Storia ridicola di una tragedia mancata

Ogni tanto mia madre, presa da golosità, si fa comprare dei cioccolatini che poi nasconde (queste sarebbero le sue intenzioni, vane perché il “nascondiglio” lo conosciamo tutti) in un mobiletto della cucina. Anche se, appunto, quello non può più essere considerato un nascondiglio, il messaggio è chiaro: le cibarie che vi si trovano sono sue (guai a chi le tocca).

Ora è accaduto che la settimana scorsa mia madre si sia fatta comprare dei meravigliosi e scioglievolissimi cioccolatini Lindor al latte, li abbia “nascosti” e sia poi partita alla volta di Piacenza, dove sarebbe rimasta almeno fino a domenica.

Nella casa vuota, seduta alla mia scrivania, cercavo di dimenticare la presenza dei succulenti cioccolatini.

Non sono per me, intimavo a me stessa. Eppure… vi sembra giusto che una madre di famiglia sia così egoista da togliere il cioccolato di bocca ai suoi cari? A me no! Forte di questa convinzione – prima scacciata dalla mente, in seguito pian piano osservata con distacco, infine accolta con arrendevolezza prima e con determinazione poi – mi sono diretta verso il mobiletto proibito, sentendomi pienamente legittimata a questo esproprio filial-proletario (i tempi son cambiati e questo è ciò che possiamo permetterci). In realtà più che un esproprio mi riproponevo una innocua sottrazione; Se mangio un solo cioccolatino, non se ne accorgerà neanche, pensavo. E così ho fatto. Fin qui, tutto bene.
Il giorno dopo, stessa storia. L’immagine del sacchetto di cioccolatini abbandonato in un triste mobiletto ha ricominciato a tentarmi. Ne ho mangiato un altro (se anche ne mangio un altro, non se ne accorgerà).
È andata così ogni giorno, finché ormai restavano troppo pochi cioccolatini per non accorgersi delle ripetute sottrazioni, cioè del furto.

Be’, ormai li finisco; – mi son detta saggiamente – gliene ricomprerò un altro sacchetto prima che torni.

Sabato pomeriggio – mia madre era già in treno sulla via del ritorno – tranquilla e serena mi sono avviata al supermercato del mio quartiere. Approdata nella corsia cioccolatosa con la sicurezza di chi sa il fatto suo, ho scorso con tranquillità l’invitante scaffale per tutta la sua lunghezza; l’ho scorso una seconda volta con un po’ meno tranquillità; l’ho scorso la terza volta con impazienza mista a inquietudine. Non l’ho scorso una quarta volta solo perché il panico, il terrore e l’angoscia mi avevano completamente paralizzata e il sorriso serafico di pochi secondi prima era ormai irrigidito in una smorfia straziata: dei cioccolatini che cercavo, nessuna traccia. Finiti.
Non potevo neanche prendermela con gli avidi saccheggiatori che me li avevano inconsapevolmente sottratti, data la bontà dei cioccolatini stessi.
Uscita dal supermercato mi figuravo nella mente l’immagine di mia madre che quella sera stessa, dopo cena e prima di ipnotizzarsi davanti al televisore, si sarebbe diretta verso il suo mobiletto provando quel vivificante brivido di golosità all’idea di mangiarsi il suo cioccolatino, avrebbe aperto lo sportello e… sarebbe stata la mia fine. Vedevo già i titoli sui giornali del giorno dopo:

Solare professoressa uccide figlia. Il raptus scatenato da futili motivi.

Mi restava una sola speranza; provare in un altro mini-market poco distante. Ma era una speranza davvero flebile e infatti, alla prova dei fatti, si rivelò vana.
Ormai diretta verso casa, un’illuminazione mi trafisse; forse avevo ancora una possibilità.
Sono entrata nella “Bottega del caffè” come un fuggitivo che spera di avere trovato la salvezza. Con un’incontrollabile espressione di panico in volto ho chiesto alla commessa, con voce rotta dall’angoscia, se avevano i preziosi cioccolatini.

Li avevano.

L i  a v e v a n o !

Sicuramente la commessa mi avrà scambiato per una pazza o per una poveretta affetta da golosità maniacale, da come mi ha guardato, ma credete me ne importasse qualcosa, in quel momento?
Tutto quello che ho fatto è stato stringere a me il prezioso sacchetto, avviarmi verso casa con un sorriso di beatitudine in volto e riporre i cioccolatini al loro posto nel mobiletto.
Quando la sera, come previsto, la loro legittima proprietaria si è avviata verso quel mobile e ne ha aperto lo sportello, ha trovato esattamente ciò che si aspettava. Naturalmente non ho potuto trattenere una risata e le ho raccontato tutto, il che le ha sollevato un po’ il morale (in questo periodo parecchio avvilito, e a ragione).
E così, anche questa è andata. Anzi, si è risolta perfino in una buona azione…

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8 commenti on “Storia ridicola di una tragedia mancata”

  1. lauraetlory ha detto:

    Secondo me l’esproprio ci stava tutto. Tu sei una ragazza che studia e il cervello, come ricordava un vecchio spot pubblicitario, ha bisogno di zucchero. La prossima volta che succede sbafa pure tutti i cioccolatini e alla mamma che scopre il fattaccio dichiara sbattendo gli occhioni che con i cioccolatini hai colmato il bisogno di affetto nato dalla sua mancanza… Un bacione
    Lory

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  2. commediorafo ha detto:

    La vita è come una scatola di cioccolatini. Non sai mai quello che ti capita…
    Un bacione al cioccolato!
    Massimo

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  3. diegodandrea ha detto:

    Ilaria, sai che appena ho letto “scioglievolissimi” m’è presa una voglia incredibile… in certi casi è proprio piacevole essere suggestionabili :-))
    Bel post
    D
    P.S.
    ti ho mai detto che il tuo è il mio blog “10 e lode”?
    ;-))

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  4. elewitch ha detto:

    mi è venuta voglia di cioccolatini

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  5. flalia ha detto:

    Lory: sapevo di poter contare sul tuo “cuore di mamma”! 🙂

    Massimo: eh eh, impossibile smentire! Un bacione cioccolatoso anche a te 🙂

    Diego: addirittura 10 e lode? Grazie… 🙂
    Attento perché quei cioccolatini sono come una droga, è difficile smettere! Ciao

    Elewitch: scrivendo il post, è venuta anche a me! Be’, addolcirsi un po’ la vita non fa mai male… Ciao!

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  6. caterinapin ha detto:

    Ti ho “vista”, nel panico, al supermercato aggirarti agitata e angosciata…
    Un racconto delizioso Ilaria, come solo tu sai fare. Le tue esperienze di famiglia son sempre carinissime…
    A questo punto non mi resta altro da farti che un piccolo cadeau…

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  7. Masso57 ha detto:

    La fortuna sorride agli audaci!
    (se i cioccolatini sono quelli della foto di Caterina pensano valgano qualunque tipo di reato…..comunque, possibile che a nessun cavaliere sia venuto in mente di regalarteli?)

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  8. flalia ha detto:

    Cate!!!!!!!!!!!! Sì! Son proprio quelli! I super scioglievolissimi! Grazie 🙂

    Masso: sì, sono proprio quelli. E hai azzeccato: gradisco più i cioccolatini dei fiori… sono un po’ prosaica! ;-))

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