Spleen domenicale

Chi legge questo blogghettino ormai sa che io sono un essere umano felice e addirittura entusiasta sei giorni su sette. Il settimo giorno, cioè la domenica, mi viene lo spleen.
Stamattina, nel tentativo (fallito) di prevenirlo, sono uscita presto di casa, con un libro in mano, diretta al parco. Ho benedetto il clima pseudo-estivo che spinge molti miei concittadini a salire in macchina il sabato per andare a imbottigliarsi sull’autostrada per il mare; trovo meraviglioso passeggiare per le strade pressoché deserte e insolitamente silenziose. Anche adesso, mentre scrivo, c’è un silenzio totale attorno a me.

A dispetto della giornata calda e luminosa indossavo pantaloni neri, scarpe nere e maglietta nera; non che intendessi con questo dichiarare qualcosa al mondo; erano solo le prime cose che avevo pescato dall’armadio. Ma avendo la carnagione chiara e il passo leggero, credo somigliassi molto alla cosiddetta Morte in vacanza.

Seduta su una panchina, ho osservato le persone che si riposavano al parco: due donne dell’Est chiacchieravano tra loro prendendo il sole senza curarsi dell’anziana assistita di una delle due, a cui il sole dava chiaramente fastidio; accartocciata su una carrozzina e piegata dall’artrosi, con una gobba aguzza, si contorceva lamentandosi; mi sono così immedesimata in lei che mi sentivo friggere sulla panchina. Non volevo sembrare scortese con la badante ma al tempo stesso avrei voluto spostare la signora all’ombra. Nel frattempo accanto a me una bambina cicciona molestava un’altra bambinetta impedendole l’accesso a qualunque gioco lei di volta in volta mirasse. La mamma della bambina, cicciona anche lei, la guardava compiaciuta. E una gazza gracchiante evoluiva (cioè: faceva evoluzioni; scusate, ma dovevo scriverlo) solitaria al di sopra della mia testa.

Quando ho capito che l’anziana artritica era anche un po’ fuori di testa, mi sono avvicinata, l’ho salutata con calore fingendo di conoscerla, ho salutato la badante, detto due stupidaggini sul clima e trascinato finalmente la vecchia all’ombra, due metri più in là (in qualità di “conoscente” potevo farlo senza che nessuno si sentisse offeso, no?).

Poi, più sollevata, sono tornata a sedere sulla mia panchina e ho passato un po’ di tempo a scrutare le scarpe indossate dalle donne che passavano, non perché sia una feticista ma perché sono alla disperata quanto inutile ricerca di capire quale modello di scarpa possa andarmi bene. Non me ne piace nessuna, di quelle che vanno di moda. In più ho uno stranissimo senso del pudore per cui non riesco a girare col piede troppo scoperto, tranne al mare. E tutte invece, nonostante tra l’altro i nostri portici siano spalmati di escrementi canini, sentono questo bisogno insopprimibile di tenere tra il proprio piede e il selciato una suola di carta velina (dopo avere girato tutto l’inverno con orribili stivaloni da ufficiale a cavallo).

Ho aperto il mio libro e letto, in un dialogo, questa frase: Disegnare ti aiuta a vedere il mondo più da vicino, lo sapevi?
Credo valga anche per lo scrivere e mi è piaciuta moltissimo. Non credo sia così bello vedere sempre il mondo da vicino (sono una miope che non voleva mettere gli occhiali proprio perché preferivo vedere sfocato), ma penso non se ne possa fare a meno. Di colpo la vecchia, la bambina cicciona, la gazza evoluente e me con la mia inopportuna divisa nera, mi sono sembrati tutti elementi degni di essere lì. Avrei solo voluto ci fosse un gigante pittore a dipingerci da qualche parte. Forse c’è, in un certo senso. È consolante, a volte, sentirsi personaggi di qualche opera che non capisci.

E così io, me, e il mio libro ce ne siamo tornati a casa, sempre un po’ malinconici ma insomma un po’ più sollevati. E così, anche questa struggente domenica è quasi finita… Buon lunedì a tutti!

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21 commenti on “Spleen domenicale”

  1. nicola93 ha detto:

    Buon inizio settimana anche a te!
    Almeno c’è qualche posto dove sedersi sulla panchina a leggere senza gas di scarico che ti inondano… da noi no !
    Un caro saluto
    Nicola

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  2. PaoloFerrucci ha detto:

    Flalia, anche a me fa impressione l’idea che fra il piede e il selciato di sia una suola sottilissima.

    Mi sa che tu sarai un personaggio di un mio prossimo romanzo.
    Ciao! :)*

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  3. utente anonimo ha detto:

    Anche a me non piacciono le scarpe troppo aperte, ma solo perchè ho le dita dei piedi storte. 🙂
    Io mi immagino sempre le scene della mia vita registrate da una qualche enorme videocamera, così che tutti, in un certo senso, siamo i protagonisti di un’opera che si compie giorno dopo giorno.
    Piacere di conoscere il tuo blog!

    Daniela

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  4. Decano ha detto:

    Evoluire!Elegante!Anch’io ho gironzolato con un libro, la macchina fotografica, e ho inventato un micro racconto apocalittico.Penso che i piedi siano come rdici, come mani un po’ sfortunate e appena posso mi scalzo.Un piccolo bacio )*

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  5. commediorafo ha detto:

    Ma certo che c’era un pittore! Infatti grazie alle tue parole quell’immagine è dipinta nella mia testa!
    Buon lunedì anche a te!
    Massimo

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  6. latendarossa ha detto:

    Il “diario minimo” di Flalia. Minimo poi non direi. Ho scoperto un sacco di cose su di te, leggendo questo post 🙂
    Anche a me viene lo spleen di domenica, chissà perché. Mah.

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  7. flalia ha detto:

    Ciao Nicola! Hai ragione, sono fortunata, vivo in un quartiere pieno di verde!

    Paolo: personaggio di un tuo romanzo? Sarebbe bellissimo! ;-D

    Daniela: benvenuta! 🙂
    Anche a me a volte capita di sentirmi l’attrice di un film, non sempre, però…

    Decano: visto che l’ho utilizzato subito il tuo verbofiore? Ha attecchito in fretta, eh? 😉
    Solo che non ne basterebbero mille per diventare un poeta come sei tu. Dico sul serio :-)*

    Massimo: davvero?! Grazie, che bello! :-)))

    Marcello: allora siamo colleghi di malinconia.
    E’ vero, ho disseminato parecchie informazioni su di me in questo post. Certo, perchè mi dispiace molto che siamo tutti così evanescenti per non dire invisibili in questa blogosfera! Ciao 🙂

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  8. cappelliavolute ha detto:

    A me sembra una bella domenica, nonostante lo spleen! =)

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  9. lauraetlory ha detto:

    Dunque vediamo:
    spleen domenicale, ne ho sofferto anch’io, per anni. Forse un po’ ne soffro tutt’ora. Ieri poi era una domenica un po’ peggio delle altre perché la mia mamma non si sentiva bene. Però, auspice un buon libro e una giratina per blog, l’abbiamo sfangata.
    Miopia, io sono miope progressiva, non so quante diottrie riuscirà ancora a perdere il mio occhio destro (il sinistro è quasi perfetto) ma il mio oculista è preoccupato. Però gli occhiali li ho messi abbastanza presto, perché vedere sfocato non mi piace, adoro i particolari, anche quelli brutti come i portici della tua bella città (e le strade della mia) spalmati di escrementi canini.
    Scarpe, a me piace girare a piedi quasi nudi, con una suoletta sottile tra la pianta e l’asfalto. Però anch’io ho difficoltà a trovare un modello che mi soddisfi pienamente.
    Gente, confermo l’impressione che tu sia un angelo, anche se vestita di nero. A me la bambina cicciona con la mamma compiaciuta ispira istinti omicidi, almeno quanto la badante che se ne frega della vecchina al sole. L’unica che avrei tollerato è la gazza, non solo perché evoluiva (il fatto che tu abbia sentito la necessità di tradurlo, non depone a favore della fiducia che hai nel nostro lessico), ma perché le gazze sono uccelli bellissimi. Come quasi tutti gli uccelli, direi.
    Mi piace l’idea di te, seduta al parco, che scrivi per noi che aspettiamo le tue impressioni. Ti porti il computer portatile? Non credo, penso ad un quaderno e una penna che, tra una frase e l’altra, mordicchi mentre il tuo sguardo si perde tra un fiore, una farfalla e un bambino dispettoso.
    Bel post, Ilaria. Grazie
    Laura

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  10. caterinapin ha detto:

    Che bello leggerti flalia!
    Anch’io ieri son andata al parco, per prendere un po’ d’aria e di sole.
    Alla fine ho optato per la soluzione musica, con l’I-pod nelle orecchie e gli occhi chiusi per tenere lontani i miei pensieri.
    L’unica volta che li ho aperti mi sono vista arrivare al gran galoppo un chihuahua festoso che si è diretto verso di me, ma purtroppo si è fermato un metro prima… Gli avrei fatto una carezza volentieri!
    Comunque concordo con te, la domenica la trovo malinconica anch’io.
    Un bacione
    Cate

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  11. biancac ha detto:

    Post di un’eleganza unica, bravissima!
    Sai essere intensa e delicata, ironica e drammatica, tutto nello stesso scritto. A volte sembri un personaggio inventato, Flalia, tanto sei fatata…
    “sono una miope che non voleva mettere gli occhiali proprio perché preferivo vedere sfocato” è stupenda!

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  12. diegodandrea ha detto:

    Oddio Ilaria… ma lo sai che proprio non ti ci immaginavo a somministrare un ippon dietro l’altro ai poveri malcapitati che t’incrociavano sul tatami? :-))
    Se ti fossi improvvisamente scatenata contro gli avventori del parco, allora si che il quadro sarebbe stato da non perdere… ma a dire il vero, è già da non perdere così come l’hai raccontato Tu!
    Ciao D

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  13. flalia ha detto:

    CaV: be’, sì, c’è di peggio, dai… (scherzo, non è affatto male!) 😉

    Laura! Che splendida immagine di me mi hai restituito! E non è la prima volta; grazie! E’ vero, ho sempre un quadernetto con me sul quale scrivo i “pensierini” del momento.
    Poi: meno male che tua mamma si è ripresa! Beata te che riesci a girare con le suole sottili! Sì, la bambina cicciona sembrava uscita da un romanzo di Roald Dahl: insopportabile e perfettmente rispondente allo stereotipo… Il verbo “evoluire” me l’aveva “regalato” Decano e volevo usarlo, ho specificato il significato per sottolineare che non è proprio un verbo che uso normalmente… insomma, tra i miei lettori ci sono perfino dei veri scrittori… non posso avere problemi di lessico! ;-D
    Ciao! 🙂

    Ciao Cate! Secondo me i parchi, e la natura in generale, sono un ottimo antidepressivo… Non bastano certo a risolvere i problemi ma aiutano a rilassarsi e a sentirsi più in armonia… anche con l’I-pod nelle orecchie! Ciao e grazie 🙂

    Bianca: grazie, Bianca, il tuo giudizio mi fa sempre particolarmente piacere. Il fatto del preferire la vista sfocata è vero e ha causato lunghe conversazioni filosofiche col mio oculista che prendeva sul serio le mie obiezioni agli occhiali! Tra me e lui… sembravamo due matti, con mia mamma dietro che impazziva!

    Diego: magari! Purtroppo ero sempre in coppia con un bambino grasso che mi schiacciava immancabilmente sul tatami col suo dolce peso… altro che ippon! In compenso, in una “dimostrazione” casalinga, ruppi un braccio (per sbaglio) a mio zio che evidentemente mi aveva sottovalutato! Mi sa che un giorno ci scriverò un post! 🙂

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  14. ondalungablu ha detto:

    struggente, ma al contempo molto divertente per il tuo spirito di osservazione e per il sottile senso dell’umorismo…

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  15. flalia ha detto:

    Grazie, Ondalunga, hai visto bene: non so se ci riesco, ma almeno provo a usare l’umorismo per scardinare la tristezza 🙂

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  16. edi ha detto:

    sotto i portici è praticamente impossibile girare con le scarpe troppo aperte, a meno di non avere un periscopio anti-escrementi sotto le suole. E che funzioni.

    (parola di chi una volta cacciò tutto il piede in una pozzanghera che pozzanghera però non era)

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  17. flalia ha detto:

    Ciao Edi!!! Che piacere rivederti qui! Oddio che esperienza tremenda, però… Altro che periscopio sotto i piedi! Mi viene in mente una mia prof. che diceva che ogni volta che passa in via Petroni o in P.zza Verdi dopo mette le scarpe in varechina! 🙂

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  18. edi ha detto:

    io per sicurezza ho messo tutto quanto a disinfettare dopo il “fattaccio”. Erano le mie scarpe preferite… sob

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  19. flalia ha detto:

    Povera… lo credo che le hai messe a disinfettare! L’alternativa è camminare a capo chino come un depresso o un penitente onde evitare di calpestare quegli schifi… 😉

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  20. ByronCorner ha detto:

    Ti dirò una cosa. La Domenica in realtà è il primo giorno della settimana. L’ultimo giorno è il Sabato, e il primo è la domenica. Questo comporta il fatto che Lunedì, il fatidico, odiatissimo lunedì diventa così il secondo giorno, e non il primo, il che è molto meglio perché comunque idealmente ti fa stare in una condizione migliore. La Domenica è diventata l’ultimo giorno per via di una strana forma di sostituzione, per la serie “dopo di me il diluvio”. Tutto questo è molto antidemocratico. In realtà il ragionamento dovrebbe essere “dopo di me qualcun altro”, ma non tutti la pensano così. Io invece la penso così, e quindi la Domenica per me è il primo giorno della settimana. La Domenica è il primo giorno e il Sabato è l’ultimo. Prova un pò a ragionarla così. Poi mi fai sapere 🙂 Ciao

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  21. flalia ha detto:

    Sì, Byron, lo so che la domenica è il primo giorno della settimana e cerco di ricordarmelo ma… alla prova dei fatti la cosa non mi aiuta! Sono rassegnata… 😉

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