Meglio soli che male accompagnati

Da qualche tempo ho preso l’abitudine di fare colazione al bar il sabato mattina, con la speranza che questo dolce inizio mi aiuti ad affrontare positivamente l’odioso weekend appena iniziato (come sapete, odio i fine settimana e da qualche tempo, per alcuni miei motivi personali, li odio ancora di più, mi vien da piangere solo a pensarci. L’unica consolazione è che fortunatamente un weekend dura solo due giorni).
Mi piace molto sedermi a un tavolino con una bella brioche piena di crema e un cappuccino con cui ingannare temporaneamente i miei dispiaceri. Ascolto i discorsi degli altri avventori, sorrido al barista che ormai mi conosce e mi godo il mio momento di solitudine-non-solitudine. Dopo faccio una passeggiata durante la quale di solito passo in edicola a fare il pieno di fumetti e in biblioteca a restituire i libri letti durante la settimana e a prenderne di nuovi. Il sabato mattina la biblioteca di quartiere è quasi vuota e posso aggirarmi in santa pace tra gli scaffali curiosando senza che nessuno mi metta fretta. È un vero piacere. Poi torno a casa e mi metto a studiare o lavorare ai miei fumetti.

In questo periodo non ho voglia di vedere un bel nessuno. Lunedì devo per forza incontrarmi con un’amica (non posso più rimandare) e mi sembra già una fatica terribile. So che è una brutta cosa ma non riesco a oppormi. Ieri qualcuno mi ha fatto notare come si può essere soli (come sono sola) in una città, senza neanche un animale a tenerti compagnia, e infatti può essere così. Per quanto mi riguarda, c’è un’unica persona della cui compagnia non mi stancherei mai ma naturalmente è proprio l’unica persona che riesco a vedere poco, troppo poco.
A questo proposito mi viene in mente or ora una lunga serie di proverbi:

Chi s’accontenta gode.
Poco è sempre meglio di niente.
Chi troppo vuole nulla stringe.
Eccetera.

[Vi ho mai detto che io, la prima della classe nei temi, ho completamente cannato il tema dell’esame di maturità perché – inspiegabilmente – l’ho infarcito di proverbi? Io che non uso mai proverbi e cerco di evitare i luoghi comuni? Cosa avrò mai voluto dire?]

Mentre ero al bar, stamattina, mi compiacevo dell’avere appena appreso che mia sorella era atterrata a Nairobi sana e salva; un tempo mi preoccupavo di saperla da sola in giro per il mondo, ora mi basta sapere che ha i piedi per terra per sentirmi tranquilla; saperla per aria su un aereo mi angoscia un po’, benché io stessa abbia preso parecchie volte l’aereo senza particolari patemi: i criteri con cui giudichiamo le cose vengono forzati e plasmati dall’esperienza e dalle piccole sfide quotidiane, per questo non sono solita esprimere condanne o giudizi definitivi, tranne in alcuni casi generali e mai sulle persone (se mai sui comportamenti), ma oggi è diverso, oggi ho una condanna bella e buona che mi brucia dentro ed è senza appello. Mi torna in mente e mi inquina la colazione, la serenità e il pensiero che stavo dedicando a mia sorella e alla sua gioia di riabbracciare il fidanzato che l’aspettava in aereoporto. Penso a lei e mi viene in mente quanto assomiglio a mia zia, la mia zia Nena, in questa sua preoccupazione ogni volta che qualcuno di noi partiva per un viaggio, in questo suo essere un po’ chioccia (il che, per certi versi, cozzava col suo carattere indipendente e libertino) e voler sempre tenere la famiglia unita, unita proprio fisicamente, tutti vicini, nello stesso posto, solidi, tranquilli, visibili. Sorrido perché penso a come spesso siano i difetti delle persone, più che i pregi, a rendercele più care, ad accompagnare il loro ricordo con un sorriso (e non solo quando sono morte ma anche da vive), forse perché sono proprio i difetti, i piccoli tic, le fisime, a caratterizzarci maggiormente, a svelarci fragili, umani e simpatici.

Alcuni difetti.

Perché poi ti capita di scontrarti con dei difetti che invece svelano solo la durezza di cuore, la disumanità di una persona, l’insindacabile antipatia.

Come quando annunci a un’amica di tua zia – una persona verso la quale lei ha sempre nutrito una profonda simpatia, una predilezione a volte perfino irritante, ma lei era fatta così, si entusiasmava tantissimo per certe persone e non sempre era chiaro il perché, come in questo caso – che la zia è morta e lei ti risponde che ora finalmente tutti noi, soprattutto la nonna, che ha dovuto sopportarla per tutta la vita, ci siamo liberati di un grosso peso.

(mia zia zoppicava un po’ a causa di una poliomielite avuta da bambina, e negli ultimi anni era costretta su una carrozzina; niente di grave, era autosufficiente, ma per questa donna tale situazione rappresentava una catastrofe: anche quando la zia era viva e vegeta lei ogni tanto, maleducatamente, ci diceva, sottovoce, che chissà quanti sacrifici ci toccava fare a causa della condizione di mia zia. Inutile spiegarle, anche visibilmente indignati, che non c’era niente di così drammatico, il dramma – se dramma era – lo viveva se mai mia zia, non certo noi)

Se è vero che dal letame nascono i fior (sì, nel tema di maturità credo di aver inserito anche qualche verso di canzone; forse i proverbi e le citazioni banali mi vengono in mente quando sono nervosa, quando sono arrabbiata e angosciata; forse ora comincio a capire lo strano comportamento di allora), quella donna è ancor peggio del letame. Credo che in natura non esista niente a cui possa essere paragonata. Ma veramente niente. E a dire così, io che sono sempre piena di cautele, non mi sento in colpa neanche un po’. Sapete cosa vi dico, per concludere in bellezza? Meglio soli che male accompagnati!

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6 commenti on “Meglio soli che male accompagnati”

  1. commediorafo ha detto:

    Mi spiace per i tuoi weekend poco ameni e per il fatto che non puoi vedere chi vorresti. Di sicuro comunque meglio soli che male accompagnati.
    Massimo

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  2. sariti ha detto:

    che carina che sei…leggerti e’ sempre un piacere… :.)

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  3. melchisedec ha detto:

    Non c’è dubbio; tra le proprie cose, pur nell’odioso weeek-eeeend, il tempo passa e intanto uno coltiva i “fiori” della ricerca di senso.

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  4. diegodandrea ha detto:

    Ilaria, certe volte penso che tu sia il paio di lenti che in molti, di tanto in tanto, dovrebbero indossare per capire quanta parte di MONDO riesca sfuggire da sotto agli occhi senza che neanche ci se ne accorga!
    Un bacio
    D

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  5. latendarossa ha detto:

    Beh una persona che si esprime così, senza un briciolo di quel che gli antichi chiamavano pietas, si merita il paragone col letame, cara Flalia. Diciamo che ha perso una buona occasione per tacere 🙂

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  6. flalia ha detto:

    Massimo: grazie… ma per fortuna, sono anche bene accompagnata, e tu fai parte di questo “bene” 🙂

    Sariti: grazie, davvero, purtroppo in questo periodo ho sempre pochissimo tempo per aggiornare il blog o frequentare per bene quelli altrui, e mi spiace un bel po’… 🙂

    Mel: ma sì, vediamola così (concordo)… 🙂

    Diego: grazie! E’ uno dei commenti più belli che ho ricevuto! :-)))

    Marcello: e non sai quante altre ne ha perse, da che la conosco… Grrr! ;-))

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