Profumo di felicità

Dato che due lavori in due città diverse (più studio e preparazione tesi) sono pochi, nella settimana appena trascorsa ho accettato di svolgere un terzo lavoro in una terza città (anzi, una repubblica) e così ho progettato e condotto una serie di laboratori di educazione ambientale (tema: il consumo critico) rivolti a classi di scuole elementari, in quel di San Marino. Ammetto che la molla principale che mi ha spinto ad accettare è stato il fatto che fossero ben pagati (con tutto il lavoro che ho non avevo davvero voglia di sobbarcarmi anche questo) ma ora che ho terminato (proprio ieri sera) devo dire che è stata un’esperienza molto bella e divertente. Trattandosi di laboratori (tra l’altro rivolti a persone così piccole e bisognose di concretezza), la parte più divertente era l’attività manuale finale. La prima parte era teorica: dopo avere introdotto il tema raccontando una storia, ricostruivo poi, tramite una presentazione in power point (preparata in una mia “sessione” di lavoro notturna due sabati fa…), le storie di vari prodotti che troviamo abitualmente sulle nostre tavole: cacao, caffè, zucchero e banane, cercando di coinvolgere i bambini con tante domande. Successivamente, recitavamo una specie di “gioco della spesa” nel quale, tra un frizzo e un lazzo, cercavo di calare me nei panni di consumatrice sprovveduta e i bambini in consumatori critici e avveduti (uno dei punti cardine del laboratorio era: ragazzi, gli adulti mostrano di saperne sempre una più di voi, e in molti casi è vero. Ma su questi temi ecologici, voi ne sapete più di tutti, perché anche solo ai miei tempi l’educazione ambientale non sapevamo neanche cosa fosse, figuriamoci ai tempi dei vostri genitori. Su queste cose siete voi che potete insegnare a loro. E allora dateci dentro e scatenate il puntiglioso rompiscatole che è in voi per una buona causa, una volta tanto!). E già qui ci divertivamo, a giudicare almeno dalla partecipazione dei bambini. Ma il bello cominciava solo dopo, quando con aria fintamente compìta, dopo avere riunito i mocciosi attorno a una tavola piena di tazze e piattini colmi di cacao in polvere e non, zucchero, grani di caffè eccetera, distribuivo a ognuno una mappa del mondo su cui dovevano incollare i vari alimenti nel paese di provenienza. Naturalmente era il classico pretesto per impiastricciarsi mani, bocca, vestiti e qualunque suppellettile su cui ci appoggiassimo.

Ci sono bambini così poco abituati a poter essere liberi di sporcarsi e sporcare creativamente che fanno quasi pena. Bambini che di fronte a una pagina su cui disegnare, appiccicare, creare, restano incerti e spaventati; altri, invece, si buttano a capofitto nell’avventura senza il timore di “fare bene” o “male”.
Io lo conosco il timore di sbagliare. Quel gelo sospeso che ti coglie quando pensi che ogni tuo piccolo gesto potrà deludere l’adulto di riferimento o potrà essere seccamente classificato come sbagliato.

Perciò, tutte le volte che devo organizzare laboratori o gestire situazioni educative per me è vitale che si respiri aria di libertà, divertimento e intraprendenza: non sai dov’è il Brasile? Azzarda! Se sbagli non succede niente! E vedi il piccolo timoroso fare forza su se stesso per esporsi e rischiare di sbagliare, e il più delle volte, tra l’altro, non sbaglia. O vedi il ragazzino che non riesce ad affondare la mano nella montagna di cacao che ha davanti perché non può sporcarsi e tu gli spieghi che è cacao, non è niente di grave, lo spingi ad assaggiarlo con la punta del dito, gli disegni i baffi o lo trasformi in un capo indiano con i suoi simboli tatuati in faccia e dopo un po’ ci si ritrova sorridenti e scatenati, tutti imbrattati di colla, zucchero e cioccolato, e alla fine però, dopo tutto questo, le mappe sono state realizzate, i bambini te le mostrano orgogliosi senza più chiedere se hanno fatto bene ma semplicemente per il gusto di mostrarti quant’è bella la loro cartina.

E così, dopo tutto, se ne andavano ognuno con la sua mappa (che in teoria dovrebbe ricordare loro da quali zone lontane del mondo provengono i prodotti che essi mangiano abitualmente e quale lungo viaggio devono compiere per arrivare sulle nostre tavole) e io restavo poi nell’aula allegramente devastata, a mettere in ordine. La sera, tornando a casa, in treno, mi portavo addosso profumo di cacao, zucchero, caffè, in pratica profumo di felicità.

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10 commenti on “Profumo di felicità”

  1. melchisedec ha detto:

    Flalia, che bel quadro ci offri; metti il dito in una delle piaghe. Il SAPERE, ahimè, non è più Sàpere, avere sapore, odore, tatto… Penso che le tue lezioni difficilmente le scorderanno e supereranno l’impatto con la realtà, anche del cacao, perchè la parola li guiderà a simbolizzare, oltre che ad esperire.
    🙂

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  2. latendarossa ha detto:

    Profumo di libertà, divertimento e intraprendenza. Imparare e divertirsi, sembrano siano 2 cose distanti, lontaneeee. E invece no!

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  3. unirishcoffee ha detto:

    e quando si è piccoli certe attenzioni le si porta nel cammino della vita
    molto bello tutto questo
    buona giornata

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  4. commediorafo ha detto:

    Un saluto.
    Massimo
    Ps
    Scusa, ma non riesco a scrivere di più perchè occupato in altri scritti

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  5. lauraetlory ha detto:

    Un piacevole racconto che mi ha riportato indietro di almeno dieci, dodici anni. Quando insieme ai miei bambini giocavamo con la pasta di sale, preparavamo biscotti o disegnavamo con i colori a dito. Io sono stata una di quelle bambine che dovevano stare attente a non sporcarsi il vestito e con i miei figli mi sono presa la mia bella rivincita.
    Brava Ilaria, “entrare” nelle cose resta sempre il miglior modo di assimilarle.
    Un bacio
    Lory

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  6. OzzyRotten ha detto:

    Che tu sia una ragazza impagabile l’avevo capito da molto tempo.
    Detto da me poi, che di complimenti sono sempre parco, penso possa farti piacere.

    Le tue esperienze sono sempre molto istruttive, mai noiose, a volte sarcastiche, a volte velate di dolcezza o tristezza: rimangono sempre inappellabili, per quanto mi riguarda.

    Saluti.

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  7. listen ha detto:

    “perchè anche solo ai miei tempi…”
    Flalia! Come passa veloce il tempo…

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  8. flalia ha detto:

    Mel: pensa che molti bambini non conoscevano neanche il vero gusto del cacao (erano convinti che fosse dolce – come il nesquick – anziché amaro)! Penso anch’io che il concreto sia importante per arrivare al simbolico, dato che le esperienze concrete spesso mancano nella nostra vita.

    Marcello: già, e da quel che racconti, mi sa che anche nelle tue lezioni cerchi di conciliare queste cose… 🙂

    unirishcoffee: speriamo… Grazie! Buona domenica 🙂

    Massimo: in bocca al lupo e non scusarti (ci tengo ai tuoi scritti…)!!! :-))

    Lory: anch’io ero una di quelle bambine e credo che mi prenderò anch’io la mia bella rivincita, con bambini altrui ora e con figli miei (spero!) più avanti! Un bacione 🙂

    Ozzy: grazie, mi fanno un grande piacere i tuoi apprezzamenti, infatti 🙂
    Un saluto affettuoso!

    Listen: eh eh, lo so, suona un po’ da vecchi ma che ci posso fare??? E’ la verità… ;-)))

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  9. caterinapin ha detto:

    Che bella esperienza Ilaria!
    Sei davvero impagabile, hai uno spirito libero, un carattere coinvolgente e una natura piena di entusiasmo da trasmettere ai giovani allievi.
    Sei l’insegnante perfetta.
    Quella che rende sereni gli animi degli allievi che sentendosi coinvolti, rendono il doppio di quello che sarebbe con l’imposizione…
    Ti abbraccio 😉

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  10. flalia ha detto:

    Grazie, Cate, troppo gentile. Però, è vero, sono la prima a entusiasmarsi, in questo genere di attività, e trovo che avere un’insegnante coinvolta e entusiasta sia una molla fondamentale perché anche gli allievi si appassionino a loro volta e si sentano importanti… Mi sembra una forma d’amore.

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