Post nato da un problema e terminato con una soluzione (forse)

Sono alle prese con una relazione da scrivere su uno stage appena terminato (quello che mi ha vista folleggiare tra festival del fumetto, fiera del libro e incontri con adolescenti più o meno brufolosi ma in ogni caso lettori – volenti o nolenti – di romanzi). Lo stage è stato bello, intenso, appassionante (qualcosa ne è trapelato in qualche post). Ma la trafila burocratica che devo seguire per farmelo riconoscere è sfiancante (nell’ufficio apposito sono stati reclutati impiegati geneticamente modificati ai fini di terrorizzare chiunque si avventuri presso di loro). Il risultato è che ho il blocco dello scrivano. Non riesco a scrivere questa benedetta relazione e la scadenza è ormai alle porte, non posso più aspettare. La cosa strana è che tale relazione non deve essere asettica e descrittiva – come credevo e come mi apprestavo a fare – ma deve trasudare di sentimento, insomma deve essere scritta in modo soggettivo, devo raccontare il mio vissuto. Non so perché ma questo mi imbarazza. So perfettamente che il supervisore (che poi è una donna terribile e sempre furiosa) non perderà certo tempo a leggere la mia relazione che sarà solo una tra tante altre; probabilmente la sfoglierà appena. Ma non importa, io sono lo stesso bloccata, scrivo due righe e cancello. Sto scrivendo qui sul blog senza sapere cosa dire, giusto per sfogarmi un po’, per vedere se mi sblocco.

Ecco, proprio adesso, pensando alla supervisora furiosa, mi è venuto in mente uno degli ultimi incontri cui ho partecipato: dovevamo decidere, assieme a insegnanti e bibliotecari, la bibliografia da proporre quest’anno ai ragazzi; per questo durante l’estate ognuno di noi aveva letto alcuni romanzi e ora, tutti attorno a un tavolo, se ne discuteva. Quando si parla di libri sono serena e motivata, è una delle poche occasioni in cui l’entusiasmo ha fin da subito la meglio sulla timidezza; ma quel giorno ero invece un po’ in ansia perché volevo bocciare un libro e sapevo di dover difendere questa mia opinione contro un tipo particolarmente agguerrito e fan del romanzo in questione. Quando arrivò per me il momento di prendere la parola e tutti i visi si voltarono a guardarmi (il mio giudizio valeva da ago della bilancia perché le opinioni finora erano per metà favorevoli e per metà contrarie) incrociai lo sguardo di una prof. di liceo di cui avevo già avuto modo di notare la dolcezza nel parlare. Be’, questo viso esprimeva una tale dolcezza nello sguardo – mite ma acceso d’interesse -, una serenità, una pace tali che semplicemente guardandolo mi sentii subito sicura e benvoluta. Cominciai a parlare, guardando lei, all’inizio un po’ intimidita ma sciogliendomi mano a mano; il suo sguardo mi aveva aiutata. Riuscii così a trovare le argomentazioni adatte per avvalorare la mia tesi, che venne accolta. Sostenni bene anche la discussione che, come previsto, il fan del romanzo scatenò.

Tornando verso casa e altre volte, dopo allora, ho ripensato a com’era bello quel viso e a come piacerebbe anche a me trasmettere tanta dolcezza e serenità con un semplice sguardo. Quella per me è la vera bellezza, nonostante a prima vista forse quel volto non avesse niente di appariscente o di particolare.

Mi sa che proverò a scrivere la relazione pensando di dovermi rivolgere a quella donna anziché alla supervisora furiosa. Poi vi farò sapere. Ma quello che volevo dire è che a volte, anche senza saperlo, possiamo aiutare persone sconosciute con un semplice sguardo, con un modo di fare accogliente.  

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15 commenti on “Post nato da un problema e terminato con una soluzione (forse)”

  1. Masso57 ha detto:

    Infatti il tuo blocco, Flalia, nasce non perchè tu “non voglia” farlo, ma proprio perchè “sei costretta” a farlo: cancella la supervisora, quella non ha un’anima; invece, tieni accesa la candela del viso rassicurante, scrivi alla sua luce e le parole verrano fuori da sole, dato che dentro tu ne hai anche in eccedenza.

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  2. commediorafo ha detto:

    Quanto è vero.
    Buon weekend!
    Massimo

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  3. PaoloFerrucci ha detto:

    Ilaria, sono convinto che il tuo è uno di quegli sguardi che trasmettono dolcezza e serenità. Ci metterei la mano sul fuoco.
    Ciao, mia dolcissima! :-)***

    (p.s.: scrivi quella benedetta relazione, che sarà la migliore di tutte e sarà sentita e partecipata!)

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  4. diegodandrea ha detto:

    Ilà, secondo me, durante la riunione di cui ci hai parlato, la tizia angelica avrà pensato “vediamo se riesco a rivolgere a quella ragazza uno sguardo all’altezza del suo animo!”
    è andata proprio così, fidati, l’ho saputo da fonti certe 😉

    Un caro abbraccio e buon lavoro con la tua relazione

    D

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  5. flalia ha detto:

    Masso: caro Masso, farò proprio come dici tu… grazie 🙂

    Massimo: buon weekend anche a te!

    Paolo: quello lì assomiglia alla mia “supervisora”… o forse a un drago in procinto di diventare lucertola (speriamo!!!).
    Ciao! :-*

    Diego: se lo dici tu! Grazie 🙂
    Un abbraccio a te e buon weekend (io lo passerò scrivendo…)!

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  6. latendarossa ha detto:

    Hai scritto un bellissimo post che trasmette dolcezza e serenità. Credo che anche il tuo sguardo, come ha già scritto qualcuno, sia così. Pensa a quella persona mentre scrivi al tua relazione, oppure immagina di aver a che fare con un post del tuo blog. Potrebbe essere più facile superare il blocco. A proposito ho notato tra i tuoi link il sito di Jason è un autore che -insieme a Misesti (conosci?) -considero un genio. Eh mi sa che prima o poi dovrò andare a Bologna così ci facciamo una bella chiacchierata sui fumetti! 🙂

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  7. lauraetlory ha detto:

    Ilaria, io il tuo sguardo l’ho percepito perfino attraverso una foto scattata con la web-cam, ed è esattamente quel tipo di sguardo che hai descritto. Sono sicura che la supervisora furiosa non può nulla contro la tua penna quindi… scrivi tranquilla.
    Laura

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  8. cappelliavolute ha detto:

    Che libro era quello che volevi far bocciare? Sai che mi appassionano le discussioni letterarie!! =)

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  9. Jedredd ha detto:

    Buona domenica.:-)
    Un bacioide:-)

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  10. flalia ha detto:

    Marcello: io adoro Jason! :-)) Che bello che lo conosci anche tu! Oggi ho cominciato a lavorare a quella relazione e in effetti la tecnica ideata in questo post sembra funzionare! (Quella donna non immagina neanche di cosa ha scatenato col suo “sguardo d’angelo”…!)

    Laura: grazie… (quella foto è orrenda, comunque!) 🙂

    CaV: il libro in questione era Little boy blue di Edward Bunker. Presente? Secondo me, a parte che è molto crudo, è anche un po’ noioso per un quindicenne nostrano, che tra l’altro farebbe una grossa fatica a identificarsi… è anche molto lungo.

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  11. flalia ha detto:

    Buona domenica anche a te, Jedredd! :-*

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  12. latendarossa ha detto:

    Leggo solo ora del commento di Laura. Vogliamo godere anche noi della visione dello sguardo d’angelo di flaiaaa eh qui si fanno preferenzee 😉

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  13. flalia ha detto:

    Marcello: “purtroppo” credo che a breve sarai accontentato… 😉

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  14. lauraetlory ha detto:

    Prova a scrivere la relazione come se raccontassi la tua esperienza ad un’amica, a volte funziona. In quanto agli sguardi rassicuranti… ti basterebbe darti un’occhiata nello specchietto.
    Un bacio
    Lory

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  15. flalia ha detto:

    Lory: Sì, sta funzionando… mi sono sbloccata (anche perché non avevo scelta!). Un bacio!

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