Il naufragar m’è dolce in questo mare

Raccolgo l’invito di Melchisedec a partecipare a questa catena poetica e lo ringrazio perché, nonostante il poco tempo a disposizione in questi giorni, immergermi tra i miei poeti più amati mi ha procurato un grande piacere (sapete, quello struggimento del: Come posso pensare di morire un giorno se ho tutte queste cose meravigliose da leggere e rileggere??!). La scelta tanto dei poeti quanto delle poesie potrebbe cambiare ogni secondo, ma d’istinto ho scelto i seguenti versi (disposti in ordine crescente di disillusione/disperazione, m’è venuto così!); quando il titolo c’è, è in neretto:


Abito nella possibilità,
una casa più bella della prosa,
più ricca di finestre
e superiore per porte.

Ha stanze simili a cedri,
impenetrabili allo sguardo,
e per tetto la volta
perenne del cielo. 

Ha i visitatori più belli
e il mio compito è questo:
divaricare le mie mani sottili
per accogliervi il Paradiso.

(Emily Dickinson)


Pendono squarciate le ali
dell’eucalipto, non volerà più
nel cuore dei venti
il grande uccello vegetale. Ma
gli è rimasto un ramo,
un grido verticale:
nel silenzio sordo del mondo
la bellezza non tacerà.

(Gianni Rodari)


George Gray

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà questa non è la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio –
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

(Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River)

 
Fides

Quando brillava il vespero vermiglio,
e il cipresso pareva oro, oro fino,
la madre disse al piccoletto figlio:
Così fatto è lassù tutto un giardino.

Il bimbo dorme, e sogna i rami d’oro,
gli alberi d’oro, le foreste d’oro;
mentre il cipresso nella notte nera
scagliasi al vento, piange alla bufera.

(Giovanni Pascoli, Myricae)

 
Mito

Verrà il giorno che il giovane dio sarà un uomo,
senza pena, col morto sorriso dell’uomo
che ha compreso. Anche il sole trascorre remoto
arrossando le spiagge. Verrà il giorno che il dio
non saprà più dov’erano le spiagge d’un tempo.

Ci si sveglia un mattino che è morta l’estate,
e negli occhi tumultuano ancora splendori
come ieri, e all’orecchio i fragori del sole
fatto sangue. È mutato il colore del mondo.
La montagna non tocca più il cielo; le nubi
non s’ammassano più come frutti; nell’acqua
non traspare più un ciottolo. Il corpo di un uomo
pensieroso si piega, dove un dio respirava.

Il gran sole è finito, e l’odore di terra,
e la libera strada, colorata di gente
che ignorava la morte. Non si muore d’estate.
Se qualcuno spariva c’era il giovane dio
che viveva per tutti e ignorava la morte.
Su di lui la tristezza era un’ombra di nube.
Il suo passo stupiva la terra.

[…]

(Cesare Pavese, Lavorare stanca)


Lamento

Sonno e morte, le cupe aquile
sussurrano la notte intorno al mio capo:
che dell’uomo l’aurea immagine
sommerga la gelida onda
dell’eternità? Ai paurosi scogli
schiantasi il corpo purpureo.
E lamenta la cupa voce
sopra il mare.
Sorella di tempestosa tristezza,
guarda: un impaurito battello affonda
dinnanzi a stelle,
al muto volto della notte.

(Georg Trakl)


E per finire, qui c’è – modestamente – un ritratto che il simpatico, sublime (e a sua volta un po’ bipolare) Francesco Petrarca mi ha dedicato qualche secolo fa (un poeta è anche un profeta, no?), nel senso che a volte mi sento proprio così esplosiva e irrequieta come lui:

 

   Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ‘l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ‘l mondo abbraccio.

   Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m’ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.

   Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;
et bramo di perir, et cheggio aita;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.

   Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita:
in questo stato son, donna, per voi.

 

Una menzione speciale per Guido Gozzano: amo molto le sue poesie e lo spirito che le abita. Quelle che preferisco, però, sono troppo lunghe e non riesco a estrapolarne dei versi mantenendone l’essenza. Però questi versi de La signorina Felicita mi fanno morire… forse perché anche a me non dispiacerebbe un Signorino Felicino:


Tu non fai versi, tagli le camicie
per tuo padre. Hai fatta la seconda
classe, t’han detto che la Terra è tonda,
ma tu non credi… e non mediti Nietzsche…
Mi piaci. Mi faresti più felice
d’un’intellettuale gemebonda…


Bene, io non incateno nessuno ma questo “meme” (cosa vorrà mai dire?) mi sembra davvero bello quindi auspico ardentemente che qualcuno dei miei lettori/lettrici non ancora coinvolto in questa impresa si incateni da sé e ci faccia dono delle sue poesie preferite.
Per essere diligente, le regole esatte sono queste:


1. Scrivere il nome di almeno cinque poeti di ogni tempo e luogo dei quali si è innamorati.
2. Citare alcuni versi significativi di almeno uno dei poeti elencati.
3. In aggiunta o in alternativa al punto 2 citare almeno un PROPRIO componimento poetico, o anche soltanto alcuni versi di esso.
4. Per i veri patiti dell’arte poetica, sarebbe gradito un componimento, anche brevissimo, appositamente creato e pubblicato.
5. Coinvolgere altri bloggers raccomandando il rispetto di queste semplici regole.

Buona poesia a tutti!

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19 commenti on “Il naufragar m’è dolce in questo mare”

  1. caterinapin ha detto:

    Io amo leggere le poesie e meno recitarle.
    Non so perché, ma alcune mi sembrano così intime che mi pare quasi un sacrilegio declamarle in pubblico davanti a decine di persone…
    Eppure, è proprio con una poesia che fui accettata all’Accademia! Fece la differenza, mi dissero…
    Però la recitai in inglese dato che mi pareva che i versi avessero molta più forza e potenza…

    WILD nights! Wild nights!
    Were I with thee,
    Wild nights should be
    Our luxury!

    Futile the winds
    To a heart in port,—
    Done with the compass,
    Done with the chart.

    Rowing in Eden!
    Ah! the sea!
    Might I but moor
    To-night in thee

    Emily Dickinson

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  2. melchisedec ha detto:

    Flalia, le tue scelte, per il mio gusto, sono SUPERBE! Tranne Emily. 🙂

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  3. latendarossa ha detto:

    Grandiosa la rima di Gozzano camicie-Nietzsche-felice (e goduriosa la frecciatina sull’d’un’intellettuale gemebonda ih ih ih). Però se posso dire la mia, la Dickinson è quella che mi inebria più di tutte! 🙂

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  4. flaviablog ha detto:

    Tutte bellissime. Apprezzo la citazione dell’Antologia di Spoon River che avrei fatto anch’io ( è uno dei miei libri-guida). Mi hai rubato Pavese, su cui avevo fatto un pensierino nell’eventualità di aderire. Originali accostamenti. Gozzano non mi piace (allungava le mani volentieri sulle fantesche, il malaticcio).

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  5. utente anonimo ha detto:

    Stupenda scelta.
    Quando ho letto “Abito la Possibilità” della Dickinson mi è venuto un colpo…è stato il mio mantra per anni.
    Bellissima anche la traduzione di George Gray, mi fa piangere quando la leggo..
    ciao
    Luisa

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  6. utente anonimo ha detto:

    Grande la scelta di Trakl! Meno quella della Dickinson, che come tutte i poeti donna odora un po’ troppo di fiori secchi. Ma in generale la tua è una selezione interessante.

    Purtroppo, se la tua iniziativa si diffonderà, visto che gli italiani non leggono poesia dopo aver lasciato i banchi di scuola*, assisteremo a un diluvio di Foscoli e Carducci, oltre naturalmente all’immancabile Neruda e all’occasionale Prévert.

    Ciao

    * E Gozzano è cattivo poeta, perché toccava le cameriere.

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  7. flalia ha detto:

    Cate: ho esitato a mettere poeti stranieri perché tradurre la poesia è *impossibile* ma non me la sono sentita di escluderli. Da profana, penso sia difficilissimo recitare le poesie, quando provo a leggerle ad altra voce o mi viene la cantilena tipo preghiera da chiesa, oppure ci metto troppa espressività, insomma… non sono un’attrice! Mi piace la poesia di Emily che hai citato 🙂

    Mel: grazie, Mel, temevo il tuo giudizio!

    Marcello: anche a me la Dickinson inebria! E non era un’intellettuale gemebonda! 😉

    Flavia: L’antologia di Spoon River è un libro importante anche per me: scoperta a 14 anni non mi stanco di rileggerla! Pavese è stato il poeta e il narratore che ha accompagnato emotivamente la mia adolescenza più di chiunque altro (letterariamente parlando). Non sapevo questa cosa di Gozzano. E vabbe’, perdoniamolo, è pure morto giovane e minato dalla tisi… 😉 Sarei curiosa di vedere che poesie metteresti tu! Ciao!

    Luisa: ciao, benvenuta, anche per me quel verso di Emily è sempre stato speciale, come molte sue poesie, che trasmettono luce, forza e bellezza parlando di cose semplici… 🙂

    Alemacazz: Trakl è il mio poeta preferito da qualche anno. Il problema è che le traduzioni in lingua italiana, a mio parere, non sono molto all’altezza, non so se sei d’accordo. Riguardo alla Dickinson, ti dirò, è praticamente l’unica poetessa donna che mi piace, perché trovo che, a differenza di molte altre, non scrive le sue poesie per lamentarsi o recriminare o fare rivendicazioni tristanzuol-femminili ma semplicemente per esprimere liberamente se stessa, come fa un uomo. E al di là della “dickinson-santino” (che è un po’ il modo in cui è stata sdoganata da noi) trovo che ci siano poesie molto forti e originali, tra le tantissime che ha scritto.
    Sui gusti degli italiani cerco di essere più ottimista di te! Perché non fai anche tu il tuo elenco? 🙂
    Ciao!

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  8. flaviablog ha detto:

    Per ora ho pescato nella poesia …che mi agita i ricordi. Poi passerò ai testi poetici ufficialmente tali 🙂

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  9. melchisedec ha detto:

    OT:
    Sei stata premiata… da me 🙂

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  10. flalia ha detto:

    Flavia: l’ho trovata una bellissima idea, infatti! 🙂

    Mel: grazie!!! 😀

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  11. Jedredd ha detto:

    Ottime scelte. Te ne avevo gia parlato, è molto raro che mi capiti di comprare o leggere, un libro di poesie, però quelle che finiscono per piacermi, mi rimangono sempre impresse, temo di averne postato gia tante nel mio blog, peccato sarebbe stata una buona scusa per pubblicarle.:-)

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  12. cappelliavolute ha detto:

    Oh, a parte i russi, che non conoscevo assolutamente, e Gozzano, che non mi ha mai particolarmente entusiasmato, hai citato le figure poetiche più importante della mia gioventù! =)

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  13. flalia ha detto:

    CaV: non mi stupisco più, ormai, data la nostra ormai evidente parentela “spirituale”… se un giorno ci incontreremo magari scopriremo che abbiamo pure lo stesso modo di camminare, non so! Mi piace molto questa affinità! :-))

    Jedredd: le poesie sono strane, a volte ne leggi e ti sembra di non avere letto niente e di avere perso tempo, alcune ti catturano subito, altre a poco a poco, altre ti irritano… la poesia è un po’ un mistero… 🙂

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  14. letturalenta ha detto:

    Trenta? ma complimentoni!

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  15. flalia ha detto:

    Luca: sììì! Grazie 🙂 E nonostante le ore piccole di domenica… 😉

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  16. utente anonimo ha detto:

    ma è morto ‘sto blog?

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  17. latendarossa ha detto:

    Ehi ehi qua si deve aggiornare suuu mettiti al lavur!

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  18. diegodandrea ha detto:

    Ma no, per me questo post merita di stare ancora un altro po’ in primo piano.
    Adoro queste 4 righe, passo sempre a rileggerle 🙂
    “Abito nella possibilità,
    una casa più bella della prosa,
    più ricca di finestre
    e superiore per porte”.

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  19. flalia ha detto:

    Anonimo e Marcello: si capisce che ho cominciato le vacanze? ;-)))

    Diego: vero che sono belli? Ti danno proprio un’impressione quasi fisica di apertura, di spazi che si aprono…

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