Libri come rockstar

Finalmente trovo un po’ di tempo per raccontare una bella esperienza vissuta mercoledì mattina, incentrata – che novità! – sulla lettura. Ma da un’ottica particolare, che come saprete mi interessa particolarmente: adolescenti e lettura.
Mercoledì c’è stata la festa conclusiva del ciclo di letture e incontri con gli adolescenti (terza media e primo biennio scuole superiori) durato tutto l’anno scolastico. Il tema era: nostalgia del futuro. I ragazzi hanno scelto libri all’interno della bibliografia, molto vasta, da noi proposta, votando e commentando su
questosito i libri letti. Non si vinceva nessun premio se non quello di vedere il libro amato tra i primi posti in classifica.

Ho provato l’ebbrezza di sedere in un teatro pieno zeppo di ragazzi di 14 e 15 anni che applaudivano e acclamavano con cori e fischi da stadio i loro libri preferiti man mano che questi venivano nominati. I due autori intervenuti all’incontro (Gianni Biondillo e Silvana De Mari) sono stati accolti come rockstar (soprattutto Biondillo, il cui romanzo Per sempre giovane è arrivato primo nella classifica di seconda superiore) e, mentre parlavano, sono stati ascoltati con partecipazione.

Io ho molto apprezzato soprattutto Silvana De Mari (autrice di romanzi fantasy niente affatto banali o “allineati”) che ha fatto un intervento duro, severo, rapportandosi ai ragazzi con grande serietà e schiettezza.
All’inizio ha parlato del suo modo di intendere il fantasy: una letteratura che proprio per il suo essere non realistica facilita l’immedesimazione in personaggi anche molto diversi da noi, stimolando la sfera emotiva del nostro cervello oltre a quella razionale, aiutandole a dialogare tra loro e a vivere, con umana partecipazione, storie che altrimenti rischiano di sembrare lontane, chiuse in mal sopportati libri di storia per esempio. Perché nella sua letteratura (e nella sua sensibilità) il tema centrale è il genocidio. Non a caso i due libri che legge regolarmente ogni anno sono: Se questo è un uomo e Il Signore degli anelli. Vi sembra un accostamento strano? Provate a leggere L’ultimo elfo (che è molto breve) o L’ultimo orco, il suo ultimo romanzo. Oppure, se la lunghezza di quest’ultimo vi spaventa (eppure è un libro che coinvolge e stimola, che parlando di un mondo altro ci parla proprio di noi) vi consiglio un suo breve saggio appena uscito per la casa editrice Salani (Il drago come realtà), sulla letteratura fantastica e sul significato che può avere per noi, esaminato tra l’altro da una prospettiva un po’ particolare, quella neurobiologica (la De Mari di mestiere fa il medico e ciò è tra l’altro evidente nel modo in cui scrive e nel modo scientifico di analizzare le cose).

Apro una parentesi: dato che la platea era composta da adolescenti, ben presto alcuni hanno cominciato a fare domande particolari, alcune delle quali mi hanno colpito: un ragazzo, per es., ha chiesto alla De Mari quanto ha contato l’amore di sua madre e l’amore che lei a sua volta prova per il figlio, nello scrivere le sue opere. Una domanda che normalmente non capita di sentire, rivolta a un autore. Quando l’autrice, rispondendo (e cito esattamente le sue parole) ha detto che lei, «prima di essere medico e prima di essere scrittrice si sente moglie di suo marito, figlia di sua madre e, soprattutto, madre di suo figlio», e questi rapporti verranno sempre prima di tutto, è esploso un boato e un applauso di approvazione così sentito che mi si è stretto il cuore. Esattamente come quando, in seguito, all’interno di un altro discorso, sempre la De Mari ha detto che un genitore che ama un figlio, pur non capendo né approvando magari niente di questo figlio, sarebbe comunque disposto ad attraversare il deserto per portare un bicchiere d’acqua a questo figlio straniero ma amato. Anche qui, applausi e partecipazione (come ogni volta che sono stati sfiorati i rapporti familiari o anche l’amore). Dato che mi trovo spesso a confrontarmi con adolescenti, la cosa non mi sorprende. Ma siccome negli ambienti adulti che mi trovo a frequentare una donna che dicesse le cose che ha detto la De Mari (la quale non è una sprovveduta né una donnetta sottomessa, è un medico che ha lavorato anche all’estero, è tra le più affermate scrittrici contemporanee per ragazzi e inoltre ha un caratterino di quelli che già con un’occhiata ti stende, se vuole) sarebbe guardata con un misto di ilarità e disprezzo, mi commuovo nel vedere che fino a una certa età tutto ciò non esiste, e una persona (uomo o donna) che si presenta non solo per quello che fa ma anche per quello che ama è entusiasticamente apprezzato e riconosciuto/a nella sua completezza (soprattutto, ovviamente, se dice di amare i figli…).

Chiusa questa piccola parentesi che mi stava a cuore, le domande sono state tante, tutte interessanti. Come è capitato anche negli incontri durante l’anno, i ragazzi leggono i libri vivendoli spesso in prima persona, immedesimandosi, usandoli come trampolini per rilanciare le domande esistenziali che si portano dentro; è una lettura ancora molto di pancia, molto emotiva, che forse solo da adolescenti si vive così.
Perché l’adolescenza, diciamo spesso tra noi nel preparare gli incontri, è un’età di per sé pensosa e filosofica. Piena di grandi domande, di cui a volte non è pienamente consapevole neppure chi le ha dentro (eppure, le vive). Gli adulti che non vogliono riconoscere queste domande, che vogliono negarle o aggirarle, commettono un grave crimine, secondo me.

Vedere centinaia di ragazzi giunti da tutta Italia applaudire dei libri che li hanno emozionati mi è sembrato liberatorio e salvifico rispetto anche a certi allarmismi mediatici non del tutto innocenti. A proposito di questo: dopo il rigenerante incontro sono andata al lavoro e mi son messa a correggere le bozze di un fumetto. Volete saperne una? Il mio direttore ha inventato un neologismo: il verbo bullare. Ho letto (nella presentazione di un fumetto): “Il Tal dei Tali viene bullato pesantemente dai compagni di scuola”… :-S

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14 commenti on “Libri come rockstar”

  1. cappelliavolute ha detto:

    Mi sembrava di aver già detto, proprio su questo blog, quello che penso di Silvana De Mari e della sua opera… non posso che ribadire la mia ammirazione! L’ultimo elfo è un libro di una delicatezza e di un’ironia che secondo me non possono non colpire, e la complessità tematica dell’Ultimo Orco, nascosta sotto questa storia dell’incontro con l’altro, che in realtà è sempre -prima di tutto- un po’ dentro di noi, è un passo ulteriore in un cammino di crescita che tutti noi prima o dopo facciamo. Direi che sono entrambi una lettura formativa e bella, altro che Geronimo Stilton…

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  2. 403 ha detto:

    L’ultimo elfo lo lessi e mi piacque… scalda il cuore leggere di adolescenti così entusiasti rispetto alla letteratura 🙂

    Quanto al tuo capo… “bullare” esiste come forma gergale per “vantare” (usato soprtattutto nella forma riflessiva di bullarsi) però temo che lui non abbia voluto dare un diverso significato a questa forma (per altro non presente nei dizionari) né che abbia voluto inventare una nuova parola, penso piuttosto che – meno fantasiosamente – si sia limitato a fare un calco dall’inglese “to bully” immaginando che il verbo esistesse anche in italiano… 🙂

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  3. flalia ha detto:

    CaV: sì, Stilton e L’ultimo orco sono decisamente agli antipodi…
    Poi nella De Mari, come dici tu, c’è una tensione morale, un senso alto dell’esistenza, un modo complesso e problematico (ben lontano dalle formulette) di affrontare tematiche difficili, nonché d’altra parte una capacità di avvincere il lettore, fenomenali.
    E poi, dopo averla sentita parlare la ammiro ancora di più. Purtroppo non posso scrivere un resoconto di quello che ha detto perché verrebbe un post lungo due chilometri, ma mi ha proprio emozionato (e non solo me: con l’abilità di un chirurgo è andata a toccare tutti i punti “caldi” attorno a cui tutti noi, ma forse gli adolescenti in particolare, ci dibattiamo; e in un modo mai banale; rispondendo a una domanda sul bene e sul male per es. ha detto cose coraggiose, forti; mi è proprio piaciuta, insomma).

    403: che delusione… mi illudevo almeno che quell’orrore di verbo lo avesse ideato lui… invece quasi sicuramente è come dici tu, un brutale calco dall’inglese… :-/
    Il verbo “bullarsi” per vantarsi lo conosco, ma lui per “bullato” intendeva “era oggetto di atti di bullismo”, proprio come in inglese insomma…

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  4. ByronCorner ha detto:

    Flalia, è bello leggere che esistono ancora momenti e spazi come questo, che c’è gente che è viva, e che mette la sua vita in circolo.
    In quanto a me da adolescente pensavo poco, sentivo molto, e leggevo praticamente tutto quello che incontravo sul mio cammino, mi ricordo le sensazioni che mi dava la fantasy, bei tempi andati, notte 🙂

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  5. melchisedec ha detto:

    Perfettamente d’accordo con quanto hai affermato circa le potenzialità positive della letteratura fantastica, ti dirò che ho appena concluso un ciclo di lezioni durato quattro mesi nel corso del quale mi sono preoccupato di affrontare anche questo tema, prendendo alcuni esempi di libri più o meno famosi della storia. L’idea sarebbe quella di ripetere l’esperienza il prossimo anno perchè comunque la letteratura è una delle forme di evasione migliori, e proprio per questo bisognerebbe riscoprire il piacere di lasciarsi trasportare un pò dal genere fantasy, soprattutto in questo periodo dove l’autentica creatività viene sacrificata dagli stessi che la propongono a finalità di natura politica le quali con la creatività non hanno veramente nulla a che fare. Bisognerebbe che questi signori si ricordassero che dietro la necessità di saper evidenziare maggiormente la funzione creativa dell’arte rispetto alla funzione critica si sono sempre mosse innegabili necessità umane di trascendenza e che le espressioni del genio sono sempre andate di pari passo con una forma di intelligenza di natura intuitiva. Questa forma è sempre stata in stretto rapporto più con la coscienza di non sapere più che con la presunta coscienza di sapere, e proprio per questo mi fermo qui. Un saluto.

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  6. lauraetlory ha detto:

    Bella esperienza.
    Che motivo c’è di coniare “bullare”? Infelice, infelice l’apax.
    Forse se fosse usato come intransitivo, suonerebbe meglio.
    “Il Tale bullava spesso o all’uscita dalla scuola o nei bagni”. In ogni caso non mi suona.
    Buona settimana!

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  7. commediorafo ha detto:

    Magari vivessi a Bologna. Mi piacerebbe seguirti in queste iniziative e vivere queste esperienze che racconti. Una platea di ragazzini che applaude un autore di libri, è bello, bellissimo, da speranza. Non tanto per noi che scriviamo e vogliamo vendere i nostri libri, ma per il mondo in generale, per la cultura. Io adoro Il Signore degli Anelli, l’ho letto decine di volte e ogni volta lo scopro nuovo, più profondo. Il fantasy è un genere che si presta a migliaia di chiavi di lettura, può essere tutto e il contrario di tutto. Ma insegna, trasmette, soprattutto ai ragazzi. Non conoscevo Silvana De Mari se non per il nome. Credo che cercherò qualche suo libro. Cavolo! Più vi leggo, voi amici bloggers, più spunti ricavo. Mi sa che dovrò aprire un mutuo per acquistare tutti i libri che vorrei leggere, e affittare un magazzino per metterceli… Bel post, Ilaria, come sempre.
    Un abbraccio, Laura

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  8. melpunk66 ha detto:

    Come già ti ho detto i ragazzi in questo sono fantastici. Attenti e critici, senza peli sulla lingua. Non hanno quella diplomzia che fa rima con ipocrisia; quello che piace piace, quello che non piace non piace. E il tifo da stadio o il tripudio degno di una rockstar che hanno riservato ai loro autori preferiti indica che quegli autori sono piaciuti veramente.
    Massimo

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  9. flalia ha detto:

    Barbara: eh sì, sono occasioni che rinfrancano l’animo e ti invogliano ad andare avanti 🙂

    Byron: ehm, finora io e te siamo sempre d’accordo! Anch’io non sopporto chi antepone ragioni ideologiche o politiche alla creatività, sia nello scrivere che nel proporre letteratura. Se in un testo ci sono tensioni ideali, simboli pregnanti, questi emergono da soli senza bisogno di infilarceli a forza per ragioni estranee all’arte…

    Melchisedec: no, guarda, comunque lo si volga, lo si giri e lo si rigiri, il verbo “bullare” orrido è e orrido rimane… ;-D
    Buona settimana anche a te!

    Laura: ehm, anch’io ho questo problema… leggo continuamente nuovi consigli di libri e mi vien voglia di leggerli tutti, e tra l’altro sono in un periodo in cui non ho tempo neanche di studiare tutto quel che dovrei!
    Penso anch’io che il buon fantasy (non quello scopiazzato) offra veramente tante possibilità di lettura e conoscenza… “L’ultimo orco” è lungo ma molto avvincente…
    A presto, Laura! 🙂

    Massimo: hai proprio ragione, anche a me questo piace tantissimo. Sono diretti e vivono il libro in modo “viscerale”. Sinceramente io sono la prima a imparare cose nuove ascoltando le loro critiche e impressioni.

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  10. PaoloFerrucci ha detto:

    Melpunk: sì… bullare… non sono io la responsabile di tale orrore né lo approvo in alcun modo! ;-)))

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  11. Decano ha detto:

    Ciao, Flalia bella.
    Il tuo resoconto mi fa venire in mente che l’immagine generalista dei ragazzi che non leggono, che comunicano per codici sms e si trastullano col videofonino non è assolutamente pervasiva, nel senso che non rispecchia una realtà “totale”. Mi piacerebbe sapere che questi ragazzi, che s’appassionano alla lettura come esercizio del piacere e del sogno e del progetto, fossero numericamente rilevanti rispetto alla massa adolescenziale che – si dice – sta andando alla deriva.

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  12. flalia ha detto:

    l’adolescente di solito è molto fragile e il confronto con la realtà del divenire adulti può essere traumatico.spesso si sfrutta la sua irrisolutezza. servirebbe più figure di riferimento e meno manipolazioni ideologiche.ottime le iniziative per salvaguardare e alimentare la fantasia.

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  13. Anonimo ha detto:

    Caro Paolo, secondo me i ragazzi che imparano il piacere della lettura sono gli stessi che si trastullano anche con telefonini e videogiochi, sapendo però che non esistono solo quelli. Molti non sono lettori semplicemente perché la lettura gli è sempre stata presentata in modo scolastico-punitivo… Io sono fiduciosa nel potere liberante dell’educazione. Il problema è che ci sono sempre meno persone disposte a educare (ad assumersi il rischio e la responsabilità dell’educazione), e questo è un problema degli adulti, non degli adolescenti. Secondo me sono più gli adulti una massa alla deriva, gravissimo se trascinassero alla deriva anche i giovani…

    Decano: già, hai ragione, per paura di sembrare autoritari spesso si finisce col non essere neanche autorevoli lasciando i ragazzi senza punti di riferimento, senza neanche la soddisfazione di ribellarsi contro qualche regola, magari con la convinzione che a nessuno importi niente di loro…
    Be’, io questo non lo voglio accettare perché da ragazzina ho sofferto moltissimo proprio per questo!
    Ciao :-*

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