Viaggio su un altro pianeta e ritorno

Stamattina ho provato una grande emozione, una mezza sindrome di Stendhal.
Un’onda emotiva dritta dritta dal Seicento mi ha colpito in pieno nel cuore e nella mente, disorientandomi per un attimo.
E uno dei miei piccoli sogni si è realizzato.

E tutto ciò perché finalmente al lavoro si sono accorti che non ho il physique du rôle dell’uomo di fatica. Non ci si improvvisa Hulk in pochi giorni e io poi non riesco a portare grossi pesi a meno di non coinvolgere mezza cittadinanza. Vi dico solo che ieri perfino un punk-a-bestia dall’aspetto poco rassicurante ma dal cuore compassionevole, vedendomi in difficoltà col malefico carrello, si è offerto spontaneamente di aiutarmi a portarlo. E non è che la punta di diamante di una sfilza di volonterosi di cui ho abusato in questi giorni. Non si poteva mica continuare così, no? Perciò stamattina mi è stato affidato un compito più consono alla mia incapacità muscolare: occuparmi degli ospiti del convegno, che si apriva appunto oggi: salutarli con un bel sorriso al loro apparire, invitarli a firmare, dare loro la cartellina col programma, fornire indicazioni e informazioni e servire caffè e pasticcini durante il coffee-break (trasformandomi anche in Spot promozionale dal vivo: ebbene sì, ho mangiato e gustato anch’io i dolcetti intanto che servivo, sempre sorridendo però).
Per fare questo, sono andata in pinacoteca, ancora una volta col famigerato carrello, alle otto del mattino (il convegno iniziava alle 9,30). Io e il carrello siamo saliti su un ascensore meraviglioso, esterno, con le pareti tutte di vetro. Mi sono poi diretta verso l’aula del convegno seguendo le indicazioni e qui… la sorpresa. Ero così concentrata sui disegni di Magnus (argomento del convegno) che avevo dimenticato di essere in una pinacoteca. Svoltato l’angolo mi sono ritrovata in una grande sala; un enorme quadro di Guido Reni alla parete mi ha dato il benvenuto. Ovunque mi girassi, opere meravigliose si offrivano al mio sguardo. Facevano quasi a gara, perché ero sola.

Ma avevo ancora molte cose da fare. Ho sistemato tutto. Poi sono andata a controllare dove fossero i bagni, perché ho notato che un sacco di persone quando arrivano nei vari posti, devono andare in bagno anche se si presume che ci siano già stati a casa loro, e spesso gli addetti alle informazioni non sanno dove sia questo agognato bagno (se non l’hanno già dovuto cercare per esigenze loro) e così si crea sempre un certo imbarazzo. Perciò è bene premunirsi. E infatti anche oggi una delle prime domande che mi è stata rivolta, ancor prima che il convegno iniziasse, è stata questa:

«Ehm… scusi, signorina, sa dove sono i servizi igienici
«Ma certo, signore! Il bagno è laggiù, superati i Carracci e prima del Domenichino!».
(Non vi pare un modo elegante per indicare dov’è un bagno?).

Quando poi tutti gli ospiti si sono sistemati sulle loro poltroncine e il convegno è iniziato, ho potuto accoccolarmi su un gradino dell’aula, vicino alla porta in modo da non perdere di vista la mia postazione, e da lì mi sono goduta buona parte delle relazioni, tra cui quella del professor Faeti.

Ma poi quella scintilla che mi si era accesa in cuore poco prima, all’ingresso, mi pizzicava dentro. Ho pensato che tutte le persone presenti in pinacoteca erano sedute in quella sala. Tutto il resto era deserto. Niente custodi né visitatori. Ho sempre sognato di trovarmi completamente sola in un museo. Quale occasione migliore? Sono sgattaiolata fuori dalla sala, ho fatto qualche passo; un labirinto di sale piene di quadri occhieggianti o al contrario placidamente addormentati in se stessi mi tentavano. E così finalmente, dopo giorni di fatica, mi sono trovata immersa nel Bello, in un Bello così lontano, rispetto a quello di cui ci siamo alacremente occupati nell’allestire le nostre mostre in questi giorni, e così seducente. Ero nel reparto del Seicento e del Settecento, il più ricco; toni morbidi ma colori vivaci, forme tonde e dolci anche quando è rappresentato un martirio; una luce che vive solo nel quadro eppure sembra così intensa. Sarà stato il silenzio, il fatto che ero sola; mi è sembrato che si instaurasse una comunicazione tra me e quegli artisti di un pianeta distante, che avessero ancora da dirmi qualcosa. Mi sono seduta su una poltroncina al centro della sala e chissà quanto ci sarò rimasta. Dopo son tornata in aula che mi sentivo come se arrivassi da un’altra galassia. Ma una galassia strepitosamente beata, a giudicare dal sorriso estatico che per ore ha galleggiato sulla mia faccia.

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11 commenti on “Viaggio su un altro pianeta e ritorno”

  1. maggicatrippy ha detto:

    linguaggio adanegriano…
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  2. PaoloFerrucci ha detto:

    buonanotte, Ilaria.

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  3. flalia ha detto:

    Buonanotte, Paolo. Grazie, mi commuovi con quel disegno. Un bacio.

    Trippy: grazie, che complimentone! 🙂

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  4. GiacominoLosi ha detto:

    non so se era un complimento, ma a me è piaciuto tutto

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  5. biancac ha detto:

    “Il bagno è laggiù, superati i Carracci e prima del Domenichino”….
    Non capita tutti i giorni una guida così…;-)

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  6. flalia ha detto:

    Giacomino: io sono ottimista… E grazie! 🙂

    Bianca: vero? (come rendere poetiche spiegazioni un po’ prosaiche…) ;-))

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  7. commediorafo ha detto:

    Ricordo un film, mi pare “Pazzi a Beverly Hills” in cui il protagonista, Steve Martin, correva coi pattini su e giù per il museo…
    E pure in The Dreamers” mi pare che i tre ragazzi si divertano a correre come dei pazzi nel museo, prima di divertirsi in altri modi…
    Massimo

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  8. flalia ha detto:

    Coi pattiniii? Eh be’, io non m’azzarderei. Però ho sempre sognato di restare chiusa di notte da sola in un edificio pubblico. Morirei di paura perché ho paura del buio anche in casa mia, però mi piacerebbe…

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  9. maggicatrippy ha detto:

    ma perché ti intrometti sempre? eh, commentone che non sei altro?
    (momento casa vianello)
    scusa fla, e per la cronaca voleva essere un complimento.
    uff.

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  10. estivaneve ha detto:

    hai concretizzato benissimo la convinzione diffusa (ma poco praticata, mi sa) che l’esperienza della bellezza fa bene al corpo e alla mente 🙂

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  11. flalia ha detto:

    Trippy, tranquilla, l’avevo capito. Ma “commentone” è un epiteto fantastico! 😉

    Estivaneve: è vero, sono perfettamente d’accordo, la vera Bellezza coinvolge anima e corpo insieme; da qui i possibili svenimenti… 😉

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