I dolori della giovane Ilaria

In questo periodo mi sento vuota e spenta, sospesa, come se fossi in stand by. È strano perché magari ci sono delle volte in cui sprofondo anche nella depressione più nera, ma non mi sento mai così abulica e insensata. Non so neanche come ci si comporta in questi casi. Forse in questo stato d’animo l’unica cosa che si può apprezzare è Schopenhauer (e invece mi tocca leggere Pietropolli Charmet, interessante ma non mi serve).

Anche le stupidaggini che scrivo (o non scrivo) qui sopra ultimamente non le riconosco; prima ho letto un po’ di miei post dell’anno scorso e li ho trovati belli, pieni di energia, più liberi, a volte anche un po’ cattivi (in modo sano). Quelli di adesso – a parte che scrivo poco, e invece di cose da dire ne avrei così tante – a confronto sembrano aria, sembrano le poesie recitate a memoria alle elementari, non emerge niente di me (a proposito: non siete obbligati a lasciarmi commenti, quando non vi va, non ci resto male). E pazienza, questo non sarà un gran problema ma qualcosa vuol dire. Sono lontana, sono anestetizzata, c’è un’Ilaria che vive e un’altra Ilaria che la sta a guardare, e neanche con grande interesse, tra l’altro (devo chiedere un consulto a Pietropolli – cioè sto impazzendo – o capita anche a voi?).

Odio non capirmi. Cerco di illudermi che la causa di tutto ciò sia un orribile esame endoscopico cui dovrò sottopormi martedì in ospedale, e per il quale son già in semidigiuno da tre giorni e domani mi aspetta una preparazione da incubo e un digiuno totale che non auguro a nessuno (io che se salto un pasto svengo!). E non è solo il disagio fisico, è che certe situazioni ti fanno sentire un corpo (per di più fragile, smagrito e all’opposto della sua forma migliore) e niente più. Di fronte ai medici non sono altro che questo. Ho anche scoperto che non ho più ferro nel sangue e questo significa: flebo (odiose).

Ok, lasciamo perdere anche questo. Forse è perché la tesi mi sta opprimendo. Non riesco più a vedere gli amici, riuscire a trovarsi anche solo per una cena insieme sembra un miracolo e questo mi porta a riflettere sul perché sono arrivata a questo punto. La risposta non mi solleva.

Per di più vivo anche un amore contrastato (detto così fa molto telenovela, eh?). Cioè in teoria sarebbe semplice: io amo lui, lui ama me. Profondamente, in modo assoluto e intenso. Ma il destino non ama noi. Non spiegherò certo qui i motivi ma è un amore a termine, almeno dal punto di vista romantico e fisico (rimarrà imperitura e inscalfibile l’unione spirituale, l’amicizia, l’amore come sentimento puro. E non è poco, in effetti). Quindi ogni abbraccio, ogni scambio d’amore è insieme paradiso e inferno: il senso dell’unione più totale e la percezione dell’abisso che incombe. Come quando mi guardo allo specchio dopo che siamo stati insieme, e mi vedo (anzi sono) semplicemente splendida. Come l’altro giorno, che mi son specchiata e non mi riconoscevo più rispetto a com’ero solo poche ore prima: il volto triste e stanco, pallido e pieno di sconforto aveva ora lasciato il posto a un viso luminoso, sereno, due occhi grandi e felici, le labbra arrossate e distese in un sorriso appagato. Una maschera di felicità che si alterna con quella della solitudine e della paura. Non sono fatta per queste cose, io. Non sono un’eroina romantica. Io da piccola sognavo di fare l’astronauta!

D’altra parte, tutto ciò che al momento mi abbatte, è anche ciò che per altri versi mi rende felice, è la mia vita. E se c’è al mondo una persona felice di vivere, quella sono io. Certo, a volte ho una paura pazzesca. Di tutto. E in questo periodo, come ho detto, mi sento sola. L’altro giorno stavo abbracciando lui su una panchina in via Zamboni (la via dell’università); attorno a noi sfilavano studenti okkupanti assieme a professori in protesta, punk a bestia, cani, carabinieri. Megafoni, trombette, cori (altro motivo di depressione: vogliono uccidere l’università). E io ero lì, chiusa in una bolla impenetrabile; a un certo punto mi sono sentita così triste e sola al mondo che mi è sembrato letteralmente di impazzire. Ho percepito con più forza del solito come sono fatta: sempre bisognosa d’affetto, d’amore, di contatto; ipersensibile, a volte tutto mi ferisce, sento spigoli da ogni parte, ogni cosa mi fa male. Come posso vivere in questo mondo appuntito che però amo tanto? Come posso vivere dentro me stessa? A volte mi sento inadatta. Più tardi, tornando a casa in bici mi scendevano le lacrime mentre pedalavo, ero così infelice che avrei voluto lasciarmi scivolare sull’asfalto e restare a languire lì, senza più opporre resistenza a tutto quel dolore.

Guardo i miei libri e i miei fumetti che mi si parano davanti, strabordano dagli scaffali, si accavallano l’uno sull’altro formando pile e pile, a volte pericolanti: sul tavolo, sul comodino, su ogni ripiano presente nella mia camera; protesi verso me, protettivi, la mia sicura coperta di Linus. Ma anche loro a volte non bastano. Però aiutano.
Metto un po’ di buon blues, e ballo e canto. Anche questo aiuta.
Come girare per i blog amici; mi siete di grande conforto, amici, davvero.

Anche il fatto che sto cercando casa e finalmente a breve me ne andrò da qui aiuta.

Ecco, adesso che ho scritto tutto ciò mi viene anche un po’ da ridere. Mi sento già più sollevata. È la prima volta che spiattello apertamente cose così personali. Però mi sono anche stancata di essere riservata a oltranza, in fondo siamo tra amici e non mi va che attraverso questo blog conosciate solo l’Ilaria allegra e serena (Ci sono anch’io!, protesta l’Ilaria melodrammatica). E poi penso che certi sentimenti li proviamo un po’ tutti, prima o poi; a volte rispecchiarsi in un altro fa bene. Ci si accorge di non essere isolati. Inoltre, diciamocela tutta: tra due giorni degli estranei in camice bianco esploreranno le mie viscere; tanto vale aprire il mio cuore a chi decido io.

Giorni fa ho visto un bel film nel quale era contenuta questa affermazione:

Bisogna che ognuno torni a nascere. Chi non comincerà dal principio non potrà conoscere la verità.

Il film parlava di quando ci capita di accorgerci di come la vita finora condotta non sia (o non sia più) una vita autentica e come questo possa o lasciarci indifferenti (e tirare dritto, pur accumulando frustrazioni) o stimolare in noi quella sana e dolorosa inquietudine esistenziale che ci porta a cambiare, anche radicalmente; a nascere a una nuova vita. Avete mai osservato come sono stanchi, affaticati e spauriti i volti dei neonati, appena venuti al mondo? Hanno lasciato un posto comodo e accogliente nel quale però ormai non potevano più stare; hanno dovuto intraprendere un percorso stretto e difficile, per oltrepassare il quale hanno dovuto mettere alla prova tutte le loro forze; finalmente usciti da quel tunnel soffocante vengono feriti dalla luce, dai rumori, dall’aria, da mani che li toccano: tutte cose nuove che non conoscono. Sperimentano per la prima volta la paura e la separazione. Eppure noi sappiamo che è giusto così, che c’è una vita che li aspetta. Perciò, quando medito sui miei dolori, non potrei mai fare la scelta del povero Werther: so che in questo momento sono nel tunnel; so che sto semplicemente raccogliendo le forze per una vita nuova.

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31 commenti on “I dolori della giovane Ilaria”

  1. latendarossa ha detto:

    Quanta carne al fuoco!
    Cara Ilaria, io suggerirei che è anche normale che in un periodo così nel quale (riassumo molto maldestramente):
    – stai lavorando alla tesi (fonte di stress)
    – vivi un amore “a termine” (altro stress)
    – cambi casa (altro momento di stress)
    – devi sottoporti ad un esame endoscopico (come sopra)

    insomma se tu non fossi preoccupata e incerta mi meraviglierei.
    Stai attraversando una fase importante della tua vita, dopo la quale quasi certamente – anzi togli pure il ‘quasi’ – niente sarà come prima. Si chiama crescere. Non buttarti giù, sono sicuro che supererai tutto questo. Lo farai. E ti auguro che quella scadenza non arrivi mai! Incrociamo le dita 🙂

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  2. melchisedec ha detto:

    Marcello mi ha “rubato” l’esordio; anch’io avrei voluto dire “quanta carne…”.
    Ti confesso che ho un’estrema difficoltà a commentare ciò che hai scritto e in qualche modo a glossarlo con eventuali formule che, in momenti di illuminazione, possono giovare, mentre in altre, quando il ferro viene battuto sull’incudine, possono dare fastidio.
    Sebbene tu faccia riferimento a momenti davvero “forti”, ciò che ricavo dal post è la figura di Ilaria saggia. Il saggio non è perfetto! E’ colui che riesce a porre una certa distanza tra sé e gli eventi, a guardarli anche da una prospettiva straniata. E tu lo fai. Dopo aver letto, ho già dimenticato le immagini “negative”, tali nell’ottica “normale”, perché attraverso le parole passano il positivo, la gioia, l’ilarità(Ilaria :-)) e non la pesantezza del vissuto.
    Serena giornata! 🙂

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  3. calimero00 ha detto:

    Il tuo scrivere è sempre meraviglioso! come tu sei meravigliosa,Ilarietta dolce:-)
    Meriti di essere amata da tanti! l’affetto e le attenzioni che richiedi sono giusti perchè sei persona che sa dare tantissimo ed è giusto che riceva anche tantissimo:-)
    Un grande in bocca al lupo per martedì… ti voglio bene, dolce piccolina:-) e ti abbraccio con immenso affetto e infinita amicizia:-)
    marco

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  4. flaviablog ha detto:

    Guarda chi si vede! Il mio amico Calimero!!!Bacioni.
    Ti darò una risposta breve, prima di uscire per andare al lavoro ( turno pomeridiano…). Secondo me è quell’orrido esame a preoccuparti, invece l’umore è colpa dell’anemia. L’anemia sideropenica comporta mal di testa e depressione, per forza, il corpo è privo dei nutrienti necessari. Per colpa della preoccupazione e per il…sangue rosa 🙂 tutto si vede in modo più cupo: dal destno dell’amore all’occupazione (e futuro !)dell’Università. Io frequentai in un periodo in cui era occupata un giorno sì ed uno anche. Un bidello , ricordo,entrò in aula nel bel mezzo di un esame scritto di francese, URLANDO: c’è una bomba nel Palazzo, ma il Rettore dice di non lasciarsi prendere dal panicooooo.Figurati. La prima ad urlare era la prof: : io non voglio morire con questi qui! Voglio andare a casa mia!!! Veramente non disse …questi qui, disse: #@@°°°!!!##°°°!!!!
    Hai riso?
    Bene.
    Guarda che voglio questa faccia che sorride sul nuovo avatar.

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  5. flalia ha detto:

    Marcello: in effetti quel tuo riassunto sintetico farebbe un po’ paura a chiunque 😉 Sì, so che è un periodo di transizione in vista di una vita diversa e “migliore”, e questo mi dà anche carica, ma in certi momenti invece sento solo lo sconforto e volevo esprimere anche questa parte di me invece di nascondermi dietro post caramellosi… 🙂

    Mel: caro Mel, lo so che post così personali mettono in difficoltà ma ormai vi sento “amici” e avevo voglia di spiegarmi un po’. La tanta carne al fuoco è dovuta al fatto che stavolta non mi sono messa davanti al pc pensando: adesso scrivo un post, ma: adesso scrivo come mi sento; perché un “post” non mi veniva… E poi scrivendo mi è venuto il finale speranzoso e positivo, quindi… meglio così!
    Serena giornata anche a te, e grazie 🙂

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  6. flalia ha detto:

    Marco: grazie, carissimo. Sei sempre affettuoso! 🙂 Ricambio l’abbraccio e crepi il lupaccio! Un bacione 🙂

    Flavia: sì che ho riso 🙂 Mi sono immaginata la scena 😀
    Sì, sicuramente l’anemia conta molto, lo so, domani vedremo cosa fare; intanto l’importante è superare l’orrorifico esame… sono una fifona per queste cose, l’unica frase che mi ripeto come un mantra è: ce la fanno tutti, ce la farò anch’io.

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  7. Masso57 ha detto:

    Guarda che invece riesci a rendere benissimo l’idea di quello che stai passando, e NONOSTANTE tutto cio’, hai la forza di valutare lucidamente quelli che sono i tuoi pensieri: il che significa, a rigor di logica, che se conosci le cause di un malessere sai anche come combatterlo e, soprattutto, quali possano essere i rimedi, o dove trovarli se proprio credi di non averli dentro di te. la tesi? Ma tra un po’ è finita. L’esame? Lo fai e dopo passa. L’amore a termine?Non preoccuparti di quando finirà, ma concentrati su quanto possa ancora darti. dai, Ilaria, convinci te stessa che sei forte, dentro.

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  8. listen ha detto:

    Non sono d ‘accordo sul giudizio che dai circa gli ultimi post.Sono comunque post piacevoli, e hanno una loro ironia.Certamente i nodi che si vengono a creare in alcuni momenti della vita danno una colorazione particolare al nostro umore, e leggendo i tuoi impegni come potresti essere così allegra e pervaso da cosmica tranquillità? Il fatto poi che tali situazioni capitino tutte insieme non metterebbe di buon umore nessuno…quello che senti è comprensibile.In bocca al lupo per tutto.

    Listen

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  9. utente anonimo ha detto:

    Voce del verbo Ilaria: intensità con una persona attorno!
    D

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  10. flaviablog ha detto:

    Martedì è domani. Anch’io vedrò sfilare ( forse ) qualche sorcio verde sul lavoro:-), mi sto già preparando leggendo “Firmino”, storia d’un topo intellettuale quanto sfigato. Domani facciamo finta di essere due pantegane sorelle di Firmino. Ti penserò.

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  11. kittymol77 ha detto:

    Abbraccione… Tutto passa, tranquilla…

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  12. flalia ha detto:

    Masso: grazie Masso; hai centrato il problema… non riesco a sentirmi una persona forte; però cerco di esserlo… 🙂

    Listen: crepi il lupo, e grazie (non rinnego quei post, però esiste anche quel che ho descritto qui…)

    D: :-))) Grazie! Un bacio :-*

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  13. flalia ha detto:

    Flavia: grazie per il pensiero, per me non sono solo parole, cioè mi aiuta a stare meglio 🙂 E “Firmino” l’ho letto anch’io… e vada per le pantegane, domani mi sentirò proprio così mi sa… ;-))

    Kittymol: grazie Kitty, ricambio l’abbraccio e… lo so. Solo che a volte fa bene sentirselo dire… 🙂

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  14. flaviablog ha detto:

    Ok. Però Panty1 sono io, che sono più grande ( ovvero più vecchia) e tu sei Panty2, che sei piccola 🙂

    In bocca al gatto, Panty2 ( si fa per dire..)

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  15. cappelliavolute ha detto:

    Oh, come ti capisco! Certe volte mi sento esattamente così, anche se non vivo tutte le situazioni di tensione che stai vivendo tu. Ma poi, alla fin fine, sono fiera del mio vivere con intensità tutte le situazioni: mi sento calpestata dal mondo e disperata in certi momenti, quando avrei voglia solo di allontanare tutti e chiudermi come un riccio e fare un po’ i capricci, ma poi, quando sono felice, sono felice totalmente, mi lascio coinvolgere integralmente nella mia felicità. Credo che questo valga il prezzo! =)

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  16. flalia ha detto:

    Flavia: ok, vada per Panty 2 🙂 E’ andata così così ma almeno so che c’è un motivo se mi sento così giù; meglio sapere 🙂 Spero che tu abbia avuto la meglio sui tuoi sorci verdi 😉

    CaV: ma infatti, è lo stesso per me e non farei a cambio con chi è più “equilibrato”. Anch’io a volte sono “stravolta” dalla felicità e quindi… va bene così. Grazie 🙂

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  17. flaviablog ha detto:

    Ciao Panty2, non ho toccato un sorcio verde ( in fondo siamo cugini). Poi, se ti va, mi dirai in pvt com’è andata.

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  18. Fogliadivite ha detto:

    Conosco il peso di certi giorni, il desiderio di lasciarsi andare per terra, la voglia di dormire sei mesi per vedere se al risveglio tutto è passato, quel senso di inadeguatezza, la paura della paura…dire, scrivere, urlare la paura, la solitudine, l’infelicità serve per esorcizzare l’idea di essere imperfetti e deboli. Siamo anche questo, abbiamo bisogno di conforto, rassicurazione, abbracci. Forza, tutto passa, dopo la pioggia torna il sole, sempre, sia che lo vogliamo oppure no.

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  19. kittymol77 ha detto:

    Ciao…Com’è andata poi con il fetentissimo esame? Stai meglio oggi?

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  20. Lockwood ha detto:

    Per Schopenhauer la musica occupa un posto a sé come arte profonda e universale.
    Una canzone consolatoria da tunnel può essere Why di Randy Crawford.
    Ciao, Larry

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  21. listen ha detto:

    Per la lettura ti propongo un “must” della letteratura occidentale, “Il momento è catartico” di Flavio Oreglio.Ho il sospetto però che tu l’abbia letto.Spero che sia andato tutto bene.Ciao

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  22. flalia ha detto:

    A tutti: grazie per il sostegno, ora sto meglio ma sono molto molto stanca… ho passato due giorni da incubo e l’esame non è andato molto bene (come esito), ma niente di troppo brutto comunque. Adesso recupero un po’ di forze e mi riprendo 🙂 Listen, non conosco né quel libro né quell’autore! All’ospedale mi ero portata L’animale morente (giusto per incoraggiarmi :-D) di Roth, che ho già letto e sto rileggendo, ma è rimasto chiuso in borsa… avevo altro da fare… ;-)))

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  23. flaviablog ha detto:

    Mi sa che sarebbe stato meglio portarsi Flavio Oreglio….

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  24. flalia ha detto:

    Flavia: a giudicare dai titoli, mi sa di sì ;-))

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  25. Lockwood ha detto:

    Scrisse il grande Schopenhauer, maestro di verità: «Come la seppia, la donna si avviluppa nella dissimulazione e nuota a suo agio nella menzogna. […] È forse impossibile trovare una donna davvero sincera, che non finga. […] La maggior parte degli uomini si lascia sedurre da un bel volto; infatti la natura li induce ad ammogliarsi facendo in modo che le donne mostrino a essi, tutto in una volta, il loro pieno splendore ovvero… facciano un colpo a effetto; e nasconde invece i molti
    guai che avranno in seguito: spese a non finire, preoccupazioni per i figli, un carattere bisbetico, cocciutaggini, invecchiamento e inacidimento nel giro di poco tempo, inganni, corna, capricci, attacchi isterici, amanti, diavoli e inferno.»
    «Conosco le donne. Considerano il matrimonio solo come un istituto assistenziale. Quando mio padre, misero e malato, fu costretto sulla sua sedia di infermo, sarebbe stato abbandonato se un vecchio domestico non si fosse amorevolmente curato di lui. La mia signora madre dava ricevimenti mentre lui si spegneva lentamente in solitudine; e si divertiva mentre lui soffriva amare pene. Questo è l’amore delle donne!»
    «Perciò si troverà che quasi tutti i veri filosofi sono rimasti scapoli, come Descartes, Leibniz, Malebranche, Spinoza e Kant.»
    Ciao, Larry

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  26. lauraetlory ha detto:

    Un omaggio[..] Oggi, semplicemente, voglio rendere omaggio a una delle persone piu’ splendide (si dice piu’ splendide?) che abbiamo avuto la fortuna di incontrare grazie a questo piccolo blog. Quella persona e’ Ilaria alias Flalia e vi invito a leggere in sequenza q [..]

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  27. isabel49 ha detto:

    Le tue parole raggiungono direttamente il cuore: c’è tanta malinconia, tanto sconforto e tanto avvilimento. Leggo oggi questo post, grazie alla segnalazione di L§L, e colgo in te una fame d’affetto. Le vicende della vita sono a volte pesanti da superare, è come entrare in campo contro il nemico. IL nemico va affrontato, combattuto anche quando le forze sembrano abbandonarci, perchè proprio chi saprà tenere testa alla fine sarà vincente. Gli esami universitari sono un grosso scoglio, ma poi con l’impegno si superano, l’amore… se non va bene ci sono altri mille degni di te, ciò che conta è non indebolirsi interiormente, con la forza interiore tutte le guerre si combattono. Tu dici che volevi aprire il tuo cuore agli amici, hai fatto bene: dopo ci si sente meglio, la condivisione aiuta. Ok piccola, da oggi comincerà una nuova vita per te all’insegna della pienezza interiore che illumina e da un nuovo volto all’esistenza. Un abbraccio dolce Flalia, mi piacerebbe vederti in foto.

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  28. flalia ha detto:

    Isabel: grazie del conforto 🙂 Be’, ho scritto il post in un momento in cui ero particolarmente giù, non sono solo così abbattuta, ma non sono neanche quella forte che va allo sbaraglio e a volte mi sento davvero inadatta per questo mondo, e sola. Ciao! 🙂

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  29. isabel49 ha detto:

    Lo sconforto è umano. Un grande che fatto la storia diceva:” Bussate e vi sarà aperto.” Tu l’hai fatto con noi ed hai ricevuto conforto. Apri il tuo cuore anche a chi ti è vicino, bussa e vedrai: non sarai più sola.
    Un caro abbraccio.

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  30. sambigliong ha detto:

    un abbraccio (e perdona le mie assenze).

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  31. flalia ha detto:

    Remo: grazie, ricambio l’abbraccio :-))

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