Rose al verziere, rondini al verone!

Questo inverno è stato davvero lungo, gelido, nevoso e duro da sopportare. Ieri finalmente il cielo si è debolmente tinto d’azzurro (ma non illudiamoci: oggi è già di nuovo bianco e c’è l’eterna nebbia) e io ne ho approfittato per fare ciò che da tempo aspettavo: andare a Forlì per visitare la mostra “Fiori. Natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh” (vedi il sito). Mi è piaciuta tantissimo, forse perché mi ha spinta a concentrarmi sul fiore come soggetto protagonista di un’opera d’arte anziché ridotto a semplice elemento decorativo. Passando da una stanza all’altra, ho attraversato tutta l’età moderna fino ad arrivare al Novecento, saltando di fiore in fiore e perdendomi tra i diversi modi di concepire e rappresentare la bellezza di questi gioielli che Mamma Natura ci ha donato. Tutto mi ha interessata: i primi erbari secenteschi, così diversi da quelli medievali nell’esigenza tutta nuova di classificare in modo scientifico i fiori e le piante; nasce la botanica, e per comporre questi erbari – in mostra ve ne sono sia preziose copie manoscritte e mano-disegnate, sia edizioni a stampa – artisti e scienziati collaboravano insieme: l’effetto di queste pitture, in genere a tempera o ad acquerello, era davvero speciale, poiché bellezza estetica e precisione scientifica erano entrambe soddisfatte. Tra un fiore e l’altro occhieggiava qua e là un insetto (andava sviluppandosi infatti anche l’entomologia) e devo dire che perfino davanti a una blatta, ha prevalso in me la curiosità artistica anziché il disgusto ordinario. Un’altra stanza era dedicata alle ghirlande di fiori, altro tema tipico tra Seicento e Settecento: spesso all’interno di queste ghirlande veniva raffigurato o un soggetto sacro (per es. la Madonna) o il viso di un nobile cui l’artista rendeva omaggio, però secondo me stonava un po’; infatti le mie preferite erano quelle al cui interno c’erano solo uccellini o farfalline svolazzanti, come alcune ghirlande del pittore Giovanni Stanchi (detto anche “Stanchi dei fiori”): molto più naturali e delicate, e senza contaminazione umana. Ho ammirato poi i “pittori caravaggeschi” (artisti anonimi di cui era però riconoscibile lo stile, ispirato al Caravaggio), la pittura ottocentesca (in cui i fiori si intrecciavano con figure umane, mitologiche o realmente esistite o si esibivano sotto forma di “nature morte”) fino ad arrivare a Van Gogh e Monet con le sue ninfee.

Due cose mi sono piaciute più di tutte: alla corte di Vienna, nel periodo post-Restaurazione, andavano di moda quadri – spesso dipinti da artisti fiamminghi, quindi immaginate grande precisione, nitidezza e realismo – che dovevano raffigurare insieme fiori che nella realtà non possono mai trovarsi insieme, perché fioriscono in periodi diversi: in questo modo, attraverso l’arte si voleva superare la realtà, creando una situazione che in natura non si poteva avere. Questa cosa mi è piaciuta moltissimo! Anche perché tale ricreazione artistica doveva confrontarsi con un grande realismo nella raffigurazione dei fiori e col fatto che in genere questi fiori – di specie le più varie, fatti provenire da ogni parte del mondo – erano presenti nei giardini degli Asburgo e quindi mi immaginavo la nobiltà asburgica che girava nei propri giardini ammirando i fiori dal vivo e pretendendo di ritrovarli poi nei dipinti.

L’altra cosa è stata l’emozione nel rendermi conto di quanto non possiamo fare a meno della bellezza, anche se è effimera come quella di un fiorellino che ha una vita tanto breve e che, utilitaristicamente parlando, non serve a niente. Eppure, secolo dopo secolo, ecco artisti che impiegavano tanto tempo e tanta cura nel riprodurre minuziosamente le sfumature di colore di un girasole o i soffici contorni dei petali di una rosa. E c’erano nobili o borghesi che amavano questi quadri e li ammiravano, amavano mettersi in posa e farsi ritrarre in un tripudio di fiori.

In una ghirlanda di Giovanni Stanchi svolazzava una farfallina cavolaia, disegnata così bene che sembrava fotografata; la luce ne faceva risplendere le ali mentre puntava un fiore e io mi sono commossa nel pensare che un’insignificante farfallina vissuta quattrocento anni fa è arrivata fino a me immortalata in un dipinto.

Sono uscita dalla mostra con il sorriso e una grande serenità nel cuore. Mi piace tantissimo visitare mostre e ammirare opere d’arte perché quella Bellezza mi fa pensare che noi umani per vivere avremo sempre bisogno anche di questo, e non solo dello schifo che leggiamo ogni giorno sui giornali.

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7 commenti on “Rose al verziere, rondini al verone!”

  1. flalia ha detto:

    Ih ih, rileggendo il mio post mi sembra di essere tornata a scuola, quando, dopo avere visitato una mostra, dovevamo poi scriverci su un tema "con le nostre impressioni" 🙂

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  2. kittymol77 ha detto:

    Farà anche gita scolastica ma io questa mostra la voglio vedere. Fra le molte "bellezze", non ce n'è una che io senta più vicina a me della natura, delle piante, dei fiori…Potessi, oltre alle tremila piante con cui ho invado casa e giardino e balconi, comprerei qualcuna d queste opere per avere la primavera in ogni stagione (e quest'inverno senza fine sarebbe stato sopportabile con uno solo dei dipinti in mostra, no?)…Tempo fa avevo pure iniziato a copiare un erbario con l'acquarello. Qualche misera copia di papaveri e tulipani sopravvive sopra un piccolo pensile in cucina..Dovrei riprendere la cosa prima o poi…

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  3. ziacris ha detto:

    Qui piove etira un vento fetende. Per avere un vita migliore basterbbe solamente che smettessero di fare i burattini tutti i giorni,che comnciassero a comportarsi da persone adulte che occupano posti di responsabilità, e a questo punto, senza togliere nulla alla mostra forlivese, la vita avrebbe un altro sapore e colore

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  4. melchisedec ha detto:

    Un bel tema, Flalia, che oggi dovresti cercare con il lanternino tra le pagine degli scolari. Ti invidio un po', adoro la natura che si fa arte e mi hai trasmesso il senso di ciò che ha visto.

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  5. MrsApple ha detto:

    Peccato che Forlì non è proprio dietro l'angolo e che al momento sono "legittimamente impedita" allo spostamento, perchè trovo l'argomento di questa mostra interessantissimo e tu con la tua recensione entusiasta sei riuscita ancora di più ad invogliarmi alla visita!!! Deve essere stata davvero bella, ci credo che sei uscita con il sorriso!!! Mi piace quando poni l'accento sull'effimerità del fiore che invece viene reso eterno dall'opera!!! Io amo i fiori, nei giardini, sui prati, dal fiorista, sul balcone, in mazzo, negli erbari. L'erbario è sempre stato uno dei sogni del cassetto mio e di mio papà…. tantissime volte ci siamo deti di farne uno…. ma alla fine abbiamo sempre desistito, e lui è un fine disegnatore, anche il mio papi avrebbe il dono di dipingere la farfalla cavolaia con realismo, lo so perchè inserisce spesso insettucci nei suoi quadri come metafore e messaggeri.
    Concordo poi anche con la conclusione del post, condividevo infatti la tua osservazione finale uscendo recentemente dalla mostra fotografica di Henri Cartier Bresson sul periodo russo… dopo aver ammirato i suoi scatti mi sono sentita entusiasta, come sazia, serena e il bello è che spesso dopo aver partecipato a questi eventi culturali ci si sente spesso stimolati a "creare", nel nostro piccolo…

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  6. utente anonimo ha detto:

    Un paesaggio siciliano di Francesco Lojacono

    Mel sloggato

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  7. flalia ha detto:

    Kittymol: pensa che, guardandoli, è venuta voglia anche a me di farmi un erbario "artigianale" e non è escluso che ci provi: ho voglia di primavera, di bella stagione, di camminare nell'erba: con tutta 'sta neve e 'sta pioggia è da un sacco di tempo che non posso andare a camminare sulle rive del torrente, che è il mio luogo ideale per meditare, tra l'altro!! 🙂

    Ziacris: eh, hai ragione, ma qui aspetta e spera; nel frattempo cerchiamo almeno di non farci avvelenare troppo la vita da questi maniaci 😉

    Melchisedec: grazie, Prof.! ;-)) Per il commento e soprattutto per il paesaggio! :-))

    MrsApple: è vero, ti stimola la vena creativa! Come dicevo a Kittymol, mi è venuta voglia di provare a farmi un erbario personale, in questa primavera, e non ci crederai ma quando l'ho pensato mi è venuto in mente il tuo progetto di almanacco! Ho pensato: lei farà l'almanacco e io l'erbario ;-))

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