Le ragioni della speranza

Cari amici, è ora anche per me di rientrare nei ranghi e tornare a scrivere… non che ne abbia molta voglia, perché questa credo sia stata l’estate più svogliata della mia vita e sono tuttora vittima della peggiore pigrizia. Sì, chiamatemi miss Pigrizia, mi si confà. Naturalmente avrei qualche avventura riccionese da raccontare e lo farò, ma oggi voglio parlare di qualcos’altro di ben più importante.

Ogni volta che delle persone vengono minacciate, perseguitate o uccise a causa delle proprie convinzioni personali, politiche o religiose, provo una grande indignazione. Io credo profondamente nella libertà personale, questo per me è un valore sacro, il primo tra i valori in cui credo.

Questo post vuole essere un omaggio (purtroppo insignificante) verso quelle persone giuste che sanno affermare la propria libertà a rischio della propria vita. In questi giorni in cui nella regione dell’Orissa essere cristiano può essere causa di morte, molti cristiani hanno avuto salva la vita grazie a persone di religione hindu che non hanno esitato ad aiutarli mettendosi così in grave pericolo esse stesse. Cristiani in fuga che bussavano disperatamente alle porte delle abitazioni hanno trovato in alcuni casi famiglie che hanno aperto la loro porta e li hanno accolti. Provo solo a immaginare cosa hanno dovuto provare quelle persone mentre i gruppi di estremisti perlustravano la loro casa alla ricerca di cristiani nascosti.

Il signor Dasaratha Pradhan era un dalit, un “intoccabile”, e – al contrario di molti fuori casta come lui, per i quali convertirsi è anche un modo per uscire dalla propria miserevole condizione – non si era convertito alla religione cristiana, era rimasto fedele alle sue divinità hindu. Quando un gruppo di estremisti assassini ha irrotto nel suo villaggio alla caccia di cristiani da uccidere, lui non ha esitato a urlargli contro:
– Fermatevi! Un vero hindu non uccide neanche gli animali! –
È stato ucciso a bastonate e il suo corpo – intoccabile – è rimasto insepolto.

Da registrare anche la solidarietà espressa ai cristiani dai musulmani indiani, a loro volta massacrati a migliaia nel 2002 nello stato del Gujarat (sempre da estremisti hindu).

Ora, casi come questo mi fanno pensare a quella frase (un po’ abusata) con cui Calvino concluse il suo romanzo Le città invisibili:

Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Quando vediamo il male che avanza (qualunque faccia esso abbia, e sappiamo che nella storia questo male ha assunto spesse volte anche sembianze sedicenti “cristiane”), vediamo anche dei giusti che, anziché restare inerti e indifferenti vivendo la propria vita quieta, si oppongono. Vediamo che alla radice di questa opposizione c’è la capacità di affermare la propria libertà e la propria intelligenza individuali di fronte a una massa folle e irragionevole. È una scelta razionale, anche quando viene da un moto del cuore. E non importa la tua religione, la tua nazionalità, il tuo status sociale. Importa essere umani o disumani. E finché esisteranno persone giuste come il signor Pradhan possiamo continuare ad anteporre le ragioni della speranza a quelle della disperazione, io credo.

Resta l’amarezza di vedere quanto spesso le religioni vengano strumentalizzate per finalità politiche e economiche che con le fedi hanno ben poco a che fare: così manipoli di estremisti si convincono di uccidere per il proprio dio mentre stanno in realtà servendo gli interessi materiali dei loro astuti capi.

L’articolo in cui si parla di Dasaratha Pradhan è qui.

Qui trovate altre notizie interessanti.

E, a proposito di dalit, consiglio la lettura di un romanzo che ho molto amato: Il Dio delle piccole cose, di cui ho parlato qui (quando non mi leggeva nessuno!).

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11 commenti on “Le ragioni della speranza”

  1. melchisedec ha detto:

    Non ci sono parole da aggiungere alle tue. Una sola nota: l’uso dell’aggettivo “giusto” riferito a Dasaratha. Mi colpisce molto, perché oggi il termine giustizia ha assunto sempre più notazioni quasi esclusivamente giurisprudenziali.
    Mi piace, invece, adoperato per un essere umano. Sembra quasi ci si debba vergognare, oggi, di pronunciare termini come giusto, misericordioso, amorevole riferiti agli esseri umani, senza connotazioni politiche, ideologiche, etc…
    Mi pare allettante il libro di cui parli, me lo segno.

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  2. flaviablog ha detto:

    C’era un articolo in prima pagina su “La Stampa” di ieri, in argomento.

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  3. kittymol77 ha detto:

    “Resta l’amarezza di vedere quanto spesso le religioni vengano strumentalizzate per finalità politiche e economiche ..” -Inevitabile pensare che si tratta sempre e solo di violenza brutale e relativa insopportabile stupidità. Nessuna persona che “creda”, non importa in quale dio o filosofia, potrebbe mai uccidere. Mi unisco a te nel rendere onore al signor Pradhan e nel vedere in uomini come lui il segno della speranza e della ragione. Ho letto Il Dio delle piccole cose, ma visto che “non ti leggeva nessuno”, mi vado ora a leggere che ne dicevi tu..

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  4. listen ha detto:

    questo post mi ricorda la recdentissima pubblicita della telecom ed il messaggio apparso a metà agosto sui giornali.Gandhi esortava coloro che volevano conoscere l’ India a recarsi nelle case più umili, e mi sembra di aver capito che per triuscire a difendere tutti divenne un fuori casta.

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  5. flalia ha detto:

    Melchisedec: è vero, ci sono parole che, per il rischio di risultare retorici, non si usano quasi più, se non in un senso ristretto, ed è un peccato perché così facendo si perdono contenuti importanti… Diciamo anche che leggo abitualmente la Bibbia e lì questa parola (e concetto), come altre analoghe, la trovi a ogni rigo, quindi forse ci sono abituata, ben più che al linguaggio giornalistico;-)

    Flavia: grazie per la segnalazione. Ho segnalato l’articolo di Repubblica perché è il quotidiano che acquisto in versione cartacea.

    Kittymol: già. Siccome io sono credente, puoi immaginare che rabbia mi provochino certe strumentalizzazioni della fede, non solo quando si arriva a questi estremi (uccidere il prossimo) ma anche più semplicemente tutte quelle distorsioni di cui tanti nostri politici si riempiono la bocca…

    Listen: pensa che Gandhi gli “intoccabili”, oltre ad averli sempre difesi, li chiamava “figli di Dio”…

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  6. barbara34 ha detto:

    mah, la follia omicida alligna dappertutto, e le questioni identitarie o religiose sono un ottimo modo per dispiegarla. E. ovviamente, si tratta di questioni e patologie che possono essere strumentalizzate a scopo di potere. La questione è, questa follia omicida che travolge tutto, c’è un modo per fermarla?

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  7. flalia ha detto:

    Barbara: me lo chiedo spesso… non so, da un lato il male e la violenza fanno parte di noi, purtroppo mi sembra arduo negarlo. Poi, i cambiamenti devono anche essere accompagnati o favoriti (non trovo il verbo esatto, vabbe’) dall’alto, cioè finché le relazioni tra gruppi e tra potenze verranno sempre e solo gestite in base a interessi e meccanismi di potere, le strumentalizzazioni ci saranno sempre. Quando sento un Bush che dice che Dio poggia la mano sulla sua spalla mi aspetterei che questo uomo privilegiato agisse di conseguenza, per dirne una… Però sono anche ottimista: qui in Europa qualche secolo fa ci si massacrava per motivi religiosi, politici eccetera. Ora c’è la “pace”. Idem altrove. Certo, ci vorrebbero opinioni pubbliche forti, per esempio. Boh, così di getto mi vien da rispondere così…

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  8. ediaco ha detto:

    Grazie per questo post!
    Se questa è la tua “pigrizia”, ben venga…
    😉

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  9. latendarossa ha detto:

    Purtroppo è accaduto, accade e accadà. Nel corso della storia gli uomini hanno preteso più volte di parlare per bocca di Dio (“é lui che lo vuole…”), e sulla base di quest’idea hanno perseguito un loro orrendo ideale di purezza (che consisteva, semplicemente, nell’eliminare chi non la pensava allo stesso modo). Che, se non è umano sicuramente non ha niente di divino. Tristezza per questo enensimo esempio 😦

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  10. lauraetlory ha detto:

    “Il dio delle piccole cose” è libro fondamentale per capire fino a che punto l’ottusità umana possa ammantarsi di religione per perseguire la sconfitta dei diversi. Un libro che ho amato moltissimo e mi unisco a Ilaria nel consigliarlo a chi ancora non lo conosce.
    Laura

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  11. flalia ha detto:

    Ernesto: grazie! 🙂

    Marcello: già, purtroppo è così, ma una parte di me non se ne capacita.

    Laura: che bello! Son proprio contenta che sia piaciuto anche a te! Pensa che di solito non mi sento molto ispirata a leggere libri “esotici”, ma questo mi ha veramente rapita 🙂

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