Svuotare lo sguardo

post-32_2016The Slave Ship (1840)

I fisici lo chiamano processo di depressurizzazione. I filosofi, processo di epoché fenomenologica. Gli antropologi e gli storici parlano di straniamento: per entrare in un tempo che non è il nostro, occorre dismettere gli abiti che sono propri della nostra idea di razionalità, è necessario abbandonare le nostre categorie di certezza e di verità. Gli storici dell’arte, del resto, hanno ben presente l’esempio di William Turner: l’obbligo che imponeva ai visitatori che volevano accedere alla sua collezione privata. Prima di ammirare i suoi quadri, essi dovevano sostare per qualche minuto in un’anticamera completamente buia, in modo che i loro occhi potessero «riposare» e spogliarsi dei colori veduti fino ad allora. Che sostassero, che le loro retine si svuotassero dei consueti fasci luminosi, pronte così a essere inondate da masse di colori mai viste prima di allora e che descrivevano naufragi, collisioni di navi nella nebbia, tormente di neve, valanghe, incendi.

M.Bucciantini, Esperimento Auschwitz, Einaudi, Torino 2011 (pp. 21-23)

Apprezzo questo comportamento di Turner; oltre a implicare una sorta di “pedagogia della bellezza e dello sguardo” ha in sé – e trasmette – la consapevolezza del valore della propria opera e della dignità del proprio lavoro. Quanto diverso da certi “spiattellamenti” odierni e aggressivi…
Anche se, a dire il vero, la potenza espressiva dei suoi quadri ti inonda, ti rattrappisce e ti schiaffeggia anche senza l’adozione di particolari riti; non dimenticherò mai l’impressione profonda e lancinante e lo stordimento che ho provato quando sono entrata svagata e chiacchierina nella sala della Tate Gallery a lui dedicata e per la prima in volta in vita mia mi sono trovata davanti le sue opere dal vivo. Giganti, maestose, vive, incombevano su di me quasi senza pietà togliendomi favella e respiro.

 

 

 

Annunci

5 commenti on “Svuotare lo sguardo”

  1. recensioni53 ha detto:

    Quello che più importava a Turner non era la rappresentazione realistica ma trasmettere l’impressione e l’emozione, anche in modo forte, che un fenomeno esterno riusciva a suscitargli nell’anima. La depressurizzazione serviva a consentire agli altri di poter meglio assorbire queste emozioni.Se le sue opere ti hanno tolto il respiro e ti hanno lasciata senza parole vuol dire che ti hanno proprio emozionata. Io dal vivo purtroppo non le ho mai viste!

    Mi piace

    • Ilaria ha detto:

      Allora devi andare a Londra! Vedere quei quadri dal vivo non è come vederli su un libro o sul web (questo vale per tutti i quadri…), molta dell’impressione la provoca anche la grandezza della tela. Di fronte a queste tele giganti con queste pennellate così espressive mi sono sentita piccola piccola, inghiottita… ma l’anima si allargava. Insomma mi sa che è stata la volta in cui sono andata più vicina alla “sindrome di Stendhal”!

      Mi piace

  2. melchisedec ha detto:

    Adoro le opere di Turner per il misto di indeterminatezza e spazialità indefinita che investe il fruitore dell’opera, ma non le ho mai viste dal vivo. Mi colpisce il termine “straniamento”, che credevo fosse eminentemente letterario. 😂

    Mi piace


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...