Barbie power!

fior-di-pesco

La tanto agognata Barbie Fior di Pesco, che a vederla oggi mi sembra davvero orribile.

Da piccola avevo tre Barbie. Una Barbie anonima, la mia prima Barbie, cui avevo tagliato i capelli rendendola inconsapevolmente “Barbie punk”; le avevo anche mordicchiato un piede, che quindi risultava monco e, per qualche strano motivo, questa Barbie andava in giro sempre nuda o al massimo con dei pantaloncini corti gialli che le aveva confezionato mia nonna all’uncinetto. Inutile dire che era la mia preferita. Poi avevo la spocchiosa “Barbie sposa”, che indossava appunto un ricercato abito bianco da sposa, tutto pizzi e merletti che neanche la principessa Sissi, e ostentava lunghi capelli ondulati e fluenti. Infine una terza Barbie che, come Barbie sposa e a differenza di Barbie punk, aveva le gambe e le braccia che si piegavano onde permetterle di assumere una varietà di posizioni (Barbie punk poveretta era ancora di quelle Barbie basic con gli arti rigidi). Le mie Barbie, benché spesso seminude, vantavano un ricco guardaroba tra scarpe, vestiti e accessori ma una grave mancanza le affliggeva: non possedendo io un Ken, per poter godere di una compagnia maschile dovevano aspettare che mi trovassi con la mia amica Irene, detentrice di due Barbie e un prezioso Ken; il quale, povero o fortunato lui, era il marito di tutte. Quando le mie Barbie non erano impegnate a contendersi i favori del suddetto, vivevamo le nostre più strepitose avventure; influenzata dai cartoni animati giapponesi, cambiava di volta in volta la trama delle storie ma il punto focale era sempre uno: salvare il mondo da nemici terribili. Il Bene, nelle sembianze di tre donne bionde e procaci (di cui una in abito da sposa), vinceva sempre.

Col tempo, anche le mie Barbie si sono imborghesite; hanno intrapreso professioni più regolari ‒ benché comunque di prestigio ‒, sono entrate in possesso di una lussuosa e decisamente ingombrante casa a tre piani (ereditata sempre dalla mia amica Irene che se n’era sbarazzata in favore della casa di campagna, essa troneggiava al centro della stanza mia e di mia sorella, ostacolando gravemente il passaggio) e nella loro vita è comparso un secondo uomo, più maturo, il signor Cuore (ricordate la virtuosa e sorridente famiglia Cuore?), che nonostante sulla confezione che lo aveva ospitato e negli spot pubblicitari fosse rappresentato quale marito devoto e padre affettuoso, spesso e volentieri accantonava la dolce signora Cuore in favore delle tre disinvolte zitelle.
Il mio sogno proibito in fatto di Barbie era però la Barbie Fior di Pesco, che non ho mai avuto il bene di possedere.

famiglia-cuoreLa virtuosa famiglia Cuore, che io però possedevo nella versione festiva, cioè di rosso velluto vestita.

Tutto questo amarcord per dire che la nostra Barbara Millicent Robert ha ormai 57 anni, anche se non li dimostra, l’anno scorso è stata la protagonista di una pregevole mostra dal titolo: “Barbie. The Icon” e, benché periodicamente sotto attacco da parte tanto di moralisti quanto di progressisti, nonostante tutto resiste.

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8 commenti on “Barbie power!”

  1. viccavdo ha detto:

    Mia figlia, 8 anni, ne ha accumulate 12, tutte diverse. Oggi funziona così: esce Frozen? Ecco la zia che arriva con la Barbie-Elsa per il compleanno. Vanno di moda i supereroi? Ecco che l’amichetta di scuola le passa la Barbie-WonderWoman. Qualche altro parente o amico (o forse io stesso, non ricordo) vuole emanciparla sulla diversity? Ed ecco arrivare la Barbie-marroncina (che è anche la sua/ehm-nostra preferita). E con tutte queste Barbie cosa ha chiesto nella letterina a Babbo Natale? I vestiti per le Barbie, i costumi da bagno per le Barbie, un cagnolino per le Barbie e… un Ken marroncino “perché quello rosa, papà, è da solo con tutte e 12”. Insomma: grazie a questo Barbie power ora io vivo molto preoccupato. Ho provato anche con i Lego di Star Wars e le macchinine Stunt Crash ma niente: Barbie (& Ken) forever.

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    • Ilaria ha detto:

      Ah ah, in effetti pare “un po’” monotematica… speriamo sia solo una fase! 😉 Io giocavo anche con Lego, robottini e macchinine… insisti! Anche se purtroppo per i bambini di oggi è più difficile essere liberi dai condizionamenti. Per certi versi siamo regrediti: pensa alle pubblicità di giocattoli, così marcate in senso femminile o maschile, una cosa che mi dà un gran fastidio. Benvenuto da queste parti 🙂

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  2. recensioni53 ha detto:

    Però la Barbie modaiola (ora c’è la versione anche con i tatuaggi) a modo suo è anche una bambola “emancipata”, non a caso le tre disinvolte zitelle riuscivano a salvare il mondo …..anche senza Ken!!!!!

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    • Ilaria ha detto:

      Infatti il senso del post voleva essere questo… non ho mai condiviso le polemiche sulle Barbie. Le Barbie sono sempre state donne non solo belle ma che svolgevano professioni interessanti e dalle vite piene. Non erano i bambolotti di cui prendersi cura giocando a “fare la mamma” ma donne adulte che, agli occhi di una bambina, potevano fare qualsiasi cosa e a cui infatti facevo vivere mille avventure!

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  3. melchisedec ha detto:

    Mi hai fatto ricordare le cugine più piccole, letteralmente prese dalle loro Barbie. Io allora non capivo, oggi invece il tuo racconto mi ha catapultato molto indietro nel tempo e mi fa dire che furono Giorni spensierati quelli. 😁

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  4. ornella ha detto:

    Mia sorella e la sua amica d’infanzia giocavano come te, le loro Barbie hanno affrontato mille vicissitudini: naufragi, terremoti, disastri aerei…. quanto alla loro vita sentimentale ricordo poco. Forse un Ken ci fu, e magari si trova anche lui ben custodito insieme ai vestitini e altri accessori. A parte la fantasia esercitata nell’invenzione di tante storie, credo che mia sorella abbia appreso, grazie al ricco guardaroba della sua Barbie, come “abbigliarsi” in ogni circostanza, accostando e mescolando gonne, camicette, e accessori vari…

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