Zelig o del bisogno di benevolenza

Oggi ho ripensato a “Zelig”, il film di Woody Allen. Il protagonista è un uomo chiamato “il camaleonte umano” per la sua capacità di imitare le caratteristiche fisiche e caratteriali di ogni suo interlocutore. Quando la psichiatra che lo ha in cura gliene chiede il motivo, lui risponde che lo fa per sentirsi benvoluto dagli altri. Preferisce nascondere la propria personalità pur di assecondare, e dunque non dispiacere, l’interlocutore di turno. Intanto il suo caso diventa mediatico, le folle lo acclamano, vengono messi in commercio i soliti gadgets a lui ispirati, viene perfino inventato il ballo del camaleonte. L’unica che lo considera un essere umano da aiutare è la sua psichiatra, che riuscirà nel suo intento; alla fine i due si sposeranno, mentre la voce del commentatore (il film è strutturato come fosse un documentario) chiosa così: alla fine non fu l’approvazione delle folle ma l’amore di una donna a salvargli la vita.

A volte, soprattutto in passato, anche a me sarebbe piaciuto comportarmi come Zelig; penso sia naturale, almeno ogni tanto, desiderare di piacere a tutti; sentirsi amati, accettati, anche a costo di diventare dei conformisti e degli individui privi di personalità. Però so che non sarebbe giusto. Mio padre mi ha educata a essere sincera e secondo lui mostrarsi diversi da come si è, benché per un “buon” motivo, è un atto disonesto, quindi un comportamento molto grave. Io gli do ragione. A volte però mi pare quasi di vederla quell’espressione che non riesco a trattenere, una muta richiesta di tenerezza che so benissimo dipingersi sul mio viso nei momenti più inattesi. E la vedo anche in molti visi altrui, tra l’altro.

Io non credo all’epilogo del film, cioè a quella frase che ho riportato (l’amore di una donna gli ha salvato la vita); non credo molto nell’amore come medicinale salvavita. Però mi sono rimaste impresse le parole di un commentatore cui sono molto affezionata che nel mio post triste di qualche giorno fa mi ha raccontato di come a lui non interessasse parlare realmente con nessuno finché dopo anni ha trovato una persona con cui inaspettatamente ha cominciato a trovarsi benissimo nel parlarle e nell’ascoltarla, e da allora non ha più smesso.  

A me ora non interessa sapere se incontrerò una simile persona (e non penso necessariamente all’amore, anzi non ci penso affatto, ma a quella forma d’amore sopraffina che è l’amicizia), mi basta sapere che c’è questa possibilità. Mi basta solo questo (oltre al monito di mio padre) per non diventare mai una Zelig.

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13 commenti on “Zelig o del bisogno di benevolenza”

  1. commediorafo ha detto:

    Questo post mi ha fatto pensare un sacco. Come al solito hai questo piacevole “effetto collaterale” su di me! Ma fatico a spiegare quello che ho pensato…
    Massimo

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  2. diegodandrea ha detto:

    io, invece, lo confesso, è un periodo che cerco proprio quell’amore li, quello che un tempo ho già avuto… il problema è che trovo almeno 240 ipotetiche candidate al giorno e come si fa a scegliere? 🙂 … le amo tutte… e va beh, speriamo che domani mi risvegli un uomo migliore 🙂
    Ciao Ilaria, come sai questo periodo sono un pò assente, ma un salutino passo a fartelo sempre volentieri!
    D

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  3. flalia ha detto:

    Massimo: l’importante è che l'”effetto collaterale” non sia dannoso! 🙂

    Diego: eh eh… Io non m’innamoro neanche a provarle tutte, tu invece ti innamori fin troppo (240?! :-O)…
    Però dovresti intanto trovare il modo di lavorare un po’ di meno, se no come fai? Ciao e grazie per i salutini, davvero. 🙂

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  4. melchisedec ha detto:

    Sarebbe tremendo, cara Flalia, diventare uno Zelig; il rischio è sempre presente, perchè le situazioni della vita possono spingerti in tal direzione. Però tra i moniti e la consapevolezza di sè, o meglio la rappresentazione di essa, aiutano a tenercene lontani. Che un amore possa salvare la vita è possibile, ma non necessario. Ottimo exemplum di rappresentazione di una tipologia della condizione umana.
    Sereno w-end!

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  5. MariaStrofa ha detto:

    Ho molti dubbi (non è per contraddirti, ovviamente) sul fatto che l’amicizia sia più facile da trovare dell’amore.

    ciao e buon fine settimana 🙂

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  6. Io non so se credo nell’amore come medicinale salvavita. Però mi è venuto in mente uno scambio di battute tra me e la mia compagna, di circa 5 anni fa, quando ci eravamo appena conosciuti (e mi scuso se ti sembrerà di affogare in un mare di melassa). Io le dissi che la cosa che mi faceva sembrare belle le giornate era parlare con lei. Lei, che era molto insicura all’epoca, mi rispose: “Perché? Io ho sempre pensato che a nessuno importi davvero di parlare con me”. E io le risposi: “Perché tu mi guarisci”.

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  7. Higurashi ha detto:

    Se posso, conto di trovare il film per vederlo.

    Riguardo alla “cura”…
    Non mi pronuncio al riguardo, ad alcune questioni non so ancora trovar risposta 🙂

    Un saluto

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  8. ondalungablu ha detto:

    essere zelig in parte è inevitabile perché tolleranza vuole che ci si adatti un pochino agli altri ed al contesto, ma non avere identità ed essere sempre così perfettamente camuffati come molti politici, o per carriera….mi pare una sorta di parassitismo dell’identità..un saluto

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  9. neronda ha detto:

    Sono d’accordo con l’ultimo commentatore…. in realtà un pò di zelighismo è inevitabile e probabilmente non ce ne accorgiamo nemmeno. E d’altra parte il passing totale dell’identità come forma di adattamento e di evoluzione è sempre stata un’ipotesi che mi affascina….

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  10. GiacominoLosi ha detto:

    A me piace essere zelig. Ma non ce la faccio mai. Mi posso travestire da argine?

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  11. flalia ha detto:

    Mel: grazie per il tuo commento e buon weekend anche a te!

    Maria: ma infatti non penso che sia più facile trovare l’amicizia rispetto all’amore, ma che io preferirei trovare l’amicizia al posto dell’amore, anche se è più difficile. Siamo d’accordo, insomma 🙂

    Davide: dato che eri sincero, non è melassa; è una cosa bellissima, invece. Sai una cosa? Sono felice per voi due e dato che spesso dell’amore si parla male, le tue testimonianze (come anche quella dell’amore di tuo nonno per tua nonna) mi piacciono ancora di più. Grazie tantissime e ciao 🙂

    Higurashi: il film merita, anche perché le “letture” sono diverse. Io ne ho dato una lettura intimista che non riassume tutto il senso del film. Ciao 🙂

    Ondalungablu: benvenuto (bella scelta di avatar!) e grazie per il commento. Certo, un po’ di “adattamento” a persone e situazioni è inevitabile. E’ quando si eccede che si incappa nella “Sindrome di Zelig”! Ciao 🙂

    Neronda: ciao e ti rispondo come sopra (scusa la fretta!) 🙂

    Giacomino: tu Giacomino mi sembri l’antiZelig per eccellenza e spero che rimanga così! Ciao 😉

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  12. estivaneve ha detto:

    sono convinta della necessità di essere se stessi, ed è proprio per questo che l’amore (quello di un amico, ma, ancora di più, quello di un compagno) ti può salvare la vita. l’amore, per come lo vedo io, è l’accettazione incondizionata e felice dell’altro. Non è forse la cosa più bella?

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  13. flalia ha detto:

    Non lo so, Estivaneve. Certe volte penso di no. Io dietro all’amore vedo spesso l’ombra del ricatto. So che è una brutta visione, e ci tengo a precisare che parlo esclusivamente per me. Io non apparterrò mai a quei cinici che disprezzano l’amore e si vantano della loro “impermeabilità”. Io credo fortemente nell’amore. Ciao 🙂

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