L’angelo (alcolizzato) del focolare

Stamattina, su Repubblica, ho letto la notizia dell’imminente ri-pubblicazione de Il saper vivere di Donna Letizia, manuale di galateo uscito per la prima volta nel 1953 con lo scopo di insegnare le buone maniere alle donne italiane perché restassero, sì, Angeli del Focolare, ma raffinati e al passo con i tempi.
Conosco abbastaza bene la mentalità dell’epoca dato che mia madre, nata nel 1951, si comporta da sempre come se negli anni ’50 avesse avuto vent’anni e da allora il tempo non fosse più passato. Non ho mai ben capito perché sia prigioniera di tale paradosso cronologico, so solo che non c’è niente da fare, bisogna accettarla così ed entrare nella “sua” epoca per comprenderla. Ecco perché, come ho già raccontato qualche mese fa, fin da piccola mi sono sorbita la lettura di tutta L’enciclopedia della fanciulla più i film hollywoodiani anteriori al 1962. Ho provato anche a leggere un romanzo di Delly ma lì non ce l’ho proprio fatta… c’è un limite a tutto.
Credevo ormai di essere vaccinata, dunque, e invece oggi ho riso per mezzora, leggendo a chiunque mi capitasse sotto tiro i piccoli brani che ora vi riporto.

Il primo è dedicato al grosso problema di accasare le figlie che cominciano a inacidire causa età avanzata:

Se, passati i ventitré o i venticinque anni, la ragazza che fino a ieri era un fiore incomincia improvvisamente ad appassire, si fa acida e nervosa, la madre accorta non tarda a “capire”. Capisce cioè che quello che angustia la poverina è il fatto di non aver ancora trovato marito, e che è giunto il momento, per lei, di intervenire. Con estrema discrezione comincerà a darsi da fare: riaggancerà i rapporti con la signora X, che forse non le è simpatica ma ha tre figli in gamba, tutti scapoli. Solleciterà il consiglio e l’aiuto dell’immancabile amica che “conosce tutti”. Spronerà il marito a invitare a teatro il giovane ingegnere Rossi che è povero ma ha una zia ricchissima e zitella, o l’avvocato Bianchi che non è più di primo pelo ma ha una vasta clientela e un appartamento arredato.

Noterete che la figlia non deve fare nulla, si limita a inacidire; è la madre che si dà da fare (e come!) per quell’ebete della figlia, spronando pure il povero marito, e mostrando un cinismo degno di Crudelia De Mon (lunga vita alla zia dell’ingegner Rossi!). L’amore poi, non esiste: cosa volete che sia di fronte a un “appartamento arredato”?

Tra l’altro questa figlia, oltre a non essere in grado di trovare un fidanzato in modo autonomo, non è neanche capace di vestirsi, benché abbia ormai superato i 25 anni (come potrà essere una buona moglie, mi chiedo io, e reggere da sola un’intera casa, allora? Meglio che non si sposi, una tale ebete!).
Leggete qui:

Giustamente persuasa che da una vacanza estiva possa fiorire l’agognato fidanzamento della figlia, la madre previdente prima di decidere la villeggiatura sottopone la sua ragazza a un lucido, spassionato esame. Ha le gambe stortine? Alta un metro e sessanta pesa ottanta chili? Montagna e gonne a campana. Ha le gambe affusolate e un busto da statua? Spiaggia e bikini. Ma anche su questo punto la madre accorta ha idee precise. Il reggiseno del “due pezzi” non avrà le proporzioni di un paio di occhiali da sole e le mutandine non saranno così piccole da potersi confondere con quelle di un neonato. La signorina protesta? Le verrà ricordato che l’immodestia, se attrae i mosconi, mette in fuga i partiti seri.

Sembra una parodia, ma è tutto vero. E c’è ben di peggio, tra l’altro, per es. un bel capitoletto dedicato a come raccomandare il proprio figliolo presso il commendatore di turno (che bel galateo!).

Ora non mi stupisco proprio del fatto che un altro consiglio sia il seguente:

La signora bene attrezzata avrà sempre a disposizione nel mobiletto bar:
una bottiglia di Carpano;
una bottiglia di Campari;
una bottiglia di Martini (secco);
una bottiglia di anisette;
una bottiglia di cognac;
una bottiglia di gin;
una bottiglia di whisky;
una bottiglia di sherry;
una bottiglia di rabarbaro per chi non beve alcolici.

Per vivere una vita come quella, soffocata tra una brillante e nuova cucina americana, qualche perfidia scambiata con le amiche e le peripezie per accasare la figlia lobotomizzata, un goccetto (anche più di uno) la brava casalinga deve pure averlo a disposizione, con la scusa ufficiale di tenerlo pronto per gli amici del marito, certo.

Ora non mi stupisco neanche del fatto che mia madre al posto dell’espressione “trovare un fidanzato” tenda normalmente a dire “accalappiare un tontolone”!

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29 commenti on “L’angelo (alcolizzato) del focolare”

  1. PaoloFerrucci ha detto:

    Ilaria, io dal galateo del Saper vivere ho imparato come si sta a tavola e come si tengono le posate (ma dovrei rispolverarlo, perché è passato troppo tempo). Quel libro è lo specchio di un’epoca, un vero classico!
    Baci :-**

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  2. latendarossa ha detto:

    Sì l’ho letto anch’io e ho ridacchiato, arrivando più o meno alle tue stesse conclusioni. Ci manca solo che si richiedesse la capacità di saper preparare un Dry Martini e siamo a posto :))
    Tra l’altro Donna Letizia non poteva prevedere che la frase Il reggiseno del “due pezzi” non avrà le proporzioni di un paio di occhiali da sole e le mutandine non saranno così piccole da potersi confondere con quelle di un neonato sarebbe stato clamorosamente sconfessato dal mutare… dei costumi 😉

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  3. flalia ha detto:

    Paolo: è vero, infatti questo tipo di pubblicazioni mi incuriosisce sempre proprio perché illumina sulla mentalità dell’epoca. Se si tratta degli anni ’50, poi…
    E tu l’hai addirittura letto! Be’, magari non per accasarmi, ma per imparare la posizione delle posate o altre cose simili, ne avrei bisogno anch’io… Ciao 🙂

    Marcello: eh eh, l’ho pensato anch’io… Se venisse a dare un’occhiata alle nostre spiagge oggi, rivaluterebbe ciò che prima disdegnava tanto… 😉
    Sullo stesso numero di Repubblica, una pagina prima, c’era invece quell’articolo sul maestro Manzi. Ne avevo sempre solo sentito parlare per quel suo programma “Non è mai troppo tardi” e non immaginavo avesse idee così chiare, forti e civili sull’educazione e sulla scuola. Mi ha molto sorpreso 🙂

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  4. girliegirl ha detto:

    sono triste per l’ingegner Rossi, che è povero anche se ha la zia ricchissima e zitella, che prima di schiattare sposerà in segreto uno spogliarellista ventenne al quale andrà l’intero asse ereditario, escluso un orrendo servizio di tazzine da the appositamente accantonato per i futuri sposi.

    e probabilmente è pure astemio e gli tocca il rabarbaro 😐

    vado ad annegare i dispiaceri nella nutella, che ho superato i venticinque anni, so’ acida e nervosa e mia madre se ne strasbatte di trovarmi un marito. 😀

    baci bella 🙂

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  5. melchisedec ha detto:

    Sono cambiati i tempi, le modalità, ma ritengo che tua madre abbia ragione. Lo affermo, perchè le amiche mie ne vanno alla ricerca, pur essendo moderne ed “emancipate”. Mi cercano il miglior partito e l’amore, se possono, lo vogliono conciliare coi soldi.
    🙂

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  6. Jedredd ha detto:

    Ho letto da qualche parte che le donne degli anni 50 erano letteralmente bombardate da consigli e informazioni “quasi attendibili”, di questo tipo. Penso che abbiano fatto facilmente presa sulle mamme di allora, per la povertà di quei tempi, magari con un buon matrimonio delle figlie si potevano risollevare le sorti dell’intera famiglia. Tanta ingenuità, ma almeno non c’era cattiveria, in quelle mamme anni 50, anche se certe idee sono allucinanti. 🙂

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  7. Jedredd ha detto:

    Forse qualche goccetto in più di tutto quell’alcool serviva anche per meglio credere a tutti quei strampalati consigli!;-)

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  8. diegodandrea ha detto:

    UUuuuuhhh… grazie Ilaria… sai benissimo che l’Enciclopedia della fanciulla, solo a sentirla nominare, mi mette subito di buon umore :-))
    Un abbraccio
    D
    P.S.
    Concordo con la Signora Madre… ogni tontolone degno di questo nome ha il sacrosanto diritto alla sua accalappiatrice inacidita! 😉

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  9. utente anonimo ha detto:

    parlaimo di una che ha avuto lo stomaco di sposare montanelli

    Cilindro Man

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  10. flalia ha detto:

    Alice: devo dire che questo colpo di scena da te prospettato non mi dispiace affatto… 😉
    La nutella è una panacea per tutti i mali e tutte le età! Ciao 🙂

    Melchisedec: oh… sdeng :-/ Che batosta. Be’, forse perché le poche amiche che ho non ragionano così, ma non mi sembrava che si facessero più calcoli simili. Be’, io non li voglio fare, dovessi pure morire zitella e in una mensa della caritas!

    Jedredd: mah, mah, mah… Non credo fosse questione di povertà, era soprattutto nelle famiglie borghesi che si ragionava così (adesso mi viene in mente la sorella di Gian Burrasca, ambientato decenni prima, ma la mentalità era quella)… E non so se erano poi così “ingenue” queste arpie calcolatrici. Erano molto ipocriti gli anni ’50, a noi a volte sembra scandalosa l’epoca in cui viviamo ma non so se era meglio prima, quando si faceva di tutto lo stesso, però di nascosto…

    Diego: eeh… L’enciclopedia della fanciulla è sempre pronta a entrare in scena, non è qualcosa di cui ci si possa sbarazzare facilmente… ;-))
    Anch’io faccio il tuo stesso ragionamento: il tontolone merita di essere accalappiato 😉

    Cilindro man: ma cosa mi dici! Non ne sapevo niente… che strana coppia, così, di primo acchito! Grazie dell’informazione 🙂

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  11. Jedredd ha detto:

    Adesso capisco meglio a quale tipo di persona ti stai riferendo e sono d’accordo con te.
    Commentavo avendo in mente delle precise figure di madri, buone, magari, non molto intelligenti, o scaltre, che ascoltavano persone più colte, che venivano da famiglie più agiate, dando tutto per buono quello che sentivano, come se in quei consigli si nascondesse la chiave del benessere.

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  12. utente anonimo ha detto:

    Meglio così! Vero, era interessante anche quello, come in genere le pagine domencali della “cultura” di Repubblica :))
    Marcello

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  13. flalia ha detto:

    Jedredd: adesso ho capito anch’io cosa intendevi. Sì, è come se fossero due livelli, on diversa consapevolezza!

    Marcello: hai ragione 🙂

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  14. lauraetlory ha detto:

    A leggere di queste cose ci si rende conto di quanto siamo state fortunate a nascere qualche decennio dopo. Accalappiare un buon partito… che orrore!
    Laura

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  15. lauraetlory ha detto:

    Quella del “bar fornito” per sopportare un’esistenza come quella descritta mi ha fatto proprio ridere! In quanto all’argomento… so per certo che ci sono ancora delle madri così e quando si tratta dei figli maschi diventano pure peggio!
    Lory

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  16. caterinapin ha detto:

    flalia mi sembra di esser stata catapultata in un film con Doris Day…
    :)))
    Mi pare che i tempi siano decisamente cambiati, ora per “convincere” una ragazza di 33/34 anni che è ora che se ne vada di casa (anche da sola) bisogna che i genitori diano fuoco alla sua stanza…
    Cate 😉

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  17. commediorafo ha detto:

    Ma tutto quel distillato eo fermentato è per l’angelo o per gli ospiti?
    Massimo

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  18. Masso57 ha detto:

    Pensa che non ho ancora letto l’articolo (“La Repubblica” della domenica viene distillata la sera durante la settimana). In compenso, a parte il ridere delle tue considerazioni sul contesto, mi viene in mente la tristezza della povera esistenza di una ragazza, vicina di casa di mia madre, che “poverina, a 37 anni è stata sfortunata, appena trova un fidanzato dopo un po’ si stufa”: a me invece ricorda molto la “Luci-ah” di battistiana memoria, oltre ad una sua apparenza, diciamo così, felliniana?

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  19. cappelliavolute ha detto:

    Oddio oddio oddio, come ho fatto a perdermi un simile capolavoro della narrativa comica?! ^_^ Ho riso talmente tanto che devo assolutamente leggere il seguito… tra l’altro mi sa che nella libreria polverosa di mia nonna ce n’è proprio una copia! =)

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  20. flalia ha detto:

    Laura: sono perfettamente d’accordo con te… Quando sento le varie lamentazioni sui bei tempi andati, mi basta pensare a cose come quelle riportate nel post per apprezzare la mia epoca 🙂

    Lory: quello sul bar è il pezzo che mi ha fatto più ridere. Già solo quella lunga colonna di “una bottiglia di…” è comica 🙂

    Cate: hai ragione! Da Doris Day a Tanguy… ne abbiamo fatta di strada, però poteva anche essere migliore…!

    Massimo: ufficialmente per gli ospiti (una signora non si concede vizi) ma mi vien tanto da pensare che se ne servisse anche lei… 😉

    Masso: sì, diciamo che quelle che un tempo erano la “norma” ora sono un po’ dei “casi umani” su cui non c’è molto da ridere…

    CaV: immaginavo che ti sarebbe piaciuto! Anch’io non mi accontento di così poco e secondo me se frugo bene tra i libri di mia nonna dovrei trovarne una copia anch’io… 😉

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  21. calimero00 ha detto:

    Fortunatamente però quel libro non deve aver avuto successo in Italia… perchè neanche a quell’epoca ragionavano secondo quella logica lì… sono impressionanti le parti che hai riportato… mamma mia:-)))
    Un abbraccione
    Marco

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  22. caterinapin ha detto:

    Si, poteva essere decisamente migliore…
    Cate 😉

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  23. flalia ha detto:

    Marco: mah, secondo me invece ce n’erano di persone che ragionavano così! Spero che non ce ne siano più oggi! E poi sono sicura che per te, come per me, l’autenticità sia un gran valore…

    Cate: speriamo di trovare prima o poi la deviazione giusta! 🙂

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  24. Masso57 ha detto:

    INCREDIBILE!!!
    Stamattina stavo scartabellando nella scrivania di una ex collega in ufficio alla ricerca di un vecchio software ed ho trovato il libro…era allegato ad una rivista del 1990…
    E’ diventato un libro comico, decisamente, rispetto all’oggi quotidiano ed attuale:mi limito al fatto che in caso di annullamento delle nozze -il divorzio era là da venire- in conseguenza del quale il marito della signora -la quale eviterà accuratamente di dire “il mio ex”- non deve “celebrare la riacquistata liberà tuffandosi di colpo in un susseguirsi di divertimenti e di pranzi”……………..

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  25. flalia ha detto:

    Che bello!!! Be’, se in ufficio ti annoi, puoi farti qualche risata con quel libercolo! Oggi è davvero letteratura “comica”, fa impressione pensare che ai tempi era stato scritto (e veniva preso) seriamente!! 🙂

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  26. Masso57 ha detto:

    “Il corredo di casa puo’ essere cifrato con tre iniziali: quelle dei nomi degli sposi e quella del cognome dello sposo. (..) consiglio la scelta di caratteri possibilmente artistici, anche se non perfettamente leggibili”: (op. cit.)

    Sai che goduria, farsi un bidet quando eri ospite?

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  27. flalia ha detto:

    Eh eh! Certo che l vita, con tutte quelle regolette e regoline così minuziose, doveva essere davvero complicata… Adesso capisco perché, di fronte a queste cose, mia nonna urla sempre il suo slogan che è: “Semplifichiamo!!!” 😉

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  28. barbara34 ha detto:

    ah ah, che ridere, insomma Donna Letizia incitava le povere casalinghe all’alcoolismo… 🙂
    però, mica male l’assortimento, prendo nota, anche se preferisco dotare il mio baretto di passiti, grappe di fichi e mirto… 🙂

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  29. flalia ha detto:

    Barbara: sì, quel suggerimento sul bar ben rifornito mi ha perfino un po’ spiazzata, sul momento! Mi pare giusto personalizzarlo 😉

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