Veementi saluti

post-18_2016

Stasera, durante un aperitivo, si commentava un certo comportamento (il non voler salutare una collega che va in pensione, solo perché non ci vai d’accordo).
E allora mi è venuto in mente questo passo:

“Quando egli diede le dimissioni dall’esercito, i soldati del suo reggimento trassero un sospirone, poiché difficilmente si poteva immaginare un comandante più rigido e meticoloso. L’ultima volta che egli varcò, uscendo, il portone della caserma, lo schieramento della guardia ebbe luogo con speciale celerità e precisione, come da alcuni anni non avveniva; il trombettiere, che pure era il migliore del reggimento, superò veramente se stesso con tre squilli di attenti che divennero proverbiali, per il loro splendore, in tutto il presidio. E il colonnello, con un leggero inarcamento delle labbra che poteva sembrare un sorriso, mostrò d’interpretare come un segno di commosso ossequio quella che in sostanza era una manifestazione di intimo giubilo per la sua partenza.”

Il brano è tratto da “Il segreto del bosco vecchio” ed è un esempio di come Dino Buzzati fosse anche un fine umorista, come d’altronde non può non essere chi scruta la realtà attraverso la lente del mistero, dell’assurdo e del disincanto.

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2 commenti on “Veementi saluti”

  1. ornella ha detto:

    Dipartire insalutate dal luogo di lavoro tutto sommato è abbastanza triste. Condurre con tatto e diplomazia buoni rapporti tra colleghi è un’arte che ho trovato estremamente difficile, poiché rispetto ed educazione non bastano, si pretende amicizia e affetto. E questi sono sentimenti che non funzionano a comando. Giustamente Buzzati , limpido e straordinario descrittore dell’animo umano, non poteva non essere, in questo, fine umorista. Tra l’altro “Il mistero del bosco vecchio” è uno dei miei libri preferiti.

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    • Ilaria ha detto:

      Anch’io amo molto quel libro oltre ai racconti. Avevo visto anche il film di Olmi ma l’atmosfera del romanzo è unica.
      In realtà nel caso specifico del post la collega che non ha salutato era solo una… tutte le altre hanno salutato con affetto. Però è vero quel che dici e cioè che a volte sul lavoro si fa confusione tra gentilezza e amicizia. Nel mio caso però ci sono alcune colleghe/i a cui mi sono realmente affezionata e a cui voglio proprio molto bene (e tra questi c’è la collega appena andata in pensione…), con cui capita tranquillamente di darsi appuntamento per vedersi anche al di fuori del lavoro, insomma con cui è scattata un’amicizia. Ma giustamente non può accadere con tutti.

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