Deformazioni professionali

psichiatra

Accade che un giorno la signora Ansiolina decide di recarsi da uno psichiatra per farsi prescrivere di sua iniziativa un calmante. Poiché non le va di prendere l’autobus, si fa accompagnare dal marito – abituato a fungere anche da autista – il quale, già che c’è, la aspetta in sala d’attesa. Lo psichiatra le prescrive il farmaco ma assieme a qualche colloquio – benché Ansiolina trovi questa precauzione del tutto superflua; lei non ha problemi interiori ma solo un po’ di fastidiosa tachicardia – e quando, avendole il medico chiesto il suo numero di cellulare, la signora gli dà il numero del marito, il luminare compiaciuto sentenzia:
«Cara Signora, ecco, vede che lei ha un problema, su cui possiamo lavorare? Lei ha un chiaro problema di dipendenza da suo marito, altrimenti non mi avrebbe dato il numero di telefono di lui e non si farebbe accompagnare da lui».
La signora Ansiolina soffoca a fatica una risata, se no – visto l’andazzo – rischierebbe una diagnosi anche peggiore. Poi uscita dallo studio del medico, si lascia andare.
Il luminare non sa che lei, un po’ per pigrizia un po’ per tirchieria, non usa mai il suo cellulare ma trova molto più comodo deviare tutte le beghe sullo smartphone del marito che, magari nel bel mezzo di decisive riunioni di lavoro, riceve le telefonate dell’idraulico, del fabbro che deve sistemare la porta del garage o dell’ospedale che annuncia che è pronto il referto… della moglie. Né per dipendenza né per patologia ma solo per comodità. Ma chi glielo spiega al prestigioso psichiatra che spesso la realtà è più semplice delle teorie con cui pretende di leggerla?

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7 commenti on “Deformazioni professionali”

  1. recensioni53 ha detto:

    Sul tema dei prestigiosi psichiatri ……sfondi una porta aperta!!!!

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  2. melchisedec ha detto:

    E brava Ansiolina! Comodo deviare tutto verso lo smartphone del consorte.

    Ecco l’importanza di lavorare in team, almeno le deformazioni si incrociano, mentre da soli si può deformare davvero la realtà.

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  3. Ilaria ha detto:

    In effetti qui il problema semmai ce l’ha il marito! ^_^ Comunque sì, il confronto di punti di vista è sempre d’aiuto ma anche una sana capacità di decentramento cognitivo. Suona paradossale ma mi sa che la categoria psicologi e psichiatri abbia qualche problema in questo senso…

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  4. ildiariodimurasaki ha detto:

    Io la penso in tutto e per tutto come lo psichiatra. E sì, è senz’altro vero che il problema ce l’ha anche il marito, ma in una coppia gli equilibri sono sempre costruiti da entrambi, e qui gli equilibri mi sembrano parecchio morbosi. Ma parecchio davvero.

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    • Ilaria ha detto:

      Dici? Secondo me è un po’ poco trarre tante conclusioni da un solo aspetto. Non conosco benissimo questa coppia ma a vederli non mi paiono così disfunzionali. Sarà che ho dei pregiudizi verso la categoria “psicologi e affini”…

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  5. ildiariodimurasaki ha detto:

    Anch’io li ho, ma il fatto di dare allo psichiatra il cell del marito è, come dire, un segnale di quelli che uno psicoterapeuta non può trascurare è che lo mettono subito sull’avviso. Insomma, non so come spiegartelo ma è veramente fuori del mondo è uno psichiatra DEVE tenerne conto. Poi magari la coppia al suo interno funziona benissimo ma, come dire, in questo caso avrebbe forse dovuto mascherare un po’ certe convenzioni interne ^__^

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