Carta e penna

cartapennaCirca un paio d’anni fa, mentre attorno a me fioccavano buoni propositi per il nuovo anno, tutti molto nobili ed elevati, io formulavo l’umile proposito di ricominciare a scrivere sistematicamente con carta e penna tutti i giorni almeno mezz’ora di seguito, e possibilmente di ricominciare anche a tenere metodicamente un diario, cogliendo i famigerati due piccioni con una sola fava. Mi ero infatti accorta che la mia grafia, un tempo bella e ordinata, era decisamente degenerata e, come se non bastasse, mentre in passato ero in grado di scrivere a mano per ore e ore di fila, adesso dopo tre minuti avevo già i crampi. Solitamente sono una vera frana nel mantenere i propositi ma questo mi stava troppo a cuore, anche perché nel frattempo avevo cominciato a leggere di studi specifici che attestavano un rapporto molto stretto tra scrittura a mano e funzioni cerebrali (e io tengo ai miei neuroni più che a qualsiasi altra cosa). Nonostante la grande fatica iniziale, non mi sono lasciata scoraggiare e ormai ho reintegrato tale buona abitudine nella mia routine. L’unico effetto collaterale è che ho ricominciato ad acquistare appassionatamente diari, taccuini, quaderni e moleskine (tutti comunque utilizzati), penne, pennine e pennette.
Sabato, durante un corso d’aggiornamento che sto seguendo, è stato affrontato proprio questo argomento: l’importanza della scrittura con carta e penna. È stato ribadito appunto come da tempo gli studi nell’ambito delle neuroscienze ci dicono che la scrittura tramite tastiera del pc non equivale a quella manuale su carta. Quest’ultima non solo ci permette di esercitare una competenza fondamentale acquisita in millenni di evoluzione ‒ cioè la motricità fine della mano ‒ ma soprattutto attiva zone del cervello che presiedono alla creatività e alla produzione di pensiero e di linguaggio, che la videoscrittura lascia praticamente spente e inattivate. Scrittura a mano e sviluppo cognitivo vanno di pari passo e, nonostante le nuove opportunità offerte anche a livello cognitivo dalle nuove tecnologie, la perdita del segno grafico comporterebbe il venir meno di tutta una serie di possibilità cognitive fondamentali. Non si tratta certo di demonizzare computer e tablet, che vanno benissimo, ma semplicemente di mantenere (o stimolare e incentivare, nei bambini) anche le nostre capacità grafiche. Il problema sta cominciando a diventare un’emergenza già nella scuola primaria, dove sempre più insegnanti si trovano alle prese con bambini che non sanno impugnare correttamente penna o matita. Quindi, il suggerimento è: non smettiamo di scrivere (anche) con carta e penna e se avete bambini abbiate cura delle loro abilità grafiche ossia della loro intelligenza.
Senza contare, poi, il valore che i nostri scritti autografi hanno per la nostra stessa identità. La nostra grafia ‒ anche senza fantasiose interpretazioni psicologiche ‒ parla di noi perché è unica ed è, assieme al supporto cartaceo a cui la abbiamo affidata, una di quelle cose che resteranno di noi anche quando noi non ci saremo più.

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7 commenti on “Carta e penna”

  1. melchisedec ha detto:

    Non ho programma di scrittura a penna prestabilito, ma non c’è parte del giorno che non sia dedicata alla scrittura a penna, mi piace e ne ricavo godimento visivo e tattile. Ho una grafia chiara e leggibile. Scelgo delle biro ad hoc. Punta a sfera, 1mm in genere.
    Fruttuoso studio! Il blog può attendere. 😀

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  2. Ornella Antoniutti ha detto:

    Carissima, non ti so dire il conforto che mi ha dato leggere queste tue considerazioni intorno all’importanza della scrittura manuale! Io che da vecchia maestra vado in sollucchero, quando rivedo in qualche pagina facebook i vecchi quadernini con le paginette di esercizi di calligrafia, possibilmente a matita! Ottimo proposito lo scrivere a mano almeno mezz’ora al giorno, e anche la consuetudine del diario. Due propositi da copiare e senza attendere l’anno nuovo!

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    • Ilaria ha detto:

      Eh eh, immagino! Comunque sì, è davvero un ottimo proposito perché è un peccato perdere quella manualità e quell’abitudine. Ricordo che anche Silvana De Mari (di cui anni fa mi sembra anche tu seguissi il blog) aveva scritto che la scrittura a mano stimola aree del cervello che non vengono stimolate in altro modo. Fu da lì che cominciai a interessarmene ed effettivamente tutti gli studi di neuroscienze sono concordi su ciò! Figurati che in questo corso che ho seguito, la relatrice ha spiegato che non solo già nella scuola primaria i bambini faticano a tenere la penna in mano, ma addirittura alle medie ci sono ragazzi che non sanno scrivere neanche con la tastiera del pc perché ormai abituati allo smartphone!

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  3. Ornella Antoniutti ha detto:

    Mi sembra siano passate almeno due vite da quando seguivo Silvana De Mari. Credo di aver pure pensato di conoscerla di persona, a Bologna o a Padova.
    Ho chiuso perché i suoi post mi procuravano angoscia pura, e in quel periodo di angosce ne avevo già abbastanza da digerire. Dovrei esserle grata perché mi ha spalancato il mondo della rete, e magari aveva pure ragione su parecchie cose.

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    • Ilaria ha detto:

      Sì è vero, ricordo bene, anche se comunque per alcune intuizioni le resto grata anch’io. Adesso comunque è cambiata, a volte la leggo su facebook e ora i suoi post sono improntati all’ottimismo, benché in realtà io resti dell’idea che di un autore è meglio leggere i romanzi anziché blog o pagine facebook!

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  4. M.T. ha detto:

    Sarà per l’abitudine di prendere appunti quando studiavo, ma l’abitudine di scrivere a mano non l’ho mai persa: tutt’ora tengo dei taccuini dove segnare idee, pensieri, riflessioni da utilizzare per le opere che scrivo. E’ su carta che metto quello che poi al pc svilupperò: sarà l’abitudine o forse è come dicono gli studi che lo scrivere mette in moto dei processi creativi nel cervello, resta il fatto che le idee migliori mi vengono così. Poi al pc avviene lo sviluppo e il perfezionamento, ma tutto parte da carta e penna (solo il primo romanzo l’ho scritto tutto a mano per poi ricopiarlo successivamente; ma proprio con uno da mille pagine dovevo cominciare…? 😀 )

    Su cosa leggere di un autore. Solitamente è meglio partire con i romanzi, è questa la cosa più importante, poi si può leggere il resto, se è interessante. Parlando della De Mari, interessanti i libri del ciclo degli Ultimi (ho letto solo questi di tale autrice), alcuni sono molto belli (i primi due, dopo c’è un calo) e fanno riflettere; ho letto qualcosa del suo blog, ma lì c’era aperto contrasto (inni a Berlusconi come modello da seguire, multinazionali viste come eroi e popoli come indiani d’America quasi come il male), troppa diversità nel vedere le cose.

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