Dal notaio

Oggi, per la prima volta in vita mia, sono andata dal notaio. Questo notaio da un lato ha proprio l’aspetto e i modi di fare di un notaio serio e impeccabile, ma dall’altro lato è anche molto simpatico e cordiale. Poi a un certo punto, mentre leggeva ad alta voce il contratto che avrei dovuto firmare, ho notato che indossava una cravatta color ocra con disegnate sopra tante piccole farfalline e libellule, alternate tra loro e tutte colorate: di rosso, di verde, di arancione. La tinta di fondo della cravatta s’intonava perfettamente col colore della giacca e con quello della sua barba e dei capelli. Un particolare, questo delle farfalle e di come s’intonavano tutte bene con la sua persona, che mi ha fatto quasi un po’ innamorare. Alle pareti erano appesi degli acquerelli con belle illustrazioni, semplici; poi c’era una libreria tutta piena di grossi volumi rossi tutti uguali – saranno stati decine e decine – con su scritte sicuramente delle cose da notaio. Ma cosa conterranno esattamente quei volumoni? Di fronte a me c’era la finestra, che affacciava su piazza Malpighi (nel centro di Bologna). Stando seduta vedevo la Cupola della basilica di San Francesco, e poi il cielo (grigio). Poi il notaio ha finito di leggere il contratto e io e la controparte (o come si dice) abbiamo firmato. E qui è finita l’operazione. Allora perché siamo stati dentro per circa un’ora, se la cosa in sé sarebbe durata cinque minuti?

Per chiacchierare. Pura, gratuita, irresistibile chiacchiera.
Sul tempo, ché ormai – ha detto il notaio – qui a Bologna abbiamo da qualche anno il clima tropicale, roba che nella stessa giornata la temperatura si abbassa di dieci gradi come se niente fosse.
Sul Motorshow, ché quando c’è il Motorshow  – ha detto il notaio – innanzitutto viene sempre a piovere (proprio come quando scende la Madonna di San Luca, che anche in quell’occasione piove sempre) e poi la città si intasa tutta per via del traffico e per noi bolognesi è proprio un dramma.
E poi che il notaio ha una moglie e un gatto, e mantenerli costa (più il gatto che la moglie, ha detto).
E che ormai Bologna è degradata, non è mica più la Bologna d’un tempo, che il notaio s’è laureato nel 1978 e allora sì che era una baldoria tutto il giorno e tutta la notte, e la controparte invece, lui s’è laureato nel ’98, e anche allora – ha assicurato – era ancora tutta una baldoria. Allora io ho detto che quella Bologna lì, un po’ mitica, un po’ gucciniana, era appunto una Bologna un po’ inventata, che fa piacere ricordarla così, più che altro. Ma mi hanno guardata storto, il notaio e la controparte, e son stata subito zitta.
Siamo andati avanti ancora mezzora con queste chiacchiere e poi siamo usciti.

A me fa piacere chiacchierare, ma ho notato che sul lavoro si chiacchiera sempre tantissimo e invece io nella mia ingenuità son sempre stata convinta che al lavoro si lavora e altrove si fa altro. Eppure anche in tutti i lavori che ho fatto io, ho sempre visto che c’è la tendenza a chiacchierare proprio tantissimo (non da parte mia, che infatti purtroppo passo per asociale) oppure a girare per blog o su Facebook, che è un po’ come chiacchierare. Gran parte del tempo viene speso in chiacchiere e diversivi. E può anche andar bene, io poi sono contraria per principio al lavorare troppo. Solo che poi la sera tutti dicono che sono stanchissimi per il lavoro. E io qui non ci credo più tanto (tranne che per certi lavori davvero stancanti). Per esempio, nei mesi scorsi, quando lavoravo per il festival, arrivavamo a sera e le mie colleghe cominciavano a dire – con quel filino di voce che si usa per segnalare che si è esausti – che erano stanchissime e distrutte dalla giornata. E io, che avevo fatto esattamente le stesse cose che avevano fatto loro, mi mettevo a pensare alla giornata e calcolavo che tra chiacchierare tra noi, tra scherzare con qualche cliente o con l’assessore o il barista o il rappresentante, tra telefonare al fidanzato o metterci d’accordo per andare al cinema dopo cena, almeno metà del tempo l’avevamo trascorso in conversazioni amene. Anche adesso, quando facciamo le riunioni, si parla un po’ di cose serie poi ci si racconta cosa si è fatto la sera prima. Perciò io tanta stanchezza non la capisco mica tanto.

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16 commenti on “Dal notaio”

  1. flalia ha detto:

    P.S.: non sono stata pagata dal ministro Brunetta… 😀

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  2. isabel49 ha detto:

    Hai proprio ragione, sul posto di lavoro il tempo a volte viene speso a non far nulla. Ne ho visti tanti e ne vedo ancora! Poi ci sono quelli come te che si impegnano e purtroppo vengono messi nel registro degli assenteisti, già… si fa di tutta l’erba un fascio. Il fatto è che in Italia si parla, si parla… passiamo ai fatti. Ciao cara, ti auguro un buon ponte dell’Immacolata. Un abbraccio, Annamaria*.

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  3. commediorafo ha detto:

    La chiosa sul ministro Brunetta è fantastica!
    Con tutto il rispetto per i notai (anch’io ho avuto a che fare con loro), con tutto quello che prendono per apporre una firma in calce a un contratto o a un rogito preparato dai segretari, beh, possono anche perdere tempo in chiacchiere… Anch’io comunque quando sono andato ho notato (anzi, notai…) i grossi volumoni che fanno paura…
    E visto che parli del clima bolognese ti saluto con una citazione attualissima…
    E’ quasi Natale
    e a Bologna
    che freddo che fa

    Massimo

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  4. caterinapin ha detto:

    [“quella Bologna lì, un po’ mitica, un po’ gucciniana, era appunto una Bologna un po’ inventata, che fa piacere ricordarla così, più che altro”]
    Hai troppo ragione cara Ilaria anche se loro ti han guardata storto perché gli smontavi un mito… ma proprio di mito si tratta (purtroppo)!
    Il tuo P.S. nei commenti mi ha fatta ridere.
    Un bacione 😉

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  5. bigtildo ha detto:

    sul clima tropicale avrei da ridire
    c’è un gelo che pizzica , che io sappia ai tropici non si scende mai sotto i 20 gradi, stamani , a Bologna,non si superavano i 2

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  6. flalia ha detto:

    Annamaria: buona festa dell’Immacolata anche a te. Domani faccio albero e presepe 🙂

    Massimo: citazione sempre azzeccata; tra l’altro ho ascoltato un Carboni d’antan (album vecchissimo di quando avevo 12 anni) proprio stasera 🙂

    Cate: Guccini ci ha rovinato… 😉 Ma lo perdono perché mi piace lo stesso 🙂

    Bigtildo: benvenuto 🙂 Il notaio con l’espressione “clima tropicale” intendeva dire che ci sono sbalzi repentini di temperatura e che poi succede che piove per dei giorni e dopo non piove più per dei mesi… cose così. In questi giorni fa freddo, è vero. Stamattina sono uscita di casa presto e c’era tutto il quartiere avvolto nella nebbia e c’ero quasi solo io che ci camminavo dentro… bellissimo 🙂

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  7. listen ha detto:

    …Comunque se si è di buon umore si lavora meglio, quindi il chiacchierrfe in questo senso ha una sua positività.

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  8. isabel49 ha detto:

    Anch’io l’ho allestito ieri ed ogni anno mi sembra più bello per via del suo fascino suggestivo. Ti auguro una buona festa dell’Immacolata e ti lascio un abbraccio.
    Annamaria*

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  9. diegodandrea ha detto:

    Pensa, Ilaria, i luoghi di lavoro “creativo” vengono appositamente attrezzati affinché si chiacchieri e si interagisca parlando (anche) d’altro! Pare che questo stimoli! 😉
    Bacio
    D

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  10. Masso57 ha detto:

    Ragazza ossimorica (“album vecchissimo..di quando avevo 12 anni”: ed ho detto tutto), visto con gli occhi di noi provincialotti che venivamo a Bo per comperare dischi, hifi, materiale fotografico ed a lumare invano le pupe della galleria Accursio, era davvero un’altra città (pensa solo al fatto che ci facevano sempre sconti o ci offrivano il caffè…) dove la gente era più aperta rispetto ad oggi, dove ti regalavano sorrisi anzichè chiuderti le porte in faccia, quando arrivavai in Piazzola a comperare i latticini o la verdura fresca dei bancrellari che arrivavano dai colli…Non credo che fosse colpa di Guccini, lui scattava solo fotografie, magari con una personale inquadratura….

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  11. latendarossa ha detto:

    Forse si stancano a parlà. Del resto, muovere la mandibola è faticoso, cosa credi. Battute a parte, cara Flalia, come diceva
    Joseph Conrad: Come faccio a far capire a mia moglie che anche quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando? 😉

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  12. Masso57 ha detto:

    [Messaggio squallidamente autopromozionale: ho poi messo insieme una specie di post sul linguaggio adottato dalle agenzie immobiliari. se ti va di passare…]

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  13. flalia ha detto:

    Listen: in genere sì… dipende anche che tipo di chiacchiere! 😉

    Diego: ma infatti a Rimini noi facevamo pure la pausa tè a merenda (oltre a strategiche pause caffè nel corso della giornata). L’importante è non lamentarsi troppo della stanchezza 😉 Un abbraccio 🙂

    Masso: ma no, povero Guccini, che ci ha regalato tante belle canzoni 😉 Non so, io di Blogna conosco solo quella di oggi e non so fare paragoni. E’ solo che mi sembra strano che prima fosse così speciale e ora così “degenerata” (rispetto a quell’Eden). Forse leggo troppo lo Spettro??? 😀

    P.S.: ho letto prima velocemente, ripromettendomi di tornare per leggere (e ridere) meglio… 😉

    Marcello: quella frase mi è sempre piaciuta… 😉

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  14. flaviablog ha detto:

    Mi sa che quella cravatta è stata indossata apposta. La si guarda e ci si dimentica di tante cose. L’ha disegnata lo stilista Acchiappacitrulli!
    Brunetta? Non riuscirà ad avere i miei 65 anni compiuti sul lavoro. Per fargli dispetto morirà prima!

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  15. flaviablog ha detto:

    Veramente volevo scrivere morirò prima. Mi è uscito un “morirà”. Che sia un lapsus freudiano? Scherzi a parte, non può farmi a lavorare fino a 65 anni,
    al massimo fino a 62.

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  16. flalia ha detto:

    Flavia: facciamo che non muore nessuno, va’ 😀 Secondo me puoi stare tranquilla, ogni volta che un ministro pronuncia la parola “pensioni” si alza una tale levata di scudi che, per quanto deciso egli sia, gli conviene fermarsi… ;-))

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