Epopea culinaria con finale triste

salame_IacovittiIn coincidenza col mese di Ramadan, mia sorella Linda, che vive e lavora a Khartoum, ha avuto le ferie, che ha trascorso in Italia. Qui ha rivisto gli amici, ha trovato lo stesso clima cui ‒ a costo di plurimi attacchi di orticaria ‒ si era abituata in Sudan e si è dedicata a delle gran mangiate. Scaduto il mese di ferie, la nostra prode ha preparato le valigie riempiendole non tanto di vestiti quanto di alimenti. Perché da quel che si è capito, benché lei in Sudan si trovi benissimo (orticaria a parte), la cucina lascia un po’ a desiderare.* Con grave sgomento del padre, sempre teso a vedere pericoli ovunque (“Ma Linda, e se in aeroporto ti trovano tutto quel salume, non finirai nei guai?”), Linda ha così riempito i bagagli oltre che di confezioni di farina, passata di pomodoro, biscotti e formaggio, anche di piadine, wursteloni e tre salami Milano, pronta a sfidare controlli ed eventuali tribunali islamici pur di soddisfare almeno per un po’ i piaceri della gola. Dopo essersi fermata al Cairo ‒ con tutto il suo carico di cibo ben mimetizzato in valigia ‒ proprio nel giorno di Eid al-Fitr (la festa di fine Ramadan), la golosa Linda è finalmente approdata nella sua casa di Khartoum riuscendo a riporre nel segreto del frigorifero il suo tesoro culinario, senza che la vista né i sentimenti di alcuno fossero stati nel frattempo turbati. Ma questa casa lei l’aveva affittata pochi giorni prima di partire per l’Italia e, nonostante gli accordi col proprietario prevedessero che nel mese di assenza di Linda lui avrebbe fatto dei lavori di ristrutturazione e acquistato un frigorifero nuovo, tutto ciò non era invece stato eseguito (a onor del vero, un suo corteggiatore sudanese l’aveva avvisata che durante il Ramadan i lavori vanno molto a rilento). Risultato? Poche notti dopo il suo arrivo, una serie di desolati messaggi da Khartoum ci avvisavano che un’invasione di formiche aveva fatto strage dei suoi preziosi Pan di stelle del Mulino Bianco prima ancora che lei ne avesse mangiato uno, mentre la contemporanea rottura del frigorifero (e i 40° di temperatura ambiente) aveva gravemente nuociuto a salami e piade. Finiva così l’avventura intercontinentale di tre salami e dei loro compagni. Ci auguriamo almeno che il famigerato olio di palma contenuto nei Pan di stelle sia andato di traverso alle formiche sudanesi.

*Credo lasci molto a desiderare, considerando le capacità di adattamento di mia sorella, che dovunque abbia vissuto ha sempre mangiato il cibo locale.

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7 commenti on “Epopea culinaria con finale triste”

  1. melchisedec ha detto:

    Non oso immaginare il tipo di cibo in Sudan, probabilmente con il tempo si fanno i calli in bocca e la fame ti spinge a chiudere gli occhi. Ma vedi tu le formiche! “Vittoria delle formiche” direbbe Pirandello. Sono guerriere e piratesse sfrenate; in una parte della mia casa sono sempre in agguato, figurati in Sudan! Prima ne giunge una in esplorazione, poi un esercito. 😀

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    • Ilaria ha detto:

      Da quel che ho capito, mangia del gran pollo e una specie di polenta. Quando è tornata qui per il suo mese di ferie (dopo sette mesi di Sudan) non le è sembrato vero di rituffarsi nella cucina emiliana! Mi è spiaciuto un sacco perché era così contenta di potersi godere per un po’ i suoi salumi e le sue piade! Sono terribili le formiche, una volta ci hanno visitato nella casa del mare… quelle sudanesi poi tra l’altro hanno avuto la capacità di selezionare proprio i Pan di stelle anziché dirigersi su altri cibi… per loro sarà stata un’esperienza nuova! 🙂

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  2. melchisedec ha detto:

    PS: Felice di rileggere il tuo blog.

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  3. 'povna ha detto:

    Ma che peccato, questo finale… Per intanto, bentornata!

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  4. Ornella Antoniutti ha detto:

    La mia cinica e oramai disincantata veltanschauung (ahimè) mi induce a chiedermi quali motivazioni abbiano spinto una giovane donna nata, cresciuta e istruita a Bologna, ad allontanarsi tanto da famiglia, amici e, diciamolo, dalle tagliatelle col ragù. Suppongo un lavoro interessante e magari ben retribuito, che le faccia digerire clima e cibo quanto meno monotono. Ma quello che sconvolge veramente me, seguace assoluta della catena del freddo, che da maggio a settembre va al supermercato lontano appena quattro chilometri da casa (ma fossero pure meno sarebbe uguale), con la borsa frigo straripante di mattoncini blu, per riporvi un litro di latte e quattro yogurt, è questo pensiero: controlli aeroportuali a parte, Ramadan e proibizioni islamiche pure, in quale stato possono essere approdati, i tre salami Milano e gli altri alimenti, al famoso frigo?

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    • Ilaria ha detto:

      Ciao Ornella! Riguardo al primo punto, mia sorella ama profondamente l’Africa e la sua cultura, da sempre; i suoi primi viaggi in Africa risalgono a quando era appena maggiorenne. Ormai vive e lavora lì da anni (prima in Kenya, ora da gennaio in Sudan) e, problemi alimentari a parte, si trova bene. Gli amici non li abbandona perché comunque per le vacanze torna in Italia e poi attraverso facebook e gli altri social si resta in contatto, e comunque ha molti amici anche lì. In ogni caso, capisco le tue remore perché anch’io, per esempio, non mi sentirei portata a vivere una vita così complicata. Anche riguardo al secondo punto sono più simile a te; ma finora va detto che le varie cibarie hanno sempre superato bene i viaggi… a patto di trovare un frigo funzionante all’arrivo 😉

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