Un senso

Stamattina, dopo essere stata semi-svegliata dalla sveglia del cellulare e mentre giacevo ancora mezza addormentata tra le lenzuola, ho ricevuto un sms dal mio migliore amico che mi diceva che David Foster Wallace si è ucciso impiccandosi a casa sua.
Son saltata su dal letto come se avessi ricevuto una scossa elettrica. Son passata dallo stato di quasi sonno allo stato di veglia nel giro di un quarto di secondo. Chi mi legge da tempo forse ricorda che la morte volontaria di due persone a me molto vicine mi ha già sconvolto la vita. Perciò non riesco a essere indifferente, anche se a suicidarsi non è stato un amico ma uno scrittore di cui conoscevo abbastanza bene le opere e a cui mai – leggendo i suoi scritti o le sue interviste – avrei associato la parola “suicidio”.

In questo anno ho perso alcune persone care, tra cui la mia prozia e un uomo, una sorta di secondo padre, che mi ha pazientemente aiutata a riprendere in mano la mia vita in un momento – qualche anno fa – in cui mi sentivo completamente allo sbando ed ero addirittura arrivata a pensare a quella parolina di cui sopra (ma non credo ci sarei mai arrivata, conoscendomi, anche se in quel periodo ero un po’ fuori di me). Di conseguenza, sono abbastanza ossessionata dal problema della morte (volevo perfino scriverci su la tesi di laurea, poi fortunatamente ho cambiato idea), perché è come quando provo a pensare all’universo e a concepirne l’infinità: qualcosa nel cervello mi salta. Si perde. Ora, non è che stia sempre a pensarci. Anzi, amo la vita e mi concentro sul vivere bene, proprio perché non voglio arrivare al traguardo avendo qualcosa di cui vergognarmi, avendo la sensazione di avere sprecato quello che ho, l’unica cosa veramente importante, essenziale e insostituibile che possiedo.

Oggi mio padre a tavola ha detto che il senso della vita è cercare senza sosta il senso della vita.

Quando penso alla morte mi sembra la più grande perdita di senso che si possa concepire. Al tempo stesso non riesco a credere che con essa finisca tutto. E soprattutto, riportando poi il pensiero alla mia piccola vita, alla vita di tutti noi, la vedo così bella, così piena di potenzialità ancora da esplorare, così piena di senso, così degna di gioia che il pensiero che un giorno finirà diventa uno stimolo a viverla sempre meglio e con pienezza. Forse solo vivendo con pienezza adesso qualcosa non andrà perso, dopo. È il miglior regalo che possiamo farci.

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17 commenti on “Un senso”

  1. melchisedec ha detto:

    La penso esattamente come te, Flalia, soprattutto per la positività che emerge dal post. Nella ricerca di senso durante la vita probabilmente c’è anche la possibilità di affrontare la morte, due aspetti indissolubili.
    Non sapevo dello scrittore.

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  2. voltandopagine ha detto:

    …così bella, così piena di potenzialità ancora da esplorare, così piena di senso, così degna di gioia che il pensiero che un giorno finirà diventa uno stimolo a viverla sempre meglio e con pienezza…

    Penso che sia il meglio che ognuno di noi possa pensare. Non so perché ma mi è venuta in mente questa:

    Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi
    non avrò vissuto invano
    se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena
    o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido
    non avrò vissuto invano

    (Emily Dickinson)

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  3. BarbaraProvenzi ha detto:

    Non conosco l’opera di David Foster Wallace, però questo suo gesto mi ha colpito. Grazie di averne parlato.

    Barbara

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  4. flalia ha detto:

    Mel: il mio amico l’ha saputo dalla radio. Al tg non ne hanno neanche parlato. In compenso sappiamo tutto su miss Italia! Mah…

    Voltandopagine: chissà, forse ti è venuta in mente perché la capacità di amare – in tutte le sue declinazioni e sfumature – è ciò che probabilmente dà più pienezza a una vita? 🙂

    Barbara: Ciao 🙂 Questo blog talvolta viene da me usato biecamente come propaggine per i miei tormenti cioè, in soldoni, per sfogarmi! ;-))

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  5. flaviablog ha detto:

    La morte altrui aggredisce la nostra vita, ci dà il senso della nostra finitezza. La morte per suicidio ci dà anche la consapevolezza che a volte la vita possa essere peggio della morte, tanto da cercare quest’ultima. Ciò destabilizza un’educazione ricevuta basata sul progresso, individuale e sociale, la riuscita, la sacralità dell’esistenza. Il suicidio è il germe del dubbio nella certezza del *senso*. E’ un atto individuale ed ha motivazioni strettamente personali. Lo scrittore avrà avuto i suoi (terribili, sempre) motivi. Ha ragione tuo padre. Si è sempre impegnati, tra l’altro, perché il senso cambia continuamente 🙂 Si vive per qualcosa, qualcuno, per noi. A rotazione.

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  6. Masso57 ha detto:

    Cito Kahlil Gibran:

    Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
    E lui disse:
    Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
    ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
    Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
    Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
    poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

    Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
    E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
    confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità.
    La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
    In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale?
    E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?

    Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
    E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
    Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
    E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
    E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.

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  7. flalia ha detto:

    Flaviablog: è vero; il suicidio, più ancora delle morti involontarie, ci pone di fronte al mistero più grande: quello dell’uomo (con i suoi drammi interiori spesso ben nascosti anche alle persone che lo amano) unito a quello della morte in sé. E infatti si resta senza parole comprese quelle di circostanza.

    Masso: ti ringrazio tanto per questa poesia di un poeta che conosco pochissimo. Leggendola mi sono tornati in mente pensieri degli antichi filosofi greci. Come sempre, in questi casi, mi colpisce che ci sia una saggezza umana sulla vita e sulla morte che è la stessa in tempi e spazi tanto diversi e apparentemente lontani… Dovremmo tenere molto più presente il fatto che il cuore umano è ovunque lo stesso; invece purtroppo spesso ci si concentra più sulle differenze…

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  8. commediorafo ha detto:

    Quante cose mi verrebbe da scrivere…
    Penso a quanto bello e ancora attuale è il film La vita è meravigliosa di Frank Capra. Una volta ho scritto un post raccontando delle piccole egrandi cose che non sarebbero mai successe se io non ci fossi. E’ stato insieme divertente e serio.
    Suggerisco di provarci, in modo magari scanzonato, ma non per questo meno vero e importante.
    Massimo

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  9. listen ha detto:

    Ho letto adesso sull ‘ansa che si è spento il tastierista dei Pink Floyd,
    Richard Wrigth.

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  10. PaoloFerrucci ha detto:

    L’idea del suicidio mi sgomenta, la rifiuto a priori, anche se a volte il vuoto e la disperazione possono sopraffarti. Proprio perché dà la sensazione di avere sprecato quello che hai, “l’unica cosa veramente importante, essenziale e insostituibile” che possiedi. Sono l’irreversibilità del gesto e l’insostituibilità di ciò a cui si pone fine che mi sgomentano. Non l’annovero fra le mie possibilità. Perché anch’io, come te, ho avuto persone vicine che l’hanno compiuto.

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  11. flalia ha detto:

    Massimo: hai ragione, sarebbe un esercizio mentale utilissimo… 🙂

    Listen: l’ho sentito anch’io al tg… 😦

    Paolo: Sono l’irreversibilità del gesto e l’insostituibilità di ciò a cui si pone fine che mi sgomentano.
    Sì, è esattamente quello che sgomenta (e frenerebbe) anche me. Perché penso sempre che finché sei vivo qualcosa può migliorare, anche se sembra impossibile. Ma purtroppo nessuno di noi sa cosa può provare una persona che decide di compiere un gesto simile. Possiamo solo avere rispetto…

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  12. ZiaPetunia ha detto:

    Totalmente d’accordo con te…

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  13. latendarossa ha detto:

    C’è chi diceva che senza la morte (se, cioè, fossimo eterni) la vita non avrebbe senso. Ma è proprio perché moriamo (ebbene sì…prima o poi) che possiamo esser progetto, scelta, libertà…appunto, trovare un senso.

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  14. flalia ha detto:

    ZiaPetunia: ciao! Mi fa piacere 🙂

    Marcello: bentornatooo!! 🙂
    Eh, già, me lo ripeto anch’io, ma… sono vorace e innamorata della vita, mi è difficile accettare il limite ultimo!

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  15. Jedredd ha detto:

    Il pensiero di una persona che si toglie la vita mi terrorizzava, perché pensavo che nessuno poteva dirsi fuori pericolo, allora indagavo, cercavo una risposta dentro di me, e finalmente dopo tanti anni, e parecchi brividi, ho scoperto che è un gesto che non mi appartiene, non lo posso escludere totalmente, ( p.e. davanti ad una malattia degenerativa, perché non sono in quelle condizioni), ma penso che il mio saper accettare con umiltà e “furbizia” le difficoltà e le amarezze di una vita spesso ingiusta ma che in realtà adoro, mi tenga lontano da quel gesto, poi, vale quello che si dice spesso, “non ho scelto di nascere, o di vivere delle sofferenze, ma posso scegliere di affrontare i miei giorni nel migliore dei modi”. 🙂

    PS, Scusami se sono sempre in ritardo!

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  16. flalia ha detto:

    Jedredd: mi riconosco anch’io nelle tue parole! Speriamo di non cambiare mai idea… 🙂

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  17. Lockwood ha detto:

    Embè, er suscjdio che è? sta gran cosa? Ancora lì a stupisse? Ma quant’importanza ce diamo?
    Se mette in conto prima de partì. Er monno fa schifo e la gente stufa se fà fòri. Dove va nun se sà. I bambini moiono ppena nati. Le mamme invecchiano. I nonni piangono.
    Nun sappiamo un cazzo de niente e celludiamo d’ave’ già capì ttutto.
    Se er senso della vita se cecca pe’ davvero a tavola magnando li sofficini, se cecca mettenno in dubbio tutto, no colle spaluccie coverte dalla moralità cattolichina.
    Se er padre va colla madre e se io vojo er padre tutto pe’ me, la madre nun la posso vedè.
    Se le schifezze della vita nun le vojo vedè, me genufletto, prego er Cristo delli cristiani (no quello delli ebbrei che sennò quetti me guaddano male o me linsciano) e vedo luce dappettutto, anche dove non vojo propio andà a vedè. So che là c’è luce ma nun vado a vedè, ché in fondo nun me ne frega na pikkiarola de annà ar buio.
    Peddono mi madre che m’ha chiavato mi’ padre, peddono tutti e vedo la luce. So’ illuminato colla U maiuccula.
    Ché Budda diffront ammè è un niente. Anzi de Buddarello nun parlateme ché nun lo posso vedè. Capito?
    Io cerco un senso a tutto e se le risposte le ho già truvate seduto a tavola prima de partì so’ fatti mii hihihi. Vui fate finta de niente, che resti tra noss, inter nui.
    La cattiveria è nella natura umana. Io so’ cattivo. Erga strunzetti ce sarete voiartri.
    L.
    Datece li sofficini, quelli veri con la delizia morbidosa prelibata che la diarroica è assicurata.
    (sempre pejo, Dio de Jacobbe perdonaci te se puoi, ché non è cosa da poco stavolta, l’abbiamo cumminata GROSSA)

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