Come fu che andai a un matrimonio e mi sembrò di essere stata al bar sotto casa

Era da un mese che attendevo con timore la giornata di ieri: un matrimonio a cui ero stata invitata, assieme a tutta la mia famiglia, ma dove, a parte un po’ gli sposi, non conoscevo quasi nessuno (solo qualche persona, in modo superficiale).
Era il ricevimento che mi spaventava (prevedevo un pranzo interminabile durante il quale non sarei riuscita a spiccicare parola) mentre ero molto contenta di partecipare alla cerimonia, che è stata molto semplice e intensa.

Quando, dopo la messa e un breve viaggio in macchina, siamo approdati presso il luogo dei festeggiamenti, in aperta campagna, l’ansia aveva lasciato il posto alla rassegnazione; avevo deciso che mi sarei stampata sulla faccia un sorriso che niente al mondo – né imbarazzo né noia né disperazione – avrebbe potuto togliermi (pensavo che sarebbe stato davvero brutto se gli sposi, guardandosi intorno, avessero visto un’invitata con un’espressione palesemente afflitta).
Mentre cameriere accaldate servivano antipasti a base di pollo fritto (bollente) in mezzo a un prato assolato e senza ombra (e quello era solo l’antipasto, una sorta di buffet di riscaldamento, è il caso di dire) mi chiedevo, osservando le varie invitate che si scoprivano le spalle mostrando per lo più abbondanti scollature, come noi donne abbiamo potuto vivere finora senza coprispalle, dato che a parte me e mia sorella, la quale pur di non indossare tale subdolo indumento si era avvolta in una sciarpona, tutte in chiesa avevano il loro bel coprispalle indosso.

Finalmente, dopo circa un’ora di antipasti bollenti, è arrivato l’ordine di avviarci verso i tavoli; iniziava il pranzo. Giungeva dunque il momento fatidico, quello che da un mese visualizzavo nella mente con scenari l’uno più imbarazzante dell’altro; lo so, sembra esagerato, ma son fatta così, tuttavia non mi tiro neanche indietro, vado e soffro, piuttosto.
Sotto un tendone bianco erano dunque disposti parecchi tavoli rotondi, ai quali gli invitati si sarebbero accomodati seguendo le disposizioni decise in anticipo dagli sposi ed esplicitate su un cartellone. E qui, una sorpresa: ogni tavolo era stato battezzato con il nome di una cima importante del Giro d’Italia (lo sposo è un appassionato di ciclismo). Trovare qualcosa di familiare in un contesto così alieno mi è sembrato molto confortante, tanto che ho esclamato – rivolta a nessuno in particolare, ma ho pensato che un’invitata sorridente ma muta non era comunque un bello spettacolo, allora era meglio parlare, anche se da sola – che mi sembrava una bellissima idea, questa dei tavoli dedicati al giro d’Italia, e che ero proprio curiosa di sapere a quale cima ero stata assegnata. E dal nulla alle mie spalle una voce mi ha risposto, una voce dal tono entusiasta, tra l’altro; e si rivolgeva proprio a me.

– Ma dai! Ti interessi di ciclismo?! – mi ha detto questo ragazzo con gli occhi che gli brillavano.

– Sì! – ho cinguettato io pensando Forse sono salva!.

Dopo tre secondi eravamo già lanciati in un’appassionante conversazione su tappe e campioni, interrotta da esclamazioni compiaciute (come quando abbiamo scoperto che nell’estate ’98 eravamo entrambi a Cesenatico alla festa per Pantani o quando abbiamo rievocato le tappe che ci hanno commosso fino alle lacrime).

Speravo che fossimo stati assegnati allo stesso tavolo – sarebbe stato perfetto – invece io ero al Passo Rolle, lui allo Zoncolan, non lontano dal mio.
Mi sentivo comunque così sollevata e rasserenata che sono stata in grado di conversare abbastanza disinvoltamente con i miei commensali per tutta la durata del pranzo. Se mi tornava lo smarrimento sbirciavo il mio salvatore al tavolo a fianco; sapere che lì in mezzo esisteva almeno una persona con cui potevo parlare mi rassicurava, ho questo carattere qui, io, ho sempre bisogno di un punto di riferimento che sia incoraggiante, poi vado avanti da sola, devo solo sapere che c’è, anche se è un appiglio precario come un giovane appassionato di ciclismo pressoché sconosciuto.

Mentre (verso le ore 18!) aspettavamo il dolce e la maggior parte degli invitati ne approfittava per alzarsi e sgranchirsi le gambe, io ero alle prese con la mia camicetta che tendeva a spostarsi sul davanti lasciandomi una scollatura troppo osée per i miei gusti, però se la spostavo indietro mi scopriva troppo la schiena; ero lì che la tiravo avanti e indietro meditando sulle affinità tra il concetto di eleganza e quello di tortura, sulla sorellanza tra moda e morte di leopardiana memoria, quando il ciclofilo mi si è seduto a fianco e ha ripreso il discorso da dove lo avevamo interrotto; e mentre attorno a noi era in corso prima un karaoke, poi una serie di scherzi agli sposi, poi cori canti e balli, io ero sempre lì a ragionare su Cunego e Rasmussen (dopo un po’ mi ero anche stancata).

Alla fine è arrivata l’ora di tornare a casa, ho salutato gli sposi, ho pensato che del matrimonio, tranne la cerimonia al mattino, io non me n’ero neanche accorta, a me è sembrato di avere passato tutto il pomeriggio a un tavolino di un bar sport.

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19 commenti on “Come fu che andai a un matrimonio e mi sembrò di essere stata al bar sotto casa”

  1. barbara34 ha detto:

    nelle persone, anche quando siamo più pessimisti, ci sono sempre delle dimensioni interessanti da scoprire… ad uno degli ultimi matrimoni ho conosciuto un direttore di una banda, ad una cena un giornalista che era stato in Darfur… basta fare qualche domanda alle persone, o solo lasciarli parlare, perché tirino fuori dal cappello a cilindro delle storie incredibili :))

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  2. ByronCorner ha detto:

    Sono d’accordo con Barbara. Ai matrimoni si possono comunque fare incontri interessanti, così come perà ci si può anche stancare da morire. Bello il tuo racconto. Non avevo mai sentito parlare di tavoli dedicati alle cime più famose del Giro d’Italia. E dire che per un pò anche io sono stato ciclista. Nel ciclismo ci vedevo della poesia. Ora non saprei. Mi sembra che sia tutto molto finto, non sono il ciclismo. Un saluto.

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  3. ByronCorner ha detto:

    Però, non perà. Detesto gli errori di stampa. Sono veramente insopportabili.

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  4. diegodandrea ha detto:

    Sono un pò geloso :-))) :-)))
    A parte scherzi, hai ragione… in certe situazioni un buon aggancio vale oro! 😉
    Saluti D
    p.s.
    volevo ringraziarti per le parole che hai avuto per me (tu sai dove)

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  5. commediorafo ha detto:

    Vedo che il ciclismo ti fa fare spesso incontri interessanti!
    Massimo

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  6. lauraetlory ha detto:

    Per me i matrimoni e le cerimonie in genere sono un’occasione per rivedere parenti che una città come Roma allontana sempre di più. Tra i tanti matrimoni ai quali ho partecipato ricordo con una punta di raccapriccio una cerimonia alle 4 del pomeriggio del 31 agosto, un vero bagno di sudore, e un’altra il 28 dicembre alle sei del pomeriggio sotto un’improvvisa nevicata, non ho mai sentito tanto freddo in vita mia…
    Lory
    p.s. ma almeno l’appassionato di ciclismo era carino?

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  7. latendarossa ha detto:

    Beh sei stata fortunata se c’è una cosa tremenda che può capitare in contesti come questi, è non riuscire ad intrattenre un minimo di relazioni sociali con chicchessia. Che poi immaginavo la sequenza dove tu lottavi contro la simpaticissima camicetta (scollatura o schiena scoperta?) come qualcosa di epico ma al tempo stesso anche molto tenero…chapliniano, direi 🙂

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  8. utente anonimo ha detto:

    E’ stato facile immaginarsi le varie scene. Hai raccontato tutto molto bene. All’ultimo matrimonio, mi hanno fatto sedere al tavolo “Lupin III”, per fortuna, temevo di finire in quello dell’”Ape Maia”.
    Solitamente, in queste cerimonie, trovo facilmente qualcuno con cui parlare, un po’ più complicato trovare argomenti interessanti in comune. Ti è andata bene.
    Jedredd

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  9. spleencreativo ha detto:

    ..è sempre piacevole passare da qui.
    Buon inizio settimana.

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  10. caterinapin ha detto:

    Le affinità elettive…
    Spero vi siate scambiati mail e numeri telefonici!
    Bellissima descrizione di quel tipo di giornata che opavento sempre anch’io…
    Un abbraccio
    Cate

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  11. utente anonimo ha detto:

    Mi sembra che sia tutto molto finto, non sono il ciclismo

    no, non sei il ciclismo

    Ferdy Kuebler

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  12. melchisedec ha detto:

    In effetti non hai tutti i torti. Ho pochissima tolleranza per i festeggiamenti matrimoniali.
    🙂

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  13. flalia ha detto:

    Barbara: hai ragione! Infatti in passato, a causa della mia timidezza, evitavo sempre queste occasioni… poi, “maturando” (“invecchiare” servirà pure a qualcosa, no?) ho cominciato ad affrontarle e tutto sommato ne torno sempre con dentro qualcosa in più (anche solo una giornata diversa dal solito!)

    Byron: ah, sul ciclismo attuale con me sfondi una porta aperta… forse voglio continuare a vedervi quella poesia che oggi ostinatamente vogliono toglierci…

    Diego: :-)) Preferivi che passassi tutto il pomeriggio in versione mummia? ;-))
    P.S. ho scritto solo quel che pensavo 🙂

    Massimo: ma sì, vedi che fortuna che ho? Forse un po’ è vero che “cuor contento il Ciel l’aiuta” 😉

    Lory: l’esperienza del matrimonio sotto la neve mi manca, ma proprio ieri ho scoperto che un mio amico si sposerà a dicembre…
    Be’, era abbastanza carino, sì!

    Marcello: mah, quella camicetta è sempre stata un po’ su o un po’ giù, ma mai la giusta misura! Meno male c’erano delle invitate molto più “scollacciate” di me ;-))

    Jedredd: ah, però anche i tavoli dedicati ai cartoni animati non sono male (ma preferisco il giro d’Italia).
    Guarda, a me in queste occasioni basta trovare qualcuno he mi risparmi di fare la figura della muta, poi son disposta a parlare anche del tempo atmosferico per tre ore di seguito! ;-D

    Grazie mille, Spleencreativo, è un piacere per me averti qui. Buona settimana 🙂

    Cate: di più! Andremo insieme ad assistere a delle gare.
    Un abbraccio a te e grazie per il link. Ti linko anch’io, dato che ti leggo sempre.

    Ferdy Kuebler: 🙂 Un refuso può capitare a tutti… Ciao! 🙂

    Melchisedec: a me piace la cerimonia del matrimonio, ma non i festeggiamenti successivi (d’altra parte, sono pur necessari!)

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  14. Anch’io temo i matrimoni. Di solito si mangia male e ci si annoia a morte. Poi sono in un periodo in cui il timore è centuplicato: fra qualche mese si celebra il mio 😉

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  15. latendarossa ha detto:

    Ahahah peccato non esserci…per vederti alle prese con la camicetta…ehm 🙂

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  16. flalia ha detto:

    Davide: be’, almeno al proprio matrimonio l’entusiasmo è d’obbligo 😉

    Marcello: avresti visto un’imbranata! ;-))

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  17. utente anonimo ha detto:

    Sarà che sono una persona socievole, abituato fin da piccolo a parlare con tante persone, mentre adesso, per motivi di lavoro, parlo si, tanto, ma sempre per rendere piacevole il rapporto cliente rivenditore, raramente per puro piacere personale, quando capitano queste occasioni, le vivo bene, abbandonandomi piacevolmente nelle chiacchiere più futili. Sarei tentato di dire che ai matrimoni ci vado a nozze, ma no, meglio non fare simili battute. Opps… L’ho fatto! 😉 🙂
    Jedredd

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  18. Doriannn ha detto:

    Oh, sì, in queste situazioni un’ancora di salvezza è indispensabile, io sono uno di quelli che hanno la tendenza a mimetizzarsi e a passare inosservato, ma è così antipatico!
    Ciao 😉

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  19. flalia ha detto:

    Jedredd: io questo piacere lo sto acquisendo (o cercando di acquisire) da poco… Come dicevamo sul tuo blog: sempre migliorarsi! 😉

    Doriann: hai detto bene, quel comportamento, anche se ci viene spontaneo, stona, risulta antipatico, fastidioso… Non mi va di essere così! 🙂

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