Il tempo inscatolato

Una volta, in quarta ginnasio, durante la ricreazione, parlando con un’amica dissi:
– Non ce la faccio più, la scuola mi distrugge. La mia vita consiste nel passare la settimana nella disperata attesa del sabato e della domenica, tutto il resto è agonia – .
Un compagno che orecchiava i nostri discorsi – un tipo petulante e altezzoso – si introdusse nella conversazione sentenziando con tono sprezzante:
– Ma che orrore! Che squallore, a 14 anni vivere così! Non ci posso pensare! Come fai a chiamarla vita? –
Mi sentii una nullità. Rimproverata perfino da Cuspide, il secchione (mancato) della classe, il paria schifato da tutti (per una serie di buoni motivi). Siccome stavolta Cuspide aveva ragione, entrai in crisi. Se Cuspide parlava così – pensavo – doveva avere una vita molto ricca, contrariamente alle apparenze*. Riconoscevo infatti che la sua affermazione era molto sensata.

Diciamo che quel primo anno di scuola superiore fu talmente tragico per la sottoscritta che, alla luce della disperazione che provavo, il mio sconforto era perfettamente giustificato ma il discorso di Cuspide mi è rimasto sempre impresso nella mente, spronandomi a essere una persona migliore nei momenti in cui avrei volentieri mollato tutto per disperazione o svogliatezza.

A volte le sue parole mi tornano in mente anche quando vengo assalita dall’insofferenza che provo nei confronti dell’inscatolamento del tempo in cui siamo incastrati. Insomma, in fondo viviamo in questo sistema di scatole cinesi: ci sono i secoli, gli anni, i mesi, le settimane e i giorni. Pensiamo alle settimane, che sono un po’ la nostra unità di misura nel tempo prossimo. A inizio settimana ci auguriamo buona settimana e a fine settimana ci auguriamo buona fine settimana, appunto. Il lunedì si torna al lavoro tutti un po’ mogi (tranne me e qualche altro che invece soffre piuttosto durante il weekend) e il venerdì ci viene la sindrome del Sabato del villaggio. In questa inesorabile ripetitività, anche gli eventi eccezionali risultano subito assorbiti nel ciclo e regolarizzati. Sono delle scatoline, le settimane. E quando non ci penso, fila tutto bene, ma quando ci penso, a questa cosa che queste sequenze di sette giorni si susseguono inesorabili e perentorie, uniformando tutto… mi sembra di avere di nuovo 14 anni e sentirmi soffocare! E non ho neanche Cuspide a strigliarmi un po!

 

*In realtà ho poi scoperto che Cuspide passava almeno metà pomeriggio (se non di più) di ogni santo giorno, seduto sul water. Quindi la sua vita non era poi così avvincente. Tutto sommato erano meglio le mie giornate passate in un’agonia certamente meno scomoda!

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16 commenti on “Il tempo inscatolato”

  1. commediorafo ha detto:

    Ma Cuspide è un nome o un soprannome?
    E poi non ho capito se posso augurarti una buona settimana oppure no… Credo che conoscendomi tu riconosca il fatto che è un augurio sincero, pertanto…
    Buona settimana!
    Massimo

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  2. latendarossa ha detto:

    Secondo me non ne hai bisogno. I giorni e le settimane servono solo per fissare dei punti fermi, per dare regolarità al caos. Ora sta a noi inserire caos nella regolarità 🙂
    Domanda…ma poi come l’avevi scoperto che Cuspide a 14 anni apssava tutto il pomeriggio…ehm.

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  3. biancac ha detto:

    “CUSPIDE”???!!
    Torno a rileggerti domani, ora vado di fretta…solo ti volevo augurare buona serata!

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  4. flalia ha detto:

    Massimo: “Cuspide” è il suo cognome leggermente alterato (ho cambiato due lettere), dato che non è che faccia una gran bella figura! 😉
    Gli auguri sono comunque bene accetti, ci mancherebbe!

    Marcello: mi confidò lui l’increscioso segreto quando, l’anno successivo, raccolsi le sue confidenze in quanto, mossa a pietà, gli passavo le versioni di latino (cosa che lui scambiò per una dichiarazione di eterna amicizia; ora che ci penso, in pratica un mio favore veniva ricambiato con confidenze dettagliate sul suo prezioso apparato intestinale! Come ho potuto!!!) 😀

    Bianca: grazie, cara Bianca, buona serata, buon martedì (ehm… sì, te lo dico lo stesso nonostante la faccina corrispondente non sia delle migliori!) e… Cuspide è il suo cognome leggermente modificato 🙂

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  5. Jedredd ha detto:

    Tremende le scatole cinesi, sembra che stai risolvendo il problema e finalmente sarai tranquillo e soddisfatto ed invece no, ce n’è un altro su cui lavorare che era soltanto nascosto dalla scatola precedente.
    Anch’io ho qualche frase del passato che ogni tanto ritorna nei momenti più neri, della serie, “A volte ritornano”. 😉
    Bellissima domenica quella di ieri. C’era un bel sole tiepido durante la giornata, ed una bellissima luna la sera. Sono stato molto bene. Batterie ricaricate. Grazie Ilaria.:-)

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  6. diegodandrea ha detto:

    Hai notato che c’è sempre qualcuno pronto a dire come si dovrebbe vivere, cosa si dovrebbe fare, quali sono i margini dello squallore, e bla bla bla?
    Certo che l’hai notato, ed è proprio come dici: sono Cuspidi qualunque, seduti perennemente su un water!
    Diversa cosa, è se sei tu a sentirti vittima di una “sequenza”.
    Non ho ricette (mi piacerebbe, credimi), però sono convinto che rompere la sequenza può essere faticoso e necessita di un grande sforzo: io direi, inizia ad allenarti prima un pò, pian paino, con tutta calma… dopodiché, appena senti le gambe forti: SALTA! 😉

    Bacio (grande)
    D

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  7. Masso57 ha detto:

    “Si sa che la gente dà buoni consigli se non puo’ più dare il cattiv’esempio”…..

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  8. caterinapin ha detto:

    Cuspide aveva sicuramente più problemi di te mia cara….
    Questi nerds pieni di boria, che poi passano la vita sulla tazza del water sono davvero unici!
    Ma che fine ha fatto lo sai???
    Sarei curiosa…
    Un bacio cara
    Cate 😉

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  9. lauraetlory ha detto:

    CAVE CUSPIDEM
    La vita di tutti noi è piena di “cuspidi”, il segreto è lasciarsi scivolare addosso le loro parole. Solitamente quelli pronti a dare consigli non richiesti sono coloro che ne avrebbero più bisogno, di consigli.
    Un bacio
    Lory

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  10. biancac ha detto:

    ok, ma se lo hai modificato… l’hai fatto apposta oppure c’entra Freud? ;-)))

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  11. flalia ha detto:

    Jedredd: eh eh… i problemi ci saranno sempre, perché la vita è un (meraviglioso) Problema! ;-))
    Meno male che ti sei ricaricato… qui da me piove sempre!! Non so più com’è il sole!! :-/

    Diego: ah ah, è vero, spesso non fai in tempo a dire una cosa che c’è subito uno che ti redarguisce! 😉 Per il salto, son pronta (al massimo cado) ma la mia “insofferenza” non vale tanto per me quanto per come siamo organizzati noi come umanità in generale (detto così fa scompisciare) :-))))) Sì, sono i miei avvitamenti mentali che partono dal piccolo per arrivare all’universo… eh eh 😉

    Masso: questa non la sapevo… 😉

    Caterina: so che è stato poi bocciato due o tre volte (ci lasciò in prima liceo…), ogni tanto telefona tuttora alle ex compagne di classe (me compresa) l’8 marzo per farci gli auguri della Festa della donna (e regolarmente si sente dire con tono scocciato – non da me, però – “Grazie ma io sono contraria alla festa della donna”), ma non so cosa faccia per campare né se abbia risolto i suoi problemi intestinali 😉

    Lory: mi sa che hai ragione… “Cave Cuspidem” è fantastico! Perché non ci ho pensato ai tempi…??
    Un bacione 🙂

    Bianca: eh eh, nooo, non c’entra Freud, è che Cuspide suona bene ed è molto simile al suo vero cognome! 😉

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  12. caterinapin ha detto:

    Ci si potrebbe scrivere su un racconto… il titolo: Cuspide!
    Ma perché Cuspide????
    :))))
    Un bacione Cate 😉

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  13. undercoverman ha detto:

    il tempo come misura del divenire, come testimone dei cambiamenti, perde di significato se quello che accade è sempre la stessa cosa, ogni giorno, ogni settiamana, ogni mese. Il problema è che noi non cambiamo, ci dimentichiamo qualche volta, ma poi ci ritroviamo a 14 anni o a 20, magari anche a 60, come se tutto fosse già stato. Aspettiamo che cambi, ma non cambia, perchè siamo noi a non cambiare, non si può cambiare il colore della pelle o degli occhi, così come non si può cambiare quello dell’anima.
    Ciao flalia.
    under

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  14. flalia ha detto:

    Cate: questo è certo; avrei voglia almeno di dedicargli un post (il “personaggio” merita).
    Perché “Cuspide”: dato che tutto sommato non gli faccio fare una gran bella figura, per rispetto ho deciso di cambiargli un po’ il cognome… e istintivamente mi è venuto subito il termine “cuspide”, del quale il suo cognome sembra quasi una deformazione. Inoltre cuspide mi suona anche bene riferito a lui, perché indica qualcosa di appuntito (e lui non aveva questo caratterino granché amabile…). 🙂

    Undercoverman: (non te l’ho mai detto: sai che istintivamente mi sembra un nome da wrestler? E invece tu sei tutto il contrario di un wrestler, spiritualmente parlando. Allora poi lo collego al clima del tuo blog e tutto torna)
    Interessante la tua considerazione. Ho dei problemi col tempo che passa, personalmente, perché risveglia il mio lato malinconico e nostalgico. Credo che la nostra identità si evidenzi principalmente in rapporto al tempo; una parte di noi resta più o meno sempre la stessa, in un continuum anche rassicurante per certi versi perché ci permette di riconoscerci nel tempo e di sentirci sempre gli stessi; altre parti anche importanti di noi tendono a cambiare nel tempo, in una perenne evoluzione. Ecco perché è praticamente impossibile, secondo me, sapere cosa significa “essere se stessi”…

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  15. lauraetlory ha detto:

    A me il succedersi delle settimane mette serenità. E’ che le settimane sono tutte uguale, tutte di sette giorni, tutte cominciano col lunedì e finiscono con la domenica. Sono, le settimane, l’annullamento stesso del tempo perché nel loro succedersi ci impediscono di fatto di renderci conto del tempo che trascorre inesorabile. Ma poiché sono convinta che il tempo, e la sua paranoica misurazione, sia tutta una nostra invenzione (siamo bravissimi a farci del male), annullarlo significa vivere giorno per giorno senza farsi venire le paranoie.
    Laura

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  16. flalia ha detto:

    Laura: esatto, hai detto in modo efficace quello che intendevo: le settimane sono un “annullamento del tempo”. Solo che a me non mette serenità, quando proprio mi metto lì a pensarci, non è che normalmente viva afflitta da questa situazione, eh? ;-))

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