Chi se lo può permettere

Ieri, mentre ero in ospedale per cominciare la nuova terapia, guardandomi intorno e lasciando vagare la mente ho pensato che il cinismo è un lusso consentito solo ai sani (di corpo e/o di spirito). Quando stai veramente male, non puoi essere cinico. Non so se ho ragione o torto, ma sono giunta a questa conclusione.

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16 commenti on “Chi se lo può permettere”

  1. flalia ha detto:

    P.S.: giusto per rassicurarvi, io sto bene, eh? Parlavo in generale, dato il luogo… 🙂

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  2. melchisedec ha detto:

    Eppure c’è chi, magari assorbito dal dolore o dal fastidio per il luogo, sperimenta con tutto se stesso il cinismo. E si sta ancora più male.
    Un sorriso! 🙂

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  3. latendarossa ha detto:

    Questa è semplicemente la dimostrazione che essere cinici fa male! 😉

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  4. flaviablog ha detto:

    E’ vero. Quando sto male sono pessimista, ma molto buona. Quando sto bene, sono ottimista e …molto buona. Quando non sto veramente male da essere prostrata né bene da essere in pace con me stessa…divento più cinica e scettica ed è lo stato d’animo che meno sopporto, perché sposta l’asse del mio equilibrio. Io sto bene…buona. Se m’incattivisco dò il peggio di me stessa. Vivi la tua terapia con la bontà della compassione con chiunque viva male per qualche motivo la sua vita: è meglio. A un mese dal mio intervento mi ritrovavo a far compagnia, da mangiare, stirare per una conoscente bloccata in casa con l’ernia del disco. Un’empatia che forse, in condizioni peggiori o migliori, non avrei realizzato.

    Domani è venerdì:-))) ^__^

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  5. isabel49 ha detto:

    Io credo che solo passando attraverso la sofferenza apprezziamo la vita nella sua semplicità. Inizialmente quando stiamo male, siamo portati a prendercela con il mondo intero, poi il nostro cuore ci porta maggiormente ad amare gli altri e guardiamo quelle cose che diversamente non avevamo considerato. In pratica ci accorgiamo di un dito solo quando ci fa male, ogni giorno dobbiamo essere felici per la nostra autonomia, tutte le altre stupidità della vita scompaiono dinanzi a questa realtà, l’unica meritevole di attenzione. Un caro abbraccio, Annamaria.

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  6. flalia ha detto:

    Mel: non so, questa riflessione avrei potuto farla anche a Gardaland, cioè non è condizionata dall’ospedale. Intendevo dire che quando una persona soffre (fisicamente o moralmente) può essere rassegnato, deluso o arrabbiato, ma è troppo coinvolto nella sofferenza per avere quel distacco che è necessario per avere uno sguardo cinico sul mondo. Il cinismo, il sarcasmo, il disprezzo, richiedono distanza, e se stai male ci sei dentro, altro che distanza. Ho provato a pensare a un po’ di cinici che conosco e anche a intellettuali cinici; be’, è tutta gente che tutto sommato stava bene!! 😉

    Marcello: eh eh, chissà, il cinismo può avvelenare e intossicare, in effetti ;-))

    Flavia: ecco, hai colto esattamente quel che volevo dire, non ho niente da aggiungere 🙂
    Buon venerdì, chissà cosa ti riserva stavolta… :-))

    Isabel: sì, anche se della sofferenza farei molto volentieri a meno!! 😀 Un abbraccione a te :-))

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  7. dodo712 ha detto:

    Come prima reazione mi viene da dire che sì, hai ragione, il cinismo richiede una certa distanza (forse). Poi però ricordo molti casi in cui la malattia e la sofferenza si sono trasformate in una guerra contro il mondo intero, in un cinismo quasi esibito ed elargito a piene mani verso tutto e tutti, a dimostrare che probabilmente non possiamo essere certi in anticipo di quella che sarà la nostra reazione al dolore.

    Prima visita qui. Lascio un saluto.

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  8. flalia ha detto:

    Ciao Dodo! Benvenuto 🙂 In effetti, riguardo alle cose umane, è difficile stabilire leggi generali, sicuramente dipende anche dal tipo e dalla durata del dolore, e poi ognuno reagisce a modo suo, tuttavia come tendenza generale non riesco ad abbandonare facilmente la mia “tesi”! 🙂

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  9. kittymol77 ha detto:

    concordo, ma non completamente: a volte il cinismo maschera la paura e può diventare una delle tante forme di autodifesa dal dolore.

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  10. listen ha detto:

    C ‘è molta verità in quel che dici, anche se a volte lo star male può far diventare cinici…alla fine dipende sempre chi è la persona che sta male, e le sensibilità sono sempre diverse.Certo è che il dolore proprio accomuna quello degli altri.

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  11. ediaco ha detto:

    Ho sempre pensato al cinismo come a un meccanismo di difesa (dalle possibili delusioni e sconfitte) o una versione esteticamente più nobile della paura. Certo è che quando si soffre cadono molte maschere e dita di trucco…
    Grazie per la riflessione, e la rassicurazione! 😉

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  12. flaviablog ha detto:

    Il cinismo può essere una forma di difesa dal dolore, ma è anche vero che non sempre bisogna scavare “dietro” al cinico per trovare l’anima bella. Esistono anche gli stron**, al mondo.

    Per i lettori di flalia (Ilaria), che sono all’oscuro delle sue “malefatte” altrove :-))): c’è un suo racconto ( titolo del post: Ilaria Micheletti) sul mio blog.

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  13. commediorafo ha detto:

    la teoria del tuo pensiero è ineccepibile. Purtroppo nella pratica non funziona sempre così…
    Massimo

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  14. Lockwood ha detto:

    A questo mondo non è tutto vanità? Non lo è il cinismo come la pietà? Il patimento, come la felicità. L’isolamento come la carità. Il silenzio come la loquacità? Coraggio, viltà, livore, bontà… tutto di tutto.

    “Noi sfidiamo i presagi. C’è una speciale provvidenza nella caduta di un passero: se non deve essere ora accadrà dopo, se non accadrà dopo deve essere ora, se non deve essere ora in ogni caso dovrà accadere. Essere pronti è tutto. Se noi uomini non sappiamo quello che lasciamo che conta lasciarlo prima del tempo?”

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  15. isabel49 ha detto:

    Ti auguro una buona domenica, spero di leggere al più presto un tuo nuovo post.
    Ciao cara, un abbraccio.

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  16. flalia ha detto:

    Kittymol: a volte sì ma… ti assicuro che conosco dei cinici che lo sono proprio per caratteraccio loro! Non sono d’accordo nel giustificare sempre chi si comporta male solo perché magari ha sofferto 😉

    Listen: si, nelle cose umane le generalizzazioni non sono mai assolute, ma qualcosa si può azzardare, e io azzardo 🙂

    Ernesto: ecco, sarebbe bello che non avessimo bisogno di soffrire per mostrarci nella nostra autenticità… 🙂

    Flavia: eh eh, concordo in pieno 😉

    Massimo: sono come Galileo… prima teorizzo, poi costringo la realtà in quella mia teoria… 😛

    Isabel: eh, purtroppo non ho tempo di scrivere, cara Isabel, ma ricambio l’abbraccio! 🙂

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