Amore (ridicolo) in biblioteca

Sono in partenza e starò fuori Bologna per due giorni, perciò, cari amici, se mi lascerete dei commenti non potrò rispondervi subito e non visiterò i vostri blog fino a giovedì! Ne approfitto per lasciarvi uno dei miei post lunghi (era da un po’ che non ve ne propinavo uno!). Vi racconterò questa storia ridicola che mi vede co-protagonista assieme a un altro imbranato del mio livello (be’, vi racconto solo l’inizio perché sarebbe troppo lunga ma spero basti per farvi quattro risate).

Dovete sapere che io abito praticamente sopra la biblioteca di quartiere (i libri sono proprio nel mio destino!), della quale faccio largo uso. Pensate che comodità: ogni volta che voglio prendere in prestito o anche solo consultare un volume o una rivista non devo fare altro che scendere le scale, aprire un portone, fare due passi e infilarmi in quella comoda filiale di Paradiso. Solo che, essendo appunto così vicina, mentalmente la considero quasi un’appendice di casa mia e questo significa che, se scendo direttamente da casa, non sto ogni volta a mettermi in ghingheri solo per andare a prendere un libro. Perciò è capitato che in quel luogo mi abbiano visto in condizioni non proprio ottimali (tipo con un’orribile tuta color grigio topo o anche con i capelli spettinati), cosa della quale fino a qualche tempo fa non mi importava niente.
Finché, un giorno, incrociandosi i miei occhi con quelli del bibliotecario al banco, ne rimasi inspiegabilmente folgorata. Inspiegabilmente perché era da settimane che quel giovane bibliotecario dall’aria timida registrava o ritirava i volumi che di volta in volta prendevo o restituivo, e avevo già notato e ammirato, in cuor mio, la sua gentilezza e il suo modo di fare sempre premuroso (un bibliotecario sgarbato è un ossimoro fin troppo frequente da incontrare, per i miei gusti); e avevo notato anche che mi fissava sempre a lungo e sorridendo con simpatia, quando mi vedeva (tanto che mi ero più volte chiesta se per caso lo conoscessi). Eppure, forse perché impegnata a estrarre il tesserino mantenendo in equilibrio ogni volta una pila pericolante di libri, non mi ci ero mai soffermata più di tanto. Quella volta, invece, la folgorazione: che sguardo dolce e gentile, che essere delicato, che bel viso, che voce gradevole, che modi timidi, che faccia simpatica! Eccomi d’un tratto leggera e felice galleggiare a un metro da terra mentre gli sorrido porgendogli i libri con trasporto.

Ma poi, puntuale e impietosa, una seconda folgorazione: fino a quel momento, quel pover’uomo mi aveva vista al peggio di me! Perfino in quel preciso istante! Non indossavo forse un giaccone sformato anziché il mio elegante cappottino blu? E mi ero appena alzata, ero scesa subito, senza fare colazione, senza neanche guardarmi allo specchio! Così, frettolosamente e quasi sgarbatamente, afferrai i miei libri, salutai velocemente e quasi scappai, piena di vergogna e come se tutto fosse già stato irrimediabilmente compromesso.
Salendo furiosa le scale di casa ripensai a tutte le persone di cui non m’importa niente e che pure sono abituate a vedermi al meglio del mio fulgore (be’, detta così suona un po’ altisonante, eh?) mentre proprio l’unica persona che avrebbe dovuto vedermi perfetta, e cioè lui, mi aveva vista spesso e volentieri in mises ridicole!

E così, il mattino dopo (lui c’è solo al mattino), quello stesso bibliotecario mi vide arrivare come non mi aveva mai vista prima: abbigliamento semplice ma grazioso, scarpe coordinate, il cappottino blu, e perfino un velo di rossetto (io non mi trucco mai); e i capelli senza un ciuffo fuori posto, neanche quello che normalmente mi cade sempre sugli occhi. Mi vide passargli di fianco salutandolo con un sorrisone e un tono di voce esageratamente affabile – lui se ne stava in piedi, con un bicchierino di caffè da 30 centesimi sospeso a mezz’aria – per poi aggirarmi rapidamente tra gli scaffali, prendere qualche libro a caso e appoggiarlo a una pila di sei volumi che tenevo già in mano, cercando di reggere il tutto comunque in modo aggraziato, e presentarmi poi al banco – a cui nel frattempo lui si era seduto – consegnandogli gli stessi sei volumi che avevo preso in prestito il giorno prima (questa voluta assurdità aveva lo scopo di lanciargli un segnale e cioè: sei tu che m’interessi, non i libri). Lui notò la cosa, mi guardò con aria interrogativa, poi come al solito mi sorrise, mi salutò molto gentilmente, io ricambiai e uscii.

I giorni che seguirono mi videro assidua frequentatrice della biblioteca, magari anche solo per leggere un quotidiano che guarda caso mi era sfuggito, nascondendomi dietro al quale tenevo d’occhio la situazione, cosa che mi permise per esempio di accorrere in suo aiuto quando per estrarre un libro incastrato tra gli altri rischiò di tirarsi addosso uno scaffale o semplicemente di trovarmi alla macchinetta del caffè quando lui stava per fare una pausa (il che ci ha permesso di cominciare a scambiarci qualche prima timida e imbarazzata parola). Per non parlare di quando alla Fiera del libro per ragazzi (questa volta ero io a essere dietro il banco del mio stand), lo vidi all’improvviso venirmi incontro tra una folla di giapponesi, col suo sorriso timido, stupitissimo di trovarmi lì, e io ne approfittai finalmente per fare un discorso compiuto illustrandogli orgogliosa il mio lavoro. O di quando gli ho chiesto di aiutarmi a usare il computer della postazione internet anche se sapevo benissimo come si faceva e siccome era lui che non lo sapeva mi sono poi ritrovata a spiegarglielo io (“scoprendomi” clamorosamente, della serie: se non capisci, o sei il Re dei timidi o proprio non ti piaccio)! O insomma di tutte le occasioni in cui ci siamo rivelati per i due perfetti imbranati che siamo, arrossendo reciprocamente per delle stupidaggini o balbettando per qualche improvvisa insicurezza. Tutte cose ridicole che fanno sì che ormai ci mettiamo a ridere non appena ci vediamo (e sinceramente io fin dall’inizio mi son sempre divertita tantissimo, sentendomi molto la protagonista di quelle insulse commediole romantiche americane); ma nel frattempo a me è passata l’infatuazione anche se continuo a trovarlo simpatico e non riesco a rinunciare ai nostri siparietti. E così quando lui giorni fa mi ha offerto di uscire per un gelato non ho fatto i salti di gioia che da mesi ero pronta a fare in previsione di una simile occasione.

Insomma, non starò ad annoiarvi oltre con le nostre vicissitudini ma una cosa è certa: comunque vadano le cose, in quella biblioteca e anche altrove nessuno mi vedrà mai più con un solo capello fuori posto! Non si sa mai quando si rimarrà folgorati! Ricordatelo anche voi! O forse lo sapete già…? Sarà capitata anche a voi qualcosa del genere; vero…?

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19 commenti on “Amore (ridicolo) in biblioteca”

  1. ondalungablu ha detto:

    Bella storia “Rohmeriana”, ma tua!L’infatuazione è passata? Chissà! ciao

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  2. lauraetlory ha detto:

    Io faccio sempre gaffes colossali quando qualcuno mi interessa e, regolarmente, non sono al meglio di me stessa. Sarà per questo che ogni volta che mi sono presa una cotta (di questo tipo, intendo), è rimasta nell’album dei sogni?
    Laura

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  3. Masso57 ha detto:

    Mi hanno preceduto..davvero, profumo di Rohmer…

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  4. diegodandrea ha detto:

    🙂
    Però, ti disamori in fretta 😉
    D

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  5. melchisedec ha detto:

    Fanno piacere queste “scaramucce” di sguardi e sorrisi… poi al lavoro ancora meglio. 🙂

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  6. biancac ha detto:

    Tu torni e io vado, io vado e tu torni…

    I complimenti per la scrittura stavolta non te li faccio, sono monotona, ti pare? ;-))

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  7. latendarossa ha detto:

    Beh sai, mi vengono 2 considerazioni. La prima è che dopotutto, se a qualcuno piaci
    anche in mises ridicole, io quello lo vedo come un segno di un affiatamento molto più prezioso di quello che nasce con chi ti vede ben pettinati, ben vestiti,ecc. – dopotutto amore è anche condividere una quotidianità ossia momenti in cui siamo “noi stessi”, al di là di tutti gli orpelli.
    La seconda è pessimista. Chissà magari sarebbe potuto nascere qualcosa di bello tra voi, se non fosse stato per la vostra – ma qui direi soprattutto la sua – timidezza. Purtroppo lui non ha capito quando avrebbe dovuto, la tua infatuazione è passata, ecc. e se si fosse mosso prima? Te lo dico perché anch’io da quel punto di vista soffro della stessa timidezza cronica, cosa che mi porta a mettermi nei suoi panni.

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  8. commediorafo ha detto:

    Adoro le storie amorose che anzichè essere dentro a un libro nascono attorno ai libri. Purtroppo anche tutti i miei triangoli lei-me-libri non sono andati come avrei voluto, e ti assicuro che ne avrei da raccontare!
    Massimo

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  9. utente anonimo ha detto:

    A Napoli si dice : è musc’ e’ piett’ .
    Un caro saluto Ilaria

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  10. caterinapin ha detto:

    Ciao venerdì sera alle 21:00 alla Mediateca di S.Lazzaro in via Caselle 22, proiettiamo il film-inchiesta sulla strage alla scuola Salvemini di Casalecchio di Reno con ingresso libero. Si intitola “I ragazzi del Salvemini” io ho fatto l’assistente alla regia.
    Se ti va di venire mi farebbe piacere!
    Un bacio
    Cate 😉

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  11. utente anonimo ha detto:

    sì sì, è capitato anche a me!! mi ripeto sempre pure io: da oggi mai più un capello fuori posto, ma poi ci ricasco sempre!!
    Anche io ho la biblioteca a due passi da casa, ma per mia fortuna (sfortuna?) le bibliotecarie sono tutte donne! 😉
    un abbraccio cara Ilaria! A presto! 🙂
    Ellee

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  12. flalia ha detto:

    Ondalungablu: wow! Chi mi citi! Magari! Ciao 🙂

    Laura: be’, però è anche divertente, dai! E poi la perfezione tutto sommato non è così attraente, secondo me!

    Masso: ciao, e in quanto a Rohmer, come detto più su, magari 🙂

    Diego: be’, dai, si vede che non ero proprio innamorata! 😉

    Ciao Mel: infatti, è un piccolo piacere divertente 🙂

    Ciao Bianca, buon viaggio allora!

    Marcello: sulla prima considerazione ti do pienamente ragione! Anch’io la penso così, ma tramite il post volevo riderci su!
    Seconda considerazione: è vero, la timidezza può bloccare sul nascere tante cose o farci perdere occasioni di vario tipo. Io ho imparato abbastanza a controllarla, però, e poi sono sicura che quando si tiene veramente a qualcuno o qualcosa non c’è timidezza che tenga. Non so se sei d’accordo…

    Massimo: uhm… forse i libri qualche volta vanno messi da parte? Non so perché credo di non esserne capace! Ma troveremo pure qualcuno che ci amerà, qualunque cosa ci sia di mezzo! 🙂
    Be’, però potresti scriverci su delle commedie, adesso che ci penso! Tu saresti capace! (Dopo però dovresti almeno farmele leggere)

    Anonimo. un caro saluto anche a te, però non so tradurre quella frase in dialetto! Cosa significa???

    Cate: nooo! Ho letto solo adesso! Tra l’altro eri pure a un passo da casa mia! Mi dispiace, ma grazie per la segnalazione. Ciao (spero sia andata bene!)

    Ellee: un abbraccio a te! Be’, almeno non devi metterti in ghingheri per andare in biblioteca! Ma in realtà nel post ho esagerato: in realtà non sono affatto coì “perfettina” come propongo!

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  13. flalia ha detto:

    Ellee: coì = così!

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  14. lauraetlory ha detto:

    Finita o no ‘sta vacanza?!
    Laura

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  15. latendarossa ha detto:

    Penso di sì, però credo anche che sia un po’ un cane che si morde la coda. Per scoprire se ne valeva la pena devi superare la timidezza. Se non la superi, non lo saprai mai 🙂

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  16. commediorafo ha detto:

    No!
    I libri non vanno mai messi da parte! Infatti intorno è bello che continuino a restare!
    Massimo

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  17. flalia ha detto:

    Laura: vacanza??? Magari! ;-D Sono sommersa da lavoro e studio! In più ho dovuto anche fare la baby sitter al figlio della nostra colf! Ma mi riprometto di aggiornare… mi mancate!

    Marcello: un po’ è vero, però diciamo che quando ne vale la pena lo si capisce da una specie di “istinto” che ti porta a buttarti superando le paure… non so, a me succede così!

    Massimo: eh eh, la pensiamo allo stesso modo! 🙂

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  18. utente anonimo ha detto:

    L’anonimo ero io e la frase napoletana significa che il signore era una persona fredda. freddissima direi !
    Nicola

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  19. flalia ha detto:

    Ciao Nicola, avevo immaginato che fossi tu! Grazie per la traduzione 🙂

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