Alle falde del Kilimangiaro

Mentre per noi, qui, archiviate le vacanze, ricomincia il tran tran quotidiano, ecco qualche altro frammento di viaggio della mia audace sorellina Linda e della sua amica Gaia in terra tanzana. I brani riportati si riferiscono al viaggio picaresco fatto da Dar es Salaam fino alle falde del Kilimangiaro (ebbene sì, proprio quelle). Loro procedevano così: andavano all’avventura, di paese in paese; arrivate in un villaggio, chiedevano a qualcuno se poteva ospitarle per la notte in cambio di un po’ di denaro (nei posti dove non c’erano alberghi ovviamente). Sono sempre state accolte molto bene, finora. Come al solito, i titolini sono miei, il testo è di Linda. È lungo, leggete solo quello che vi va!

I Vitelloni (versione tanzana)

Carissimi cari, quindici minuti per raccontarvi tutti questi giorni è un po’ un caos ma ce la posso fare… Considerate che nell’ultima settimana ogni giorno siamo state in un posto diverso!!!!
Comunque, riprendiamo dal punto dolente… Zanzibar! Molto bello e carino come posto, la pace dei sensi come spiaggia, ma pieno di ragazzi appiccicaticci che sanno anche l’italiano, per forza, con tutti i nostri turisti… Ogni sera ci si appioppava un ragazzo diverso e la mia amica, furbona, dava il numero come se niente fosse, così uno ce lo siamo ritrovato appioppato tutto un giorno… Ci ha raggiunte che eravamo già sul pullman per andare al mare ed è stato con noi tutta la giornata… Solo che dopo, ovviamente, andava in giro dicendo a tutti che Gaia era la sua fidanzata, ops! Però devo  dire che lui mi ha salvata perché proprio quel giorno sono stata malissimo, e lui, carinissimo, mi è stato vicino tutto il tempo e mi ha acccompagnata a casa portandomi addirittura lo zaino ultra-peso… Per dire che alla fine sono sempre comunque così gentili!!! È bello perché ovunque andiamo troviamo qualcuno che ci aiuta, ci accompagna, ci dà indicazioni per evitare che qualcuno ci possa far del male… Insomma troppo bello! Comunque poi mi sono ammalata e tralascio l’agonia che è durata anche per qualche giorno a Dar, con la mia amica che non ne poteva più perché voleva ripartire… Alla fine ce l’ho fatta, o meglio, mi hanno cacciato via perché sappiamo che dopo poco l’ospite puzza, e così mi sono ritrovata in viaggio per Tanga.

Manie di grandezza

A Tanga è stato bellissimo, siamo state a vedere delle grotte famose dove in realta non c’è niente, però gli abitanti del luogo, che buffi, ci hanno fatto vedere come cose meravigliose delle figure che loro e solo loro vedevano nella roccia… Mi spiego, erano delle grotte con stalattiti e stalagmiti e pipistrelli, e a volte le forme della roccia potevano ricordare la forma di certi animali, che ne so: un pollo, un elefante, una giraffa, ovviamente mai un cavallo o un orso… Ovviamente in Africa le grotte devono avere la forma di animali africani!!! Nonché, nientepopodimeno che la forma dell’Africa per due volte, in uno di questi casi addirittura si trattava di una roccia che si era staccata dalla parte superiore ed era caduta a terra, esattamente della forma dell’Africa!!! Che cose mirabolanti e misteriose, ne’!!!

In bicicletta nel deserto

Va be’, comunque la passeggiata è stata carina, in mezzo a una natura bellissima, e i bambini che ci correvano incontro per salutarci, oppure si nascondevano impauriti dietro le gonne delle mamme… “Mzungu bye! Mzungu bye!”: ci salutavano così.
Poi Pangani, un bellissimo mare in un bellissimo verde, per il resto molto piccolo, tranquillo e con poca gente, simpatica, ma il paesaggio che abbiamo visto dal pulmino per arrivarci… Mi è rimasto nel cuore!!! E’  stata una delle gite più belle, insieme alla corsa in bicicletta di Bagamoyo – due ore in bici sotto il sole tra sassi che ti facevano sobbalzare e la sabbia che ti faceva sbandare, sotto un sole rovente e tutto per vedere due rovine di una moschea col suo cimitero, va be’…-

Tutti insieme appassionatamente

Dopo Pangani di nuovo zaino in spalla verso nord, il freddo nord di Arusha, la città ci ha un po’ deluse perché è grigia e non c’è un tubo, ma poi… Siamo partite all’avventura, ma stavolta sempre peggio, sempre più verso l’ignoto… E ci guardavamo e ci dicevamo “che pazze” solo con uno sguardo d’occhi!!! Siamo finite su un dalaldala (pulmino) di una ventina di posti che però era stipato al punto che saremo stati almeno il doppio, e per tutto il tempo ho avuto una signora praticamente seduta, col suo culone (scusate la parola), sul mio fianco destro… mentre Gaia era spiaccicata contro il finestrino… Be’, vi giuro che io un massaggio al fondoschiena così prolungato e sfrenato non l’ho mai ricevuto in nessun altro pulmino… Una strada tutta di sassi e pietruzze, e noi, minuscolo pulmino da 20 stipato all’orlo, andavamo sobbalzando in una landa semi-deserta, la steppa, dove il massimo che si poteva trovare era, ogni tanto, una casupola a funghetto e, immersi in una mandria di bestiame, uno o due pastori masai coi loro drappi lunghi e colorati…

Una figura nella steppa

Poi la tristezza massima, ma anche il fascino massimo, è stato quando in mezzo a questa terra immensa e verdognola si è visto un masai, uno solo, senza mucche, senza niente, che camminava cosi, senza fermarsi e come se fosse la cosa piu normale del mondo, verso il nulla della sua steppa.

Igiene, questa sconosciuta

Insomma è stato un viaggio emozionante, a un certo punto mi sono addirittura vista Gaia schizzar via dal finestrino, perché era impossibile raggiungere la porta, e tutto per riuscire a fare la pipì… A casa di uno qualsiasi!!! E’ incredibile come queste situazioni ti fanno abbandonare ogni paura, vergogna o che, vi dico solo che ormai non ci lamentiamo più se anche solo nel bagno abbiamo un secchio per lavarci, o se dormiamo in compagnia di simpatici esserini che io definirei scarafaggi, ma non voglio neanche chiedermelo cosa veramente siano!!!!

La culla della civiltà

Comunque alla fine siamo arrivate a un lago bellissimo dove abbiamo visto gli ippopotami e abbiamo dormito lì. Infine ieri siamo state a Kolo, era quella la vera meta della nostra avventura! Abbiamo camminato con una guida in quella stessa steppa mezza deserta e tutta uguale fino ad arrivare a delle vecchie grotte dove abbiamo visto, e stavolta ne valeva davvero la pena, le pitture rupestri dei boscimani, risalenti a 5000 anni fa!!! Insomma, qualcosa dal valore storico unico!!!! E’ stato molto emozionante!!!

Medicina (molto) alternativa

Non solo, sapete che abbiamo fatto nel pomeriggio? Abbiamo chiesto alla nostra guida di portarci.. da una mganga, una stregona!!! E’ stato troppo forte, ci ha fatto vedere come fa quando qualcuno viene da lei a chiederle una medicina… Che ridere, praticamente faceva finta di essere invasata (si dice cosi?) dal dio del rito swahili, e per far finta di essere in trance si è messa a ruttare e fare dei versacci!!! Poi io le ho chiesto cosa mi avrebbe dato per i miei problemi di tumbo (pancia) e lei mi ha fatto vedere delle erbe con cui avrebbe fatto una medicina che avrei dovuto prendere per sette giorni (e Paskali, la guida, mi ha consigliato di segnarmi la prescrizione, per non dimenticare…). Per fortuna non me l’ha fatta prendere per davvero!!! Però ho avuto un attimo di brivido al solo pensiero… Che risate, però!!!

Il tempo perduto

La sera abbiamo mangiato ugali e mboga (tipo polenta) come la famiglia che ci ospitava… Poi a un certo punto ha detto il tipo che non aveva piu elettricità e ci ha spento la luce, così siamo andate a letto nel buio più completo, per risvegliarci ugualmente nel buio piu completo… Infatti ci avevan detto che il pullman del ritorno era alle 6 di mattina, in punto, e se lo perdevamo non tornavamo più… Almeno cinque o sei persone ci hanno confermato l’orario! Peccato che alle sei, per l’appunto, era ancora talmente buio che non si vedeva niente, né dentro né fuori, così a tentoni abbiamo raggiunto la fermata …. Inutile dirvi che abbiamo dovuto aspettare lì un’ora… Ma perché gli africani non hanno il senso del tempo??? Aaaaargh!

Il tempo ritrovato

Comunque abbiamo preso il pullman del ritorno… Due tipi inglesi, prima di scendere, ci hanno avvisato che l’autista era un po’ “crazy”, e infatti non credo di essere mai andata tanto veloce in vita mia, però devo dire che siamo tornate presto ad Arusha!!!

Proposte di matrimonio

Ora vi lascio con l’ultima chicca: finora ho ricevuto già due autentiche proposte di matrimonio… Dovete sapere che eravamo diventate amiche di un poliziotto, sotto casa a Dar, molto gentile, ci piaceva parlare con lui perché parlava chiaro e piano apposta per farci capire, e se non capivamo ci ripeteva le cose dieci volte, proprio come un professore, e poi parlavamo di cose interessanti! Solo che lui ha 32 anni, quindi ormai è un vecchissimo scapolo per i canoni della Tanzania, e siccome è rimasto scioccato dal fatto che Gaia ha già avuto tanti ragazzi nella sua vita, ha pensato che io invece, essendo molto piu seria (eeeeeh!), potevo essere l’ideale come sua moglie, così mi ha fatto una proposta serissima. Ha esordito dicendo che lui si vuole sposare, ma non vuole una moglie tanzana, né ugandese, né congolese, ne vuole una italiana… Gli ho detto “ma spagnola, francese, no eh?” E no! Lui casualmente voleva proprio un’italiana… Poverino ho infranto il sogno suo e di sua madre (mi ha detto che la sera prima aveva chiamato la mamma dicendole: “Mamma, forse riuscirò a far avverare il tuo sogno, forse ho trovato quella giusta per me!!!!”). Va be’! Invece ieri il signore che ci ha ospitato, che è musulmano (è piuttosto povero, per questo chiedeva..) mi ha proposto così, di punto in bianco, cosa ne pensavo di diventare musulmana e sposare suo figlio Ali… Poi è arrivato il figlio, me l’ha presentato e di fronte a lui mi ha chiesto: “Be’, allora che ne dici? Non lo sposeresti?”

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19 commenti on “Alle falde del Kilimangiaro”

  1. Jedredd ha detto:

    Per fortuna, l’Africa non è tanto pericolosa quanto le strade delle nostre città, altrimenti, due donne sole avrebbero tanto da temere. 😉
    Coraggiosa veramente la tua sorellina.
    Le pitture rupestri dei boscimani sarebbero interessate tanto anche a me. 32anni = Vecchissimo scapolo, Sigh!:-(
    ;-):-)

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  2. commediorafo ha detto:

    Non so se tua sorella ti assomigli, ma scrive bene come te! Comunque è vero. Essere un vecchio scapolo a 32 anni è moooolto triste…
    Massimo

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  3. melchisedec ha detto:

    Spassosi i quadretti, l’ultimo è troppo forte. Mi sa che un po’ arretratelli sono, ma chissà se in fondo hanno ragione.
    Invece, a proposito dell’episodio igiene, penso che in un paese lontanissimo da noi certe paure e inibizioni si sciolgano come neve al sole. E lo dico per esperienza.
    🙂

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  4. diegodandrea ha detto:

    Senti, il fatto che tua sorella e l’amica si chiamino LINDA e GAIA lo trovo strepitoso… :-))) :-)))
    Insomma, due nomi assolutamente intonati 😉

    Molto belli i racconti, li ho letti un pò prima e li ho terminati adesso…
    Pensa, è proprio il genere di esperienze che amo fare!

    Aspetto le prossime puntate (visto che ci lasci con un pizzico di suspense 😉

    Ciao D

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  5. flalia ha detto:

    Jedredd: in effetti son sempre in giro da sole, ospitate da gente sconosciuta e non hanno mai avuto nessun problema… mentre basta farti un giro in zona universitaria a Bologna di notte per rischiare di essere spennata viva! 😉
    Guarda, Jedredd, mi sa la maggioranza dei commentatori e commentatrici di questo blog (me compresa) è da annoverare tra i vecchissimi scapoli (e zitelle)… la stessa donna Letizia non avrebbe rimedi per noi! ;-))

    Massimo: sul fatto che sia triste son d’accordo anch’io, uffi! Mia sorella mi somiglia nel carattere allegro e nella gioia di vivere, ma per altri versi siamo abbastanza diverse, però ci completiamo. Una macrodifferenza è che lei è perennemente in viaggio, io, anche per un minimo spostamento, mi viene il torcicollo psicosomatico!

    Melchisedec: sì, nei rapporti uomo-donna ho l’impressione di sì…
    Sull’igiene sono d’accordo: non mi sono mai trovata in situazioni così estreme ma in viaggio ci si adatta più facilmente a tante scomodità e sicuramente anche alla mancanza dell’igiene cui siamo abituati…

    Diego: ma sai che non ci avevo mai pensato al fatto dei nomi?! Hai ragione! Sono azzeccatissimi! :-))
    Be’, ti dirò: a me non piace molto l’idea di lanciarmi in grandi viaggi, ma se decidessi di farlo preferirei anch’io viaggiare in questo modo.
    Aspetto anch’io le prossime puntate, dato che le due per ora sono isolate su un monte presso una missione dove non hanno né telefono né internet! 🙂

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  6. latendarossa ha detto:

    Bello leggere questi spezzoni, ci ritrovo un’attitudine che è anche tua, dev’essere un ‘vizio’ di famiglia, ossia la capacità di godere delle piccole cose, e di non perdere mai la capacità di sorridere, anche con una punta di dolciastra malinconia :)Cosa avete da dire contro i vecchi scapoli eh? :PPP

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  7. Masso57 ha detto:

    Mi piacciono, decisamente: sembrano piccoli telegrammi a colori.

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  8. ZiaPetunia ha detto:

    Che bel racconto!

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  9. OzzyRotten ha detto:

    Africa! Una volta la chiamavamo “Terra d’Oltremare”, e la pensavamo come ad un Paradiso in terra, e forse, è probabile che sia così. Almeno da quello che se ne può dedurre da questo racconto a tappe, anche se un pò “sgangherato” e preso da inconvenienti.

    Ma l’Africa! Vuoi mettere il fascino dell’Africa?

    Benediko

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  10. calimero00 ha detto:

    Una bella avventurona eh
    Un abbraccione
    Marco

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  11. flalia ha detto:

    Marcello: sì, un po’ tutta la mia famiglia è fatta così 😉
    Anche tu vecchissimo scapolo, eh? ;-D

    Masso: meno male. Grazie! Temevo potessero annoiare…

    ZiaPetunia: grazie. E’ utile avere una sorellina viaggiatrice 😉

    Ozzy!! Ciao! Hai cambiato avatar (mi son spaventata, non aspettandomelo!).
    Be’, di sicuro il fascino dell’Africa è grande, basti pensare al cosiddetto mal d’Africa. Ma penso che “inferno” e “paradiso” siano distribuiti piuttosto equamente sulla nostra terra e nel cuore dell’uomo… 🙂

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  12. flalia ha detto:

    Marco: più avventura di così… e qui era solo all’inizio. Proprio oggi, dopo 15 giorni di silenzio totale, abbiamo ricevuto altre mail abbastanza “terrorizzanti” (ne ha fatte delle belle ma è sana e salva) 🙂

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  13. lauraetlory ha detto:

    Davvero un gran coraggio tua sorella! Non vedo l’ora di leggere il resto… tienici aggiornati.
    Lory

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  14. flalia ha detto:

    Lory: ma certo! Tu mi puoi capire: tra figli e sorelle sei un’esperta nello stare in apprensione 😉

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  15. silvii ha detto:

    Che bei racconti! Avventurosa tua sorella, eh?
    Ti mando un caro saluto e l’augurio di un buon fine settimana
    Silvia

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  16. utente anonimo ha detto:

    Buona domenica:-)
    Jedredd

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  17. caterinapin ha detto:

    Questi racconti sono sempre bellissimi!
    Fantastiche sorelle…
    Ti ho nominata per una catenuccia (innoqua) e mi piacerebbe sapere che scriverai.
    Passa da me e vedi di che si tratta
    Un bacione
    Cate 😉

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  18. flalia ha detto:

    Cate: grazie! Ma certo, raccolgo l’invito e scriverò presto un post. Ciao 🙂

    Ciao Jedredd, buona settimana!

    Silvia: decisamente molto avventurosa, un po’ troppo! I miei genitori prima erano un po’ apprensivi ma ormai hanno imparato ad adattarsi, se non non potrebbero vivere sereni (mi sa che li puoi capire…)! Un abbraccio

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