Commento dunque sono

London Rain

Alcuni anni fa, quando i miei genitori avevano appena scoperto che internet non serviva solo per fare ricerche ma era anche interattivo, mi capitò di ascoltare il seguente dialogo, svoltosi in cucina (io ero in sala), in quel sereno momento di felicità familiare nel quale mio padre lava i piatti e mia mamma finisce di sparecchiare:

“Ma non trovi buffo che ci siano tutte queste persone che commentano tutto? – diceva mia mamma ridacchiando divertita – Ma perché lo fanno? Mi fa tanto ridere!”

“Col narcisismo che c’è in giro c’è poco da stupirsi e tantomeno da ridere”, rispose severamente mio padre che, nonostante indossasse il suo sbrindellato grembiule da cucina a fiorellini con finiture di pizzo bianco – o anzi, proprio per quello – non era intenzionato a smettere le vesti di filosofo morale qual è; ma sotto sotto sorrideva anche lui.

“Ieri cercavo informazioni su quale lavatrice comprare e sotto ogni modello di lavatrice c’erano persone che commentavano, ma con veri e propri dibattiti, tenendoci a ostentare tutti grande competenza. Per una lavatrice!”, e giù un’altra risatina, per poi lanciarsi divertita in altri esempi.

In quei giorni di esplorazione nel web a mia mamma si era rivelato un mondo insospettato, un mondo pieno di persone sconosciute che passavano un sacco di tempo a commentare – a volte finendo per litigare – cose dalle più rilevanti alle più futili, sentendosi comunque molto importanti e indispensabili. La cosa la stupiva e divertiva. Soprattutto, non ne comprendeva il perché.

Ascoltare i miei divertirsi tanto per qualcosa a cui io ero già assuefatta, oltre a provocare in me un moto di tenerezza, mi fece riflettere. Quello che io trovavo normale (passare parecchio tempo a esprimere le proprie idee tramite post, commenti, interventi su forum – ricordate i forum di discussione? Che nostalgia! – risposte su google answer, recensioni di ogni cosa; accanirsi con perfetti sconosciuti per spuntarla in discussioni interminabili a suon di commenti ecc.), a loro sembrava sostanzialmente assurdo.
Questo punteruolo (così chiamo io i pensieri critici che ti accompagnano nella vita) da allora è rimasto con me. Benché come blogger io non possa che essere pienamente a favore dei “commenti”, è vero però che ormai è diventata quasi naturale una sorta di compulsione al commento-di-qualunque-cosa, che personalmente trovo insopportabile.
Da facebook ai quotidiani online, solo perché ci si trova davanti l’apposito rettangolino bianco, ci si sente quasi obbligati a dire la propria su tutto, dal goal nella tal partita di calcio al vestito osé della tale modella alle sentenze su fatti di cronaca anche molto delicati, come accade in questi giorni, in cui anche la morte viene commentata e perfino “recensita”.
Non credo mi abituerò mai a questo doversi esprimere su tutto, come se tutto fosse ugualmente commentabile al bancone di un bar (perché questo virtualmente facebook e i vari media sono), come se il nostro “commento” fosse utile o indispensabile. Ma non è un’attitudine che riguarda solo un certo uso del web, al contrario: basti trovare il coraggio di accendere la tv durante il pomeriggio e si avrà un’idea di come il commento – il giudizio – continuo e costante su qualunque cosa e persona e senza soluzione di continuità, come se il nuovo amore del tal divo e la scelta di suicidarsi di una giovane fossero sullo stesso piano, sia onnipresente.
Siamo umani… siamo sempre stati così. I vari media, tradizionali e non, amplificano e pubblicizzano semplicemente questa nostra inveterata tendenza. Internet poi è uno strumento meraviglioso per unire le persone, per scambiare opinioni, per imparare o anche solo sorridere attraverso gli altri (non vorrei che questo post venisse preso come la classica lamentela anti-internet, della serie si stava meglio quando ci si rimbecilliva davanti a certa tv).

Solo, in certi casi mi torna in mente quel dialogo tra i miei genitori… e magari decido io come usare quel rettangolino bianco. A volte lasciandolo vuoto o, in caso di conversazioni vis à vis, stando zitta.

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12 commenti on “Commento dunque sono”

  1. recensioni53 ha detto:

    Sì a volte è sconcertante l’oggetto della disquisizione. Però l’aspetto che continua a turbarmi di più è sempre quella risposta di pancia avulsa da ogni tentativo prima di documentazione e di approfondimento!!Tutti sono sempre certi della prima cosa che hanno sentito o della prima emozione che provano. Ma pochi sono dei sensitivi…….

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    • Ilaria ha detto:

      Sì, hai centrato il punto. Un conto è un’opinione argomentata, pensata. Il mio fastidio è dovuto proprio a questi commenti d’istinto, superficiali eppure calati come fossero indubitabili sentenze. Su facebook ormai è quasi un riflesso pavloviano… tutti a commentare la notizia del giorno. Un giorno tutti grandi economisti, quello dopo tutti onniscienti in tema di eutanasia, se cade un aereo tutti ingegneri… boh!

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  2. M.T. ha detto:

    I tuoi hanno ragione. Protagonismo, imporre il proprio giudizio: poi è logico che si creano attriti.
    Io commento se la cosa m’interessa e ho qualcosa da dire, altrimenti sto zitto: alle volte bisogna saper fare anche questo.

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    • Ilaria ha detto:

      Anch’io, anche perché obiettivamente su tanti argomenti al di là di qualche impressione personale non so neanche cosa dire. Non ho un’idea precisa su qualunque cosa… tipo sui famosi temi “bioetici”, ho tanti dubbi ma ben poche certezze (anzi, più o meno nessuna).

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  3. josephpastore ha detto:

    Finalmente follow, non ci speravo più….. Ti ha convinto l’ultimo articolo? 😉

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    • Ilaria ha detto:

      No, è per il fatto che hai smesso di chiedermelo e per i tuoi commenti da Grazia, che sono simpatici (e ovviamente anche perché il tuo blog è interessante). Seguire un blog ti deve venire spontaneo, non deve essere chiesto… pensa che tanti miei blog-amici di una vita io non li “seguo” ma li leggo sempre, il che è il vero segno di affetto (e quando ho qualcosa da dire, commento). Adesso però toglimi una curiosità: perché ci tieni tanto a ‘sto “follow”??? 🙂

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      • josephpastore ha detto:

        che bello che siamo tutti diversi uno dall’altro! La Psicologa del blog “uno nessuno e centomila” m’ha detto che le cose vanno chieste….. Il resto è troppo complicato da spiegare qui, ne parliamo al prossimo trek urbano della libraia clandestina. Ri-grazie!

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  4. ildiariodimurasaki ha detto:

    Anch’io ho dei blog che seguo, magari anche con grande partecipazione emotiva, ma che non commento quasi mai – soprattutto quelli molto personali, dove mi sentirei piuttosto indiscreta a dare pareri. E non followo nessuno perché comunque il computer mi fornisce una specie di palcoscenico dove posso vedere chi ha aggiornato.

    (E anche questo commento passa nella lista di quelli inutili, se non per dirti che ti leggo regolarmente anche se non commento quasi mai perché quasi sempre gli unici commenti sarebbero “Carino!” oppure “Sono d’accordo”. D’altra parte non ci dovrebbe essere niente di male a fare la lurker ^_^ )

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