Il dono

Camminavamo lentamente, affiancati, sotto al portico, diretti verso le nostre fermate d’autobus, scambiando qualche parola sulla fine della scuola e l’esame di maturità alle porte.
A un certo punto, sempre camminando, lui mi passò un braccio attorno alle spalle e mi tenne così, stringendomi con delicatezza. Io voltai il viso verso di lui, guardandolo incuriosita; anche lui mi guardava negli occhi e a un tratto si commosse; vedendolo commuoversi, il mio cuore cominciò a battere forte. Non camminavamo più, ora, mi teneva entrambe le mani sulle spalle. Sorridendo si schiarì la voce e mi disse:
«Ilaria, per tutti questi tre anni, quando entravo in classe e vedevo il tuo sorriso e il tuo entusiasmo, poteva anche essere stata fino allora una giornataccia, ma improvvisamente ritornavo sereno. Anche solo pensarti mi fa stare bene; e poi sei un’allieva fantastica». Tacque un momento e, siccome io lo fissavo già con gli occhi lucidi (un’allieva fantastica!), mi diede una carezza sul viso, cosa che mi spezzò ulteriormente il cuore. Poi fece un sospiro e riprese:
«Tu hai una qualità meravigliosa: la tua gioia e la tua spontaneità. Mi prometti che, qualunque cosa succeda, non permetterai mai alla vita di toglierti il tuo sorriso così puro? Ti prego, non lasciare mai che si spenga, non lasciare che questo brutto mondo ti rovini il carattere!».
Nel dirlo, mi guardava con un misto di tenerezza e preoccupazione. Solo ora capisco quella sua paura; allora avevo diciottanni e non capivo cosa ci fosse da preoccuparsi e rattristarsi tanto: il mondo mi sembrava bellissimo. Mi diede un bacio sulla fronte tenendomi il viso con entrambe le mani; profumava di tabacco e dopobarba, come sempre, un odore buono che non dimenticherò mai. Non resistetti all’emozione e lo abbracciai stretto, non volevo che mi vedesse piangere, così schiacciai il viso contro il suo petto; ero parecchio sconvolta da tutto quel melodramma improvviso in un uomo solitamente riservato e poco incline agli scambi fisici. Ma ero felice. Capivo che mi aveva aperto il cuore, che teneva a me e che ero importante per lui. Mi faceva piacere soprattutto avere saputo di produrre quell’effetto rasserenante su di lui, perché lui mi aveva dato tanto e ora sapevo di avergli dato qualcosa anch’io. Saremo rimasti abbracciati mezzo minuto, ma a me sembrò la classica eternità; tremavo e mi piaceva sentirmi avvolta in quell’abbraccio protettivo, mentre gli promettevo che niente e nessuno mi avrebbe tolto il mio sorriso. Poi ci sciogliemmo dall’abbraccio e allora ritornammo in noi; la magia era finita e sorridendo imbarazzati riprendemmo a camminare. Arrivati in fondo al portico ci salutammo e ognuno si diresse verso la sua fermata; io in realtà ero troppo agitata e così mi misi a correre a perdifiato fino a due fermate dopo, ero la personificazione vivente di quanto la gioia possa essere violenta e sconvolgente.

Ora, passati più di dieci anni, mi chiedo: ho mantenuto la promessa? Sì! Mi rispondo veramente con fierezza di sì. La qui presente Ilaria, pur essendosi accorta che in effetti il mondo non è poi proprio sempre bellissimo e pur essendosi già imbattuta in alcune delle varie prove, patimenti, ingiustizie e fatiche che costellano la vita di un tipico essere umano, ormai si sente fuori pericolo: magari resterò un po’ ingenua, ma non diventerò una cinica. Il mio sorriso me lo tengo stretto e niente me lo cancellerà. E sapete perché? Sì, forse in parte grazie al carattere con cui sono nata, ma perlopiù – ne sono convinta – grazie all’immagine di me che alcune persone preziose, tra cui appunto il mio amato prof. di filosofia del liceo, mi hanno regalato. Nei momenti tristi, nella depressione che mi ha colta a vent’anni, nell’angoscia che ho potuto talvolta provare, a soccorrermi sono sempre state e saranno le parole affettuose e magnanime di qualche persona incontrata lungo il cammino; come posso credere di sentirmi infelice se il mio prof. ha detto che io sono l’immagine della felicità?

Ricordo le parole di un altro uomo molto importante per me; si chiamava don Giuliano. Un giorno, in un periodo in cui ero veramente allo sbando, ho sentito per caso una conversazione tra lui e mio padre (lui era venuto a casa per la benedizione pasquale): mio padre gli diceva, con un tono sofferente e rassegnato che non dimenticherò mai, che io ormai ero «un’egoista e una squinternata» e che non ero più l’Ilaria che don Giuliano ricordava. Lui lo contraddisse con vigore, dicendo che forse attraversavo un periodo difficile data l’età, ma era convinto che io non sarei mai potuta diventare un’egoista e una squinternata, e ricordò con tenerezza di quando lui era stato male e io ero andata a trovarlo tutti i giorni in ospedale, anche se all’epoca ero già atea. Io avevo origliato questo dialogo dal pianerottolo della porta di casa; dopodiché, anziché entrare, anche allora mi sono messa a correre come il vento; disperata perché mio padre, il mio modello e mito, era così deluso e indurito nei miei confronti; grata perché al mondo esisteva una persona che, contro ogni evidenza, credeva in me perfino più del mio stesso padre e di me stessa. E lì ho deciso che io volevo dare ragione a questa persona; così queste parole di fiducia («Ilaria ha un cuore buono, non diventerà mai un’egoista») mi hanno salvata; io in quel periodo stavo veramente male, e solo aggrapparmi a quell’immagine positiva di me ascoltata di nascosto (e poi dicono che non si deve origliare!) mi ha aiutata a riprendere in mano la mia vita e uscire dalla palude. Quando ho cominciato a stare meglio, la prima persona da cui sono andata è stato lui, don Giuliano; anche lui mi ha abbracciata, e mi ha detto: “Io non ho mai dubitato di te”.

Cosa sarei io senza i tanti episodi di amore gratuito di questo tipo che ho ricevuto? Senza persone che, quando io ero la prima a non vedere il bello in me stessa, mi presentavano un’immagine di me bella, buona e luminosa? È una lezione che non ho mai dimenticato e che pratico anche verso gli altri; tutti noi abbiamo grosse responsabilità verso chi entra in relazione con noi: sottolineare gli aspetti positivi di una persona, restituirle un’immagine positiva di sé, non lesinare elogi e gratificazioni quando è il caso, non sottovalutare le qualità altrui, ascoltare quello che dice, sorridere quando la si guarda, è uno dei doni più grandi, più duraturi e più preziosi che si possano fare.

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9 commenti on “Il dono”

  1. martacrs ha detto:

    che belle immagini,pregne di amore e dolczza

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  2. marinz ha detto:

    Che belle parole… anzi bellissime!!!!!!!!!

    Torno da una due giorni con dei ragazzi e abbiamo, dato che mi piace mettermi in gioco, vissuto quell'Amore gratuito donato agli altri.

    Non c'è molto da aggiungere a queste tue parole se non dirti che traspare tutta la tua bellezza d'animo.

    Un sorriso 🙂

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  3. flalia ha detto:

    Grazie, Marta, e benvenuta 🙂

    Marinz: ciao, è vero, nei "campi" e nei "ritiri" quell'amore si sente più forte che mai 🙂 Un sorriso anche a te!

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  4. ziacris ha detto:

    ci sono e ci saranno sempredelle manni tese proten a tirarci sù da quel fondo di barile che si sta raschiando, perchè per quanto sia brutta l'immagine di noi che mostriamo al mondo, a chi ci sta vicino, chi ci vuole beneriuscirà sempre a vedere il bello in noi

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  5. melchisedec ha detto:

    Non è facile concretizzare ciò che condensi alla fine del post, ma basta uno scatto della volontà per compiere i primi passi. Bisogna avere la volontà di riconoscere chi ci ha elargito i suoi doni, a volte succede anche dopo molto tempo. Quello che credevamo uno scacco alla nostra superbia o all'alto senso di sè… era invece una mano, una spalla o un sorriso di incoraggiamento.

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  6. kittymol77 ha detto:

    Ilaria, porca vacca! mi hai commossa. Finirai per diventare un guru, me lo sento…Ho voglia di lasciarti un abbraccio (grazie, mi ci voleva questo post oggi…)

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  7. flalia ha detto:

    ZiaCris: già, e meno male! A volte ce n'è proprio bisogno… 🙂Melchisedec: hai ragione, questo commento amplia il mio post; l'aiuto non è sempre riconoscibile, e non sempre subito… spesso anche una dura critica può aiutarci e farci bene, ma in questi casi ciò che accomuna elogio e critica (o sferzata) costruttiva è l'intenzione positiva di chi li esprime 🙂Kittymol: grazie a te… E poi: un guru??? Sììì, forse mi piacerebbe diventare un guru!! Chissà (oggi son troppo felice!! Non posso trattenermi, devo anticiparlo: ho finalmente una MACCHINA DIGITALE!!! Sto impazzendo!);-))

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  8. cappelliavolute ha detto:

    Ma sai che, tanto per cambiare, sottoscrivo tutto? Il prof di filosofia del liceo e la sua stima gratuita (unita a quella di una prof di matematica altrettanto speciale), dei monaci che ti guardano e vedono la parte migliore di te, spingendoti così a tirarla fuori… questo è esattamente il post che avrei potuto scrivere io! =)

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  9. flalia ha detto:

    CaV: e cosa ci possiamo fare se siamo sempre in sintonia? E per fortuna, in questo caso, perché sono esperienze bellissime che ti scaldano il cuore anche solo a ripensarle 🙂

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