esperienze vissute, chi annota riflessioni e pensieri.

Mi spaventa un po’ il fatto che molte persone (a volte capita di leggerlo) abbiano sostituito il diario col blog.
Non è la stessa cosa, secondo me. Intanto il diario lo si scrive per se stessi e nessuno lo deve leggere (se non, eccezionalmente, col nostro permesso); nel blog si scrive sapendo che altri leggeranno.

Poi, il blog non è eterno. Basta un niente perché scompaia e tutto vada perduto (questa è una riflessione che gli storici fanno per esempio a proposito della conservazione dei documenti, pensando agli storici futuri: i papiri sono arrivati fino a noi, ma si teme che i dati elettronici non avranno affatto una lunga durata. Rischiamo di tramandare molto poco di noi ai nostri posteri).

Il blog non lo si tiene in mano, non lo si sfoglia, non ci si ritrova la propria calligrafia, che varia a seconda delle emozioni provate (per es., certe volte ero così arrabbiata che scrivevo malissimo, si capiva il mio stato d’animo anche senza leggere il testo, solo guardandolo), le cancellature, gli scarabocchi.

Che grave perdita sarebbe non possedere i diari di Kafka, o di altri grandi autori, ai quali mi accosto sempre con un po’ di imbarazzo. Se un Kafka odierno (esisterà?) scrivesse un blog anziché un diario, probabilmente un tale tesoro rischierebbe di andare perduto.

E voi cosa ne pensate? Che rapporto avete (o non avete) col diario?

 

P.S.: Sull’argomento “diario/scrivere di sé” segnalo due meravigliosi saggi di Duccio Demetrio, in particolare: Raccontarsi (1996) e Autoanalisi per non pazienti. Inquietudine e scrittura di sé (2003), entrambi editi da Cortina. L’autore è un professore di filosofia che ormai da anni si dedica allo studio e alla valorizzazione della pratica dello scrivere di sé, e per sé (diario, quindi, non blog). Scrive in modo poetico e suggestivo, ma anche preciso e analitico. Io lo consiglio tantissimo, se vi piace tenere un diario o se vi chiedete a cosa serva farlo.

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32 commenti on “Caro diario”

  1. 403 ha detto:

    io ho cominciato tardi a scrivere per me/di me, verso i 17 anni, da allora scrivo in maniera molto irregolare (in genere se qualcosa non va e/o se c’è qualcosa di me che non capisco, che va messa a fuoco). Da quando ho cominciato a scrivere per mestiere (un po’ più di quindici anni fa) tengo anche una sorta di diario parallelo, dove annoto tutte le idee che mi vengono riguardo alle storie o a progetti di altra natura come trasmissioni radiofoniche e altre amenità (in questo quasi-diario le entrate oltre che datate sono anche numerate, che così sono più comode da maneggiare).
    Visto però che i miei ultimi dieci anni sono stati un po’ tempestosi i due diari a volte si sono mescolati, nel senso che quello in cui segno le idee per le storie (e in cui tempo fino a un po’ di tempo fa segnavo anche i libri letti, i dischi comperati, i film visti…) non è passato indenne attraverso i miei momenti più buî e per certi mesi si fa fatica a capire qual è il diario delle storie e quale quello dei rimuginamenti personali.

    Senza che lo decidessi a tavolino il diario delle idee si è sempre interrotto quando nella mia vita c’è stato un lutto o una separazione importante (quello “privato” ovviamente no, anzi). Per poi ripartire, tempo dopo, con una nuova numerazione.

    Il mio blog è proprio un’altra cosa, non centra nulla col diario personale e magari assomiglia un po’ al diario delle idee ma solo un po’ (ecco diciamo che a volte puù assomigliare all’anello di congiunzione tra il diario delle idee e quelle che poi sono le mie idee realizzate, nei giornali, nei fumetti).
    Da lettore di blog poi trovo del tutto ininteressati quei blog che vogliono essere diari, per quanto a volte (raramente) ben scritti sono qualcosa che non mi riguarda. Quando è presentata come biografia spicciola io riesco ad appassionarmi solo alla vita di gente che conosco già 🙂

    buonanotte
    a.

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  2. melchisedec ha detto:

    Ho un quaderno su cui scrivo parti di me di cui sono gelosissimo, non è un diario, non è aggiornato quotidianamente. Possono passare anche mesi e a volte anni senza che io scriva qualcosa. Su quel “diario” registro pensieri ed emozioni di momenti forti della mia vita. Anche il blog attinge alla vita, ma è cmq pubblico, perciò automaticamente scatta qualche censura.

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  3. PaoloFerrucci ha detto:

    Il diario, steso su carta, per me è sempre stata un’operazione controversa. Desiderata, ma raramente realizzata.
    Un ritegno strano, un timore insondabile mi ha impedito di mettere metodicamente me stesso sulla pagina.
    E’ un peccato, perché rileggermi mi avrebbe forse aiutato, come è successo a te.
    Ciao, Ilaria. 🙂

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  4. cappelliavolute ha detto:

    Io ho sempre amato scrivere… dalla prima elementare ho provato ripetutamente a tenere un diario, ma non c’è stato verso: tanto ero costante e impegnata all’inizio, tanto in fretta poi mollavo… così ho diversi diari, tutti iniziati e mai finiti, in diverse fasi della mia vita. Da un certo momento in poi ho rinunciato al tentativo, e ho iniziare a sostituire i diari con le lettere. Scrivo lettere lunghissime, e poi non le imposto mai. Anche se questo secondo me è leggermente diverso, perchè comunque, pur sapendo perfettamente che le scrivo per me stessa, le imposto comunque come destinate ad altri, e così forse si perde il senso originario del “diario”…

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  5. Higurashi ha detto:

    Tendo a rinnegare le cose del passato che non mi sono piaciute, ed è sempre stato così per me.
    Per tal motivo non ho mai tenuto un diario.
    Una mia mancanza, me ne rendo conto.

    Il blog, ovviamente, non è un diario, data la non veridicità di molte cose che vi scrivo.

    Un saluto.

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  6. utente anonimo ha detto:

    ke oggiggiorno ki non è ascoltato si ascolta da sè e scrivi il diario confidi le cose a te stessa perkè non hai ki ti ascolta e ha del tempo per te
    i blogs invece servono anke per trovare boys come msn, chat..con me hanno funziato queste!! :))))
    poi preferisco i ng per tutta una serie di motivi e i forum x i miei mitici manga
    ciaooo ele

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  7. neronda ha detto:

    In effetti è una cosa su cui rifletto spesso in questi giorni. Pure io sono una diarista incallita, ma solo da una decina d’anni, vale a dire dall’adolescenza. I miei diari infantili si disperdevano dopo una pagina circa….
    In alcuni periodi, in effetti, mi è capitato di trascurare il diario e di privilegiare il blog. Questo perchè una eccessiva intimità con le mie stesse emozioni ultimamente mi crea disagio e nel blog mi impongo di assumere un tono meno melodrammatico. Penso davvero che il diario possa essere terapeutico, ma in alcuni casi l’idea di stare sola con le mie turbe, che finisco per assecondare, mi pare malsana. Postandole in forma metaforica, i commenti altrui mi permettono di distaccarmi dal mio monologare e di vedere le cose sotto altri aspetti….

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  8. lauraetlory ha detto:

    Da bambina piu’ che un diario scrivero favole, nelle quali ovviamente riversavo me stessa. Il diario ho cominciato ad averlo durante l’adolescenza, uno dei periodi peggiori nella vita di quasi tutti, nella mia in particolare. In quelle paginette riversavo frustrazioni, rabbia, sfoghi, parolacce, tutto quello che avrei voluto dire agli altri e non potevo, non volevo, non avevo il coraggio. Li ho riletti qualche tempo fa, e li ho buttati via dopo averli accuratamente strappati foglio per foglio. E’ stato un momento catartico ed ho capito il senso del feng-shui, del liberarsi delle energie negative. Io sono profondamente storica, nel senso che do un’enorme importanza ai ricordi, miei e degli altri. Ma alle volte bisogna voltare pagina in modo definitivo. Oggi un diario non lo tengo, non ne sento il bisogno perche’ ho raggiunto una serenita’ interiore della quale non cesso di stupirmi, giorno per giorno. L’ultimo diario che ho tenuto e’ stato quello del mese che ho trascorso in Nepal, nel 2004. E da qualche tempo mi frulla l’idea di pubblicarlo sul blog, ovviamente sfrondato di tutte quelle parti troppo intime. Io li’, tra risaie allagate, sporcizia, arte sublime e sorrisi che partono dall’anima ho trovato, veramente, il senso della mia vita, l’importanza di essere al mondo e di restarci fino a quando la mia energia non si esaurira’, come tutto si esaurisce a questo mondo.
    Sul blog non tengo un diario, ma rifletto e comunico, due delle cose che considero piu’ importanti per il nostro essere umani.
    Grazie per questa ulteriore occasione di scambio.
    Laura

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  9. Titolare ha detto:

    L’ho tenuto per un po’, un annetto circa, in uno dei momenti più belli e sereni della mia vita. Poi una sorta di pigrizia interiore mi ha fatto desistere.
    Comunque è vero. Il blog è decisamente un’altra cosa.
    Massimo

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  10. No, mai tenuto un diario. Avevo dei quaderni su cui annotavo frasi o cose che m’interessavano. Alcuni li ho conservati.

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  11. MariaStrofa ha detto:

    Mai tenuto un diario: la questione è complessa.

    1) Tieni un diario per parlare a te stesa

    2) Lo tieni sapendo che in futuro sarà letto (parlo di scrittori e scrittrici)

    La differenza sta tutta nel fatto che quando si scrive per gli altri non si è mai completamente sinceri (o viceversa).

    Il blog è pubblico. Il diario dovrebbe essere privato.

    No, mai tenuto un diario comunque.

    D’altronde nemmeno con un diario che nessuno vedrà mai si è completamente sinceri. Certe cose non si confessano nemmeno a sé stessi.

    ciao

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  12. flalia ha detto:

    403: anch’io tengo quaderni separati. Uno è il diario-diario (più intimo), in un altro segno libri/dischi che mi sono piaciuti (con piccole recensioni), idee volanti e così via. Il blog per me è soprattutto comunicazione e interrelazione, non me ne dimentico mai quando scrivo. Perciò anche quando racconto cose personali cerco di farlo in un modo che possa interessare o stimolare o divertire chi mi legge (non so se ci riesco, però!).
    Ciao!

    Mel: il tuo lo considero un “diario” in senso lato. E’ comunque un quaderno in cui annoti pensieri molto intimi e personali a cui tieni tanto. E’ un po’ l’evoluzione capitata a me: dallo scrivere compulsivo dell’adolescenza all’attuale scrivere solo ogni tanto, anche poche righe, ma che per me sono importanti… Ciao 🙂

    Paolo: non è mai tardi per provarci… però non siamo tutti uguali, a qualcuno può essere d’aiuto, ad altri no… Tu poi, essendo uno scrittore, forse hai un’altra “valvola di sfogo”, un altro canale in cui riversare i tuoi pensieri. No? Ciao 🙂

    CaV: guarda, anch’io non sono sistematica (se no diventa una schiavitù!). E ti dirò che anch’io, per un certo periodo, qualche anno fa, non riuscivo più a scrivere sul diario e allora scrivevo lunghe lettere che poi non spedivo. Quelle erano comunque una specie di diario indiretto… Chissà che spiegazione psicologica potrebbe esserci per questo fenomeno, sarei davvero curiosa. Ciao!

    Higurashi: non è una mancanza. Per alcuni il diario può essere importante, per altri inutile o antipatico. Mi interessava capire perché qualcuno per es. non tiene un diario e la tua spiegazione mi pare perfetta. Grazie! Ciao 🙂

    Ele: ciao e benvenuta 🙂
    Tu sei decisamente multimediale! Non avevo pensato a quel che dici tu: si può tenere un diario perché nessun altro ci ascolta (perlomeno non con la stessa attenzione con cui ci ascoltiamo noi!).
    Non avevo mai pensato neanche al blog come mezzo per trovare “boys”! Se poi mi dici che funziona… 😉
    I forum sono una cosa un po’ diversa (anch’io frequento forum di fumetti, manga compresi… magari ci siamo incrociate!)
    Ciao, grazie 🙂

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  13. flalia ha detto:

    Neronda: dici bene: un “rischio” del diario è proprio il rinchiudersi nel tunnel delle proprie paranoie o semplicemente del proprio limitato punto di vista. Il confronto con gli altri resta sempre fondamentale e forse il blog può aiutare (anzi, senza “forse” dato che anch’io ne sto facendo largo uso in tal senso…)! Ciao!

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  14. flalia ha detto:

    Ora devo scappare, ritorno stasera con le altre risposte! Ciao!

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  15. estivaneve ha detto:

    Mi è venuta in mente questa cosa. All’inizio del Diario, Anna Frank, riflette sull’opportunità o meno di tenere un diario, rimuginando su questa massima: “la carta è più paziente degli uomini”. Il blog ha soddisfatto la mia voglia di condividere con altri alcuni miei pensieri; Ma condivido la tua concezione del diario personale; si scrive in piena libertà, senza badare se il proprio sfogo è eccessivo o sconclusionato. Per quel che mi riguarda, il blog è un’emanazione del diario, un raffinamento, forse. Ma il diario è insostituibile, per me, spesso terapeutico!

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  16. biancac ha detto:

    Ho tenuto un diario giornaliero da quando ho imparato a scrivere (nel senso di mettere una lettera dietro l’altra, non di saper scrivere – quella è un’altra storia). Il primo me lo regalò mio padre per il mio quinto compleanno, con tanto di chiave e lucchetto. L’ultimo risale al’anno delle seconda media.
    Mai più tenuto un diario da allora.
    E il blog per me è lo stacco dei cinque minuti tra un trattato medico e l’altro, tra un manuale di istruzioni e lo studio di un caso…

    No, niente diario, e non considero i miei pensieri più o meno seri una vetrina di me…
    Sono solo pensieri, quando possono essere elevati a tale status…

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  17. silvii ha detto:

    Ho tenuto un diario per molti anni nella mia vita:era uno sfogo, un libero parlare e raccontare emozioni, gioie e dolori senza pudori o reticenze! Potevo esagerare nell’esprimere le emozioni (cosa tipica degli adolescenti) se ne avevo voglia. Ho ancora quei diari e mi capitano ogni tanto sottomano: mi fanno ridere alcuni ricordi e mi riportano con la memoria ad altri tempi ed altri sapori. Ho smesso di scrivere sul diario quando mio padre ci ha messo le mani… non ne ho avuto più voglia!
    Il blog è tutta un’altra storia: si cerca un confronto, per quanto personali siano i pensieri che ci si mettono dentro. Lì cerchi forse aggregazione, pareri, opinioni, che siano concordi o discordi non importa, l’importante è confrontarsi.
    Saluti a te, Ilaria
    Silvia

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  18. flalia ha detto:

    Laura: anch’io ho diari in cui ho scritto cose così deprimenti e anche un po’ esagerate che non li rileggo certo con piacere. Ma non riuscirei mai a buttarli via come hai fatto tu!! Ho buttato via però tante fotografie. Per esempio, non possiedo più alcuna fotografia del mio ex fidanzato (con cui sono stata per 6 anni) perché le ho buttate via, ma non con rabbia, così, tranquillamente, per voltare pagina, come hai scritto tu.
    Alla tua esperienza in Nepal ricordo accennasti appena nel blog “vecchio”; mi piacerebbe un sacco se decidessi di pubblicare il tuo diario di viaggio (adattato come preferisci) sul blog (sono curiosa e sono sicura che descriveresti il tutto in modo interessante e partecipe).
    Altra cosa: la grande soggettività che sta dietro all’uso del diario: alcuni, come è successo a te nell’adolescenza, sentono l’esigenza di tenerlo soprattutto nei momenti tristi, altri (come Massimo, vedi commento sotto) nei momenti sereni. Per questo, in fondo, un diario è una piccola porta verso la conoscenza di noi stessi (o della persona di cui stiamo leggendo il diario) ma non l’unica. Nessuna cosa, per quanto intima, può forse rappresentarci da sola fino in fondo, credo. Il blog nel mio caso “completa” il diario perché mi permette di comunicare, anche con contenuti diversi dal diario, con chi mi legge.
    Grazie a te per i tuoi commenti sempre così ricchi (te l’ho detto spesso, ma è proprio così)! 🙂

    Massimo: curioso che tu abbia sentito il bisogno di scriverlo in un momento particolarmente sereno (credo che più spesso accada il contrario ma, come detto a Laura, qui la soggettività regna sovrana ed è giusto così!). Ciao 🙂

    Davide: quaderni come quelli li ho anch’io. Non sono “diari” veri e propri ma in qualche modo ne sono i “cugini”, cioè contengono comunque cose profondamente tue. Ciao!

    Maria: è vero, il diario non ci rappresenta completamente, non tanto perché si menta, credo, ma perché quando si racconta qualcosa che ci è avvenuto (un fatto, ma anche un pensiero) non si riproduce mai esattamente quanto avvenuto. C’è sempre un piccolo scarto. Un diario può essere una storia che raccontiamo a noi stessi e in cui i protagonisti siamo noi. C’è chi ne sente il bisogno e chi no. Ciao, grazie 🙂

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  19. flalia ha detto:

    Estivaneve: intanto, grazie per la citazione da Anna Frank, non la ricordavo e mi piace molto quell’aggettivo: “paziente”, riferito alla carta.
    Poi, sì, in un certo senso il blog è complementare al diario. E’ un modo per comunicare propri pensieri ad altri con cui cercare un confronto. Ciao 🙂

    Bianca: No, non una vetrina, quello neanch’io. Forse una porticina verso l’interiorità di chi li scrive. Ma, come accade a te, tenere un diario non è affatto obbligatorio, né è necessariamente utile. Ciao, grazie 🙂

    Silvia: anche a me è capitata quella brutta cosa: un giorno ho scoperto che mio padre, di nascosto, aveva letto i miei diari. E’ stato un tale trauma che per lungo tempo non sono più riuscita a scrivere niente…
    Ciao! 🙂

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  20. latendarossa ha detto:

    Ho avuto anch’io un “diario”. Iniziai intorno ai 17 anni e smisi di scriverlo quando avevo 25 anni. Credo che inizio, durata e conclusione della sua stesura ha coinciso con un periodo particolare della mia vita e soprattutto con una persona, con l’amore per lei e col disamore. Quando mi sono scoperto “guarito” ho sentito la necessità di non scrivere più (diciamo che lei resta comunque la coprotagonista di quelle pagine). Ho un po’ paura di rilegegrmi sai? Sicuramente mi troverei buffo, ingenuo…

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  21. Titolare ha detto:

    Più che averlo tenuto in un momento sereno è successo il contrario. Tenevo un diario e per una coincidenza di cose quel periodo è risultato essere particolarmente bello. Certo che sarebbe un ottimo precedente per ricominciare a tenerlo!
    Massimo

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  22. GiacominoLosi ha detto:

    I papiri sono arrivati fino a noi. Ricordiamocene.
    Proprio ieri ho ritrovato il mio romanzo picaresco dei vent’anni.
    Un accendino.

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  23. PaoloFerrucci ha detto:

    Ilaria, può essere che la lettura clandestina dei diari da parte di tuo padre l’abbia aiutato a capire qualcosa di te che forse non sapeva?

    buonanotte… :-)*

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  24. flalia ha detto:

    Marcello: rileggersi infatti può essere un’esperienza un po’ straniante… capita anche a me di dire: “Ma come ho potuto scrivere certe ingenuità?!”…
    Poi grazie ai vostri commenti (compreso il tuo) ho scoperto che si può sentire l’esigenza di tenere un diario solo per un certo periodo particolare della propria vita, per poi abbandonarlo. Grazie, ciao 🙂

    Massimo: infatti, chissà che non sia di buon auspicio!

    Giacomino: nooo! Fermati! (Anche Kafka voleva bruciare le sue opere… Non si sa mai!) Ciao!

    Paolo: Mi fanno ridere quei due signori!
    Sì, mio padre lo faceva perché era un periodo di “rottura” tra noi (fine adolescenza) e cercava di capirmi di più… Ma NON si fa! L’ho vissuto come un tradimento profondo… Dopo per fortuna l’ho perdonato e ho ricominciato a scrivere! Ciao e buongiorno 🙂

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  25. sambigliong ha detto:

    tu hai scritto delle belle riflessioni.
    io la penso esattamente come maria strofa.
    e ti mando i miei auguri

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  26. flalia ha detto:

    Ciao Remo, grazie e auguri anche a te (la pasqua, non molti lo sanno, dura una settimana!).
    Ciao 🙂

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  27. ondalungablu ha detto:

    non ho mai tenuto un diario ma ho sempre praticato le arti: pittura e musica…e ora mi piace scrivere…li ci trovo me stesso…ciao

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  28. ondalungablu ha detto:

    non ho mai tenuto un diario ho sempre praticato l’arte: pittura musica e ora mi piace scrivere…e qui che trovo me stesso…ciao

    Mi piace

  29. ondalungablu ha detto:

    scusami ma il commento non compariva ora è doppio ciao

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  30. flalia ha detto:

    Ondalunga: in effetti le varie forme d’arte (in cui possiamo esprimere noi stessi) probabilmente svolgono funzioni analoghe a quelle del diario…

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  31. utente anonimo ha detto:

    purtroppo da quando esistono i blog e i diari virtuali è davvero difficilissimo tenere un diario, un vero, concreto e materiale diario.

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  32. flalia ha detto:

    Ciao “anonimo”: sì, forse è più difficile. Ma il punto è che, secondo me, un blog non dovrebbe essere un diario, perché è comunque pubblico. Io stessa, quando parlo sul blog di argomenti personali, non lo faccio nel modo “intimo” in cui lo faccio in un diario…
    Ciao!

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