Il mio punto debole

28670_124040434294070_7994159_nAmici, li vedete questi splendidi fiori (li ho fotografati stamattina, ieri erano ancora più belli!)? Belli, vero? Sono i primi fiori che hanno allietato la mia nuova casa; che emozione ho provato quando ho aperto la porta e ho visto l’amico che aspettavo con quel mazzo di fiori in mano. E sapete come l’ho ricambiato? Con un pranzo carbonizzato! Ma procediamo con ordine: per mia mamma invitare persone in casa è sempre stato uno stress e una preoccupazione, perché anche se si tratta di amici lei deve per forza avere la casa perfetta (e basta una goccia sul pavimento per non renderla più tale), avere preparato cibi raffinati da servire in servizi preziosi e così via; la forma domina sulla sostanza (la bellezza di accogliere una persona cara) e di conseguenza in casa nostra non è mai venuto nessuno se non eccezionalmente. Ciò non toglie che io e mia sorella potessimo invitare gli amici, certo, ma a che prezzo? Il clima di “ansia da ospite” si creava lo stesso [“Devi offrire la merenda!”, “In sala c’è disordine! Poi lo vanno a raccontare in giro” (sì, sicuramente!)], e il risultato è che fin da piccola ho sempre invitato pochissime persone, e stando sempre sulle spine. Quando invece ho vissuto fuori casa, ho sempre invitato con gran piacere, e ora che ho definitivamente un nido mio – e considerando anche che stare sempre sola mi rattristerebbe – ricevo spesso amici. C’è un’unica nota dolente in tutto ciò: il mangiare. Se si invitano amici che poi restano a pranzo o a cena – e in genere è così – qualcosa da fargli mettere sotto i denti devi pur rimediarlo. Non è che non sappia cucinare, se per cucinare intendiamo la cucina-base che serve per vivere. Ma vuoi dare a un ospite una misera bistecchina o un uovo sodo? No, dai, almeno la prima volta che l’inviti, no! Finora ho biecamente ovviato al problema ricorrendo a pizzeria o rosticceria sotto casa. Ma questo amico che è venuto ieri, per come lo conosco, ho pensato che avrebbe preferito un cattivo pranzo preparato con le mie mani a un manicaretto preparato dal rosticciere. E così ho preparato una cosa che di solito mi viene bene, e invece – causa ansia da prestazione – mi è venuta male, cioè meno gustosa e saporita del solito. Ma passi anche questo. Il fatto è che, al momento del pranzo, mentre ho messo la già poco invitante pietanza nel forno per riscaldarla (l’avevo cucinata la mattina presto), mi son messa a chiacchierare con l’amico, e raccontavo, raccontavo, raccontavo… e intanto il mio pranzo si abbrustoliva, bruciava, si carbonizzava ben bene. Quando me ne sono ricordata, era tutto bello nero! Era da piangere, ma francamente anche da ridere! E l’amico? Stoicamente, se l’è mangiato lo stesso, senza neanche togliere la parte superiore carbonizzata. La vera amicizia si vede anche da queste cose… Inoltre, confusa e mortificata com’ero per il pranzo bruciato, alla fine mi son pure dimenticata di offrire il mio “pezzo forte”: il caffè! Me ne sono ricordata alle diciotto, quando ormai l’amico era già in autostrada di ritorno a Verona – la sua città – col mio pranzo carbonizzato sullo stomaco.

A parte questo “piccolo” disguido, tutto il resto è andato benissimo: chiacchiere, tour guidato del quartiere Savena con camminata salutare, e sorrisi. Se passate da Bologna e vi va di venirmi a trovare, ditemelo pure; vi prometto che finché non imparerò a cucinare, ricorrerò alla vecchia fidata rosticceria sotto casa e i vostri palati saranno salvi.

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12 commenti on “Il mio punto debole”

  1. ziacris ha detto:

    a quanto pare anche a lui andava bene chiacchierare con te, era più interessato alle chiacchiere che al pranzo, visto che non si è accorto che stava tutto carbonizzandosi…e allora…va bene cosi!

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  2. melchisedec ha detto:

    Splendida rosa! Mi pare di quelle coltivate in giardino, non clonata. Forse mi sbaglio. Troppo chiacchierona, eh? Rovinare un pranzo! Mi prenoto. Prima o poi passerò da Bologna.

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  3. flalia ha detto:

    ZiaCris: infatti 🙂Melchisedec: Sììì, se passi sono qua!! 🙂

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  4. ferrucci ha detto:

    Sei una scrittrice formidabile, Ilarietta! (Te l'avevo mai detto?)

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  5. kittymol77 ha detto:

    Che spasso che sei…una cosa è sicura: le chiacchiere erano il vero "piatto forte". Infondo, a parte il sentirti per qualche minuto a disagio per aver carbonizzato la cena, rimane che è successo perché eravate entrambi immersi nel piacere di stare a parlare. Quindi, carissima flalia, una cosa è sicura: secondo me l'amico torna. Portandosi il pranzo da casa, ovvio..ma torna.

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  6. Masso57 ha detto:

    Ti prendo in parola, la prossima volta che capito nella città felsinea mi autoinvito, dicendoti da subito che come le apro io le scatolette del tonno……. 🙂

    [scherzo, ovviamente: credo che la saggia Kitty abbia individuato il vero “piatto forte” del tuo pranzo]

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  7. utente anonimo ha detto:

    Per esperienza personale : quando un uomo si muove da una città distante più di due chilometri e porta mazzi di rose a una fanciulla, quasi mai è spinto dal desiderio di gustare manicaretti esotici o nostrani. E nemmeno per ammirare le bellezze artistiche o naturali del luogo, I motivi sono altri. E' vero che manicaretti e bellezze naturali aiutano.Cara Flalia, se la persona vale, medita sul da farsi. Secondo me torna, anche senza pranzo. Ti servisse qualche ricetta veloce ( i piatti è meglio prepararli al momento ) sai dove scrivermi .Con affetto, Ornella 

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  8. flalia ha detto:

    Paolo: be', ripeterlo non fa mai male… Grazie :-)*Kittymol: ma sì, penso anch'io che fosse più interessato alle chiacchiere che al cibo, come anch'io del resto! Figurati che degli amici che ho invitato qualche giorno fa e con cui comunque ho mangiato la pizza, quando ho detto che son negata in cucina e gli ho fatto degli esempi mi hanno detto: "Be', magari la prossima volta cuciniamo noi!". Non prenderò mai un uomo per la gola, questo è certo!Masso: be', comunque l'invito è valido sul serio 🙂Ornella: ah ah, grazie dei consigli!

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  9. Lucyette ha detto:

    Flalia, mi sa che io ti batto Giusto oggi, è venuto a trovarmi un amico: stavamo mangiando un gelato (non bruciacchiato solo in virtù dell'essere un gelato 😉 , ed era una specie di cornetto: hai presente? Quelli con la punta di cioccolato, che ovviamente si scioglie con il caldo, e quindi ti impiastrocchia tutte le mani.Bene: la punta di cioccolato si stava sciogliendo, il cioccolato colava sempre più inesorabilmente; io non trovavo i tovaglioli, e nemmeno il rotolo di Scottex…… e ho rimediato portando in tavola niente popò di meno che un rotolo di carta igienica Direi che, fra tutte e due, potremmo essere una perfetta riedizione delle "Casalinghe Disperate", anzi, "Disperanti"… perché chiunque venga a trovarci, giustamente, comincia a disperare… 😉 😉

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  10. flalia ha detto:

    Lucyette: ah ah, infatti non l'ho scritto ma per quanto riguarda la cucina mi paragono sempre a Susan! 😉

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  11. isabel49 ha detto:

    Io ho fatto pratica proprio sbagliando, pensa che la prima volta in cui è venuta mia suocera, il pranzo era tutto salato, lei dopo in disparte mi ha detto: "Metti poco sale e poi assaggi alla fine,  se è dolce puoi sempre rimediare." Ricordo ancora questo consiglio e devo dire che funziona, per il resto con i ricettari e internet il gioco è fatto.Tua madre mi ricorda la mia, la perfezione in ogni cosa.bacioniannamaria

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  12. flalia ha detto:

    Annamaria: eh eh, proprio con la suocera… 😉 Però in effetti è un saggio consiglio, lo terrò presente! Ciao 🙂

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