Il piede in fallo, ogni tanto

Ieri sera, senza un vero motivo, mi sentivo molto molto infelice. Il risultato è che ho scritto delle cose esageratamente tristi e molto superficiali a una cara persona che non le meritava affatto.

Secondo me quando si è in preda allo sconforto – quello sconforto che assale a tradimento – capita di vedere se stessi con una lente distorta che di solito normalmente non usiamo. Nel mio caso, in quei momenti, un’altra persona si sostituisce a me: mi vedo con gli occhi di mio padre (e in parte di mia madre). È lui, con il suo metro di giudizio severo e inflessibile, a considerarmi spacciata per non essere stata in linea con certe aspettative. È guardandomi con i suoi occhi – gli occhi di una persona che amo e a cui mi sento legata profondamente – che mi sento una sconfitta. È come finire in un vortice in cui io divento piccola e sbagliata e lui grande e sterminato.
Ma quando questo buio che ogni tanto mi coglie passa – ed è già passato – e ritorno a osservarmi con i miei occhi fiduciosi e sorridenti, quelli che vedono la realtà come la leggete nei miei post, gli occhi insomma dell’Ilaria che conoscete, non mi vedo più così sbagliata e sconfitta.

È come fare ogni tanto un passo falso, come un battito a vuoto del cuore, come mettere un piede su un gradino che non c’è e per un attimo – poco o tanto – ci si sente disorientati, persi, prossimi all’abisso.
Quando la luce si riaccende e ci si accorge che il gradino non c’è perché si è già a terra e non nel nulla, con un piccolo, fremente sospiro il viso riprende colore e il cuore si riscalda di nuovo.

Ma anche il piccolo episodio di ieri sera/notte non fa che consolidare la mia teoria secondo la quale quando si è tristi, soprattutto in modo così vago e al tempo stesso così intimo (circondati da fantasmi personali che solo noi pre-sentiamo, non afflitti da un dolore oggettivo e misurabile) è meglio stare soli e zitti finché non passa. Inutile andare a rattristare un’altra persona scaricandole addosso pensieri che non sono neanche i nostri ma di quel mostro (mio padre per me, chissà chi per voialtri) che nel dolore ci toglie parola e sguardo e si sostituisce a noi. Il dolore spesso produce falsità, non verità, al contrario di quanto spesso si crede. Secondo me, ovviamente. Può darsi che la vostra esperienza sia molto diversa.

Comunque secondo me è anche un po’ colpa di Giuseppe Berto! Ieri pomeriggio ho iniziato a leggere Il male oscuro il cui tema è, come annunciato fin dalla prima riga, la lotta col padre, così la definisce lui. L’ho letto ininterrottamente per quattro ore di seguito e di sicuro mi ha influenzato. Avete presente quando, usciti da un cinema, si tende a parlare come i personaggi del film appena visto, fossero pure dei gangster o dei ragazzini col vocino a trombetta? Succede lo stesso anche coi libri. Io, a dieci anni, dopo aver letto Cuore parlavo come il padre di Enrico Bottini. O come Elizabeth, dopo la lettura di Orgoglio e pregiudizio; e così via.

Insomma, oggi splende un bellissimo sole e penso proprio che Giuseppe Berto e ogni altra incombenza resteranno a casa; nel pomeriggio vado a Faenza a incontrare un amico e a fare il pieno di allegria; mi sono accorta che sto veramente troppo da sola; dopo non c’è da stupirsi se scrivo stupidaggini a una persona cui sono affezionata.

Buona fine settimana anche a voi, cari amici.

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10 commenti on “Il piede in fallo, ogni tanto”

  1. PaoloFerrucci ha detto:

    Ho presente, Ilaria, quando esci dal cinema o da un libro e senti ancora in te le emozioni trasfuse dal pathos della storia.

    Non so perché, ma sono convinto che davanti a te hai molte opportunità che ti aspettano e ti riconosceranno, forse prima che tu riconosca loro.

    Buon fine settimana, cara. :-)*

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  2. flalia ha detto:

    Grazie, Paolo :-))
    Ti abbraccio forte, ciao :-****

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  3. Titolare ha detto:

    Io me ne intendo di momenti tristi in cui mi credo sbagliato perchè mi vedo con occhi sbagliati, e volte faccio pure delle grandissime boiate in questi momenti…
    A presto!
    Il titolare

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  4. silvii ha detto:

    Hai proprio ragione: i momenti di sconforto spesso ti portano a dire e fare cose che non avresti detto o fatto altrimenti. Anch’io vivo con un ombra che spesso si affaccia vicino a me e… Va bè, non oggi! Volevo solo farti sapere che altre persone come te vivono quella sensazione sgradevole! Passa un buon fine settimana e vedrai che chi ti conosce capirà… Ciao Silvia

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  5. utente anonimo ha detto:

    Ilaria, tu hai le ali… ali ampie e forti che ti consentono voli maestosi e oltre… e qui, questo, è chiaro a tutti!
    Bacio
    Diego

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  6. Ellee ha detto:

    Anche a me capita, a volte, di vedermi con gli occhi degli altri. Solo che in questo caso il giudizio è spesso meno severo del mio, ahimè!

    buona notte e buon fine settimana! 🙂

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  7. Higurashi ha detto:

    E’ vero.
    Quando arriva il momento “no”, si è in grado di osservare la propria vita con gli occhi di un sadico bastardo pronto a demolirla in ogni suo singolo aspetto.
    In quei casi, io evito completamente di avere contatti umani.
    Per non pentirmi di dire&fare cose che nei momenti di lucidità mai mi sognerei di pensare.

    Perciò meglio stringere i denti e non dar troppo confidenza al giudice di noi stessi nei periodi di “pessimismo cosmico leopardiano”

    Un saluto 🙂

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  8. flalia ha detto:

    Titolare: infatti bisognerebbe sapersi fermare, in quei momenti, anziché cedere all’impulsività. Ma è un’arte difficile da apprendere! Ciao 🙂

    Silvia: benvenuta e grazie 🙂 E’ vero, certi sentimenti ci accomunano, li conosciamo tutti ed è per questo che, con certe cautele, trovo giusto parlarne in un blog: per sentirsi meno soli (io che scrivo, voi che leggete). Ciao, grazie 🙂

    Diego: grazie, Diego. L’hai detto in un modo che… mi hai commossa. Un bacio :-*

    Ellee: anch’io sono molto severa con me stessa. E se nonostante tutto il mio giudizio mi conforta rispetto a quello di mio padre… pensa un po’ che annichilimento provo a causa sua! 😉 Grazie Ellee, buona domenica e buona inizio settimana 🙂

    Higurashi: sottoscrivo tutto quello che hai detto, cara Higurashi. Grazie per i tuoi interventi. Non è solo quello che dici, ma come lo dici, a piacermi molto 🙂

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  9. ondalungablu ha detto:

    ho letto ciò che scrivi ed è molto toccante…possono essere delle cose “esageratamente tristi” anche superficiali? io credo che quel tuo amico se lo è…avrà capito l’esigenza…e ti sarà grato di esserti rivolta a lui…con rammarico per essere passato in ritardo e non aver colto l’invito ad un buon fine settimana , ti saluto ciao

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  10. flalia ha detto:

    Ciao onda, passa pure quando vuoi, non c’è fretta 🙂
    Erano cose tristi riguardo a me e superficiali riguardo a lui (del tipo che ho sminuito i suoi problemi perché vedevo solo i miei: pessima e insensibile cosa).
    Però lui mi pare abbia capito e perdonato :-))
    Buona settimana a te, e grazie per i tuoi commenti 🙂

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