Giocare col tempo

Dato che sui blog siamo distanti e immateriali, oggi voglio almeno farvi vedere quello che vedo io con i miei occhi in questo periodo per quattro ore al giorno. Infatti passo i pomeriggi a Palazzo d’Accursio (il palazzo del Comune, in piazza) in qualità di sorvegliante di una mostra di giovani disegnatori. Non è male perché in quelle quattro ore ho tempo per leggere e anche l’ambiente mi piace. Di visitatori ce ne sono pochissimi ma non mi sento sola perché mi basta sollevare lo sguardo per vedere davanti a me Irnerio, l’illustre giurista del XII secolo che tanto impulso diede all’afferrmazione dell’università di Bologna. Lui però non mi guarda perché è intento a studiare il Codice di Giustiniano, come potete notare:

(Se cliccate qui, lo vedete meglio).

Si tratta di un dipinto del 1886 di Luigi Serra che, volendo celebrare le glorie cittadine, ha scelto di rappresentare un volontario anacronismo: alle spalle di Irnerio, infatti, si nota l’esercito bolognese che rientra in città trionfante dopo la battaglia della Fossalta (1247), in cui Bologna guelfa sconfisse Modena ghibellina (Irnerio a quell’epoca era già morto e sepolto). Sul carroccio, simbolo del Comune, c’è il famoso re Enzo, vestito d’oro, figlio di Federico II, fatto prigioniero dai bolognesi che lo rinchiusero poi in un palazzo che ancora oggi porta il suo nome ed è anch’esso in piazza.

Questo fatto dell’anacronismo mi piace molto, finché restiamo nel campo dell’arte: il pittore aveva voglia di mostrare una cosa che nella realtà, per via del duro incedere del tempo storico, non era potuta avvenire, e l’ha disegnata: così, per chi guarda, quel desiderio è diventato realtà. Proprio come in letteratura, o nel cinema (be’ però parlo di anacronismi voluti e non dovuti a ignoranza…).

L’altra cosa che mi piace tantissimo di questo quadro è il fatto che Irnerio, sul suo scranno, dà le spalle all’esercito e alle scene di trionfo bellico ed è invece tutto assorto nei suoi studi come se fosse nel chiuso di una tranquilla stanzetta anziché all’aria aperta nel frastuono della festa. Per lui, che là dietro trionfino o si disperino, non cambia niente. E se notate, non solo tiene alcuni libroni sul tavolo ma ne ha anche due accanto a lui, per terra, come sarà capitato a tutti noi durante certi disperatissimi studi. Mi piace anche com’è vestito: con una veste verde con qualche ricamino d’oro sulle spalle e poi calza degli stivali scamosciati molto simili a quelli della mia amica Chiara. Di statura pare veramente molto piccolo.

Non sarà un grande quadro ma mi tiene compagnia e comunque, quando le persone entrano nella sala (che in realtà è un lungo corridoio) guardano solo quello anziché i disegni della mostra. Alcuni mi hanno anche chiesto spiegazioni, compresi dei turisti sia francesi sia, in un’altra occasione, inglesi. Avendo quasi più dimestichezza con le lingue morte che con quelle vive, credo di aver fatto degli strafalcioni orrendi in entrambe le lingue ma penso che i concetti base siano passati. Se li conosco è perché me li ha spiegati un signore il primo giorno, mentre contemplavo il quadro ipotizzando tra me e me strampalate interpretazioni della scena (avevo riconosciuto solo Irnerio – perché c’è scritto il suo nome – e Bologna sullo sfondo). Questo signore ho poi capito che è una guida perché lo vedo spesso accompagnare classi riottose o gruppetti di turisti a visitare il palazzo.

Da ieri però mi sono spostata nella sala attigua al corridoio, che è riscaldata. È l’anticamera della sala del consiglio comunale e vi passano, o si fermano a crocchi, assessori, consiglieri, il sindaco, i giornalisti. Io me ne sto rannicchiata su un divanetto dal quale riesco a tenere sotto controllo la mostra e mentre attorno a me c’è un tale viavai di personalità e seccatori al seguito, io imito il mio antico illustre concittadino: mi immergo nei miei libri e viaggio, come lui, in un altro tempo.

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11 commenti on “Giocare col tempo”

  1. diegodandrea ha detto:

    Irnerio e le sue glosse… che ricordi che mi hai fatto tornare 🙂 …ne aveva ben donde di star chino, il corpus iuris era “roba” micidiale su cui applicarsi!
    Baci
    D

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  2. Titolare ha detto:

    Piacciono anche a me gli anacronismi voluti. Nella chiesa di Santo Stefano della mia città (che per campanilismo dirò che mi piace di più di quella della tua…) c’è un magnifico dipinto nella Cappella degli Innocenti in cui è raffigurata (guarda un po’…) la strage degli innocenti che ha come sfondo monumenti della mia città ben più recenti.
    Il titolare

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  3. PaoloFerrucci ha detto:

    Piacerebbe anche a me potermi concentrare nello studio e nella lettura come fa lui, senza lasciarmi distrarre da nulla.
    Ma in un’era fatta di stimoli come la nostra, mi riesce sempre più difficile. E non sono mai stato un buon studente, proprio perché la concentrazione mi sfuggiva di continuo, preso da tanti pensieri e associazioni mentali.

    A proposito, Ilaria, quanto resterà ancora quella mostra in cui fai la sorvegliante?

    baci :-**

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  4. flalia ha detto:

    Paolo: anch’io tendo a distrarmi, purtroppo… 🙂
    La mostra chiude il 6 aprile.
    Io vorrei sempre essere una di quelle persone nelle tue immagini, per es. quella ragazza che fluttua sulla sua sedia, con un buon tè accanto e un libro che la fa sognare e intorno una bella campagna (tutto il contrario di quello che c’è attorno a me).
    Ciao…

    Titolare: proprio la chiesa di S. Stefano hai scelto? Difficile battere in bellezza l’omonima bolognese… 😉 Scherzo. Grazie per l’informazione: questo tipo di anacronismi sono molto suggestivi, secondo me! Chissà mai che non la veda un giorno… tra l’altro, nella mia perversione, sono sempre stata attratta dalle rappresentazioni della strage degli innocenti. Ne vidi una a Siena che metteva i brividi…
    Ciao 🙂

    Diego: pane per i tuoi denti, eh? Ciao e buon weekend 🙂

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  5. melchisedec ha detto:

    Tornerò Flalia, perchè mi interessa molto. Ora vado alllavorare! 🙂

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  6. flalia ha detto:

    Buon lavoro Mel, qui sei sempre il benvenuto! Un bacio :-*

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  7. Titolare ha detto:

    Santo Stefano Protomartire è la mia chiesa parrocchiale. E’ la chiesa più antica di Verona, costruita su resti paleocristiani, e ha testimonianze artistiche di svariati periodi storici, dal romanico in poi. E’ stata recentemente restaurata, anzi, è tuttora parzialmente in fase di restauro.
    Io ne sono innamorato…
    Il titolare

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  8. melchisedec ha detto:

    Non lo conoscevo fino ad ora, davvero interessante, forse perchè l’altezza della posizione della cultura, e dell’impegno ad essa legata, quasi disprezza il movimento degli uomini nell’esercizio della guerra. Colpisce lo sguardo attento, ma soprattutto vivamente interessato del giurista. Quasi sembra reale, autentico.
    Grazie, Flalia.

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  9. flalia ha detto:

    Titolare: beato te che hai una chiesa parrocchiale così antica e bella. La mia, essendo in un moderno quartiere periferico, da fuori ha l’aspetto di una fabbrica più che di una chiesa!

    Melchisedec: hai colto un particolare (lo sguardo) che piace molto anche a me: come dici tu, sembra davvero vivo, assorto. Così come conforta anche me quell’opposizione: cultura/guerra,eterno/contingente.
    Grazie Mel! 🙂

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  10. ondalungablu ha detto:

    sono quei dipinti infatti che a guardarli finisce che ci entri dentro e ci costruisci storie…però scrivere su un trono di pietra…non credo ci riuscirei!’

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  11. flalia ha detto:

    Onda: in effetti non ci avevo pensato, dev’essere parecchio scomodo! 😉

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