Le magagne dell’uomo maturo ;-)

Oggi ho voglia di scrivere un post ma non ho mezza voglia di stare a ragionare e a strutturare il testo, quindi attenzione – allarme rosso! – perché mi sto accingendo a scrivere un post a ruota libera, che di solito, quando ne leggo nei blog altrui, trovo un genere di post potenzialmente noiosissimo; quindi se vi annoiate smettete pure di leggere e io non ve ne vorrò, anche perché insomma, alla fine questo è il mio blog e non posso stare sempre a preoccuparmi di non annoiare gli altri, giusto? 😉 Oggi voglio scrivere così, senza limiti di battute e per me stessa, perché questo posto, questo blog, era nato prima di tutto per contenere i miei pensieri; il renderli pubblici è solo perché boh, non si sa mai che possano tornare utili a qualcuno.

Bene. Cominciamo. Il fatto è che negli ultimi due giorni e mezzo sono stata aggredita da un leggero raffreddore e mal di gola e io, pur essendo – ve lo assicuro! – incontestabilmente femmina, quando mi ammalo sono come la maggior parte dei maschi: una vera palla! Non sono come quelle donne che, seppur malate, continuano a vivere le loro giornate come carri armati tenendo dietro a tutto e tutti e senza neanche un lamento; no, io sono come quegli uomini che se appena hanno una gola un po’ arrossata o due linee di febbre vanno in stato comatoso, si lagnano a oltranza e non sono in grado di muovere un dito. Che poi, in realtà, io non sono una donna-carro armato praticamente mai! Io non sono la tipica donna di cui si favella tanto al giorno d’oggi, la donna multitasking, quella che riesce a trasformare ogni giornata da 24 ore in una giornata da 50 ore, quella che fa dieci cose alla volta e poi se ne vanta sui blog o coi colleghi e va in depressione se si accorge che qualcuna è più multitasking di lei; no, io a queste donne di oggi in competizione per chi è più fessa efficiente dico: «Ok, prego, fate pure!». In realtà, se voglio o se sono costretta, riesco anch’io a trasformarmi in questi mezzi robot, come credo possa fare, peraltro, qualunque pirla, maschio o femmina che sia, all’occorrenza: per esempio, in situazioni di emergenza lavorativa mi trasformo – se ce n’è bisogno – in Super Ilaria, non mangio, non dormo e faccio tremila cose alla volta, come periodicamente succede, e ok. Poi però torno in modalità ordinaria e mi raccolgo nella mia modesta condizione. E appunto in tale modesta condizione versavo in questi giorni, mentre accoccolata sul divano mi dolevo dei miei mali di stagione. E devo dire che in questo intontimento da raffreddore, mi venivano a flash, come accade nel dormiveglia, delle bellissime idee per dei post, solo che, stando così male, mi costava troppa fatica scriverli, questi post; ma le idee me le sono tutte appuntate nel mio quadernino degli appunti e nei prossimi giorni saranno tradotte in altrettanti post.

Apro una parentesi: forse il discorso appena fatto sembrerà reazionario (odo già i cori indignati di giovani mamme lavoratrici di oggi che si leverebbero nel caso leggessero questo post che per fortuna non leggeranno), ma io sono convinta di quello che dico, anche perché ho dalla mia l’esempio di mia madre e di tante madri delle mie amiche e amici (cioè le giovani mamme pragmatiche degli anni ’80 e ‘90, gli anni in cui io ero bambina e adolescente). Mia madre, dal punto di vista del mito dell’efficienza di cui sto parlando e che oggi è un must, è sempre stata un disastro [cara mamma, se per caso stai leggendo, salta il resto del post…]. Insegnante di lettere nella scuola secondaria, moglie e madre, mia mamma ha sempre arrancato dietro il tempo rinunciando ben presto a essere quella cyborg perfetta che oggi una donna, secondo i media e secondo se stessa, “deve” essere (ma che ai suoi tempi si poteva non essere). Tuttavia, i suoi alunni hanno ricevuto gli insegnamenti e le cure educative che dovevano ricevere, e in famiglia nessuno di noi è morto; certo, nello zaino di scuola non avevo una fetta di torta di mele con ingredienti bio fatta in casa da lei mentre correggeva, in tempo per la consegna, i temi di italiano, bensì avevo un tegolino del Mulino Bianco; non passavamo pomeriggi a giocare amorevolmente insieme con la pasta di sale preparata da lei ma modellavo da sola il mio pongo industriale o il mio Das imparando a stare con me stessa (o in cortile con gli amici) e a usare la mia fantasia; e sono cresciuta in una casa pulita appena quanto basta ed estremamente disordinata, una casa in cui se qualcuno osava presentarsi senza preavviso, nei pochi secondi che trascorrevano dal momento in cui suonava il campanello e gli veniva dato il tiro al momento in cui varcava la soglia del nostro ingresso – ossia nel mezzo minuto in cui saliva le scale (avevamo anche la sfortuna di vivere al primo piano) – in casa avveniva un drammatico fuggi fuggi generale in cui tutti i membri della famiglia afferravano più cose che potevano tra quelle ammucchiate in sala e cercavano – scontrandosi a vicenda, rovinando sul pavimento o perdendo metà degli oggetti per terra – di nasconderle alla vista buttandole in camera dei genitori o sotto il divano o in balcone; alla fine di questo spasmodico mezzo minuto, l’ospite inatteso entrava in casa e trovava ad accoglierlo quattro persone affannate, col fiatone, spettinate e circondate comunque da un disordine pietoso. Eppure, anche in questo caso, nessun ospite è mai morto per questo [certo, se in casa nostra fossero arrivati gli attuali maestrini spocchiosi che ammorbano gli schermi di Real time, saremmo stati bocciati rigorosamente su tutti i fronti possibili e immaginabili, ma per fortuna all’epoca la tv cercava di blandire il telespettatore e non di deprecarlo o umiliarlo]. Inoltre, l’arma segreta di mia mamma è sempre stata quella che tante donne, fissate col controllo e con la presunzione di essere le uniche capaci di fare le cose, fanno molta fatica a utilizzare: la delega. Mio padre è entrato in casa, giovane sposo, che non sapeva accendere un elettrodomestico o cuocersi un uovo sodo: nel giro di un anno è diventato capace di gestire alla bell’e meglio la casa e la famiglia, al pari di mia mamma. Diventato padre, è stato messo (con sua gioia perché era molto felice di fare il padre e non solo di esserlo) a cambiare pannolini, allattare, vestire e stare con le figlie diventando completamente intercambiabile rispetto alla moglie: certo, se ci vestiva lui andavamo in giro con colori del tutto scombinati tra loro o con magliette indossate a rovescio ma mio padre non è mai stato messo in croce per queste e altre sciocchezze e quindi – ciò che conta – la famiglia è andata avanti bene o male senza perdere troppi pezzi, nel pieno della sua imperfezione. Adesso io non so perché in questi infelici anni dieci del ventunesimo secolo sono improvvisamente tornati in auge i vecchi modelli degli anni ’50 da incastrare con le tutte nuove necessità lavorative e di vita del terzo millennio, il che rende la vita, soprattutto alle donne, un potenziale inferno. Ma insomma, ricordiamoci che esistono anche altri modelli e che non sempre “efficienza” è sinonimo di “intelligenza”. Il mio non è chiaramente un invito alla sciatteria ma al contrario a vivere con più personalità la propria vita, cercando di stare sempre a galla e magari anche di avere i bei momenti in cui si riesce a volare alto, ma capaci di accettare anche la propria umana fallibilità.

Ok, finito il predicozzo, e notiamo come tutto questo sproloquio è nato a partire da un banale raffreddore.

Be’, la seconda cosa che mi frullava in testa per questo post a ruota libera è che l’altra sera ho visto un film su canale 5: si intitolava È complicato e ricordavo di averne visto il trailer quella lontana volta che andai al cinema a vedere Amabili resti. Ho deciso di guardarlo perché si presentava come una commediola romantica, sentimentale e divertente e io ultimamente ho guardato solo film molto seri e pieni di uomini duri. Avevo quindi proprio una gran voglia di immergermi in una nuvola rosa ma in realtà questo filmetto per gran parte del tempo mi ha provocato un grosso nervoso, perché c’era questo vecchio panzone egocentrico [cioè, io gli unici ricordi che avevo di Alec Baldwin riguardavano lui negli anni ’90 in qualità di aitante marito di Kim Basinger; è stato un po’ uno shock ricordarlo Big Jim e ritrovarlo mezzo disfatto] e superficiale che dopo avere tradito la moglie dieci anni prima (la sempre simpatica e brava Meryl Streep) con una donna molto più giovane che poi aveva sposato (la quale in versione amante era tutta dolce e adorante mentre, divenuta moglie, si è tramutata in una squilibrata perennemente isterica; un po’ esagerata ’sta cosa!), ritornava a fare il farfallone con la vecchia ex moglie (appunto Meryl) che nel frattempo era anche corteggiata da un neodivorziato dal cuore sensibile: uno Steve Martin secondo me un po’ fuori parte ma per il quale io parteggiavo caldamente fin da subito. In pratica l’ex moglie diventa l’amante del suo ex marito, che ora è sposato con la donna con cui lui l’aveva precedentemente tradita e che ora tradisce con lei; suona complicato e in effetti il titolo del film ci avvisa fin da subito. Insomma, questa triangolazione all’inizio parte anche facendo un po’ ridere ma poi capisci che è tutta a svantaggio di lei e mentre lei, da brava donna, passa tutto il film a elucubrare con tanto di psicanalista al seguito – siamo pur sempre in America! – e a tormentarsi chiedendosi se questa situazione, benché sbagliata, potrà per caso portare a una sua crescita personale (ma cosa dici??? Ne avevi voglia e basta, non cerchiamo sempre giustificazioni cerebrali per un normale bisogno di fisicità e tenerezza!), il vecchio panzone se la ride e se la gode sentendosi rinato tra queste due donne. Alla fine per fortuna lei sceglie, dopo averlo fatto penare per tutto il film, il buon Steve e Alec viene punito restando senza moglie e senza amante; be’, qui il suo personaggio mi ha fatto un po’ pena. In ogni caso, questo è un film sull’amore tra anziani, o insomma tra persone “mature” e visto che il nostro Alec, con grande coraggio per un attore, esibisce variamente le sue nudità, tutte queste nudità di uomo maturo in bella vista – che solitamente non mi capita di vedere – mi hanno provocato la seguente riflessione: ma dov’è che l’uomo maturo sarebbe attraente??? A livello fisico, intendo. Cioè pensiamo a queste coppie squilibrate per età che ci sono per es. nel mondo dello spettacolo o tra ricchi: spesso noi donne tra noi ci diciamo sconsolate che gli uomini invecchiano meglio di noi e mentre noi a sessantanni siamo dei catorci rugosi e prosciugati, a loro le rughe gli donano, mantengono la loro virilità e così via. Be’, ragazze, non è vero! Guardate Alec Baldwin, se non ci credete! Anche loro diventano flaccidi, rugosi e un po’… non dico proprio repellenti ma sicuramente poco invitanti per una ragazza giovane (non per una donna della loro età; e ripeto che sto facendo un discorso solo sul lato fisico, escludendo tutto quello che rende veramente bella una persona, che non è il corpo). Questa intuizione in effetti l’avevo già avuta grazie a Jack Nicholson ai tempi della mia febbre cerebrale (forse qualche vecchio lettore rammenterà quei tragici momenti) ma l’altra sera questo mi è stato molto più evidente (ehm… meno male Alec Badwin non leggerà mai questo post). Con questo non voglio dire che non ci si possa innamorare di una persona (uomo o donna) che ha venti o trenta anni più di noi, anzi! Perché quel che conta è il carattere, l’intesa, e se ami una persona la vedi bellissima anche se ha le rughe, il pancione o la pelle cadente (figuratevi che ultimamente gli unici uomini interessanti che ho conosciuto sono dei gran sessantenni, non so se mi spiego, gente che ha l’età di mio padre!). Voglio solo dire che, a livello puramente fisico ed estetico, anche gli uomini hanno le loro brutture, solo che di solito non ce ne accorgiamo perché li vediamo sempre vestiti (tipo Berlu… solo le escort sanno cosa si nasconda sotto quei suoi doppiopetti e camicie di marca, e non le invidio!). Insomma, so che le mie lettrici e i miei lettori – come me, del resto – non si fanno problemi legati all’aspetto fisico proprio o altrui; e non stanno a guardare rughe o flaccidità varie nello scegliere i propri partners. Ma se per caso capitasse di qui una donna in crisi che rimpiange di non avere più ventanni o che invidia gli uomini che vanno in giro con le ventenni, sappia che quegli uomini hanno anche loro le loro brave magagne dell’età, proprio come lei, e che c’è speranza per tutte, come insegna questo film. Cara amica, da vecchi saremo tutti e tutte – chi più chi meno – cadenti e mollicci, quindi quel che conta è puntare sul carattere e sull’esperienza che ci renderà interessanti e desiderabili (in alcuni tristi casi, sul conto in banca che avremo accumulato) e per il resto mettiamoci pure il cuore in pace e stiamo sereni.

Credo che non scriverò troppi post a ruota libera perché, oltre al fatto che è lunghissimo, in un solo post son stata capace di demolire uomini e donne e mi son pure stancata le dita a forza di ticchettare! Non prendetelo troppo sul serio perché ho scritto di getto come mi veniva, con stato d’animo scherzoso e senza elaborare niente! 🙂

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17 commenti on “Le magagne dell’uomo maturo ;-)”

  1. missmeletta ha detto:

    Letto… ho letto tutto il post e ora voglio un PREMIO!!!! …. e sono pure una mamma lavoratrice ma ho riso un sacco leggendo come accoglievate gli ospiti improvvisi perché ho rivisto come gli accogliamo noi in casa mia… ah ah …. ed era così anche senza Pietro. Concordo con te!!!! A me a leggere certi blog di mamme perfettine mi viene il nervoso…. non si può fare tutto e bene cavolini!!!! Io per esempio ho un lavoro part-time al mattino che mi consente di godermi i pomeriggi con mio figlio….. ma quando dico “godermi” è perché gioco con lui o dormicchiamo tutto il tempo …. e quindi lascio inevitabilmente indietro il resto e a volte la mia casa è proprio al limite dell’igiene ah ah, per fortuna derogo tantissimo a mio marito che è un vero pazientintissimo factotum!!!! …… direi che ho moltissimi punti in comune con la tua mamma…. peccato solo che pur essendo laureata in lettere io non sia riuscita ad insegnare…. altrimenti saremmo uguali uguali!!!!! Per quanto riguarda gli uomini…. io credo che Berlu non lo vedano solo le escort…. a ben guardarlo intorno alle uegie e agli occhi li vedi benissimo tutti i tiramenti di pelle che si è fatto…. e anche quando lo inquadrano da dietro si vede che è ormai un vecchiettin!!!!! Certo secondo me gli uomini invecchiano è che a differenza delle donne (almeno la maggiorparte di loro) lo accetta tranquillamente…. la donna se ne fa un dramma. Perché vorrei sapere perché l’uomo brizzolato è sexy…. e la donna è sciatta????????????? Io per ora non mi sono mai tinta le chiome ….. e se mi gira…. se mi gira continuo per questa strada!!!!!!

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    • Ilaria ha detto:

      Uff, che sollievo… cara missMeletta, ti confesso che mentre scrivevo quel pezzo pensavo a te (penso che tu sia l’unica giovane mamma lavoratrice che legge questo blog, almeno che io sappia) e pensavo: “E se mi si offende missMeletta?”. Ma poi ci ho pensato (ti giuro che ho pensato pure alla tua scelta di lavorare part time!) e mi son detta che avresti capito che non mi riferivo certo alle mamme “umane” come te ma a quelle che, anche sui blog, si presentano sempre tutte perfette! Uh, che sollievo mi hai dato 🙂
      Su Berlu, certo, lo si vede benissimo anche dal viso come è ridotto, ma secondo me se lo vediamo “a figura intera” è mooolto peggio! Non so se gli uomini lo accettano tranquillamente, alcuni vanno in crisi e cercano conferme magari proprio nella donna giovane (anche senza farci per forza qualcosa… non so se hai notato quanto può essere vanitoso un uomo e suscettibile ai complimenti, molto più di noi!). Comunque è anche a questa storia del brizzolato che pensavo, o alle rughe: ma cos’è questa disparità di vedute?
      Meriti davvero un PREMIO per avere impiegato del tempo a leggere ‘sto papiro… dovrei fare un giveaway apposito 😉 GRAZIE e buon sabato 🙂

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  2. paolo f ha detto:

    Di Berlu nudo sappiamo, innanzitutto, che ha “il culo flaccido”: questo venne riportato ufficialmente, come ricoderai 😉
    Il post è strepitoso, magnifico, magistrale: a ruota libera sei formidabile. Alec Baldwin in quel film lo ricordo perché ne vidi alcune scene (e capii l’intera trama, come accade spesso): lo trovai davvero “decaduto” fisicamente, bolso come lo diventano gli uomini comuni. Mentre i semi-dei di Hollywood uno se li immagina più duraturi, quanto meno…

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    • Ilaria ha detto:

      Già, però ammiriamone il coraggio a mostrarsi così tutto nudo con le sue debolezze! Lui non saprà mai di avermi aperto gli occhi con l’immagine del suo pancione e del suo sedere! 😛

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  3. rossana ha detto:

    Spassoso ciò che scrivi “a ruota libera”.

    Però no, non ho voglia di fare classifiche sui culi flaccidi e le panzone traballanti di Jack Nicholson o Alec Baldwin.
    Mi piace pensare che anzi, siano proprio queste naturali corporeità a fare di loro (e di noi) degli umani.
    I cyborg, non sono forse i berlu rimpolpati e con i tiranti sottocutanei?
    O le iperpalestrate sessantenni che non vedono come sia un processo naturale il loro decadimento fisico?
    Insomma, i cyborg mi disturbano e le panze ballonzolanti le trovo molto tenere.
    Quindi non le considero nemmeno sul piano estetico.
    Sarebbe come voler cercare l’estetica nei canotti gonfiati delle labbron di una Parietti o di una Goldie Hawn.

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    • Ilaria ha detto:

      Ma appunto Ross, è esattamente questo il punto! Siamo umani e invecchiando abbiamo (avremo) tutti le nostre magagne; guarda caso, però, di solito si punta il dito sempre sulle magagne femminili; invece anche i maschi invecchiano e devono fare i conti con il corpo che cambia. Il che non deve certo essere una tragedia, anzi, un corpo “vissuto” (maschile o femminile che sia) può dire e dare molto di più di un corpo liscio e giovane, può essere comunque sensuale. Ho citato due attori non in quanto attori o per fare le classifiche, ma solo perché io dei sessantenni nudi non me li sono trovati davanti nella realtà, ho visto loro e grazie a questa “visione” mi sono accorta che non è vero quello che ci dicono (che solo la donna invecchia). Tra l’altro, queste immagini dell’invecchiamento della donna e del non invecchiamento dell’uomo proposte spesso dai media ed entrate nell’immaginario comune come se fosse la verità, sono due gabbie, in modi diversi, tanto per l’uomo quanto per la donna, a mio parere.

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  4. M.T. ha detto:

    Sarebbe affascinante anche un macaco spelacchiato con i conti in banca del nano 😛
    Occorre saper accettare l’età e saperla vivere, perchè con i tiramenti di pelle e il botulino le persone si trasformano in mostri.

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  5. melchisedec ha detto:

    Hai reso la pariglia al cinquantenne medio, panciutello, pantofolaio e con atteggiamento falsamente giovanile. 🙂

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  6. Lucyette ha detto:

    Letto tutto!! Anch’io!!

    Ecco, io mi soffermerei un attimo su una cosa sacrosanta che tu hai detto: “a livello puramente fisico ed estetico, anche gli uomini hanno le loro brutture, solo che di solito non ce ne accorgiamo perché li vediamo sempre vestiti“.
    Verissimo.
    Ma allora, PORCA LA MISERIA, perché le donne non ricominciano a vestirsi anche loro, invece di buttarsi addosso quei due straccetti che sembrano più una sottoveste che un abito normale?!
    Io rimango basita quando vedo signore già un po’ anziane (ma anche solo ragazzine giovani con un fisico non proprio da top model) che vanno in giro con canottierine senza maniche, gonne corte, magliette aderenti, eccetera. Ma non ne faccio una questione di pudore: semplicemente, mi pare ovvio che se ti vesti così poco poi i difetti fisici risaltano! 😐

    Qualche tempo fa sono stata basita di fronte a un matrimonio a cui ho partecipato: la sposa, che andava già per la quarantina, aveva speso un occhio della testa per comprarsi un vestito a sottoveste, con spalline strettissime e scollatura profonda…
    …ma io dico: a parte il fatto che io non entrerei in una chiesa conciata così, ma pazienza; a parte quello, la scollatura era profondissima, e comunque si vedeva bene che la pelle del collo, del decollete, non era più quella tonica ed elasticissima di una ventenne. Povera donna: conciata così, stava male, anzi stava *peggio* di come sta normalmente quando si mette una T-shirt…
    …ma perché ostinarsi a mettersi certi abiti, quando non te li puoi permettere? é__è

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    • Ilaria ha detto:

      Complimenti anche a te per averlo letto tutto, Lucy! La prossima volta istituisco un giveaway 😉

      Anch’io la penso come te, ma vedrai che se provi a fare questo commento in giro, spesso ti sentirai rispondere, a volte in modo anche molto seccato, che è giusto che ogni donna si possa (s)vestire come vuole anche se non è una top model, che se ragioni così allora sei succube dei canoni estetici che ci vogliono inculcare ecc. Invece penso che sia io che te pensiamo che sapersi vestire bene significa capire quale tipo di abbigliamento valorizzi meglio il nostro aspetto, quindi se i jeans a vita ultra bassa sottolineano la pancetta rendendola ancor più strabordante di quel che è sarà meglio coprire la pancia e valorizzare qualcos’altro… ma in molte non lo capiscono e se ne vanno fiere a esibire rotoloni e altre magagne, mentre gli uomini le tengono ben nascoste 😛

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  7. ildiariodimurasaki ha detto:

    Sono anch’io in fila per il premio perché ho letto tutto il post, e anche molto volentieri ^__^
    E sono anche d’accordissimo con tutto.
    Secondo me entrambe le cose di cui parli fanno parte del complotto demoplutogiudaicomassone contro le donne (ordito, per lo più, dalle donne stesse medesime, voien da pensare).
    Ebbene sì, anche gli uomini invecchiano, ma non passano le giornate e le nottate a macerarcisi su, che mi sembra molto sensato da parte loro. E sul perché le donne si siano messe in testa di dover riprendere i modelli anni 50 incastrandoli con le esigenze lavorative del terzo millennio preferisco non soffermarsi perché una delle possibili spiegazioni sembrerebbe essere…
    …perché non sono molto furbe.

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  8. Denise Cecilia S. ha detto:

    Ho visto quel film (due volte, perché mi era piaciuto) ed ammetto che alle (cadenti) grazie dei protagonisti non ho proprio pensato, ohibò.
    Condivido con te e Lucyette la considerazione sull’inopportunità di molte donne che, lungi dal rivendicare per sè un giusto orgoglio per il corpo che hanno – anche toccato dall’età, magari sulla scorta della storica richiesta della Magnani al truccatore di non levarle le sue rughe, ‘ché c’aveva messo ‘na vita a collezionarle – si “addobbano” è il caso di dire come bambole appariscenti fuori misura.
    La pancetta nell’uomo mi piace, in generale, se la persona ha una bella stazza: dunque ha una vera panc-etta formosa, e non un pallone da birra. E’ l’eccezione che conferma la regola, dato che solitamente m’acchiappano i maschietti alti, secchi più che snelli e di fibra nervosa.
    (L’ultimo che mi sto mangiando con gli occhi, di uomo non giovanissimo e pure robusto, forse non è nemmeno cosciente del fascino che ha. O forse sì, ma non lo da per niente a vedere. Uhm. Comunque, essendo sposato, non mi pongo il problema e me lo squadro comodamente insaccata nella mia tuta d’ordinanza, eheh!).

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    • Ilaria ha detto:

      (scusa il ritardo della risposta ma non avevo proprio tempo di guardare il mio blog ultimamente!) Anche a me piace la pancetta negli uomini, che poi appunto bisogna anche vedere come si armonizza col resto del corpo e come il tal uomo la porta. Io non ho esattamente un tipo d’uomo ideale, cioè ne ho diversi… una vasta gamma 😉 C’è un tipo d’uomo che proprio fisicamente non mi piace per niente: quello che ha i muscoli “da palestra”. Noooo! Mi piacciono i muscoli che uno si è formato lavorando, o facendo sport, o insomma vivendo; ma quelli scolpiti apposta mi sanno di vanità ed egocentrismo… viaaa!!! (così come quelli troppo perfettini, ma vale anche per le donne, aspetti troppo costruiti non mi attirano). Io mi mangiavo con gli occhi un mio prof. dell’università che non era minimamente un mio tipo ideale, però oh, aveva qualcosa che… per fortuna non poteva leggere nella mia mente mentre faceva la sua innocente lezione 😛

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