Bolognese con bufala [Una vita]

Quando, alcuni anni fa, li abbiamo visti arrivare, impossessarsi del locale (allora molto piccolo) e iniziare a lavorarci in modo indefesso, la curiosità era grande in tutta la zona.
– Vedremo quanto dureranno questi – aveva sentenziato il perfido Marmocchi mentre lucidava la sua macchina in garage.
Era da anni che quel locale veniva preso in gestione, tramutato di volta in volta in bar, pasticceria, pub infine, e dopo poco regolarmente falliva. Una volta fu anche incendiato; si parlò di racket. A Bologna? Sì.
Poi arrivarono loro, “i calabresi”, un vero clan familiare (nel senso migliore del termine), e lo aprirono come bar – pizzeria. Fu davvero difficile ingranare, un po’ per la brutta fama di cui quel locale aveva sempre goduto, un po’ per la concorrenza impietosa di un  ristorante – pizzeria storico, e molto famoso a Bologna, situato nella stessa via. Che bisogno c’era di un’altra pizzeria?

Ma poi, a poco a poco, i primi curiosi assaggiarono le pizze dei “calabresi” e le trovarono molto buone. Venne aperta la nuova biblioteca di quartiere a due passi dal bar e costruiti nuovi palazzi nei dintorni; nuovi clienti affluirono nel locale.
Si sparse la voce che la pizza era buona, che il posto era semplice ma simpatico.
Quando mia madre trovò uno scarafaggio arrostito in una pizza alle verdure comprata nel glorioso e antico ristorante all’angolo, anche noi ci convertimmo al nuovo locale, così comodo, poi, sottocasa.

Tutta la famiglia ci lavorava: fratelli, mogli; perfino i bambini, nel tempo libero, dopo aver fatto i compiti, davano una mano, in un clima di grande allegria benché nessuno battesse la fiacca.
Gli affari cominciarono ad andare a gonfie vele e recentemente è stato fatto il grande salto: l’ampliamento del negozio tramite l’acquisto dei locali a lato e la sua trasformazione in vero e proprio ristorante (pur restando sempre anche bar e pizzeria). Finalmente, nonostante il lavoro fosse aumentato, si poteva tirare un respiro di sollievo: ormai era fatta.

Chi non tirò alcun respiro fu il principale artefice di questo grosso successo, il motore di tutto, colui che ci aveva sempre gioiosamente creduto: il signor Alfonso, sua maestà il Pizzaiolo, nonché il più “anziano” della famiglia, con i suoi 49 anni. Era lui il capo ed era quello che lavorava di più e più faticosamente: sempre a preparare pizze, infornarle e sfornarle meravigliosamente appetitose, e sempre col sorriso, nonostante soprattutto d’estate il sudore lo facesse soffrire. Essere parecchio sovrappeso non lo aiutava.

Quando entravo nel locale col mio sorriso pavloviano (mi affiorava sul viso al solo aprire la porta della pizzeria, pregustando già la bontà che di lì a poco avrei assaporato) e lui mi vedeva, sorrideva osservandomi ed esclamava cose come: Ecco la mia stellina! o Ciao piccola! (nonostante io abbia la mia ragguardevole età e non sia neanche bassa di statura. Ma anche il fornaio e il meccanico e molte altre persone mi apostrofano così quindi ho qualcosa di strano sicuramente che richiama il vezzeggiativo); se segnava lui la mia ordinazione mi prendeva in giro ridendo come un matto perché chiedevo quasi sempre la stessa pizza: Bolognese con bufala (cioè: pomodoro, mozzarella di bufala, prosciutto cotto, wurstel, olive e funghi). Se ero a portata di mano mi dava un buffetto sulla guancia (io sono a favore dell’abbattimento o almeno dell’assottigliamento delle barriere tra gli individui e pertanto gradisco i buffetti e simili espressioni fisiche di simpatia e anche questo devo averlo scritto in faccia perché ne ricevo molti dalle persone più disparate). Mentre cucinava le pizze mi piazzavo davanti a lui e osservavo curiosa il procedimento; lui ogni tanto sollevava lo sguardo e mi sorrideva divertito; a volte, ammiccando, mi faceva vedere che mi metteva un po’ di condimento in più. Chiacchieravamo di calcio e dei suoi figli (a uno di loro avevo insegnato le moltiplicazioni a due cifre una sera che stava facendo i compiti seduto poco distante da me e per molto tempo, prima che ci conoscessimo meglio, per lui fui Quella delle moltiplicazioni!).

Mentre preparava le pizze, il signor Alfonso riusciva anche a tenere tutto il resto sotto controllo: gridava ordini a destra e a manca perché nessun cliente venisse trascurato e i familiari eseguivano. Era sempre sorridente e bonario, nonostante tanto affanno.
Di sicuro andava fiero della sua famiglia, del suo lavoro e del locale che dopo tanti sforzi finalmente consentiva loro di vivere una vita serena.

Sabato mattina, mentre era al lavoro come sempre, si è accasciato dietro la cassa; l’ambulanza è stata chiamata immediatamente ed è giunta subito ma lo stesso troppo tardi: era già morto. Un infarto.

I miei amici che erano nella biblioteca hanno sentito delle urla e dei pianti fortissimi; sono usciti di corsa e hanno visto i familiari del signor Alfonso che si disperavano.  

Il locale è chiuso per lutto. Sono partiti tutti per la Calabria, dove verrà sepolto.

Si dice che siano una famiglia di cardiopatici e che lui infatti soffrisse di cuore. Aveva solo 49 anni ed era un pizzaiolo e, da quel che ho potuto vedere, un uomo e un padre di famiglia eccellente.

Io mi sento triste come mi fosse mancato un parente, una persona amica. E volevo almeno che anche voi sapeste che è esistito questo pizzaiolo che adorava il suo mestiere e che sapeva preparare ridendo una meravigliosa Bolognese con bufala e chissà quante altre meravigliose pizze.

Uffi!

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13 commenti on “Bolognese con bufala [Una vita]”

  1. melpunk66 ha detto:

    sì, flalia, la testimonianza. lui è passato, che si sappia

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  2. lauraetlory ha detto:

    Ho letto… qualsiasi parola sembrerebbe una forzatura. Ti lascio un bacio.
    Lory

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  3. lauraetlory ha detto:

    Lui è passato, ma resta. Il ricordo è una forma di immortalità e tu hai sparso il suo ricordo che è arrivato anche qui, a Roma. Ad ogni pizza che mangerò, e io adoro la pizza, un piccolo pensiero correrà ad Alfonso, il pizzaiolo calabrese che sapeva fare la Bolognese con bufala.
    Laura

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  4. cappelliavolute ha detto:

    Doveva essere proprio una persona “brillante”,nel senso letterale del termine. Non ce ne sono tante in giro, secondo me sei stata fortunata ad averlo conosciuto!

    PS: anch’io sono favorevole all’abbattimento delle distanze tra individui! =)

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  5. commediorafo ha detto:

    Il fatto che una persona piacesse a te mi fa capire che fosse una bella persona.
    Mi ha un po’ spiazzato il finale della storia che hai raccontato. Pareva una storia col lieto fine, invece…
    Massimo

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  6. biancac ha detto:

    Nulla da dire, se non che un omaggio del genere dovrebbe avere tutta la risonanza che ritieni.

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  7. silvii ha detto:

    Hai fatto bene a fargli questo omaggio. Le persone buone e oneste lo meritererebbero tutte!
    Un saluto caro
    Silvia

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  8. ondalungablu ha detto:

    mi dispiace per il signor Alfonso…un buffetto per te

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  9. flalia ha detto:

    Melpunk: sì, è proprio questo il punto. Ciao 🙂

    Un bacio a te, Lory, grazie!

    Laura: In letteratura, come nei nostri sogni, la morte non esiste”: è una massima di Isaac B. Singer; voleva dire che raccontandole, le persone, anche quando non ci sono più, in realtà ci sono. Muoiono ma non muoiono, finché qualcuno ne parla. Io non sono una scrittrice e non faccio letteratura, ma almeno tramite un misero post cerco di rispettare quell’intento… ricordare chi non c’è più. Ciao 🙂

    CaV: sì, son stata fortunata! Era una di quelle persone genuine e socievoli che ti lasciano l’impressione che la vita sia gioiosa ogni volta che le incontri.

    Massimo: già, purtroppo rimane l’amaro in bocca… 🙂

    Bianca: be’, almeno averlo condiviso con voi è già qualcosa per me! 🙂

    Silvia: ciao! Grazie, un saluto a te! Le persone buone e oneste meritano di avere accanto persone che riconoscano le loro qualità. Questo scambio di qualità e riconoscimenti ci aiuta a migliorare come persone, secondo me. In questo, possiamo imparare proprio da tutti! 🙂

    Ondalungablu: grazie! 🙂

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  10. utente anonimo ha detto:

    Peccato non aver saputo prima di questa pizzeria vengo spesso a Bologna dato che ci studia mio figlio.
    Un abbraccio
    Nicola

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  11. utente anonimo ha detto:

    I calabresi capa tosta ma buoni di cuore, peccato che se ne sia andato nel fior fiore degli anni. Speriamo che la famiglia continuerà la tradizione, in suo onore.
    Nicola

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  12. PaoloFerrucci ha detto:

    Ciao, Flalia: mi associo alla tua tristezza.
    Un bacio.*

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  13. flalia ha detto:

    Nicola: sì, sicuramente porteranno avanti il ristorante con ancora più convinzione, ne sono certa!
    Ciao 🙂

    Ciao Paolo! Grazie :-*

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