Il cielo ingombro, tragico, disfatto

avatars-000013459757-5xkspl-t300x300Ieri, verso le sei del pomeriggio, forti raffiche di vento hanno cominciato a scuotere i rami degli alberi di fronte alla mia finestra, il cielo si è fatto plumbeo, l’aria umida di pioggia e l’atmosfera come sospesa; lampi improvvisi hanno cominciato a baluginare di lontano, seguiti da tuoni sempre più vicini.
No, non era l’Apocalisse, e neanche l’uragano Gustav; era un semplice temporale, cupo e fracassone come ogni bravo temporale che si rispetti.
Una volta tanto non mi trovavo dispersa in bicicletta in aperta campagna – caso strano perché di solito quando arrivano temporali improvvisi io mi trovo appunto dispersa in bicicletta in aperta campagna – quindi ho potuto godermelo da dietro la finestra, sorseggiando una calda tazza di tè.

Il mio pensiero è andato automaticamente a lei; ogni volta che scoppia un temporale, da sempre, nella nostra famiglia il pensiero va, come per un riflesso condizionato, a lei.

La zia Nena.

Che aveva paura dei temporali perché le ricordavano i bombardamenti americani (a proposito: qualcuno ha mai sentito parlare di un aereo americano di nome Pippo che sorvolava i paesi qui al nord – non so se anche al sud – stando a bassa quota per colpire le persone? Tutte le mie nonne, prozie e prozii di entrambe le mie famiglie hanno sempre evocato con terrore questo terribile Pippo, e anche i vecchietti di una casa di riposo a cui facevo compagnia, ogni tanto, tra una briscola e un rubamazzo, si lanciavano in angoscianti descrizioni dell’odiato Pippo. Se qualcuno sa qualcosa, parli!).

Che – ironia della sorte! – era venuta al mondo esattamente durante un temporale particolarmente agguerrito.

Che aveva il terrore dei fulmini.

Che, quando a Riccione cominciava a vedere dalla finestra della sala i nuovoloni grigi approssimarsi all’orizzonte, cominciava a spaventarsi, a chiedere se eravamo tutti in casa al sicuro, a ordinare di chiudere porte e finestre, di staccare i telefoni, spegnere radio e registratori (anche se funzionavano a pile), di non respirare, in pratica.

Poi, siccome noi un po’ le obbedivamo un po’ la prendevamo in giro, si chiudeva in camera con mia nonna, con le tapparelle abbassate e la porta chiusa a chiave, ovviamente, e giocavano a carte.
Durante questi temporali estivi, che spesso arrivavano a spezzare una serie di giorni di grande caldo, tutti gli altri abitanti del vialetto spalancavano porte e finestre per rinfrescare le case. Noi invece abbassavamo le tapparelle e sprangavamo tutto, la casa diventava un bunker. La cosa mi faceva molto ridere e tutto sommato barricarmi non mi dispiaceva.

La cosa bella era che, finito il temporale, passavano tutti i suoi amici del mare per chiederle “se era sopravvissuta” e scherzare con lei dello scampato pericolo. E il telefono squillava di continuo per lo stesso motivo. Era piena di amici, la Nena.

Questa è la prima estate in cui arriva un temporale estivo e il mio pensiero corre in automatico a una persona che non c’è più. Da qualche mese la Nena non esiste più su questa terra. E io a volte provo un vuoto enorme.

Avevo l’abitudine di inventare delle filastrocche e dei raccontini umoristici con lei protagonista; le piacevano, perché li teneva raccolti in un quaderno e così, anche quando era a casa sua a Piacenza, li leggeva e mi sentiva vicina. Una di queste filastrocche, scritta quando andavo in prima media, parlava proprio del temporale e di quel che suscitava a casa nostra ed era diventata un’abitudine – quasi una sorta di scaramanzia – leggerla insieme a temporale passato. Ieri l’ho recitata da sola. Oggi la copio qui, per ricordare la mia dolce zia Nena.

 
TERRORE

Il cielo si oscura,
la Nena ha paura;
si accende un lampo,
la Nena non ha scampo.

Il tuono rimbomba,
somiglia a una bomba,
e la Nena già vede
la casa farsi tomba.

Ma tra tutti il pericolo più atroce
è quello del fulmine veloce,
pronto ad infiltrarsi e ad appiccare
un incendio impossibile da domare.

“Spegnete la radio e il registratore!”
supplica e minaccia la Nena con fervore.
“Chiudete le finestre, incoscienti!”,
intervalla ordini a lamenti.

Ma poi si arrende rassegnata
e batte in ritirata;
nella sua camera si è barricata.
Porte e finestre spranga ad arte,
poi con la sorella gioca a carte;
così al temporale cerca di non pensare,
ma ogni tuono la fa sobbalzare.

Soffrire di questa paura
è per lei una vera tortura,
ma i familiari non sempre capiscono,
anzi spesso si spazientiscono.

Ogni volta crede di morire,
finché il temporale non accenna a finire;
così, non sentendosi più assediata,
sospira ed esclama: “Anche stavolta è passata!”.

Per ora la paura se n’è andata,
tornerà alla prossima tuonata.

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15 commenti on “Il cielo ingombro, tragico, disfatto”

  1. lauraetlory ha detto:

    Poche parole, toccanti, piene di una nostalgia contagiosa verso tutte le persone che ci sono state vicine con amore e che non ci sono più. Come al solito è un piacere leggerti.
    Un bacione e complimenti per la filastrocca.
    Lory

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  2. kittymol77 ha detto:

    Beh,,Davvero carina la filastrocca..E ti confermo che pure mia nonna conosceva Pippo, il pilota che volava basso e con un aereo dipinto di rosso (almeno così mi par di ricordare)…Mi sa che la zia Nena è contenta oggi..

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  3. voltandopagine ha detto:

    Anche mia nonna, ragazzina nelle campagne piemontesi, ricorda Pippo e i coprifuochi. E anche la mia forte e dolcissima bisnonna aveva il terrore dei temporali…
    Bentornata!

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  4. melchisedec ha detto:

    Sai, Flalia? Ho notato che avere paura dei rumori-suoni dei temporali è tipico delle persone di una certa età. Probabilmente per chi ha vissuto i bombardamenti lo scoppio di un temporale riporta alla memoria uditiva la minaccia della fine.
    Io, personalmente, adoro tutta la scala “musicale” del temporale, dai primi bagliori all’ultima goccia, ma da me per ora nulla. Afa di giorno e umidità la notte.
    La filastrocca è deliziosa e mi evoca cadenze tipiche di Gozzano; ti dirò di più: nei ritratti che fai delle persone a te care c’è spesso l’ironia tipica del grande poeta.
    Bella giornata! 🙂

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  5. flalia ha detto:

    Grazie, Lory, e bentornata 🙂

    Kittymol: lo spero anch’io… grazie:-)

    Voltandopagine: grazie! 🙂 Anche per la conferma dell’esistenza del leggendario Pippo (con Kittymol siamo già in tre qui ad averne sentito parlare)!

    Melchisedec: Wow, grazie 🙂 Mi fai proprio cominciare la giornata felice! 🙂

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  6. flaviablog ha detto:

    Realtà e memorie. Il temporale dell’oggi ( qui non è ancora arrivato, ma ciò che nasce lì presto mi arriva…) e quello di ieri, che evocava gli spiriti interiori pavidi di zia Nena, che poi chissà di che aveva paura, invece dei temporali…Le paure sono cosa curiosa. Sono spesso fobie. Si ha paura di qualcosa, per cacciarne un’altra nel profondo, che poi un temporale, se non è… Gustav ( nome maschile, caso strano!) in fondo quel gran disastro è soltanto in pochi casi.

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  7. flalia ha detto:

    Flavia: infatti, è così. In termini tecnici, quella della Nena sarebbe sicuramente stata classificata come “fobia” o addirittura come “disturbo ossessivo-compulsivo”, da “curare” magari con l’aiuto di farmaci. Per me invece era una delle sue tante bizzarrie, a volte fastidiosa, ma che, assieme a tante altre cose, la caratterizzava. Chissà quale paura vera c’era dietro quella paura del tuono e del fulmine…

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  8. flaviablog ha detto:

    Non mi piace l’idea che le paure si curino con i farmaci. Le paure, specie se irrazionali, sono animali, liberatorie, istintive. Specie se confinate e passeggere, in fondo un temporale non c’è tutti i giorni e la prozia poteva incanalare i suoi timori vitali in qualcosa che, in fondo, non le spostava nulla nella vita quotidiana. Così che anche un temporale ogni tanto aiuta a vivere più serenamente tutti gli altri giorni…:-)

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  9. latendarossa ha detto:

    Mi piace molto questa tua capacità di associare. Associare fatti, eventi e situazioni a persone, cosicché quando ti imbatti nei primi, automaticamente, si palesa alla mente anche la persona. Un modo per perpetuarne, con dolcezza, il ricordo. E che simpatica la tua filastrocca, eri già una poetessa ai tempi delle medie [poeti si nasce e tu lo nacqui, parafrasando Totò] 🙂

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  10. commediorafo ha detto:

    Sono orgoglioso di essere amico di una persona che sa usare il verbo baluginare
    Riguardo i farmaci, il periodo più triste della mia vita è stato quello in cui li usavo per vincere le mie paure. Magicamente incredibile il fatto che l’ultima sera in cui li ho presi è stata la sera di un giorno che mi ha regalato un incontro speciale…
    Comunque ben vengano i temporali se sono l’occasione per ricordare le persone importanti.
    Su Pippo mi sono documentato. Ti racconterò!
    Massimo

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  11. flalia ha detto:

    Flavia: la penso proprio come te. Forse perché sono figlia di una donna che crede di poter risolvere tutti i problemi prendendo psicofarmaci.

    Marcello: eheh, grazie. La capacità di associare è delizia e croce, perché a volte mi accorgo di avere un temperamento troppo nostalgico!

    Massimo: sorpresa! Ci siamo commentati in contemporanea! Era da un po’ che aspettavo un nuovo post! 😉 Sono pronta a estorcerti qualunque informazione tu possieda su Pippo!! ;-))

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  12. latendarossa ha detto:

    Eh ma sai, dovendo scegliere, ci sono vizi peggiori della nostalgia 😉

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  13. flalia ha detto:

    Marcello: infatti, basta non esagerare… ;-))

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  14. Jedredd ha detto:

    Quella filastrocca è veramente gradevole, poi conoscendo, dal tuo racconto, i retroscena, sono riuscito ad immaginarmi tutto, compresa la zia nena che sobbalza, mentre gioca a carte con tua nonna. Mi dispiace che ti sia mancata, però, credo sia felice, ovunque si trovi, se la ricordi con così tanto piacere.
    Un bacione

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  15. flalia ha detto:

    Jedredd: bentornato, “latitante”! 😉 E con te i ranghi si sono ricomposti, ci siamo tutti, belli pronti per il nuovo anno 🙂

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