L’ostinato fuggire

Ogni tanto le mie giornate sono inframmezzate da qualche piccolo dramma. Non stupiamoci se poi il mio carattere tende al drammatico. L’ultimo, martedì mattina.

Ero beatamente in panciolle con un buon libro sotto agli occhi, seduta in poltrona al calduccio mentre fuori nevicava abbondantemente. Ha squillato il telefono, era mia nonna che chiedeva se mio padre passava a prenderla per andare a messa. Questo perché mia nonna – novantaquattrenne – ultimamente tende a perdere il calendario, come dice lei, cioè a confondere i giorni della settimana, o meglio a credere che ogni giorno sia domenica. A parte questo e a parte il fatto che cucina ogni giorno per suo marito (morto quarantanni fa), per il resto è ancora in forma. Ora il problema è che se lei si convince che è domenica e che bisogna andare a messa, se non c’è nessuno che l’accompagna, esce di casa (eludendo la sorveglianza di mia zia) e scappa. Altre volte scappa per andare incontro a mio nonno (sempre quello morto quarantanni fa). E bisogna dire che è bravissima a cogliere fulmineamente l’attimo giusto per sgattaiolare fuori di casa nonostante tra figli e nipoti cerchiamo di tenerla abbastanza sotto controllo. Ammetto di fare sotto sotto il tifo per lei e per queste astute e ostinate fughe. Ma siccome le gambe non la reggono più tanto bene per lunghi tragitti, è molto pericoloso che esca da sola, basta un soffio per farla cadere.

Tornando a martedì mattina, se io fossi stata una nipote scrupolosa, non mi sarei limitata a risponderle che non era domenica e che mi raccomandavo non uscisse ché fuori c’era la neve; avrei previsto che lei sarebbe uscita lo stesso e quindi avrei preso il mio cappottino, avrei attraversato la strada e sarei andata a casa sua a tenerle compagnia. Invece ho scelto la mia poltrona e sono stata punita. Mezzora dopo, il telefono ha squillato di nuovo: mia zia in allarme annunciava che la nonna era fuggita. Noi abitiamo tutti nella stessa strada (io ancora per poco) e quindi io, zia e cugini ci siamo precipitati fuori. Quando ho detto che secondo me era in chiesa, tutti mi hanno dato della pazza: mia nonna, con la neve alta per strada e con quella che continuava a scendere, non poteva certo essere riuscita a spingersi fin lì. Ma io so quanto è testarda mia nonna e anche quanto potente è la scarica di adrenalina che inspiegabilmente la pervade alla sola idea di uscire da sola per andare a messa… quindi, lasciati i cugini a perlustrare la nostra strada, mi sono messa a correre (be’, correre, sotto quella nevicata, è una parola grossa, diciamo ad accelerare) più veloce che potevo, col cuore che mi batteva fortissimo per il senso di colpa; mi sentivo responsabile e mentre attraversavo il prato dribblando slittini, bambini e pupazzi di neve, continuavo a guardarmi intorno, aspettandomi di vedere mia nonna riversa in mezzo alla neve, semiassiderata o con un femore rotto. Approdata invece in chiesa senza essere incappata in corpi giacenti a terra, ho scannerizzato in due secondi l’intero ambiente ed eccola lì, mia nonna, viva e vegeta, unica figurina in quel grande edificio silenzioso. Sedeva assorta in preghiera su una delle prime panche davanti all’altare.

Ho resistito all’impulso di correre subito da lei perché quando si è così agitati e arrabbiati con se stessi si rischia di essere sgarbati. Me ne sono restata lì a sbollire l’ansia e ho telefonato ai cugini per rassicurarli. Poi, calma, le sono andata incontro.

Mi sono seduta accanto a lei sulla panca, dove si è svolto il seguente dialogo:
«Ciao nonna».
«Ah, ciao cara, ma che brava, sei venuta a messa!».
«Ma no, nonna, adesso non c’è nessuna messa, non è domenica, non vedi che la chiesa è vuota? Hai perso il calendario!»
«Ah… davvero?», ha risposto stupita; poi è rimasta un attimo in silenzio, pensierosa, e mi ha detto:
«Ma scusa… se oggi non è domenica e non c’è messa… tu cosa ci fai qui? Non avrai perso il calendario alla tua età?!»

Eh eh, in effetti come ragionamento non fa una piega.

Dopo averla rassicurata sulla mia salute mentale e averle spiegato che ero venuta lì a cercare lei e che la prossima volta non deve scappare di nascosto, l’ho riaccompagnata, non senza qualche rimostranza da parte sua, a casa. E anche stavolta, missione compiuta.

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10 commenti on “L’ostinato fuggire”

  1. melchisedec ha detto:

    Che bello questo spaccato, Flalia!
    A me fa una tenerezza profonda questa nonna, come d’altro canto tutte le nonne, che in fondo sono buone e, se non lo sono state, lo diventano da grandi.
    Al contempo il post suggerisce un’altra riflessione-paura, non quella di invecchiare, ma di perdere con l’invecchiamento la bussola.
    Lo so che per me è presto, ma ti confesso che talvolta mi afferra la paura di perdere il lume o comunque di fare delle stranezze da vecchio.
    Fa parte del gioco della vita però.

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  2. kittymol77 ha detto:

    Scusa Flalia, ma credo di avere una passione per tua nonna. No, te lo dico. Se fossi stata al tuo posto l’avrei lasciata lì, fin quando accennava ad alzarsi. Poi l’avrei riaccompagnata a casa. Infondo, una volta accertato che sta bene, non si è rotta femori, non è caduta, ect., che differenza vuoi che faccia se è domenica o no, se c’è o non c’è effettivamente la messa?. Mentre leggevo me la immaginavo mentre camminava da sola nella neve. Chissà che emozione per lei andarsene da sola per il mondo, poter evadere i controlli (per quanto affettuosi e giusti) e assaporare il piacere di una camminata fino alla chiesa. Nella perdita "del calendario" degli anziani c’è una poesia che mi commuove. Per questo parteggio per le sue fughe solitarie (e mi scuso per i tuoi batticuore). E poi, sai che perdita se stesse buona? Non ci scriveresti queste avventure impagabili. Dalle un bacio per me (anche se non sa da chi arriva sono certa che se glielo dici si mette a sorridere..)

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  3. utente anonimo ha detto:

    da non credere…
    se fosse la prima volta che capito sul tuo blog,…
    (penserei quello che ho pensato la prima volta che ho letto un tuo post, credo un anno fa… : ma questa è una scrittrice in anonimo, una sceneggiatrice ecc. ecc.)

    Roba da film di Alberto Sordi, Carlo Verdone….

    Leggo sempre in anonimo e non commento.

    E spesso, come stasera, credo di leggere un foglio che fa parte di un romanzo
    o appunto della sceneggiatura di un film: reale, il tuo. Mentre leggevo immaginavo tutte le scene.

    So, che tutto è reale, perchè leggo sempre anche i commenti dei tuoi amici
    blogger.

    Grazie per questo tuoi racconti di pesonale vissuto. E complimenti.

    Auguri

    p.bar

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  4. ferrucci ha detto:

    Anch’io, naturalmente, ho letto questo pezzo strepitoso come se stessi seguendo un film. Nella scena all’interno della chiesa (ho un debole per le chiese, come sai, vedi la scena nel mio ultimo romanzo), quando tua nonna ha fatto l’obiezione, ti ho immaginata con espressione interdetta che guardi davanti a te, incapace di controbattere, immersa d’improvviso in profonda riflessione sul senso dell’esistenza…

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  5. flalia ha detto:

    Melchisedec: Con la mia prozia prima e con mia nonna ora, ho capito una cosa molto importante: se perdi "la bussola" ma sei circondato da una famiglia che ti ama e ti rispetta, la tua dignità sarà salvaguardata, perché i tuoi familiari ti cureranno e ti tratteranno nel modo in cui curavi e trattavi te stesso/a da lucido e ti preserveranno da situazioni imbarazzanti nelle quali altrimenti incapperesti. Il grosso problema è se sei solo e a "curarsi" di te ci sono gli inservienti di una casa di riposo o di un ospedale o una "badante" che non ti è affezionata…

    Kittymol: se vuoi ridere, senti qua: ormai gran parte delle persone che conosciamo e che abitano nella nostra strada sanno delle fughe di mia nonna; quindi un paio di volte è capitato sia a me che ai cugini che il campanello suonasse e fosse qualche vicino che aveva trovato mia nonna per strada, l’aveva "presa in consegna" (con lei recalcitrante) e ci avvisava del fatto; quindi mia nonna nelle sue fughe non ha alle calcagna solo i familiari ma anche i vicini di casa… povera! 😉 Anch’io parteggio per le sue fughe, se c’è un ribelle da sostenere io sono in prima fila… l’unica preoccupazione è che non si faccia male 🙂

    P.Bar: grazie di cuore! Non sai quanto piacere mi ha fatto il tuo commento! :-)) La mia idea è che in ogni vita quotidiana ci sono molte cose che varrebbe la pena raccontare, ma spesso non ce ne si accorge e si pensa di avere una vita noiosa 😉

    Paolo: eh eh, in effetti quella sua domanda sul momento mi ha spiazzata! 😉

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  6. latendarossa ha detto:

    Tanta tenerezza anche a me, e che tatto in quell’espressione "hai perso il calendario". Se non fosse pericoloso, come sottolinei nel post, farei il ifo anche io per lei. Molto toccante questo pensare di andare incontro a qualcuno che si è amato.

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  7. MrsApple ha detto:

    Come al solito hai il potere di descrivere le tue avventure quotidiane con sensibilità ed ironia, i tuoi post sono sempre belli perchè ci lasciano sempre qualcosa di bello, fai sorridere anche nelle sventure… ma poi si riflette anche. Comprendo comunque anche il tuo stato d’animo perchè anch’io sto assistendo a molte "perdite di calendario" in famiglia e non sono facili da accettare… per niente… e si ha sempre la sensazione e il rimorso che si poteva fare di più….
    OT: Bricchi=Monti in genovese ma anche in altri dialetti …..credo…..

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  8. Masso57 ha detto:

    Finalmente riesco a ripassare, e trovo questa tua esperienza che…beh, che dirti? Il dna non è acqua, poi a me le "fuggitive" riempiono di tenerezza. Tempo fa ne incontrai una in stazione, ciabatte e giacca di lana, voleva sapere quando arrivava il treno dei soldati: quando arrivò una coppia a riprendersela, riuscii a capire perchè stesse fuggendo. Tu sei decisamente migliore di quella coppia. 

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  9. one.drop ha detto:

    oh, ecco che sono ripassata.. sembra la scena di un fim. di quelli che piacciono a me però, quei film piccoli che raccontano piccole grandi cose  : )

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  10. flalia ha detto:

    Marcello: "perdere il calendario" è un’espressione che mi fa ridere 😉

    MrsApple: già, non è facile da accettare, per niente… Grazie per la spiegazione linguistica 🙂

    Masso: che bello rileggere un tuo commento! 🙂

    One.drop: piacere di rivederti! 😉

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