Walking to New Orleans

Il 28 agosto di due anni fa, mio padre e io scendemmo in cortile per scattare delle fotografie. Dovevamo finire un rullino; mio padre fotografò me sulla mia bici azzurra e io fotografai lui, diritto, tra l’erba, fiero di indossare la sua maglietta preferita.
– Fa’ in modo che si veda bene la maglietta! -, insisteva.

Due giorni dopo, tutta la famiglia osservava impotente alla televisione le immagini di New Orleans distrutta non tanto da un uragano quanto dall’indifferenza di chi avrebbe dovuto provvedere a costruire argini adatti a proteggere la città e, in seguito, a garantire un’assistenza dignitosa agli sfollati.

Mentre mia sorella si attaccava invano al telefono per rintracciare la famiglia che l’aveva ospitata per due mesi l’anno prima (riuscì a comunicare con loro solo mesi dopo, erano finiti in Texas, avevano perso TUTTO); mentre mia mamma pregava spolverando i regali un po’ pacchiani che avevano suscitato le nostre risa quando Linda ce li aveva portati dalla Louisiana, e che ora sembravano così preziosi; mentre io e mio padre cercavamo notizie dei nostri bluesman e jazzisti preferiti per sapere se almeno loro si erano salvati (e per casa risuonavano le note di Fats Domino, di Professor Longhair, Son House e così via), andai a ritirare le foto che avevamo scattato due giorni prima: la maglietta di mio padre si vedeva benissimo: il disegno di un sassofono giallo con tante note colorate e la scritta New Orleans campeggiavano sul tessuto nero, ben teso sul petto di papà.

Solo alcuni dati: milleseicento vittime; la gente che non aveva potuto abbandonare la città per giorni e giorni reclusa in uno stadio senza servizi igienici, cibo e medicine; cadaveri lasciati a galleggiare o abbandonati in strada per giorni; i superstiti separati gli uni dagli altri e dispersi – vorrei dire deportati – in stati diversi; le compagnie di assicurazione che non risarciscono un solo dollaro; ricostruzione lentissima, con offerte che fioccano da parte di chi vuole comprare a poco i terreni dei quartieri più distrutti (i distretti più poveri) per trasformarli in ricche aree residenziali… e così via.
Se al governo statunitense ci fosse stato qualcun altro, le cose sarebbero state diverse? Forse sì, forse anche no (sinceramente, non credo che Bush sia l’unico a disinteressarsi dei suoi cittadini più poveri e colorati). Fatto sta che purtroppo tanto l’11 settembre quanto Katrina sono arrivati sotto il signor Bush.

Mi dispiace tanto… ma come insegna il funerale jazz: dopo il triste compianto, la gioia e la rinascita scoppiano giuste e inarrestabili, e nessun uomo può fermare questo. Io  ci credo.

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19 commenti on “Walking to New Orleans”

  1. fgfp ha detto:

    Anch’io.

    Come va, oggi? Meglio? 🙂

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  2. Jedredd ha detto:

    Credo che Mister Bush sia il peggior presidente che l’America ha mai avuto, eppure penso non sia per niente colpa della sua politica quello che è accaduto in Louisiana, Stato federale, con le sue leggi, governato da parecchi anni dalla parte avversa al signorino di prima.
    Il permissivismo è spaventoso, si concede di tutto, (non conoscono le mezze misure i vari stati uniti d’america), costruiscono ovunque, senza alcun controllo.
    La mia è un’analisi lucida, poco romantica, sarebbe bello pensare che tutte le colpe di certe disgrazie sarebbero della società corrotta, ma sono anche e soprattutto nostre, se sei in una zona battuta continuamente da uragani e i tornado e costruisci abusivamente a due metri dal fiume, anche se il politico di turno ti chiude un occhio, puoi festeggiare sul momento, ma non puoi aspettarti niente di buono dopo, la natura va conosciuta, studiata, e le regole che se ne traggono vanno rispettate.
    Qualche giorno fa su Sky ho visto una puntata d’Estreme make over home edition, ad una famiglia di New Orleans molto povera, (gente buona), è stata ricostruita la propria casa, da quanto dicevano, ho potuto capire che i soldi arrivano, ma sono male amministrati e si disperdono, non è un lavoro facile, ma pare che la città stia riuscendo a risorgere anche se lentamente. Speriamo bene.

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  3. flalia ha detto:

    fgfp: va molto meglio, grazie. Son riuscita, grazie a un amico che mi ha fatto ragionare, a fare il punto della situazione e non è poi così tragica… Grazie! 🙂

    Jedredd: grazie delle informazioni. Guarda, ho accennato a Bush perché mi pare che comunque il governo alcune precise responsabilità le abbia, soprattutto nella gestione dei soccorsi (era un’emergenza nazionale, non era delegata solo al governo degi stati colpiti). Comunque, dato che non sono un’esperta, il senso del post non era “polemico/politico”, volevo esprimere, da appassionata di musica e cultura afroamericana, il mio amore per la città di New Orleans! Quello che dici sull’abusivismo è verissimo, purtroppo, e non c’è bisogno di andare negli USA per trovarne degli esempi, uffi! Ciao 🙂

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  4. Jedredd ha detto:

    Sui soccorsi hai ragione, non mi ricordavo, perdonami. New Orleans piace molto anche a me. So bene che il tuo post non è polemico/politico, ed anche se lo fosse stato, sarebbe un tuo sacro santo diritto esprimerlo, nemmeno il mio commento era “partitico”, e meno che mai polemico, ma ho approfittato del tuo post per dire che non sempre se ci sono delle regole, non servono a niente ed il divertente è aggirarle. Tutto qui. Un forte abbraccio.
    P.S. Ricordati che mi hai promesso un ballo.;-)

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  5. flalia ha detto:

    Jedredd: è vero, purtroppo. Per il ballo la vedo dura, mi sa che siamo lontani… esistono i “balli virtuali”? 😉
    Buonanotte 🙂

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  6. utente anonimo ha detto:

    Un ballo virtuale? Si può organizzare.;-)
    Buonanotte

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  7. ByronCorner ha detto:

    Katrina ha impressionato molto anche me. Sono d’accordo con quanto dici sull’Amministrazione Usa. Bush non è certo il presidente migliore che abbiano avuto, nel senso che comunque quel tipo di situazioni va affrontato raccogliendo forze, e non disperdendole. Bush non è un presidente molto arrivato in questo senso e questo è piuttosto negativo per gli Stati Uniti. Però è anche vero che gli Stati Uniti non sono molto allenati alle disgrazie. Un saluto 🙂

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  8. Masso57 ha detto:

    Ricordo con angoscia quei giorni; ricordo con ancora più angoscia il fatto che per fermare gli sciacalli il presidente Bush ordino’ all’esercito di sparare a vista, in uno slancio umanitario del quale non si è parlato abbastanza: restano vivide e livide le immagini, quelle del “docudrama” di Spike Lee che raitre ha trasmesso lo scorso fine settimana e che negli States, patria della libertà e democrazia, è stato censurato.

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  9. melchisedec ha detto:

    Sarebbe stato uguale. Di fronte a quel cataclisma…poco si può fare, però molto si sarebbe potuto fare per il post dramma.

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  10. lauraetlory ha detto:

    Bellissimo ricordo di New Orleans. Non ci sono mai stata ma l’ho sempre considerata una città speciale per le sue molteplici radici culturali… e perché Ann Rice vi ha ambientato la maggior parte delle sue bellissime storie horror. Una città magica che, ne sono convinta, risorgerà più bella dalle sue ceneri. Certo, se ne frattempo gli USA sbolognano Bush con infamia, tanto meglio.
    Laura

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  11. caterinapin ha detto:

    Katrina colpì molto anche me, sarà che son stata spesso negli States dalla mia amica che ha abitato per lungo tempo in Florida dove ogni anno arriva almeno 1 uragano devastante (me ne son beccata uno pure io una volta, fa davvero paura!!!), per cui vedere le immagini di New Orleans così distrutta e sott’acqua mi fece stringere lo stomaco!
    Cate

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  12. diegodandrea ha detto:

    Accidenti al signor Bush 😉

    Ciao D

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  13. flalia ha detto:

    Byron: è vero che non sono molto allenati (per fortuna), anche se gli uragani li conoscono. Son d’accordo con te su Bush. Ciao 🙂

    Masso: il documentario-film di Spike Lee l’ho trovato incredibilmente intenso e misurato: senza spettacolarizzare il dramma, senza enfasi, perché i fatti parlavano già di per sé. Certe scene e certe storie mi hanno impressionato enormemente (oltre a quelle più atroci, le scene delle persone che tornavano a visitare la loro casa e la trovavano devastata). Non sapevo fosse stato censurato negli USA. Certo, noi ci lamentiamo ma mi pae che lì abbiano davvero la censura facile…

    Mel: già, la natura quando si scatena non la puoi dominare, ma prendere certe precauzioni e essere almeno solerti nei soccorsi, sì…

    Laura: è vero, giusto il riferimento a Ann Rice! Sì, New Orleans è particolare proprio per la sua storia speciale, è un incrocio di culture pazzesco e difficile… Mia sorella che c’è stata ne è tornata entusiasta…

    Cate: mamma mia, un uragano dal vivo! Tra l’altro questi uragani sembrano peggiorare di anno in anno…
    Sono stata un po’ assente dai blog in questi giorni e non ti ho detto di “Spettri”! L’ho seguito e mi è piaciuto, è stato interessante anche leggere le spiegazioni del regista sul tuo blog; non avevo mai ascoltato il teatro alla radio, prima. E sicuramente è un’esperienza particolare ascoltare la voce di una persona che conosco come blogger!

    Diego: accidenti a lui e a certi altri suoi “colleghi” capi di stato ai quali pagherei un bel viaggetto in giro per il mondo a vedere che belle prodezze hanno combinato… ;-))

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  14. ByronCorner ha detto:

    Le disgrazie possono andar bene solo se le sai sublimare a tuo favore. Se invece non lo sai fare allora è meglio se non ti capitano. Il peggio che si può fare ad ogni modo è cercarsele e magari proporle come terapia. Per come la vedo io chi fa così e continua a far così anche se non si è reso conto che i tempi son cambiati, in senso metaforico andrebbe attaccato a un albero.

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  15. Jedredd ha detto:

    Buona domenica. 🙂

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  16. caterinapin ha detto:

    Grazie Ilaria! Il 7 settembre alle 21.30 va in onda l’ultimo testo “La duplice incostanza” di Marivaux dove interpreto Lisetta, se ti va di ascoltare anche quello…
    Bacio
    Cate 😉

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  17. flalia ha detto:

    Byron: ti riferisci all’ultima frase, vero? Dunque: non sono assolutamente una di quelle persone che idolatrano il dolore (prevalentemente quello altrui, di solito, se ci fai caso) come fonte di “redenzione” o di acquisita nuova consapevolezza. Anche nel post ho detto che le disgrazie vanno, per quanto è possibile, prevenute e poi affrontate in modo efficace e immediato. Però dico anche: se, nonostante tutto, mi capita la disgrazia, io credo che posso rialzarmi. Il funerale jazz dice questo: all’inizio si accompagna la bara al cimitero co musiche e visi tristi, al ritorno (dopo la sepoltura) si canta e si balla, per esprimere la gioia che dopo la “morte” c’è la nuova “vita”… Volevo dire questo 🙂

    Jedredd: ciao! Buona settimana… 🙂

    Cate: ma certo, ascolterò! Chissà perché credevo che “Spettri” fosse l’ultimo spettacolo. Bene 🙂

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  18. ByronCorner ha detto:

    Scrivi “Dopo la morte c’è la nuova vita”. Mi sento di condividere. Tutto questo è molto vero, almeno per come sento io. Un saluto.

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  19. flalia ha detto:

    Sì, ci credo, non mi sembra possibile che la morte sia la fine di tutto. Ciao! 🙂

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