Tra spettacoli veri e spettacoli sinceri

Ogni tanto mi capitano delle cose curiose. Ieri mattina ero alla solita mostra deserta quando ho visto entrare un signore che, fischiettando, ha cominciato ad accendere dei faretti nella zona libera della stanza. Quando si è girato e l’ho visto in faccia ho scoperto che era Giorgio Comaschi, l’attore comico.
Lui mi ha spiegato che doveva fare le prove di uno spettacolo con alcune attrici e che se non mi disturbavano avrebbero voluto farle lì, io naturalmente ho detto che per me andava bene e così, invece di stare sola per quattro ore, ho potuto godermi uno spettacolo tenuto proprio davanti ai miei occhi! Uno spettacolo teatrale ad personam, per così dire. Non sono forse fortunata? È stato interessante vedere come si svolgono le prove. Prima gli attori hanno semplicemente pronunciato le loro battute, per memorizzarle e affiatarsi, poi, su quelle battute, hanno studiato e sperimentato posizioni, movimenti e respirazione. Quando uno si impappinava o dimenticava una frase, si ricominciava dall’inizio! Una ragazza non riusciva proprio a memorizzare la sua battuta; il risultato è che, a forza di ripetizioni, io ho imparato a memoria quasi tutte le battute.

Oggi pomeriggio, invece, al lavoro, ho assistito inerme alla demolizione di una persona da parte di una sua collega che, con la scusa della sincerità, ha infierito sulla sua interlocutrice in un modo così crudele (dal taglio dei capelli ai chili di troppo a considerazioni impietose sul suo carattere) che, anche se io non c’entravo niente e assistevo soltanto in disparte, mi è venuto un groppo in gola. Tutte cose dette da amica, ovviamente, e col sorriso sulle labbra, per il tuo bene, cara. Finite le sincere constatazioni, il mostro ha girato i tacchi e nell’andarsene mi è passata accanto: impettita, la gonna svolazzante, il passo baldanzoso nonostante i tacchi alti; in una parola: soddisfatta. L’altra, con un’espressione che non descriverò, accartocciata ha raccolto qualche pezzo di sé per poi tornarsene dietro al bancone. Gli altri pezzi era impossibile recuperarli. Io ero impietrita. Per me questa è violenza allo stato puro. Mi fa orrore, mi indigna e mi spaventa. Io ormai mi preoccupo sempre tantissimo quando una persona (una donna, dovrei dire) comincia un discorso con la frase: “Sai, io sono sincera…”. C’è questa moda per cui occorre essere sinceri, intendendo, con questo, che occorre dire le cose più crudeli (fossero anche vere) che vengano in mente. E dato che di episodi come questo ne ho visti tanti, la mia modesta proposta è che di tutta questa sincerità non c’è poi questo gran bisogno. Meglio piuttosto un po’ di sana ipocrisia, e meglio ancora tacere.

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19 commenti on “Tra spettacoli veri e spettacoli sinceri”

  1. lauraetlory ha detto:

    Spesso le persone mascherano la cattiveria con la sincerità, è un classico,o dietro frasi che vorrebbero essere complimenti, tipo , , e che invece sono esplicite critiche. Chissà perchè viviamo in un mondo in cui tutti si sentono in diritto di offrire il loro parere, di elargire le proprie competenze, di puntalizzare l’ovvio. Senza preoccuparsi, e questo è davvero preoccupante, delle conseguenze del loro modo di comportarsi o, e questo è anche peggio, godendo in modo perverso del male che fanno agli altri. Ed è vero anche che le donne in questo genere di cose godono di un triste primato. Spesso è gelosia, invidia, molto più spesso è la necessità di esaltare se stessi demolendo gli altri, a volte è semplicemente stupidità allo stato puro. Sicuramente non è sincerità, non come andrebbe intesa, non come la intendono quelle come noi.
    Notte.
    Lory

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  2. PaoloFerrucci ha detto:

    Io ho sempre paura di ferire gli altri, per cui sono sempre molto cauto nel dire le cose.
    E lo faccio non per ipocrisia, ma per rispetto dell’altro.
    La sincerità va esercitata a fin di bene, secondo me. Quello che tu hai visto, forse, non era a fin di bene: cioè, la destinataria di tanta sincerità non ne gioverà in maggiore consapevolezza e desiderio di migliorarsi. O no?

    ‘notte, Ilaria.

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  3. GiacominoLosi ha detto:

    io non commento. Suppongo che la paratassi Comaschi-demolizione nasconda una sintassi.

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  4. estivaneve ha detto:

    credo che chi si comporta come quella donna si senta fiero di questo tipo distorto di sincerità – come fosse una gran dote. non si rende conto che, così facendo, sceglie una strada “facile”, assolutizzando il proprio punto di vista a scapito della sensibilità che andrebbe utilizzata nei confronti degli altri. la cosa veramente difficile, di solito, è giovare a qualcuno…

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  5. flalia ha detto:

    Lory: hai detto bene: “pareri non richiesti”, cattiverie gratuite dette giusto per togliersi uno sfizio, per sentirsi potenti anche solo per pochi minuti, il tempo di annichilire (temporaneamente, spero) una persona. E poi riprendere come niente fosse una vita non propio soddisfacente, immagino io. Ciao 🙂

    Paolo: io sono forse ipersensibile alle parole e basta poco per ferirmi. Di conseguenza io stessa, come te, ho a mia volta paura di ferire gli altri. Perciò ci sto attenta. La sinceritàdi cui ho parlato qui è solo una scusa per mascherare la propria cattiveria, la volontà di ferire una persona che non ci ha fatto niente, è lì, inerme, sotto la pioggia puntuta delle nostre parole cattive.
    Ecco, se fossero tutti gentili come il signore della tua immagine… ma forse con i libri è più facile…
    Ciao, caro Paolo:-*

    Giacomino: in effetti forse è stata questa connessione Comaschi-strega odiosa a demolire il mio umore. La potenza della sintassi ha prevalso sull’apparente disposizione paratattica dei due episodi…
    Ma cosa mi fai scrivere! Ciao :-))

    Estivaneve: sì, si è sentita potente, credo. Sarebbe bello capire che ci si sente molto meglio quando si riesce a curareun altro, con le parole, anziché abbatterlo…
    Solo che come dici tu è più difficile…
    Ciao 🙂

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  6. L’ipocrisia, se amministrata bene, è una gran virtù. Ripenso sempre a quel che scriveva Sennett: “Portare una maschera è quella attività che ci consente di vivere al riparo gli uni dagli altri, e tuttavia di fruire della reciproca compagnia. Portare una maschera è l’essenza della civiltà”.

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  7. missmidnight ha detto:

    Ammazza che stronza (la collega dico ^^)

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  8. Titolare ha detto:

    Qualcuno sostiene che la diplomazia sia l’arte di dire falsità. Io non ci credo. Si può essere sinceri anche restando diplomatici. E spesso quelli che si vantano della propria sincerità sono sinceri solo quando fa comodo a loro…
    Massimo

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  9. alessiobrugnoli ha detto:

    La tua collega non è sincera, soltanto poco rispettosa del prossimo.

    Grazie per il commento. Sei andata alla mostra su Ver Sacrum ?

    Alessio

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  10. zumal ha detto:

    perchè non sei intervenuta?

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  11. silvii ha detto:

    La cosa più triste e che spesso ci lasciamo travolgere da queste “verità” non vere, al punto da farci condizionare e non vedere la cattiveria pura altrui! Si possono dire tante verità senza ferire, o magari è preferibile tacere. Buona serata
    Silvia

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  12. neoscapigliato ha detto:

    In questi casi…secondo me…scoppiargli le ruote della macchina, sarebbe un’azione lecita…poi eventualmente spiegare l’operato dicendole “sarò sincero …la tua macchina mi faceva proprio schifo!”

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  13. neoscapigliato ha detto:

    scoppiarle * (dovrei rileggere prima di pubblicare…lo so…ma sono solo un uomo…e sono un uomo solo…abbiate pietà di me)

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  14. latendarossa ha detto:

    Scusa ma per me non è sincerità l’una come non è ipocrisia l’altra. Perché questo genere di persone chiamano “sincerità” ciò che io definirei vigliaccheria. Ovviamente la tipa ha scelto per benino il bersaglio delle sue frecciate: sicuramente trattasi di persone con un carattere debole, non capace di replicare alle critiche “a fin di bene” dell’altra. Che ha persino il coraggio di proclamarsi sua amica. Ovviamente la tizia non avrebbe agito in quel modo se avesse saputo di trovarsi davanti qualcuno che avrebbe potuto e saputo replicare (anche dicendole semplicemente: uè, ma ti sei guardata?). In questo episodio io non vedo altro che una relazione di sadismo: qualcuno che prova piacere a far del male al prossimo e qualcun altro che, vuoi per incapacità, bontà d’animo, gerarchia, e così via, non riesce/può replicare. Non cadere anche tu nell’equivoco: non è amicizia quella manifestata dalla persona che hai descritto né è ipocrisia il comportamento opposto.

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  15. latendarossa ha detto:

    Anche perché ci vuole un’altissima stima di se stessi per mettersi a distruggere gli altri. Egocentrismo.

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  16. flalia ha detto:

    Scusate il ritardo nelle risposte:

    Davide: la penso esattamente come te, e lo dico anche. Un minimo di ipocrisia è ciò che ci permette di vivere insieme adattandoci gli uni agli altri. Ciao 🙂

    Miss Midnight: termine esatto! Ciao 🙂

    Massimo: già. E poi io non sento altrettanta urgenza di essere “sinceri” quando si tratta di dire cose positive… Ciao 🙂

    Alessio: no, non posso andare fino a Roma in questo periodo; troppo lontano e troppi impegni. Andrei anche a quella su Chagall, tra l’altro (Oddio, non è escluso che in preda a un raptus decida di partire)

    Zumal: ciao, benvenuto 🙂
    Non sono intervenuta perché non conoscevo nessuna delle due. Non sono mie colleghe. Sono impiegate del comune, io mi trovavo lì per custodire una mostra ospitata dal comune e ho assistito alla scena. Quado assisto a cose del genere con persone che conosco invece intervengo, di solito cercando di “alleggerire” il clima con una battuta o cambiando discorso. Ciao 🙂

    Silvia: infatti, si tende a crederci e ci si fa pure mille problemi e complessi… Ciao 🙂

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  17. flalia ha detto:

    Stefan: ecco, questo tipo di sincerità e schiettezza, benché “vendicativa”, mi sembra molto più simpatica! Questo blog poi è molto comprensivo verso refusi ed errori grammaticali, nessuno ti condannerà per questo! ;-D Ciao!

    Marcello: ma infatti (forse non mi sono spiegata) io ho messo in corsivo il termine “sincerità” proprio perché non la ritengo tale. Quella non è sincerità, ma le persone che usano quel tipo di “sadismo” (come lo definisci tu) si giustificano affermando di essere “sinceri”. E’ questo che contesto e per questo dico: se quella è sincerità (e per me non lo è) allora preferisco l’ipocrisia…
    Ciao, grazie 🙂

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  18. ondalungablu ha detto:

    tacere non è ipocrisia ma rispetto…perchè non tutto si può dire e nemmeno risponde a verità assoluta…fai bene a diffidare di quelle persone…non conosco il grado di confidenza ma forse avresti dovuto dare una parola di conforto a quella persona…ho provato il tuo stesso sentimento per lei

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  19. flalia ha detto:

    Ondalunga: non la conoscevo neanche di vista, era la prima volta che la vedevo… sinceramente, non me la sentivo di andarla a “consolare”, rischiavo di metterla ancor più in imbarazzo… Se l’avessi conosciuta anche solo superficialmente, di sicuro le avrei detto qualcosa. Ciao 🙂

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