E poi, l’estate

Tra tutti i miei amici e conoscenti, ancora nessuno si capacita del fatto che questa estate, dopo che da ancor prima di nascere ho passato tutte le mie estati a Riccione (e prima di me i miei familiari), io mi trovi in vacanza in quel di Pesaro. Che è solo una manciata di chilometri più a sud ma non è comunque Riccione. Questa potrebbe essere la prova che non si finisce mai di conoscere le persone e che anche gli abitudinari più ostinati possono ogni tanto avere un colpo di testa; ma la realtà dei fatti è che mia madre dopo anni è riuscita a spuntarla su mio padre e a farlo spostare. Era nato tutto quasi per caso, una decina di mesi fa, quando, rigovernando la cucina nel loro appartamento di Bologna, mia mamma aveva detto, con tono vagamente sognante:
“Certo, non sarebbe male prendere un appartamentino a Pesaro; potremmo sfruttarlo tutto l’anno e Pesaro, a differenza di Riccione, è una città ed è viva anche in inverno”.
Mio padre non aveva proferito verbo, pregando in cuor suo che il discorso finisse lì.
Il discorso era in effetti iniziato e già finito nel senso che, senza che mio padre riuscisse in alcun modo a ribellarsi – se non componendo i lineamenti nella sua rigida smorfia di dolore e supplizio che io chiamo “la faccia” – pochi giorni dopo i due si trovavano su un treno per Pesaro con tre appuntamenti già fissati con due agenti immobiliari diversi. Furono un autunno e un inverno trascorsi così, avanti e indietro su treni regionali, visitando appartamenti che mia mamma aveva preventivamente visionato e selezionato tramite internet e attraverso fitti scambi di mail e fotografie con i vari agenti immobiliari. Tuttavia, quando la domenica facevo visita ai genitori, avevo notato che stranamente, nonostante tutto questo trambusto fisico e morale (il pensiero dominante era Pesaro, con il costante ed estenuante confronto tra pregi e difetti dei vari appartamenti), mio padre non sembrava poi così afflitto e stressato come mi aspettavo, né rassegnato, ma anzi appariva curiosamente rilassato e non gli veniva più “la faccia” come prima a ogni nuovo annuncio materno di pronta partenza verso Pesaro per vedere chissà quale nuova occasione. Il mistero è perdurato finché non ho cominciato a sentirlo decantare con toni sempre più entusiastici il tale ristorantino sul mare, e come si mangiava bene in quest’altra pizzeria e quale ottima grigliata di pesce cucinassero in quell’altro posticino vicino al porto. Ebbene sì, poté più la gola che la pigrizia. E accanto alla gola, la forza del mare che mio padre, cresciuto in una città di mare (Ancona), ama profondamente. Quante volte gli ho sentito dire che se sei cresciuto in una città dove c’è il mare, gli apparterrai per sempre e ti mancherà quando – trasferita la tua vita tra cemento e pianura – cercherai istintivamente il contatto con quella presenza, quel profumo, quella vista; e non lo troverai.

Così, infine, dopo viaggi avanti e indietro, mille appartamenti visti e scartati, grandi mangiate compensatorie e – credo – anche il piacere di ritagliarsi in questo modo momenti di intimità e complicità di coppia lontano dalle preoccupazioni del quotidiano, l’appartamento giusto si è palesato; come succede in questi casi – come è successo anche a me quando ho trovato la mia casa – un giorno i due sono entrati nell’ennesimo appartamento ed entrambi hanno subito sentito che era lui.
Comincia così una nuova era, benché Riccione sia poi a due passi, con gli amici e i parenti che lì continuano ad andare e coi quali ogni tanto ci si incontra. Da pochi giorni sono qui anch’io, per passare qualche giorno di vacanza assieme ai miei genitori e per esplorare un po’ i nuovi posti. Vedo i miei genitori sereni e alla fine penso che tutto sommato quei famosi colpi di testa materni che periodicamente mettono in subbuglio mio padre – e che io sono sempre la prima a contestare – alla fine risultano quasi sempre positivi e salutari.

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6 commenti on “E poi, l’estate”

  1. 'povna ha detto:

    Avere una casetta al mare, o comunque di villeggiatura, rientra tra i miei sogni proibiti. Chissà, un giorno…

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  2. melchisedec ha detto:

    Ho visitato Pesaro cinque anni fa con i miei allievi, era la base da cui partire per gli spostamenti nelle Marche e in Emilia Romagna. Molto carina ed elegante, anche il centro storico non è male. Diciamo che la città mette insieme storia e vacanze marinare. Un tuffo di giorno, una passeggiata la sera. Mi pare meno caotica di Riccione, o no? Ad essere sincero io prediligo i posti isolati. La confusione mi prostra.
    Mai dire mai. La tua mater ha trionfato. 🙂 Buona permanenza!

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    • Ilaria ha detto:

      E’ molto meno caotica, Mel, anzi non lo è per niente. Proprio in questi giorni di Ferragosto notavo che, mentre Riccione (e in generale la Romagna) è un paese totalmente prostrato ai piedi del villeggiante, in funzione 24 ore su 24, Pesaro è una città che si fa i fatti suoi e a Ferragosto chiude per ferie, cosa che a Riccione sarebbe inconcepibile. Non è una città votata al turismo, insomma, pur ospitandone, e questo mi piace! Riccione e Rimini sono dei veri “divertimentifici” ma se ci si sa ritagliare il proprio spazio (e in più di 30 anni di frequentazione ho saputo ben farlo), ci si può stare sereni e pacifici nonostante la folla vacanziera. Pesaro la sto scoprendo e mi piace (anche perché poi in bici parto da qui per esplorare tutti i dintorni, ieri per es. ho visitato Fano che è un gioiellino, un po’ romana, un po’ medievale, un po’ rinascimentale) ma certo a Riccione resta il primato affettivo, ci sono cresciuta estate dopo estate, molti dei miei ricordi più preziosi sono nati lì.

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  3. Lucia ha detto:

    …oh!
    Ma non vi è un po’ dispiaciuto, andare via da quella casa e quel paesello in cui avete passato così tante estati?
    Mi sono sempre identificata tanto con le tue vacanze a Rimini, perché anche noi torniamo nello stesso posto ogni estate da… ehm… circa cinquant’anni, periodo in cui i miei genitori hanno cominciato a frequentare il nostro paesello ligure. E cavolo: dopo così tanti anni, non riuscirei ad immaginare di spostarmi: davvero non è stato un po’ uno shock, per voi? 🙂

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    • Ilaria ha detto:

      “Un po’”, dici? Altroché se lo è stato! Io sono nostalgica e mi affeziono ai luoghi quanto te. Pensa che a Riccione la prima estate che ci sono venuta ero ancora nella pancia di mia mamma… Sì, ci è dispiaciuto molto. Però, meno di quanto pensassi. E quando mi sono chiesta perché, tutto sommato, mi sia adattata senza eccessivi strazi al trasferimento, mi sono risposta che probabilmente c’entra il fatto che le vacanze a Riccione, dove la mia famiglia andava anche lei da addirittura sessant’anni (ho i filmini con mia mamma piccola, e oggi lei ha 63 anni), erano da sempre l’occasione per stare insieme con la nonna e la zia di Piacenza, con cui condividevamo la casa (oltre ad altri parenti sempre di Piacenza che prendevano una casa vicino alla nostra). Ora loro non ci sono più, così come non ci sono più (o perché morti o perché trasferitisi) tanti altri personaggi dei nostri “tempi storici”. Negli ultimi due anni era stato un bel po’ malinconico stare in quegli stessi posti che ti ricordano degli affetti così preziosi che non ci sono più. Inoltre la casa di Riccione non era nostra ma la affittavamo (sempre la stessa) due mesi l’anno, la casa di Pesaro è nostra e ci potrò andare in qualsiasi momento ne abbia voglia (mi vedo già in autunno a passare lì un weekend lungo) e per di più a Pesaro ho degli amici di Bologna che anche loro vivono “tra Bologna e Pesaro”… insomma, all’inizio era solo mia madre la “pazza” che voleva cambiare, ma poi devo ammettere che ha avuto una gran bella idea. E poi… Pesaro e Riccione sono a un quarto d’ora di macchina… ammetto che qualche visitina rievocativa a Riccione l’abbiamo fatta! 😉

      Non ho idea del perché il tuo commento fosse finito in moderazione! Spero non capiti più!

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