Liberi di cantare

Il mio blogghino non conta niente ma nonostante questo voglio lo stesso portare alla conoscenza dei miei tre lettori l’ennesimo episodio di intolleranza, stavolta contro persone omosessuali, e pesa molto, questo episodio, nel mio cuore; primo, perché la mia città ha un solido e storico rapporto con la cultura omosessuale, cui deve molto, perché sempre viva e attiva grazie per esempio a un circolo come questo, aperto a tutta la popolazione e spesso ricco di iniziative interessanti; poi perché sono cattolica; infine perché sono una cittadina italiana e amando il mio Paese vorrei che ogni cittadino potesse viverci ricevendo rispetto. Il fatto è questo: da qualche tempo il coro Komos, un coro maschile omosessuale, utilizzava per le sue prove una sala parrocchiale messa gentilmente a disposizione da un parroco. L’arcivescovo di Bologna, che per certe cose ha evidentemente le antenne, ha obbligato il parroco riluttante a fare sloggiare il coro per via di un documento della Congregazione per la dottrina della fede del 1986, firmato dall’allora cardinale Ratzinger. In questo episodio colpisce anche l’ormai solita contrapposizione tra alcune delle gerarchie ecclesiastiche, spesso perse in deliri di potere e autoritarismi offensivi per la dignità umana, e i semplici parroci, cioè le persone che stanno a contatto con la gente e che, per lo più, seguono l’esempio di Gesù ben più dell’arcivescovo di Bologna. Che poi non ho mai capito perché a Milano assegnano sempre i vescovi “buoni” e da noi mandano sempre dei vescovi cattivissimi. Forse per punirci in eterno del fatto che una volta eravamo una città “rossa”. E magari lo fossimo ancora.

Qui trovate il blog del coro Komos, con maggiori dettagli sul triste episodio ma anche tanto amore per la musica, e qui un bell’articolo (anche se il nome del coro è scritto sbagliato) del Centro Poggeschi.

Riguardo a me, non servirà a niente scriverlo qui, ma tacere è essere complici di un clima di intolleranza che non sento mio. Sono un’individualista socievole e penso che ognuno vada rispettato per quello che è, bello o brutto, grasso o magro, mozzarelloso o colorato, eterosessuale o fantasioso, disabile o apparentemente sano… e se a una o più persone piace cantare… e lasciateli cantare!

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11 commenti on “Liberi di cantare”

  1. melchisedec ha detto:

    Flalia, straquoto tutto, dall’inizio alla fine.
    Impegno occorre, ovunque e ad ogni livello.
    Tristezza sì, ma coraggio.

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  2. commediorafo ha detto:

    Quando la strada la te fa paura,
    quando te ciapa la malinconia,
    se te senti cantar fèrmete pura!
    Te passarè na sera in compagnia
    te trovarè de amissi un gran tesoro
    te capirè cossa vol dir un coro!

    Cantar in coro
    l’è passar qualche ora in alegria,
    l’è caminar tegnéndosse par man,
    l’è verghe tuti na speransa noa,
    na strada sola, n’emossion granda
    che pol capirla solo ci le proa

    Cantar in coro
    l’è parlar col Signor, l’è na preghiera,
    molà nel vento a ringrassiar el Cel,
    l’è capirse coi oci, star vissini,
    butar zo qualche goto in compagnia,
    volar distante co la fantasia.

    Cantar in coro
    l’è verghe una fameia piussè granda,
    sentarse tuti atorno a na gran tola,
    cantar alegri con el sol in gola!
    L’è catarse cossì, contenti e bei,
    a la fine de un giorno de laoro…

    Saverse contentar, cari butei, saverse contentar, l’è tuto,
    el “Coro”!

    Bepi Sartori

    Commenti non credo ne servano. magari qualche dritta per la traduzione…
    Massimo

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  3. kittymol77 ha detto:

    Grazie Flalia…Grazie di farci conoscere realtà che sembrano “locali” ma in realtà contribuiscono a chiarire un quadro che è nazionale: la fuga all’indietro in ogni spazio che era conquistato alla cultura della libertà e della convivenza fra cittadini. Le posizioni ufficiali della Chiesa sono note, non mi scandalizzano. Ciò che è nuovo, anzi vecchissimo, è questa retromarcia su tutti i fronti che ha visto un’accelerazione all’indietro in ogni aspetto della libertà individuale: l’omofobia è in forte aumento; ma lo sono anche il razzismo, la violenza sulle donne che vengono di nuovo distinte in sante e puttane, nell’educazione che impone nelle scuole minuti di silenzio in onore di un amor di patria inventato a tavolino e di cui ci si riempia la bocca senza nemmeno porsi la domanda di cosa significhi o cosa implichi il concetto di patria. Implica anche ciò di cui ci informi: fuori da casa mia perché qui vale la legge dello Stato Vaticano che è contro l’omosessualità. Definire i confini per definire una patria, è voler definire con un tratto di penna dei valori condivisi. Il che, come ben sappiamo, non è. Ciò che esprime il tuo post non è quindi un fatto locale, è una testimonianza di come la libertà in questo paese si stia riducendo a tutti i livelli, ogni giorno di più, nel silenzio quasi totale e nella paura di alzare la voce per timore di creare anche più danno.

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  4. lauraetlory ha detto:

    Purtroppo la diversità fa paura, a tutti i livelli. E la paura genera violenza, cieca, ignorante, cattiva. E’ giusto denunciare certi episodi anche se con una voce piccola, tante piccole voci fanno un coro e al coro Komos esprimo tutta la mia solidarietà e mando un abbraccio.
    Un bacio a te.
    lory

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  5. latendarossa ha detto:

    Flalia, lungi da me la volontà di dire qualcosa di polemico: però, penso, è molto cattolico questo comportamento, mentre non è cristiano. Mi spiace per il coro, spero proprio trovino al più presto 10, 100 , 1000 sedi adeguate 🙂

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  6. autobiogrquanto ha detto:

    Flalia, blogghino o bloggone, sei una voce sincera, alimentata da notevoli capacita critiche. I tuoi post riflettono i tempi e aiutano a diradare la confusione.
    Sono ateo, ma non indifferente, un sopruso resta tale in qualunque contesto avvenga.
    Forza Kosmos!!!
    A te un abbraccio.

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  7. flalia ha detto:

    Mel: giusto, per fortuna penso che certi soprusi rendano più forti…

    Massimo: eh eh, non c’è bisogno di traduzione, è un testo bellissimo, lo sottoscrivo in pieno, io poi amo cantare, sia in coro sia da sola :-))

    Kittymol: sono d’accordo in tutto, è proprio così che leggo tutti questi piccoli o grandi episodi di intolleranza e insofferenza verso le diversità… come espressione di un clima complessivo, poi cavolo, a volte fanno vedere in tv vecchi spezzoni di programmi degli anni ’80 e mi tocca stupirmi: 20 o 30 anni fa c’era più libertà di adesso nel mostrare certe cose (almeno in certi casi)! E’ come se stessimo regredendo in parte…

    Grazie, Lory 🙂

    Marcello: sì sono d’accordo con te, purtroppo il cattolicesimo mi sembra un movimento quasi pagano ormai, è come se avesse un cancro che lo divora (la commistione col potere terreno e tutto ciò che ne deriva) sarebbe un discorso lungo e da tanto mi chiedo se non sarebbe meglio fare il salto a un’altra confessione ma dovrei essere più che convinta dall’alternativa e non lo sono, anche perché sinceramente non credo che Dio stia a guardare le denominazioni o le religioni ma il cuore di ogni persona…

    Autobiogrquanto: grazie! Un abbraccio anche a te 🙂

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  8. Murasakishikibu ha detto:

    Solidarietà al coro, naturalmente, e tanti auguri per i loro prossimi progetti.
    Ma anche al parroco che, poveretto, sta solo cercando di fare onestamente il suo lavoro e perciò viene, ostacolato in tutti i modi dalle alte sfere invece che aiutato.
    Io sono felicemente atea (negli ultimi anni sto, mio malgrado, anche diventando ferocemente anticlericale); ma mi dispiace, sinceramente, vedere che ci sono tanti preti così validi che vengono così poco valorizzati nella loro opera di dialogo, assistenza, aiuto… anche aiuto alla cultura, come in questo caso.

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  9. utente anonimo ha detto:

    Flaaaaaaaaaalia!!!!
    Gia mi avevi fatto una buona impressione sul blog della De Mari adesso mi stai proprio simpatica.
    Ma allora ce n’è di gente tollerante (se poi qualcuno mi spiega in questo caso tollerante verso cosa mi fa un piacere) Ma insomma, con tutte le rogne che ci sono al mondo ci dobbiamo occupare anche di con chi va a letto la gente matura adulta e consenziente
    Iri
    Individualista socievole *_* è meraviglioso!

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  10. utente anonimo ha detto:

    Io studiavo a Bologna quando c’è stato il cambio “tinta”: da rosso a nero.

    Al Kassero, al mitico Cassero, ci sono stata varie volte e si può dire che sia un’istituzione culturale.

    Quanto ai vescovi, che dire? Difficile pescare tolleranza…

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  11. flalia ha detto:

    Murasaki: ma sì, infatti sembra che il principale nemico di tanti preti siano i vescovi!!! ;-))

    Ciao Iri, benvenuto! :-)) Vedo che siamo in sintonia 😉

    Silvia: sì, è un’istituzione culturale, figurati che è tra le opzioni per il tirocinio degli studenti di scienze dell’educazione 🙂

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