L’irresistibile fascino del proibito

Dato che sta per uscire il nuovo romanzo di Dan Brown, che conta tra i personaggi perfino un Gesù clonato, mi torna alla mente il seguente ridicolo episodio, avvenuto – badate bene – quando Il codice da Vinci era un romanzo ancora sconosciuto ai più, edito da poco e ben lungi dall’essere tanto venduto come poi avvenne.

Una domenica di settembre, in chiesa, la messa stava per terminare. Eravamo al momento degli Avvisi, quel momento che precede la benedizione finale e nel quale vengono ricordati gli appuntamenti della settimana a venire (“Ricominciano gli incontri del gruppo vedove il giovedì alle 17, ricordarsi l‘uncinetto!”, per esempio, o “Il gruppo teatro apre le iscrizioni, rivolgersi all’oratorio” o “Si cercano volontari per la pesca di beneficenza”).

Quel giorno, il parroco (un parroco comunque poco illuminato che per fortuna da noi è durato poco) assumendo un tono grave iniziò un discorso teso a mettere in guardia i fedeli nei confronti di un libro di un tale Dan Brown, molto offensivo per la Chiesa cattolica, forse anche a causa di certo protestantesimo in mala fede, un “romanzaccio” in cui venivano inventate storie al limte della blasfemia su Gesù e altri personaggi del Vangelo, un giallo incentrato sul Vaticano, un libro assolutamente da evitare, diseducativo, irriverente, ambiguo nel presentare invenzioni letterarie come se fossero vere e via così.

Era un discorso talmente “convincente” che tra un po’ veniva voglia di leggere quel libro perfino a me (che grazie a internet ne avevo già letta qualche recensione classificandolo come patacca) e, mentre il parroco parlava, in tutta la chiesa cominciò a sollevarsi un bisbiglìo, credo ovunque composto dalle stesse frasi pronunciate dalle signore sedute intorno a me. Cioè:

– Come ha detto che si chiama l’autore? –

– Accidenti, non capisco l’inglese! Signorina [rivolte a me], lei che è giovane, com’è che si chiama l’autore? –

E mentre io facevo lo spelling:

– Aspetti aspetti, che me lo scrivo! –

– Anch’io, anch’io! Gianna, dopo mi passi la penna? –

– Anche a me! –

– Chi ha un pezzo di carta da darmi? Be’, vabbe’, me lo segno qui sul foglietto dei canti–

– Sarà già in vendita in libreria? –

– Mah, prima faccio una capatina in biblioteca, è tanto ben rifornita la biblioteca di quartiere! –

– Di domenica la Feltrinelli è aperta, vero? –

Come potrete immaginare io, tra uno spelling e l’altro, mi stavo soffocando dalle risate.

Non mi stupirei se (anzi, ne sono certa!) l’indomani (o il giorno stesso) gran parte di quelle persone si siano recate in libreria ad acquistare – con la pia intenzione di rimanerne poi sdegnate, a lettura avvenuta – il famigerato Il codice da Vinci! Dato che immagino che la mia non sia stata l’unica parrocchia in cui si è verificato ciò, direi che il buon Dan Brown deve ringraziare per il suo successo anche l’irresistibile pubblicità dovuta all’opera di dissuasione di tanti pur volonterosi parroci. Vedremo come andrà con la prossima patacca.

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9 commenti on “L’irresistibile fascino del proibito”

  1. kittymol77 ha detto:

    urca! Sai che potresti avere ragione? a volte non andare in chiesa la domenica si rivela una perdita di notizie incolmabile se non…tadannn..avendo una preziosissima amica blogger che ci passa le info clandestine. Me la immagino la scenetta che racconti e mi chiedo se la casa editrice non ne sappia nulla di questa pubblicità “negativa”. Tienimi informata se la cosa risuccede con il prossimo di Dan Brown. Certo che quello si è scelto un filone mica male, ti pare? Chi non è curioso di leggere come la mette giù con il clone? Io sì, sono curiosa (poi ti dico se lo leggo come va a finire, come scambio info, se ti va…)

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  2. autobiogrquanto ha detto:

    Personalmente non “menefreganiente”, non ho letto il Codice da Vinci e sono per nulla incuriosito, ma penso che tu abbia ragione. Ricordo di avere letto su un giornale (mi sembra il Corriere) un articolo di Bagnasco (CEI) che esprimeva le stesse considerazioni del parroco.
    E’ sicuramente il modo migliore per incuriosire.
    Ciao

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  3. Masso57 ha detto:

    vedi cosa succede a non frequentare? Potevamo metterci d’accordo, così mentre tu erudivi le vecchie argute, io allestivo in quattroequattrotto un banchetto di vendita del libro (eufemismo…) ovviamente a prezzo maggiorato, poi si faceva a metà……….

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  4. commediorafo ha detto:

    In effetti non è la prima volta (e temo non sarà nemmeno l’ultima) in cui Santa Romana Chiesa ha leggermente sbagliato strategia di marketing, se così si può definire.
    Un saluto
    Massimo

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  5. Murasakishikibu ha detto:

    Funziona un po’ come la storia dell’esame “Andrà tutto bene, l’importante è che tu non pensi agli elefanti rosa”. E il poveretto, che mai in vita sua aveva dedicato un solo pensiero agli elefanti rosa, si ritrova a barcamenarsi come può all’esame, sempre tormentato dalla continua preoccupazione di non pensare agli elefanti rosa.
    Insomma, un discorso del genere avrebbe avuto una sua utilità magari al momento dell’uscita del film, quando proprio non c’era verso di non sapere nulla del Codice Da Vinci. Ma fatto in modo così prematuro, via, è logico che uno desideri comunque sapere di cosa si parla…

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  6. melchisedec ha detto:

    A volte, cara Flalia, mi chiedo come persone di una certa cultura e intelligenza possano incappare in questi errori, anche solo di approccio comunicativo.
    Del nuovo libro di Brown so… nulla.
    🙂

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  7. donlucap ha detto:

    A parlare con gli stupidi si rischia sempre che gli altri non capiscano la differenza… E’ pur vero che ogni tanto la verità su certe pubblicazioni o altro va pur detta…

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  8. Jedredd ha detto:

    Viene da pensare, ironicamente, che la Chiesa Cattolica, o certi parroci, non so, fossero d’accordo con Dan Brown per spartirsi gli utili del libro… sono stati tanti ad aver acquistato il libro per curiosità, e dopo tutta quella pubblicità gratuità.
    Le ipotesi su cui si basa il romanzo, poi, si conoscono da così tanto tempo, le conoscevo anch’io da quando ero bambino, insieme a tante altre, di ogni tipo e fantasia, c’era bisogno di tutta questa confusione?! Macchè, alla fine ha ragione ancora Shakespeare, “Molto rumore per nulla”!

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  9. flalia ha detto:

    Cara Kittymol, una parrocchia è un meraviglioso microcosmo animato da dinamiche e caratteristiche che non smetteranno mai di stupire la scienziata sociale che c’è in me. Sarò ben lieta di informarne i miei lettori 😉

    Autobiogrquanto: già… chi vieta crea curiosità. Lo strumento più efficace è l’indifferenza, in casi come questi 🙂

    Masso: ih ih, mi hai dato un’idea… di questi tempi ogni idea per guadagnare è buona 😀

    Massimo: già, mi sa che si devono applicare meglio, se proprio ci tengono. Ciao 🙂

    Murasaki: è vero, tempistica sbagliata, hai colto il punto! 😉

    Melchisedec: me lo chiedo anch’io… direi che è un meccanismo abbastanza noto e sarebbe facile evitarlo o almeno aggirarlo…

    don Luca: è vero, però mi sa che questo parroco ha sbagliato tempo e modo… poi detta lì, alla fine della messa… non mi è piaciuto molto! 🙂

    Jedredd: hai ragione, avevo letto perfino un fumetto, tempo addietro, sullo stesso tema! Il fatto è sempre lo stesso: c’è chi sa vendere la propria merce anche spacciandola come nuova!

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