Io, Gene e la nefasta Nuvola Grigia

I love You, Gene

(il testo della canzone dedicata al mitico Gene lo trovate qui)

E dire che miriadi di sociologi e massmediologi ci avvertono da anni: la tv fa male. Ma noi continuiamo ad accenderla. Poi non lamentiamoci se ci vengono i traumi. Al limite sfoghiamoci con un post! Ebbene sì: stanotte ho passato una notte d’inferno per colpa di una tal Roberta Petrelluzzi, di cui fino a ieri sera non conoscevo neanche l’esistenza.

Ma procediamo con ordine: il 2 gennaio mi sono innamorata di Gene Hackman. Non è che prima non lo conoscessi, ovvio; ma non mi era mai scattata la scintilla. Per me, era un attore come tanti (sciocca e cieca che non ero altro; come ho potuto?!). Ma il 2 gennaio, appunto, ho preso in biblioteca uno dei pochi film di Woody Allen (che è il mio Mito Assoluto in campo cinematografico e non) che ancora non avevo visto: “Un’altra donna”; e in questo film ci sono un paio di scene d’amore – due semplici baci sulla bocca, niente di hard –  anche abbastanza rapide, con Gene Hackman e Gena Rowlands.

E così, mentre Gene baciava Gena – la quale, probabilmente già sotto l’influsso di Santa Cunegonda, osava resistergli perché doveva sposare un altro tipo, cosa di cui si sarebbe poi largamente pentita e allora, ma troppo tardi!, avrebbe rimpianto aspramente il buon Gene –, sì insomma, mentre Gene baciava Gena che gli resisteva, sono caduta innamorata io. Perdutamente.

Pertanto, da brava monomaniaca seriale quale sono, il passo successivo è stato fiondarmi – in preda ai languori ma anche a quella rigorosa e scientifica determinazione che comunque mi pertiene – su internet e, attraverso il sempre-sia-lodato catalogo Opac, individuare tutti i vhs/dvd con Gene Hackman presenti in tutte le biblioteche di Bologna e provincia. Dopodiché, montata in sella al mio fedele destriero e del tutto incurante delle incombenze cui avrei dovuto dedicarmi (del tipo leggere tre o quattro libri e impostare una ricerca importante cui devo lavorare), ho setacciato tutte le suddette biblioteche procurandomi buona parte del bottino ambìto che tuttora troneggia disposto in totemica pila sul tavolo del mio salotto. Ed è così partito il “ciclo Gene Hackman”: ogni sera un film. Ogni sera, dal 3 gennaio, dopo avere assolto durante il giorno ai miei doveri e dopo avere cenato, io mi spalmo comodamente sul mio divano, inserisco un dvd, spengo le luci in sala e mi godo due ore di Gene Hackman, passando imperturbabile da capolavori del cinema a filmetti di pura cassetta come se niente fosse; l’importante è che ci sia Gene.

Ieri sera era la volta de Il braccio violento della legge, bel film, soprattutto se vi piacciono gli inseguimenti-con-sparatorie-nella-Città-Violenta lunghi anche una ventina di minuti (a me piacciono parecchio, soprattutto se c’è un senso dietro) e i poliziotti tipo ispettore Callahan (qui in una variante ancor più sul tipo del dannatamente perduto), quelli che sembrano gli unici dotati di pistola & senso della giustizia – pur vissuto in modo ossessivo-compulsivo – nel bel mezzo di una melma anomica immane e senza confini costituita da tutti-gli-altri, dotati solo di pistola. Bel film, dicevo, ma adattamento italiano schifoso; due esempi tra tutti: invece di dire “Tu sei del Bronx” dicono “di Bronx” – più volte –, come se “Bronx” fosse un paese e non una circoscrizione di New York (nel 1971 qui nella provincia Italia non si sapeva cosa fosse il Bronx?). E il personaggio di Gene, che in lingua originale viene soprannominato nel film “Popeye”, nella versione italiana è chiamato “papà”. Cioè vi rendete conto? Da “Popeye” a “papà”! Ma che senso ha? Di solito, quando mi accorgo di tali scempi, metto il dvd in lingua originale con i sottotitoli italiani se solo in originale non riesco a seguire bene; ma questa era una videocassetta, quindi mi son tenuta l’adattamento pessimo.

Ma io non volevo scrivere un post su Gene Hackman. Io volevo dire che ieri sera quando il film è finito e stavo aspettando che la videocassetta si riavvolgesse, nel frattempo era rimasta la tv accesa, che era casualmente impostata su rai tre. E io – che quando finisco di vedere un film mi sento sempre un po’ stranita, un po’ in una dimensione a metà tra quella del film in cui ero calata e quella della dura realtà in cui vivo e a cui lentamente mi tocca tornare – me ne stavo lì sul divano ad aspettare la fine di questo riavvolgimento del vhs e non mi accorgevo bene delle immagini che nel frattempo mi passavano davanti sullo schermo; stavo ripensando infatti a quel tipo che nel film aveva ucciso un sacco di gente a caso e del tutto inutilmente perché poi Gene lo aveva raggiunto e giustiziato; e mi dolevo per queste morti inutili (tra cui una giovane mamma con passeggino) benché fossero solo comparse in un film; finché in questa nube filmica in cui restavo immersa hanno cominciato a trapelare le voci della realtà, nella fattispecie quella di una signora di una certa età e dai capelli a forma di nuvola grigia che vedresti bene a giocare a burraco con le amiche sorseggiando un tè e da cui mai ti aspetteresti invece di udire cose tipo: “Cadaveri dei genitori messi in due sacchi della spazzatura” né ti aspetteresti di vederti lampeggiare davanti agli occhi così, a tradimento, le fotografie di questi due sacchi con dentro due persone – due genitori – e subito dopo il primo piano del figlio ventenne sospettato di averli uccisi e inquadrato mentre è sotto processo. E la cosa sconvolgente è che, come in una sorta di reality giudiziario (della serie Il Grande Processo), veniva trasmesso il processo a questo ragazzo in una regolare aula di tribunale, solo che ogni volta che l’imputato o i vari testimoni, interrogati, pronunciavano la parola “sacchi della spazzatura”, il regista staccava e ti mandava in onda a mo’ di flash quei due sacchi della spazzatura con dentro due genitori, posizionati sul pavimento verde di una camera da letto ordinatissima. Ho cambiato subito canale a caso e i miei occhi sono stati aggrediti dagli sbrilluccichii di Milly Carlucci circondata da presunte Stelle ballerine. Ma Milly con la sua vocina ciarliera e squillante non è riuscita a tranquillizzarmi né l’orchestra che suonava la samba. Continuavo a vedere nel mio cervello quei due sacchi, alternati agli occhiali da vista del ragazzo presunto assassino, e al suo sguardo.

Andare a letto è stato un dramma… mi sono tornate tutte le paure che avevo da piccola e anche più avanti quando mi trovavo da sola in casa; ed era un’ora troppo tarda per chiamare qualcuno al telefono. Da un momento all’altro mi aspettavo di trovarmi davanti i fantasmi invendicati di quei due genitori, arrabbiati con me perché li avevo oltraggiati guardandoli in tv. In pratica ho tenuto accese tutte le luci e la radio mentre mi lavavo i denti e mi preparavo e poi, al momento di infilarmi nel letto, ho spento le luci e fatto una corsa sbattendo contro ogni spigolo come non mi succedeva più da tanto tempo. Lo sapevo che era irrazionale – non sono completamente folle – ma a me di notte la razionalità cade un po’. Di giorno sono coraggiosissima!

Ma dai, cretina! – mi dicevo – È da almeno tre sere che non fai altro che vedere morti ammazzati in tutte le salse; solo stasera ne hai visti a decine; ieri sera hai assistito a torture e alla distruzione di intere baracche di neri ammazzati nel Mississippi e la sera prima hai assistito ad altri brutali omicidi nel Pentagono e hai dormito sonni tranquillissimi, sereni e innamorati. Ora perché hai visto due sacchi della spazzatura con dentro due cadaveri devi farti venire tutto ‘sto patema che neanche a cinque anni d’età…?

Eh sì, sì. Tutti quei morti ammazzati nei film sono finzione; mentre quei due sacchi sono realtà. Inoltre la mancanza di rispetto con la quale quei due poveri genitori sono stati sbattuti (con fotografia di quando erano vivi – oltre che di quando erano morti –, nome, cognome, indirizzo e biografie) alla mercè di tutti in seconda serata per me è violenza pura, totale, incomprensibile (non capisco davvero che senso e utilità possa avere quella morbosa trasmissione, si chiama “Un giorno in pretura”). Ho anche pensato che ho passato l’adolescenza e non solo quella a guardare e leggere film e fumetti horror ma gli unici incubi che ho avuto e che ho sono quelli procuratimi dai telegiornali (dopo l’11 settembre ho sognato incendi per un mese, per non parlare di teste decapitate o degli incubi dopo le stragi compiute da psicopatici tipo Casseri).

E poi c’è chi condanna i film violenti. Ma datemi Gene Hackman e la Città Violenta tutta la vita, piuttosto!

[E d’ora in poi quando guardo un film, tv sempre impostata su Boing o rai Yo Yo, così non corro pericoli di traumi una volta spento il videoregistratore/lettore dvd!]

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9 commenti on “Io, Gene e la nefasta Nuvola Grigia”

  1. Simone DL ha detto:

    Se non l’hai già visto, ti consiglio caldamente “La conversazione”, per me un capolavoro assoluto di Coppola-Hackman… E per il resto: disdire l’abbonamento alla RAI, de jure e de facto 😉
    Simone DL

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    • Ilaria ha detto:

      Ciao Simone! “La conversazione” è “in programma” per mercoledì o giovedì… mi è stato caldamente consigliato da più persone e sono molto curiosa. Mi hai letto nel pensiero a proposito dell’abbonamento rai, mi chiedevo proprio perché pagarlo, dati gli orrori televisivi in circolo…

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  2. ediaco ha detto:

    Immagino dunque che tu stia guardando “Piume di struzzo” su Rai4… 🙂

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  3. paolo f ha detto:

    Gene Hackman è uno dei Grandi di Hollywood, in diversi film è stato superlativo: può rientrare a pieno diritto nel tuo pantheon cinefilo!

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  4. The Emerald Forest ha detto:

    Fantastico Gene Hackman, un vero mito, anche per me è stata una scoperta, “Un’altra donna” con Gena (ma io li chiamo per nome, sì, tanto uno guarda così tanti film che ormai li conosce, il problema è che non ti conoscono loro come mi ha fatto notare l’altra notte il sottovalutatissimo film di Scorsese “Re per una notte”) è uno dei film più belli e profondi di Woody Allen, che ho scoperto essere ispirato a sua volta da un film precedente di Cassavetes che si chiama “La sera della prima” (anche Tutto su mia madre è un omaggio a questo film) sempre con la mitica Gena, semplicemente un mostro di bravura. Anche io faccio così: mi partono le serie, o come dici tu “i cicli” e così si passa in rassegna buona parte del cinema… poi quando scopri la sorgente di 4-5 film ti senti meglio insomma… Comunque il criminale del Braccio violento (che titolo del cacchio, quello originale è semplicemente “French Connection”…) è anche lui un mito, sai? E’ uno degli attori più famosi di Bunuel, Fernando Rey
    Comunque i cicli sono utilissimi… oltre che una mania difficile da sopire, ma una mania molto utile per sfogare il proprio amore per il cinema… davvero 🙂 ti capisco
    Perdona lo sfogo concatenato sul tuo,
    Un saluto! 😉

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    • Ilaria ha detto:

      Ma grazie invece, mi piacciono i commenti come il tuo! E grazie per il suggerimento, a questo punto vedrò “La sera della prima”, dato che anche a me piace Gena e tra l’altro “L’altra donna”, per me che sono una woodyalleniana di ferro, mi ha davvero sorpresa per la delicatezza, la profondità e l’intimità che raggiunge. E’ vero, i “cicli” o le “serie” sono fenomenali perché, con la passione che li scatena e che ti porta a vedere *tutto* di quel regista o attore/attrice, alla fine rappresentano importanti esperienze conoscitive, infatti di ciclo in ciclo sto nel mio piccolo esplorando più mondi cinematografici che posso. Il tuo commento mi ha permesso di scoprire il tuo blog e lo terrò ben presente, dato che attualmente sono esattamente in fase cinefila… Ciao! 🙂

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      • The Emerald Forest ha detto:

        Ah, dimenticavo che anche io sono una seguace del mitico opac, oltre che alleniana, quest’estate ho avuto la fortuna di seguire le riprese di Nero Fiddled(ex Bop Decameron), che sto attendendo con ansia ormai da mesi (e molto ancora dovrò attendendere…)
        Ti seguo anch’io così ci teniamo in contatto, dato che sei così simpatica 😉
        Un saluto!
        Ci becchiamo sui blogs! Ale

        Mi piace


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