Orecchiando qua e là

Giovedì ero a Forlì dal mio super amico (già che c’eravamo, ne abbiamo anche approfittato per visitare la mostra dedicata ad Antonio Canova) e in pizzeria, mentre pranzavamo, un ragazzo si è seduto al tavolo vicino al nostro, ha chiamato un amico al cellulare e si è messo a parlare con grande entusiasmo. Be’, naturalmente non potevo non sentire… e così questo ragazzo, dai capelli corti e dal marcato accento romanesco, si è rivelato essere uno dei numerosi “pellegrini” che si recano con devozione nella vicina Predappio (paese natale di Mussolini) facendone la sua fortuna economica; costui per esempio era tutto su di giri per avere acquistato, oltre a numerosi braccialetti tricolori per sé e per gli amici rimasti a casa, un bel busto del Duce (brrr! Che paura pensare di voltarmi, per esempio, nel salotto di casa, e trovarmi a tu per tu con quel mascellone dallo sguardo cattivo! Cioè, se anche fossi una sua tardiva seguace, mi inquieterebbe lo stesso perché, diciamocelo, era proprio brutto e s’imbruttiva ulteriormente con quell’espressione ridicolmente feroce!). Bene, comunque avete capito il tipo. Dopo un po’, parlando col mio amico, stavo commentando il testo di questa canzone di Arisa, che nei commenti a questo post è stata criticata da alcune signore (e un paio di signori) snob come esempio di proposta retriva e stereotipata sul ruolo della donna eccetera (cioè, è una canzonetta che racconta una storia, non un manifesto, vorrei sottolineare). Be’, io dicevo al mio amico che non capisco perché, per essere donna emancipata, dovrei desiderare di vivere in una stamberga, sola, depressa e senza uno straccio d’uomo e di calore familiare anziché vivere serena col mio lavoro, la mia casetta con angolo cottura, una bella famigliola e magari un giardinetto fiorito. Questo m’impedirebbe forse di essere sensibile – chessò – ai problemi della donna nel mercato del lavoro o alla condizione degli immigrati nei cosiddetti CPT sparsi nel nostro Bel Paese? Ma no, direi anzi che se fossi una donna ferocemente in carriera sarei sensibile più che altro a me stessa e ben poco incline a considerare tutto il resto, proprio come chiunque sia ferocemente in carriera, per esempio. Mi dà un gran fastidio che, ancora nel 2009, se una donna dice che sogna di avere una famiglia e una casetta (il che non esclude che sogni anche qualcos’altro) c’è sempre la cinquantenne di turno (se non lo è anagraficamente lo è mentalmente) che col dito puntato accusa l’umile sognatrice di essere una frustrata repressa donnetta da poco. Fatto sta che al termine del mio discorso, il giovane fascista del tavolino accanto ha esclamato: “Parole sante!”. Ci son quasi rimasta un po’ male, anche se mi scappava da ridere…

Comunque, il discorso su Arisa era partito dalla canzone “Sincerità”, trasmessa dalla tv del ristorante, e da questa mia afflitta constatazione: allora, ascolto musica di qualità, cantautori stratosferici le cui canzoni canto a tutto spiano quando le ascolto allo stereo, ma basta che alle mie orecchie giungano casualmente le semplici, banali, filastroccose note di “Sincerità” (trasmessa ovunque) ed ecco che per tutta la giornata mi ritroverò a canticchiare senza neanche accorgermene e senza riuscire a fermarmi questa stregata canzonetta! Come può essere? Aiuto!!!

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13 commenti on “Orecchiando qua e là”

  1. isabel49 ha detto:

    E’ proprio così, la canzonetta è entrata nella mia testa appena l’ho ascoltata, perchè in fin dei conti di questo abbiamo bisogno, canticchiare motivi semplici ed orecchiabili. Arisa a me piace, per la semplicità con la quale si propone e per i suoi desideri normali, perchè bisogna per forza desiderare il contrario della semplicità, lei vuole famiglia e amore, che male c’è. Secondo me le cinquantenni che contestano le idee di Arisa, non hanno ottenuto ancora quella felicità e per rabbia dicono che è desueta. Un caro saluto mattutino.
    Annamaria

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  2. commediorafo ha detto:

    1) Arisa non mi piace…

    2) Le cinquantenni descritte da te mi ricordano la favola della volpe e dell’uva; come dice De Andrè si sa che la gente da buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente da buoni consigli se non può dare il cattivo esempio.
    (Ed eccoti servita una citazione musicale!)
    Massimo

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  3. kittymol77 ha detto:

    non conosco la canzone (e aprendo il link pare che oggi l’audio di youtube sia in sciopero, non si sente niente), ma il concetto arriva chiaro e forte. Sai che penso? Che non riusciamo a fare altro che sostituire alcuni modelli opponendone altri, senza uscire di un millimetro dalla logica del bianco/nero, ragione/torto, giusto/sbagliato. Non riconoscendoci nelle scelte dell’altro, sappiamo vedere solo quelle della opposta maggioranza, come alternativa. E le mille varianti, le infinite possibilità di inventarsi una vita come piace a noi? E’ ben strano che, in una società che nella realtà propone ormai i più svariati modelli esistenziali, sappiamo pensare solo in termini di casetta/matrimonio/bambini oppure a carriera/matrimonio e figli sì, ma senza rinunciare alla carriera/niente falpalà che è da donnette. E il resto delle donne? quelle che hanno figli e non sono sposate? che lavorano con passione ma staccano alle 5 e a casa giocano con i figli come ragazzine, felicissime di non avere fra i piedi alcun padre che magari scalpita per la cena? E le donne che scelgono la ricerca e amano annientarsi in un laboratorio pensando alle “scoperta” come a figli? E quelle che sentono nel fare figli lo scopo primo e il senso stesso della loro vita? Mille possibili vite, e ne vediamo sempre al ,assimo solo due versioni. Mi piacerebbe un mondo più ampio, meno schematico, più creativo e felice di sperimentare…

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  4. melchisedec ha detto:

    Flalia, ci sono cose più gravi dell’ascolto di “Sincerità” di Arisa.
    “Futtitinni”… si dice da me.
    🙂

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  5. ferrucci ha detto:

    Cara Ilarietta, la “sincerità” di cui parla la canzone è proprio ciò che ci vorrebbe nei rapporti d’amore, quindi non vedo motivi per muovere obiezioni ideologiche. Anch’io, in fondo, sono per la casetta e la tranquilla vita familiare!
    Un bacio

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  6. flalia ha detto:

    Annamaria: sono d’accordo con te. Un bacio 🙂

    Massimo: neanche a me piace Arisa ma il testo di quella canzone lo trovo “speranzoso” 🙂
    Eh eh, voglio diventare anch’io una citazionista brava come te!!

    Kittymol: esatto, è proprio così, sembra che una cosa debba escludere l’altra, ma basta osservare la realtà, fatta di persone che sanno tenere tutto insieme…

    Melchisedec: ih ih, ne convengo, caro Mel, ma in questo periodo mi va tutto talmente bene che… un problema me lo devo pure inventare, no? ;-))

    Paolo: eh, lo so, lo so… e che casetta 🙂

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  7. GisyScerman ha detto:

    Ilaria, intanto grazie per essere passata – la canzone di Arisa è proprio una bella canzoncina, non s può certo dire che sia una canzone d’autore, ma una canzoncina che piglia bene in quanto ritmo orecchiabilità resta impressa c’è poco da fare, il testo non è malvagio, anzi mette proprio …felicità !

    hai ragione Ilaria c’è molto discrimine verso i sentimenti puri oggi, non parlo di valori che ognuno è giusto abbia i propri, ma di sentimenti. Oggi se vuoi qualcosa di bello, di non torbido sei uno sfigato.
    Poi tutti son più rancorosi, alla fine proprio la felicità sta in poche cose e semplici…

    😉

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  8. Masso57 ha detto:

    Premessa: la canzone resta nelle orecchie perchè è una canzone “vecchia”, assomiglia molto nella musica a “Don’t worry be happy” di Mc Ferrin, già usatissima a ssuo tempo negli spot, oltre che a “Fatalità”, un vecchio hit fine anni 60 di un complesso che non ricordo.
    Detto cio’, mi metto nella scia di Kitty, questo spaccare tutto in due metà incomunicabili ed incompatibili è un male: in quanto tale, ovviamente, prende piede ovunque e dilaga. Da parte mia, amo le tonalità di grigio, non puo’ essere tutto o solo bianco o solo nero.

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  9. latendarossa ha detto:

    Beh credo ci sia una bella differenza tra il discorso che facevi tu (sognare di condividere la propria vita con una persona non significa necessariamente avere una visione regressiva della vita, c’è caso e caso) e l’approvazione data alle tue parole dal giovane fascista. Credo che le cinquantenni, anagrafiche o no, quando magari né io né te eravamo ancora al mondo, abbiano subìto sulla loro pelle quel tipo di discorso che tu facevi – discorso che, fatto da una donna, ha un senso – ma che in bocca ad un maschio, per come è fatta la nostra società (fallocentrica, maschilista ecc. ecc.) acquista subito un significato ambiguo, per cui scattano subito. E’ una reazione istintiva, e anche comprensibile. Diciamo che l’approvazione del giovane fascista e la stigmatizzazione delle cinquantenni sono simmetriche, speculari.
    La canzonetta di Arisa è carina, rimane in testa. Ma tutto quello che si può dire è questo: carina, rimane in testa. Finisce là.

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  10. ediaco ha detto:

    Ciao Ilaria!
    Grazie del commento!!!
    In effetti sembra una barzelletta: ci sono a tavola un cardinale, un fisico, un filosofo…
    Bello il tuo post: allora ti stai un po’ riposando dopo le salite!!? 😉

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  11. flalia ha detto:

    Gisy: be’, ognuno porta avanti le cose in cui crede ma devo dire che io nelle cose semplici mi ci trovo bene (il che non esclude il pensare anche in grande… perché io, come tutti, i miei sogni li ho!) 🙂

    Masso: eh sì, anch’io sono per le sfumature… Sì, quella musica è un meccanismo micidiale, non lascia scampo 😉

    Marcello: infatti mi sono sentita un po’ a disagio per quell’approvazione così plateale, dato che non credo di avere molto in comune con quel ragazzo! Dunque per le cinquantenni (come per molti “sessantottini” in generale) uso il termine reducismo (in questo sono effettivamente speculari rispetto al giovane fascista): ovvero, sono grata tanto al movimento femminista quanto (in gran parte) al Sessantotto per le conquiste che noi oggi possiamo dare per scontate; però mi danno fastidio quelli che “sono rimasti lì” e te lo fanno pesare: io in quegli anni ero lungi dal venire al mondo, mia mamma andava ancora a scuola, e nel frattempo molte cose sono cambiate, quindi fare paragoni o sentirsi superiori è inutile, controproducente e, quando si esagera, anche un po’ fastidioso. Poi purtroppo nel clima di reflusso che stiamo vivendo, in realtà quei valori ritornano in auge e dunque la mia non è certo una condanna… 🙂

    ERnesto: Eh eh che bella tavolata 😉 Sì, mi sto riposando anche troppo, adesso è finita la pacchia e mi sto rimettendo in carreggiata! :-))

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  12. latendarossa ha detto:

    Eeeeh infatti: non si sa mai. Quelle che ci sembrano “conquiste” potrebbero essere rimesse in discussione. Anzi, lo sono già.

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  13. flalia ha detto:

    Marcello: infatti. Son d’accordo…

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