The lovely bones

the_lovely_bones05Dopo circa un anno di assenza dalle sale cinematografiche, la spettatrice Ilaria (nome d’arte: Flalia) ha fatto ieri la sua ricomparsa in un cinema bolognese, in compagnia di un misterioso accompagnatore. Come da copione, non appena il film è iniziato, la sensibile Flalia è scoppiata ripetutamente in lacrime e non ha smesso di lacrimare per circa due ore. All’uscita dal cinema, la nostra eroina, disidratata ma soddisfatta, ha sentenziato, ma con aria sognante: «Un regista europeo non si azzarderebbe mai a girare un film come questo sulla vita e sulla morte; un regista italiano, poi, ci saprebbe presentare solo cupi interni casalinghi con genitori in lacrime che si torturano psicologicamente per metà del film»; dopodiché è andata a bersi un tè per reintegrare i liquidi perduti.

Da: La gazzetta di Flalia, 19-02-2010


Ebbene sì, a me in teoria andare al cinema piacerebbe, e ci sono stati periodi di assidua frequentazione. Tale piacere ha cominciato a incrinarsi grazie a un fidanzato cinefilo, di quei cinefili che però non sanno gustarsi un film perché mentre lo vedono stanno già elaborando recensioni critiche particolarmente analitiche, e che a loro parere meriterebbero di essere pubblicate su qualche pregevole rivista d’élite anziché restare nella loro testa; non a caso, benché il suddetto cinefilo non tenesse in gran conto le mie opinioni sui vari film visti, si dichiarava tuttavia ammirato dalla mia capacità di immersione nel film stesso. Ed è proprio questo il mio problema col cinema: fatico ad andarci perché mi emoziono troppo, indipendentemente dal film in questione; quando la luce si spegne e partono le prime scene, sento subito la strana e inquietante sensazione di essere portata via; tutto quello che succede mi coinvolge completamente, non riesco ad avere distacco. E – che il film sia tragico o comico – quasi sempre piango. E piangere mi fa venire il mal di testa. Per cui diciamo che per me andare al cinema significa farmi venire il mal di testa, significa sapere che sentirò il cuore soffocato di lacrime e che verrò inondata di emozioni e sensazioni che mi centrifugheranno i neuroni. Inoltre l’idea di sedere per due ore o più ferma al buio in un ambiente chiuso mi angustia. Ecco perché solitamente preferisco guardare i film in dvd: perché tutto questo stravolgimento viene attutito. Però poi quando vinco il tabù e mi decido ad andare a vedere un film al cinema, difficilmente ne esco delusa. Col mal di testa sì, ma felice. Quindi… ieri ho deciso che ricomincerò ad andare al cinema spesso come un tempo, perché mi sono accorta che ultimamente faccio di tutto per evitare le mie emozioni, faccio fatica ad affrontarle anche nella scrittura, e questo non mi sembra giusto.

Devo ringraziare comunque il mio più caro amico, che ha insistito perché andassimo insieme a vedere “Amabili resti”, il film di Peter Jackson tratto dall’omonimo romanzo di Alice Sebold (che non ho letto). Mi è piaciuto molto; non sarà un capolavoro che resterà nella storia, e ad alcuni sembrerà grossolano; ma mi ha coinvolta. Alcune scene mi rimarranno sicuramente impresse; è un film fantastico e non realistico, anche se si svolge su due piani, quello fantastico e quello reale, – e questa distinzione è importante, perché se lo si legge come film realistico è ovvio fare obiezioni che però vanno al di là delle intenzioni del regista, secondo me – che mi ha ricordato per molti aspetti un film che ho molto amato: “Big fish”; non per la trama, ma per la carica simbolica che lo pervade e per la rappresentazione di una lunga elaborazione del lutto per la perdita di una persona cara; solo che in questo caso anche la persona morta deve elaborare, non diversamente dai vivi, il lutto per la propria morte. Sicuramente mi ha coinvolta anche perché ho molta paura e avversione verso la morte e perché ho recentemente subìto la perdita di persone molto care. Perdermi in quelle meravigliose immagini è stato catartico. Forse anche perché sono in fondo un’idealista che crede nei sentimenti puri e incorruttibili e mi piace chi, come in questo caso Jackson, non teme di sfidare quello che ad alcuni potrà sembrare il ridicolo, proponendo una visione grandiosa e potente, ma in fondo anche semplice e che va a toccare bisogni in noi elementari (il bisogno di distinguere chiaramente il bene e il male, il bisogno che il cattivo riceva una punizione divina, il bisogno di credere che ci sia qualcosa dopo la morte, il bisogno di credere nell’amore familiare). Posso dire che anche solo per la fotografia, tornerei subito a vederlo: sicuramente hanno contato moltissimo, nel farmelo piacere, la magniloquenza dei paesaggi, le scenografie, la luce usata, le citazioni figurative, quel senso di ampiezza, respiro e luminosità che soprattutto la dimensione “altra” (il limbo in cui si trova lo spirito della protagonista) trasmette. Veramente potente. Mi ha ricordato altri film; oltre al già citato “Big fish”, “American beauty” per l’ambientazione (il classico sobborgo americano dorato in apparenza) e sicuramente “Ghost”. È difficile parlare di un film senza citare le scene più significative, muoio dalla voglia di farlo, ma non voglio fare come Fabio Fazio che quando deve parlare di un film lo racconta tutto dall’inizio alla fine togliendo a chi ascolta il desiderio di andarlo a vedere.

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13 commenti on “The lovely bones”

  1. cappelliavolute ha detto:

    Io invece, senza aver visto il film, mi sono fatta tentare dalla trama e mi sono comprata il libro! Il che è un rischio, perchè vedere il film dopo il libro solitamente delude, d’altra parte vedere il film prima del libro secondo me demotiva dalla lettura, quindi seguirò l’ordine convenzionale! =)

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  2. melchisedec ha detto:

    Che bello il tuo post!
    Ecco si realizza uno dei miei desideri: interloquire sullo stesso argomento con una collega bloggggheressa!
    Dai, Flalia, non sono poi così cattivo!
    Il vissuto funge da filtro e, probabilmente, tu hai visto cose che magari a me sono sfuggite o che le mie antenne non hanno captato.

    Mi chiedo se ci sia relazione tra il cognome Salmon, il salmone e il film…

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  3. MrsApple ha detto:

    OOOo che bel post!!! io di Amabili Resti lessi il libro appena uscì, anni fa , fresco di stampa e anche se straziante lo amai moltissimo, lo consigliai, contribuì alla sua diffusione!!! Il film mi piacerebbe moltissimo vederlo… ero tentata… ma a me invece ultimamente il cinema non piace molto. Premetto che da fidanzata arrivai a sfiorare anche le 3 volte alla settimana, quindi sono stata in passato un’assidua frequentatrice…… Ma ora è da tanto che non ci vado ….  durante le ultime visioni mi sono davvero fatta troppo nervoso….. ragazzini maleducati, gente che commenta ad alta voce (per altro commenti spesso di cattivo gusto), vecchi arroganti, anziani che si succhiano la dentiera, masticatori rumorosi, sbucciatori di caramelle, influenzati che ti tossiscono in testa, calciatori colpiti da nevrosi che ti puntellano la poltroncina…..disturbatori…. abituata alla visione silenziosa e concentrata casalinga, comodamente sdraiata sul divano…. ho iniziato a provare orticaria per il cinema come ambiente in se’. Tra l’altro ormai non si deve attendere molto per l’uscita in dvd, i nuovi televisori hanno schermi nitidi e più grandi e con ottimo audio….. certo le vibrazioni non solo quelle delle sale cinematografiche…. ma almeno non m’innervosisco

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  4. kittymol77 ha detto:

    Molto convincente. Al punto che penso di fare così: intanto mi leggerò finalmente il libro della Sebold più volte occhieggiato in libreria e fin qui scartato.Poi, visto che la fotografia e la scenografia sono sempre la storia come la racconta il regista (quindi è quasi sempre un’altra storia9; aspetto il Dvd per godermi anche il film. Grazie, mi è piaciuto il post che mi da spunti per cose nuove da leggere e da vedere…

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  5. flalia ha detto:

    CaV: io il libro non l’ho letto, anche se ricordo che fin da quando uscì, qualche anno fa, se ne parlò molto bene; ora m’è venuta un po’ di curiosità, mi sa che quasi quasi lo leggo! Se vedrai il film, fammi sapere cosa ne pensi tu, visto che di solito i nostri gusti si accordano ma non so se ti piacerebbe o no (secondo me sì, almeno per certe cose) 🙂

    Melchisedec: in effetti neanch’io avevo pensato a quella notazione rilevata dalla tua alunna, e tutto sommato mi sembra appropriata (mi sembra che anche alla fine del film la voce fuori campo faccia riferimento al gioco di parole salmon-salmone, per la ritrovata libertà, ma in effetti ha senso pensando anche al ripercorrere a ritroso la propria vita)…

    MrsApple: io risolvo il problema che citi (pubblico rumoroso e fastidioso) andando al cinema nel pomeriggio dei giorni feriali… non so se sia così anche in altre città, qui a Bologna i cinema sono aperti anche al pomeriggio (con due spettacoli, uno nel primo pomeriggio, l’altro nella seconda parte del pome) e a prezzo ridotto. Sarà da anni che non vado al cinema nei weekend o la sera… se uno riesce ad avere un pomeriggio libero (o un buco di due ore) si infila nel cinema, a quell’ora mezzo vuoto, e si gode lo spettacolo nel silenzio più totale e pagando metà prezzo

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  6. flalia ha detto:

    Kittymol: guarda, quel libro è capitato anche a me più volte di soppesarlo in libreria, un po’ perché ne ho sempre sentito parlare bene, un po’ perché in genere mi piacciono i libri della minimum fax, quindi un’occhiata la do sempre… però, come te, non ho mai avuta quella spinta in più per leggerlo. Ora sono incuriosita 🙂

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  7. Mo2 ha detto:

    Mai abbandonare la magia del cinema! Andate al cinema ragazzi!

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  8. latendarossa ha detto:

    E’ vero, infatti quando Fazio sta per parlare di un film cambio canale. Ma la domanda è: perché stavo guardando Fazio? Con gli anni è peggiorato fino a  diventare inguardabile.
    Ma il misterioso accompagnatore??? Non ci dici altro? Visto che il film non era questo granchè, vi siete baciati almeno?

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  9. flalia ha detto:

    Mo2: ci si prova… 🙂

    Marcello: hai ragione! Non so, ormai Fazio è così servile e scontato. Infatti ultimamente mi collego solo verso la fine per vedere Antonio Albanese e la Littizzetto. Adoro entrambi. Prima del ritorno di Albanese mi hanno lasciata di stucco anche Aldo Giovanni e Giacomo: di solito li trovo divertenti, ma le loro ronde padane erano di una noia e insignificanza mortale, almeno per me… In quanto al misterioso accompagnatore, mi ha asciugato le lacrime 😉

    Errata corrige: il romanzo è pubblicato da e/o, ho avuto un corto circuito, forse perché mi sembra un’autrice da minimum fax! 😛

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  10. ziacris ha detto:

    onestamente all’inzio del post, quando parli delle luci che si spengono, pensavo fosse cominciata la "limonata" classica da cinema, invece….brava, mi hai fatto venire voglia di leggere il libro (non andrò al cinema perchè di solito mi addormento)

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  11. MrsApple ha detto:

    AAALT… è proprio di pomeriggio che accadono le cose che ti ho citato… (è in quelli spettacoli che abbodano i vecchietti arroganti e succhiatori di dentiere… che hanno lo sconto e i giovani adolescenti scalmanati!!!) Infatti anche noi al cinema non siamo mai andati ne’ il mercoledì sera, ne’ nel fine settimana…. era una sorta di promessa che ci facemmo da fidanzati…. anche perchè entrambi abbiamo la fortuna di avere dei pomeriggi liberi e magari lavorare nei fine settimana!!!

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  12. MrsApple ha detto:

    … abbondano non abbodano 😛   …..       😉

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  13. flalia ha detto:

    ZiaCris: finora ho sentito tutti dire che il libro è più bello del film, quindi… 🙂

    MrsApple: ih ih, allora è meglio che ti affidi ai dvd 😉 E' vero che a volte i vecchietti (soprattutto se di genere femminile…) ciacolano un po' tra loro 😉

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