Il silenzio sarebbe d’oro

In questo periodo ricorre il quarto anniversario del mio soggiorno in ospedale, un periodo in cui stavo malissimo ma che non riesco a definire brutto, forse perché quando il corpo si ammala la mente si rinvigorisce, tutta tesa com’è a voler guarire.
Ora, al momento, di questo strano periodo voglio ricordare un “simpatico” episodio.

Il contesto è questo:
ospedale Sant’Orsola di Bologna, reparto congestionato, con 85 letti tutti occupati da anziani molto ammalati e impossibilitati ad alzarsi. Tra costoro ci sono anch’io (definita in reparto “la ragazzina”), che posso alzarmi per andare in bagno ma giaccio perlopiù a letto con:
febbre a +39° ininterrottamente da oltre un mese
forti dolori articolari (il che significa che camminare era un dolore unico)
apparato digerente fuori uso: il che mi aveva portato a perdere 14 chili in un mese (e non avevo nessun bisogno di dimagrire): pesavo 37 kg per 165 cm (che schifoooo!!!)
flebo perennemente conficcata nel braccio.

Vedo comparire una mia amica che gentilmente è venuta a trovarmi. Si siede accanto al mio letto, mi squadra per bene (avevo in un braccio l’ago della flebo e nell’altro braccio l’ago della trasfusione di sangue), poi, dopo un po’ di convenevoli, sospirando dice:

– Sai, vorrei averla io la tua malattia. Almeno riuscirei a dimagrire! – (vi assicuro che parlava sul serio)

Per sua fortuna ero troppo stremata e inchiodata da ben due aghi per poter saltare su e strozzarla, e poi mi sembrava un’uscita così assurda e fuori luogo che il mio senso dell’umorismo ha prevalso sull’indignazione. Però la palma dell’insensibilità non gliela toglie nessuno e, per quanto mi riguarda, almeno finora, nessuno gliel’ha sottratta!

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15 commenti on “Il silenzio sarebbe d’oro”

  1. flaviablog ha detto:

    Un’imbecille. Io ho subito un duplice intervento, con plastica del diaframma e colecistectomia. Mangiare, per mesi, una fatica. Prima, per la dieta strettissima e il magone e la paura, dopo, perché certi cibi non scendevano perché il piloro doveva ancora dilatarsi. Ebbene, incontravo qualche scema che mi diceva ( senza neanche sapere che avessi , che avrebbe potuto essere ancor peggio): però che linea, ci vorrebbe anche per me un intervento così. Ad una ho risposto: eh no, dopo la lobotomia vuole che la operino di nuovo?

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  2. Tevis ha detto:

    Davvero un periodaccio, Flalia: mi piacerebbe un giorno leggerlo nelle tue memorie.
    John

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  3. melchisedec ha detto:

    Mi pare che l’amica in questione sia leggermente autocentrata; in fondo sembra che abbia fatto visita a se stessa più che a te. Vedi, Flalia, queste esternazioni linguistiche dicono molto sulle persone, sul loro modo di rapportarsi ad altri.
    Nel contempo capisco(forse) le sue ragioni, volere essere magra. Ma avrebbe potuto tacere. In quel momento eri tu in causa con le tue sofferenze.

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  4. flalia ha detto:

    Flaviablog: immagino la sofferenza, non riuscire a nutrirsi è una sofferenza che si aggiunge a quelle già date dalla malattia (e dall’operazione chirurgica). Anche a me durante la convalescenza è capitato di ricevere battute analoghe, ma almeno ero in piedi e vestita, sentirmi dire una cosa del genere in un letto d’ospedale mi è parso veramente troppo!! 😉

    John: eh eh, le mie memorie… è da quando avevo 5 anni che mio padre mi dice che devo scrivere le mie memorie! Prima lasciatemi vivere, però…! ;-))) Comunque in effetti di quel periodo non ho mai scritto, neanche sul mio diario. E dire che ne avrei ben donde…
    Il tuo nick è il cognome di uno scrittore che mi piace tanto 🙂

    Mel: infatti, è per questo che mi sento abbastanza “indulgente” nei suoi confronti: è la classica persona con mentalità da anoressica potenziale, nel senso che è perennemente a dieta (facendolo pesare a tutti quelli che le stanno intorno) anche se non ne avrebbe bisogno, ma si vede sempre grassa. In pratica vede solo se stessa e questo suo problema. Però desiderare di giacere malati e mezzi privi di sensi pur di dimagrire mi pare troppo (anche lasciando perdere la mancanza di tatto)!! 🙂

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  5. flaviablog ha detto:

    Ti capisco. Il massimo dell’imbecillità.L’ospedalizzazione è già di per sé una prova dura, non ci sono più orari, non c’è più rispetto del pudore. Si è curati, ma trattati con sufficienza, spesso. Si è fragili. Mi ricordo che piansi quando non avevo più né flebo, né tubi di drenaggio addosso né elettrodi per il controllo dell’attività cardiaca. Ero libera e seduta sul letto, potevo mangiare e andare in bagno senza inghippi finalmente, allora mi misi a piangere. Nello specchio mi sembravo invecchiata di dieci anni. Senza nutrimento la pelle diventa flaccida e secca. Non so quanti barattoli di crema feci fuori, dopo. Per nutrirmi dentro e fuori.Per fortuna però nessuno mi venne a trovare senza capire.

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  6. listen ha detto:

    Flalia mi piace la voluta leggerezza con la quale racconti l’episodio.Al di là dell ‘amica fusa che ammira la linea. Forse (ipotizzo) dentro di lei cercava qualcosa che secondo i suoi pensieri poteva tirarti su il morale, e ognuno esterna quel che ha e se poco aveva e pure superficiale era quel poco questo è ciò che poteva offrirti.Oppure pensava veramente alla linea ed allora sì che era problematica come persona.

    Listen

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  7. cappelliavolute ha detto:

    Oh, no, io probabilmente avrei raccolto le ultime forze riomastemi per darle un pugno!! (dopodichè, naturalmente, mi sarei accasciata al suolo!)
    Sciocchezze a parte, il mio contatto con gli ospedali, grazie al cielo, è sempre stato limitato. Ci sono stata una settimana quest’estate, perchè la mononucleosi mi aveva gonfiato la gola talmente tanto che non riuscivo più a deglutire, neanche l’acqua (per cui l’esperienza della flebo in pianta stabile l’ho vissuta anch’io… anche se, quando mi sono un po’ ripresa, alzarmi dal letto e andare in giro per l’ospedale con il trespolino e sbatacchiarlo qui e là mi dava grande soddisfazione!). Devi sapere che io sono sempre stata carnosetta (eh, va beh, è un eufemismo… sono sempre stata piuttosto tendente alla sfericità!), ma in quei giorni ero un ossetto, bianca come uno straccio e distrutta. Un esperienza da non ripetere proprio… quando finalmente è scesa la febbre, mi hanno tolto la flebo e mi hanno dato una ciotolina di semolino insipido, mi è sembrata la cosa migliore della terra, non l’avrei scambiata con nulla al mondo (a parte forse un piatto di pollo arrosto e patatine fritte!)! Quindi, ribadisco, io alla tua amica avrei dato un pugno! =)

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  8. Masso57 ha detto:

    La mamma dei cretini è sempre incinta, dicono.
    Allora, noi abbiamo un’amica diversamente abile in quanto fu colpita da piccola dalla poliomielite; ovviamente ha un’auto coi comandi speciali e puo’ girare e parcheggiare ovunque. C’è sempre un qualche imbecille che, quando lei lo racconta (da ultimo nel nuovo ufficio, in pieno centro storico, piena ZTL) le dice “Che c**o che hai, che non devi cercare da parcheggiare”. Ma proprio…..
    La tua conoscente puo’ solo dire grazie al tuo buon carattere, altrochè.

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  9. voltandopagine ha detto:

    Fortunatamente il mio periodo di malattia e palme di imbecillità-insensibilità risale a molti anni fa.
    Ma non dimenticherò MAI il professore che, quando all’inizio della quinta ginnasio gli comunicai che sarei stata assente proprio il giorno della verifica di greco perché le mie terapie si sarebbero protratte ancora per qualche mese, rispose con un secco “Ah! Ricominciamo?”. E lo sapeva di che cosa si trattava. All’inizio della quarta ginnasio aveva sconsigliato i miei genitori di farmi anche solo “tentare”… Mi ha sempre rimandato (giustamente, viste le numerose assenze) in latino e greco, ma sono arrivata in prima liceo insieme ai miei compagni. E senza il linfoma. L’unica cosa che mi dispiace, ripensandoci, è non aver avuto la prontezza di rispondere in modo adeguato, ma tutto sommato avevo solo 15 anni…:-)

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  10. flalia ha detto:

    Flaviablog: hai descritto perfettamente la condizione ospedaliera. Ti senti davvero fragile e in balìa degli altri. I primi tempi la sera, mentre il reparto era ormai immerso nel silenzio e nella penombra, andavo in bagno, mi specchiavo e mi mettevo a piangere da quanto mi vedevo “brutta” e malata. Poi ho reagito. Be’, per fortuna gli amici e parenti che venivano a trovarmi non erano tutti come questa amica!! 😉 E grazie al conforto di quelle visite ho capito quanto sia importante andare a trovare le persone care quando sono ricoverate, perché vedere apparire una persona che ti viene a trovare mentre stai in quel mondo così separato da quello “normale” ti dà un sollievo enorme.

    Listen: anch’io ho provato a giustificarla ipotizzando che la sua fosse una battuta per tirarmi su ma… quel sospiro e lo sguardo trasognato erano proprio autentici! ;-)) Comunque, vedi che non è l’unica né la peggiore… a giudicare dagli altri commenti di questo blog!! :-/

    CaV: be’, come dire, meglio essere un po’ “sferiche” ma sane e serene, piuttosto che delle acciughe malate e infelici! Ih ih, la cosa del semolino e del trespolo è capitata anche a me: son soddisfazioni!! 😀

    Masso: cavolo, questa cosa mi fa indignare veramente! Io certa gente non la capirò mai, per fortuna, ma come fanno a non rendersi conto di cosa stanno dicendo? Già una persona vive con un handicap, in più deve pure sobbarcarsi l’imbecillità altrui… mah… 😦

    Voltandopagine: perfino un professore, da cui ci si aspetterebbe un po’ più di consapevolezza… Per fortuna ce l’hai fatta ed è solo un brutto ricordo… 🙂

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  11. diegodandrea ha detto:

    Ilaria (come sai) di recente uno dei miei cari è stato ricoverato in ospedale.
    Era appena qualche giorno dopo l’operazione, era pomeriggio, ed iniziava l’orario delle visite. Tra le tante un vecchio amico di famiglia. Si avvicina al letto, lo guarda, “però, altro che operazione, sembra che sei stato in una beauty farm! Quasi quasi conviene!” gli dice sghignazzando.
    Pochi minuti prima avevamo saputo dal primario che era vivo per miracolo, che se il suo fisico non fosse stato così forte per l’età che ha non ce l’avrebbe fatta, aveva ancora tutti i tubi del drenaggio che spuntavano fuori dalle lenzuola.
    Per un istante ho avvertito l’impulso netto di afferrare quell’idiota al collo, scuoterlo a dovere e ringhiargli in faccia.
    Poi mi sono voltato verso di Lui, era nel letto, calmo. Sorrideva sereno.
    Non gl’importava di nulla, credo. Era vivo.
    Un abbraccio forte
    Diego

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  12. commediorafo ha detto:

    Quando fai un servizio che ti porta ad accompagnare persone malate e/o ferite in ospedale, o a trasferire pazienti da un reparto all’altro vedi le cose da un punto di vista tale che una battuta del genere ti fa cadere immediatamente le braccia…
    Massimo

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  13. flalia ha detto:

    Diego: Non gl’importava di nulla, credo. Era vivo.
    Intanto, ti sono vicina, come sai, e per fortuna ce l’ha fatta.
    Poi, effettivamente, certe battute idiote quando le ricevi stando in un letto d’ospedale le sopporti paradossalmente meglio, perché sei troppo concentrato sulla tua salute (soprattutto se te la sei vista davvero brutta) per sprecare energie preziose…
    Un abbraccio a te, felice che il peggio sia passato 🙂

    Massimo: ecco, questo tuo commento mi ricorda proprio la gentilezza e anche la simpatia e l’umanità dei volontari delle ambulanze, che ho conosciuto quando vennero per trasportarmi da un ospedale a un altro e anche per spostarmi da un reparto all’altro a seconda degli esami che dovevo fare, ma che osservavo anche quando si rapportavano con le mie anziane compagne di reparto. Erano quasi tutti giovani della nostra età e li ammiravo per la capacità di rapportarsi in modo positivo e rispettoso con persone in quel momento molto vulnerabili non solo nel corpo ma anche nella psiche. Perché se sei in ospedale significa che stai male, che probabilmente sei anche spaventato e fragile, in balia di altre persone che maneggiano e perlustrano il tuo corpo in tutti i modi e non sempre con delicatezza: sei fragile, quindi anche solo un sorriso o una parola detta con umanità diventa sorgente di forza interiore emorme (almeno, questa è stata la mia esperienza).

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  14. Jedredd ha detto:

    Vedendoti in quelle condizioni, una persona normale, avrebbe dovuto sentirsi fortuna del proprio peso in salute, che del tuo dimagrire ricoverata, magari stare anche un po’ in silenzio, e mostrare della sensibilità.
    37 kg, però, quanto poco pesavi, aiuto Ilaria, ti si poteva prendere in braccio come una bambina, per fortuna ora è solo un racconto.
    Un abbraccio:-)

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  15. flalia ha detto:

    Jedredd: be’, la cosa divertente è stata quando durante la convalescenza sono dovuta ingrassare per tornare ai miei 48 kg: immagina le mie due nonne che facevano a gara per rimpinzarmi di lasagne e torte fatte in casa… che bel periodo!! 😉

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